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Vicini alla scuola

04 Agosto 2022

Sulla dispersione scolastica

LA SCUOLA DISPERSA
– di Tiziano Pera, presidente dell’associazione “Il Baobab, l’albero della ricerca” e direttore della rivistaScuola Maestra”. 
4 agosto 2022

Dispersione? Chi può essere considerato “disperso”? 
Disperso è qualcuno che lascia di sé solo una disseminazione di tracce tanto confusa e indefinita da impedirne l’individuazione e il riconoscimento. Disperso è chi si è perso involontariamente o chi non vuole farsi trovare in modo del tutto consapevole. Disperso è chi si è smarrito e noi giudichiamo irrimediabilmente scomparso, dunque perduto. 
La parola “dispersione” evoca la sparizione di persone, quando c’è la guerra, ma si può anche riferire alla suddivisione di una realtà che, prima unitaria, si frammenta in tante piccole particelle le quali finendo per distribuirsi in un mezzo di diversa natura, perdono la loro iniziale univoca identità, rinunciando a forma e compattezza riconoscibili. 

Come si fa a parlare allora di “dispersione” riferendosi agli studenti, bambini o giovani ragazzini che siano? Come si può pensare che la scuola possa essere affetta da “dispersione” quando il suo compito principale dovrebbe essere proprio quello opposto, ossia di prendersi cura dei giovani cittadini in formazione che le vengono affidati? 
Il fatto che ci sia dispersione in ambito formativo può significare solo una cosa: che la scuola della Repubblica fallisce il suo obiettivo e la sua funzione. E allora ha fatto bene Alberto Alberti ad intitolare uno dei suoi preziosi saggi “La scuola della Repubblica. Un ideale non realizzato”. 

È infatti palese che la scuola di oggi non risponda più ad un progetto unitario in cui la Nazione, nella sua interezza, possa riconoscersi come aveva invece fatto in passato. Poco importa qui ed ora precisare che, per mille e vari motivi, la scuola del passato non risponderebbe comunque alle esigenze di questa nostra faticosa contemporaneità e non vale la pena di polemizzare con Mastrocola e Ricolfi che, da reazionari passatisti quali sono, vorrebbero riesumare quel modello autoritario. 

Nel merito della questione condivido infatti e in toto quanto lucidamente ha già scritto Dario Missaglia (si veda “La variante semantica” su “Proteo, Fare, Sapere”) circa l’evanescenza del Ministero e del Ministro Bianchi a cui, oltre che dell’inazione riferita alla dispersione, occorrerebbe chiedere conto di molte altre mancanze: 

  •  dell’autonomia scolastica ormai palesemente negata perché letteralmente soffocata dall’esasperato centralismo in capo alla burocrazia romana; 
  •  della DID, di cui non si occupa più nessuno; 
  •  del pasticcio che riguarda la valutazione (giudizi alla scuola di base e voti alla secondaria); 
  •  della formazione docenti, la cui riforma viene lasciata alla famelica spartizione dei potentati accademici interessati a ricette di comodo invece che alla definizione di una funzionalità riferita ad un progetto-scuola minimamente definito (la nostra scuola è chiamata ad includere o a selezionare escludendo?). 

Circa la scuola ci si chiede: “Dove stiamo andando?” E la risposta dovrebbe essere facile: “Dovremmo ritrovare la strada di casa”! Dovremmo veleggiare verso la nostra scuola-Itaca, isola dolce e accogliente che, liberata dalle avidità divisive dei Proci, assuma finalmente il compito di dissetare e rifocillare i migranti che vi attracchino temporaneamente prendendosene cura. Sto parlando dei bambini e dei ragazzi, giovani cittadini in erba e “migranti di un sapere che è di per sé apolide”, dei quali la scuola dovrebbe preoccuparsi al solo fine di valorizzare i talenti e in modo da non deluderne nemmeno uno! 

E invece? Invece navighiamo a vista, senza bussola e senza vento che gonfi le nostre vele. 
Noi de “Il Baobab, ormai da tempo, ci siamo messi a remare, come fa Proteo e come fanno molti altri volonterosi, nell’intento di portare il naviglio su una rotta definita e certa, ma purtroppo non remiamo tutti all’unisono e così si rischia solo di girare in tondo, inascoltati e sprecando energie. Noi proponiamo un modello di scuola non uniforme né uniformante, ma decisamente “unitario”: una scuola-Itaca verso cui dirigersi e a cui approdare e lo facciamo attraverso la rivista semestrale che abbiamo voluto fondare con l’Editore Lisciani e che, non per caso, si chiama “Scuola Maestra”. Altri, pur nutrendo i nostri stessi valori, perseguono altrettante mete solitarie e così la flotta si disperde lungo mille direttrici a produrre solo impotenza collettiva. 

