Associazione professionale Proteo Fare Sapere
24 settembre 2017

1987-2017 Trent'anni di Proteo Fare Sapere .“Noi ... nel mondo che cambia” . Conferenza Programmatica di Proteo Fare Sapere

1987-2017 Trent'anni di Proteo Fare Sapere

“Noi ... nel mondo che cambia”

Conferenza Programmatica di Proteo Fare Sapere

Bologna, 12 -13 dicembre 2017

Programma

12 dicembre ore 15: 00 Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Aula Prodi Piazza San Giovanni in Monte 2 

Saluti Angela Pessina, Presidente Proteo Fare Sapere Emilia Romagna

Presentazione Raffaella Brunelli, Vice Presidente Nazionale Proteo Fare Sapere

"Trent'anni di Proteo le ragioni di una scelta per lo sviluppo professionale". Ne discutono con Pino Patroncini 

Enrico Panini

Gennaro Lopez

Dario Missaglia

Omer Bonezzi

Anna Villari

Antonio Bettoni

Intervento conclusivo: Francesco Sinpoli, Segretario Generale Nazionale FLC CGIL

13 dicembre ore 9:30 Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna, Salone Di Vittorio, Via Marconi 67

Saluti Susi Bagni, Segretaria FLC CGIL Bologna

"Il documento di Proteo Fare Sapere e il programma di lavoro", Sergio Sorella Presidente Nazionale Proteo. 

Dibattito

Gruppi di lavoro

  1. Scuola e univesità: i mutamenti in atto

  2. Le professionalità del mondo della conoscenza

  3. Le nuove sfide per Proteo

  4. Quale organizzazione

ore 12:00 Relazione dei gruppi

ore 13:30 Chiusura dei lavori e approvazione del documento programmatico

 

Per iscrizioni compilare il modulo al seguente link: https://goo.gl/forms/xxiKbZUS9f72Yf823

 

Scuola e Università in Italia. Il contesto: che cosa è cambiato, che cosa sta cambiando

Ai tempi della nascita di Proteo il contesto era molto diverso. Si era dentro un processo di relativa e progressiva stabilizzazione dei fenomeni che avevano caratterizzato gli anni settanta. Il sindacato scuola della CGIL, pur senza abbandonare la sua ispirazione politica (contratto e riforma), da un lato si dedicava ad una attività di tutela e consulenza per i lavoratori, dall’altro, curava un affinamento professionale basato sulle intuizioni didattiche e metodologiche che avevano accompagnato la crescita del movimento sindacale.

Proteo nasceva nell'ambito di questa attenzione alla professionalità docente in un quadro che oggi ci potrebbe apparire persino tranquillo, se non fosse stato attraversato proprio nella scuola da fenomeni turbolenti e scissionistici. Erano venti che “soffiando nella torre annunciavano nuove tempeste”. E le tempeste non tardarono ad arrivare a livello mondiale ed anche locale, talvolta travolgendo repentinamente, talvolta scavando gradualmente il terreno sotto le fondamenta, anche per noi che avevamo già per tempo capito che non si trattava più di trasmettere conoscenze, ma di insegnare piuttosto a decodificarle nel rumore di fondo della comunicazione globale.

Gli stessi postulati che noi avevamo ipotizzato si realizzavano, ma non nel modo che avevamo immaginato: alla contraddizione est-ovest si sostituiva quella nord-sud, e al posto di un atteso nuovo ordine economico mondiale emergeva sempre più qualcosa che assomigliava piuttosto al disordine globale.

Il rischio più grande diventava quello della perdita del senso delle cose e del senso della scuola, dell’istruzione, del suo rapporto col lavoro e con la vita stessa. Venivano meno non solo i riferimenti ideologici, ma con essi i riferimenti sistemici. Oggi siamo tutti un po’ vittime di questa destrutturazione, che produce logiche empiriche e pragmatiche in quel che facciamo, in quel che proponiamo, nelle relazioni stesse che costruiamo: dalle relazioni con gli alunni a quelle con l’istituzione, dalla relazione con i colleghi a quella con i dirigenti o con lo stesso Ministero. Non a caso, proprio a 50 anni dalla morte di Don Milani, il suo “come essere” si è stemperato in un “come fare”, facendo prevalere l’idea che tutto sia riconducibile ad una questione di tecniche ripetibili, imitabili, emulabili.

Come non cadere, dunque, in questa trappola senza peraltro cascare in quella opposta dell’ideologismo? Questa crediamo sia la sfida dell'oggi, nel momento in cui dobbiamo affrontare numerosi fenomeni, dall’immigrazione alla fuga dei cervelli, dall’irrompere di nuovi analfabetismi al vecchio analfabetismo di ritorno, dal blocco dell’ascensore sociale al rapporto tra la scuola e un lavoro che spesso non c’è, cercando di contrastare il diffondersi di uno "spirito di reazione", che facendosi scudo di una pretesa "meritocrazia" giunge fino a proporre, ad esempio, la reintroduzione della bocciatura nella scuola primaria.

L'Associazione si è consolidata come struttura di livello nazionale, ramificata (forse come nessun'altra associazione), con una sua storia ormai trentennale, ricca di esperienze professionali e organizzative, animate da una comune idea di scuola, con un sindacato di riferimento – la FLC – che offre un ampio bacino di potenziali adesioni. La FLC è, con la sua storia e la sua elaborazione politico-sindacale, un fondamentale punto di riferimento; lo è anche sul piano organizzativo, territoriale e nazionale, nonché su quello editoriale grazie alla sua Casa editrice.

 Le diverse incursioni normative sulla scuola (da ultimo la legge 107/15 con la formazione obbligatoria), impongono una riflessione sul ruolo stesso dell'associazionismo professionale  e sulla sua capacità di rappresentare una risorsa per i professionisti della scuola. Per questo occorre essere in grado di capire le trasformazioni in atto sia sul piano della ricerca pedagogica, didattica, metodologica, sia su quello antropologico delle nuove generazioni.

In un contesto nel quale si parla di crisi delle professionalità nella scuola, si assiste talora ad un deficit di soggettività e di protagonismo dei docenti, che, spesso, non si vivono come professionisti, ripiegando sul lavoro di routine; analoghe considerazioni valgono per i dirigenti scolastici, oberati da incombenze amministrative che li portano a smarrire la loro funzione di leader educativi; fenomeni simili riguardano il personale ATA, indotto spesso a sentirsi estraneo a quella scuola che per noi resta una "comunità educante". Da queste criticità occorre ripartire per una proposta programmatica efficace. 

 

Allegati