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13 Giugno 2022

Una scelta decisiva

Il 15 giugno il ddl n. 2598 di conversione del decreto-legge 30 aprile 2022 n. 36, recante ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), arriverà in aula.

Con questo documento le Associazioni professionali AIMC – CIDI – MCE – PROTEO intendono richiamare l'attenzione del Parlamento sui punti qualificanti per una legge sulla formazione iniziale ed in servizio degli insegnanti dalla quale dipende il futuro della nostra scuola e lo sviluppo culturale, economico e democratico del nostro Paese.

SULLA FORMAZIONE INIZIALE

L’IDEA DI PROFESSIONALITÀ che deve essere sottesa a una proposta di formazione iniziale e continua per i docenti, deve rispondere all’idea fondamentale del sistema di istruzione: realizzare una scuola inclusiva in tutti gli ordini e gradi. Ciò esige professionalità competenti nei saperi disciplinari e nei saperi professionali in campo psico-pedagogico, didattico, organizzativo e gestionale; professionalità consapevoli, capaci di lavorare in una dinamica collaborativa e di assumere responsabilità istituzionali, collettive, civili.

IL PIANO DI STUDI per l’abilitazione all’insegnamento deve, pertanto:

– prevedere un principio di propedeuticità nel piano di studi destinato all’insegnamento con l’acquisizione dei 60 crediti formativi universitari e accademici solo a partire dal possesso della laurea triennale e per i corsi a ciclo unico da chi ha già conseguito almeno 180 CFU/CFA. L’acquisizione delle conoscenze di carattere trasversale, fondamentali per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, per essere efficace deve rappresentare l’arricchimento di una formazione disciplinare già in parte sviluppata. Un ingresso precoce è incompatibile con l’obiettivo di garantire la qualità del percorso formativo;

– essere coerentemente strutturato e prevedere corsi dedicati ed espliciti nella declaratoria degli argomenti, in modo da consentirne una valutazione continua;

– prevedere l’attivazione di precise competenze formative nelle università, le quali debbono possedere e rendere noti i prerequisiti per poter rilasciare i 60 CFU previsti dalla norma, al fine di evitare lo scandalo del mercato on line dei CFU

Per le lauree scientifiche, in caso di opzione verso l’insegnamento dopo la laurea magistrale, va previsto un percorso unico di 60 crediti da realizzarsi nell’ università e comprensivo di attività di laboratorio e tirocinio diretto e indiretto.

Per tutti i percorsi di abilitazione all’insegnamento va garantita la dimensione sociale dell’apprendimento per permettere ad ogni studente di vivere e sperimentare nelle attività di laboratorio delle aule universitarie i saperi e le pratiche della professione: la centralità del soggetto, il valore del gruppo e del lavoro cooperativo.

A tal fine, tra i prerequisiti dichiarati dalle Università per poter rilasciare CFU, occorre prevedere l’adozione nelle aule universitarie di un approccio didattico socio-costruttivo che attivi curiosità, stimoli la domanda e la riflessione critica, per sviluppare nel futuro insegnante un’abitudine problematizzante e riflessiva.

I TIROCINI devono poter permettere di far co-evolvere prassi e teoria per la ricostruzione dell’esperienza, elemento base anche per lo sviluppo nel futuro insegnante di un habitus alla formazione continua.
I tirocini devono essere svolti in presenza, cogestiti da università e scuola, in stretta collaborazione con tutor e dirigenti scolastici che vanno adeguatamente formati e retribuiti.
Per rappresentare una reale esperienza di apprendimento personale e trasformativo, seppur opportunamente guidata all’insegnamento, il tirocinio deve essere svolto in un tempo dedicato, dopo la laurea magistrale, cioè quando il candidato possiede il titolo obbligatorio per accedere al concorso.

SULLA FORMAZIONE CONTINUA

Gli insegnanti hanno bisogno di una formazione continua che, in continuità con la formazione iniziale, si realizzi come integrazione tra teoria e pratica, osservazione, esperienza e riflessione sull’esperienza. Una formazione che si alimenta dalla ricerca sul campo.
I centri per l’insegnamento debbono costituire il luogo privilegiato per lo sviluppo della professionalità docente.
La qualità dei centri è possibile solo attraverso una forte collaborazione tra le università, il patrimonio di professionalità delle Associazioni professionali, le scuole.
Il nuovo organismo della Scuola di Alta Formazione per l’Istruzione, oltre alla funzione di indirizzo di carattere generale delle azioni formative da favorire nei territori, deve rappresentare il vertice di strutture funzionali territoriali, che operino la validazione, il coordinamento e la diffusione delle migliori pratiche di formazione sviluppate dalle scuole, preferibilmente in rete con università, enti e associazioni professionali della scuola.

L’obiettivo deve essere quello di fare della Scuola di Alta Formazione il punto di arrivo delle esperienze formative coerenti con le linee guida stabilite, ma riconoscendo ogni singola istituzione scolastica come centro di ricerca e di sperimentazione, responsabile della formazione del proprio personale. I percorsi formativi progettati dal Collegio dei docenti dovranno essere valutati dalla Scuola e dalle sue strutture in riferimento ai processi di miglioramento dell’insegnamento/apprendimento scolastico e alla realizzazione del PTOF.

Occorre favorire la collaborazione fattiva tra Università e Scuola anche nella formazione continua degli insegnanti in servizio, in particolare con i nuovi Centri per l’insegnamento universitari e con la Scuola di Alta Formazione prevista.

Va previsto, inoltre, nell’ambito di una specifica normativa contrattuale, un numero di ore di formazione per tutti i gradi di scuola su percorsi scelti dal Collegio dei Docenti sulla base dei bisogni individuati, come responsabilità intrinseca della professionalità del docente, valorizzata attraverso più qualificate condizioni salariali e di organizzazione del lavoro.

 

13 giugno 2022                          AIMC – CIDI – MCE – PROTEO FARE SAPERE

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