Servirebbe un grande evento congressuale dedicato alla ricostruzione di una rete dal basso che rielabori una idea condivisa di scuola sull’asse della continuità verticale. 
 

Dispersione scolastica? Certo: di alunni e studenti che spariscono dai radar inghiottiti nel nulla dell’insipienza istituzionale, ma anche “dispersione degli insegnanti”, che si arrabattano disperatamente per rispondere a continue riforme di vertice, spesso contraddittorie quando non addirittura insensate e improponibili, per non parlare della “dispersione di dirigenti” (penso ai DS senza fissa dimora perché letteralmente “dispersi” nelle molteplici reggenze). 

In una società che Bauman ci ha insegnato essere “liquida”, anche i valori fondativi della scuola democratica sembrano essersi dispersi, ancorché appaiano qua e là tra i flutti del mare, soprattutto quando vi è tempesta. 
Il paradosso è che in passato il mondo della scuola aveva le idee, ma non le risorse per realizzarle, mentre ora che le risorse ci sono (e sono ingenti), le idee sembrano latitare, anche loro “disperse” nella nebbia della bonaccia qualunquista e impotente. 

Basterebbe incominciare a trovare risposte plausibili a domande che sembrano perfino banali: 
perché non investire una quota parte del PNRR dedicato alla scuola per riportare i DS (quei “Presidi” che un tempo presiedevano agli indirizzi delle istituzioni formative del Paese) ad una sola scuola di titolarità col compito di fornirle un indirizzo unitario verso la didattica per competenze basata sulla promozione dei processi di concettualizzazione e su una univoca valutazione intersoggettiva e rigorosamente “di processo” (uscendo dalla vertiginosa ambiguità delle circolari che lasciano inalterata la contraddizione inaccettabile tra giudizio e voto)? 

Perché non promuovere e organizzare quel Convegno nazionale cui ho accennato (per una scuola unitaria) che consenta di raccogliere finalmente le idee elaborate e concretamente sperimentate delle realtà militanti evitando che a parlare e ad essere ascoltati dal potere siano sempre e solo i soliti noti? 

Missaglia evoca giustamente Milani, Lodi e Rodari, ma la realtà non è quella che ci si attenderebbe: quanti sono gli insegnanti che oggi sanno davvero ciò che questi grandi maestri hanno fatto e sperimentato? Dispersi anche loro, visto che nella contemporaneità gli insegnanti, oberati da incombenze per lo più formali, non hanno più il tempo di studiare e forse hanno perso anche la voglia di farlo. 

Ho 74 anni, mi occupo di scuola da una vita e ho avuto la fortuna di insegnare operando a tutti i livelli di scolarità, università compresa, partecipando ad una stagione passata, difficile e povera, nella quale però si poteva coltivare l’ideale di contribuire a cambiare il mondo attraverso la scuola, a partire dalla scuola che quel mondo dovrebbe costruire già rivolto al futuro. 
Anche qui, parafrasando Missaglia, varrebbe la pena di constatare una “variante semantica”: invece di essere la scuola che cambia il mondo al meglio, è quest’ultimo che, carico di individualismo, opportunismo e solipsismo, ha disorientato la nostra scuola cancellandone i sogni di emancipazione autenticamente democratica. Per renderci conto dell’abisso verso cui stiamo navigando basti pensare alla scandalosa politica che, con argomentazioni meschine, si oppone allo ius schole, il più elementare dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. 

Per questo, per tutto questo, credo che, indipendentemente dal Ministero e dal Ministro (entrambi sembrano guardare altrove), sia giunto il tempo di riunire le nostre forze per chiedere e imporre dal basso una rotta condivisa a vantaggio di una scuola della emancipazione. È tempo di superare qualsiasi distrazione per imparare a navigare insieme verso la “scuola nuova”, quella della competenza globale e dell’emancipazione di tuttti, nessuno escluso! 
Non ha senso che ognuno cerchi di catturare la propria balena bianca: di Moby Dick ce n’è una sola ed è la “scuola dispersa”. 
Lasciamo dunque i vari e cocciuti capitani Acab al loro destino e “torniamo a casa”, facendo rotta verso il nostro porto sicuro tanto più che la rotta è già stata segnata da chi ci ha preceduto. 

Come il disperso Odisseo, anche per noi c’è un’isola che ci attende da qualche parte. Dovremo certo guardarci dai Proci che non mancano mai e che, a fronte del PNRR, invece delle risorse per far decollare un progetto-scuola degno di questo nome, vedranno solo un succulento bottino da spartirsi, ma la rotta da cercare insieme è quella che porta a Itaca, l’isola del ritorno alla condivisione progettuale. 

Coraggio dunque: sul molo d’attracco, ad attenderci, ci sono infatti, ormai da lungo tempo, don Milani e Mario Lodi che, con Rodari, Montessori, Malaguzzi, Canevaro e molti altri “cari Maestri”, sono sempre stati con noi e, contrariamente a Mastrocola e Ricolfi, hanno proficuamente alimentato la nostra vita attraverso una feconda memoria viva. 

 

 

 

LA FORMA DELL'ACQUA.
– di Giuseppe Tranchini, presidente Proteo Fare Sapere Napoli.
20 luglio 2022.

In questi due e passa anni da quell’otto marzo che mandò la scuola in DAD, il mantra “non sarà come prima”, nulla può essere come prima, si è sviluppato nella fiducia di una occasione da cogliere affidata al salvifico PNRR. La massa di risorse messe in campo pur non recuperando i tagli operati nel decennio precedente tale da riallineare l’investimento sulla scuola agli standard europei (oltre otto miliardi!) avevano ben fatto sperare in una svolta, tanto urgente quanto necessaria. Sta di fatto che quanto finora prodotto (le scelte fatte) e anticipato (le traiettorie disegnate) per visione e metodo, lasciano poco spazio all’ ottimismo.  

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SEGNALIAMO IL SAGGIO DI FRANCO DE ANNA, CTS PROTEO FARE SAPERE, SU "POVERTÀ EDUCATIVA" E DINTORNI.
UNA RIFLESSIONE SULLE DINAMICHE DEL SISTEMA DI ISTRUZIONE, LE SUE CRITICITÀ E I POTENZIALI SVILUPPI.

Link al testo https://www.aspera-adastra.com/politiche-dellistruzione/sulla-poverta-educativa/  

 

“…METTENDOSI ACCANTO”.
SULLA NEO-SEMANTICA PEDAGOGICA CHE PORTA FUORI STRADA.

– di Raffaele Iosa, Cts Proteo Fare Sapere.
11 luglio 2022.

Dario Missaglia ha pubblicato un coraggioso articolo sulla cosiddetta “dispersione scolastica” e il PNRR  (www.proteofaresapere.it)  dal titolo “La variante semantica”.
Una critica dura e convincente sulle diffuse contraddizioni circa l’interpretazione, le ragioni e i possibili interventi per ridurre in Italia le bocciature e gli abbandoni scolastici fino ai NEET, e sui rischi di un welfare compassionevole che sta invadendo l’educativo con varie forme di “assistenzialismo riparativo” di incerta e quanto meno dubbia efficacia.
È lapidaria, al proposito, una citazione che Dario riprende da un recente saggio di Alberto Alberti (nostro comune amato maestro) che demolisce la bizzarra variazione che hanno oggi le parole utilizzate per spiegare il fenomeno con l’ormai invasivo termine “dispersione”. Parola da fumo atmosferico, in cui si descrive il “disperso” come una malattia individuale.

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INTORNO ALLA VARIANTE SEMANTICA. QUALCHE RIFLESSIONE.
– di Eliana Romano, presidente Proteo Fare Sapere Sicilia.
7 luglio 2022

Quel che scrive il nostro presidente, Dario Missaglia, come sempre ravviva il lume del mio intelletto; costringe a porsi domande, ad interrogarsi, con la sua stessa modestia intellettuale e la medesima fermezza. Domande sui tanti problemi della scuola italiana e sulla piega con cui li si affronta.
È una piega sempre gualcita che nasconde, da qualche parte, la volontà di affrontare ritardi, disagi, distonie sempre superficialmente, a vantaggio magari di qualcuno che solo ogni tanto è la scuola reale.
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