Associazione professionale Proteo Fare Sapere
14 luglio 2020

EuropaNews - Presentazione

In piena Fase 1, quando già tutte le scuole italiane erano chiuse per l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, ci siamo chiesti come si stessero adoperando gli altri paesi europei per far fronte a questa situazione eccezionalmente inedita e come venissero organizzati l’aspetto specifico della gestione della didattica a distanza prima, e delle riaperture nelle scuole dei rispettivi paesi dopo.

In piena Fase 1, quando già tutte le scuole italiane erano chiuse per l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, ci siamo chiesti come si stessero adoperando gli altri paesi europei per far fronte a questa situazione eccezionalmente inedita e come venissero organizzati l’aspetto specifico della gestione della didattica a distanza prima, e delle riaperture nelle scuole dei rispettivi paesi dopo.

In particolare abbiamo indirizzato la nostra ricerca agli effetti e alle ricadute della pandemia sulla questione educativa e pedagogica: quali gli effetti sugli studenti, sulle famiglie e sugli insegnanti, e quali quelli sul sistema scolastico futuro. 

Abbiamo pensato che potesse essere interessante, e speriamo anche un pò utile, condividere le nostre ricerche con tutti i nostri utenti dando vita a una nuova rubrica, Europa News, dal taglio esclusivamente europeo, come il titolo stesso ci suggerisce.

Il lavoro è stato strutturato su tre filoni di ricerca:

  • documenti e rapporti: documenti ufficiali, linee guida, rapporti di enti e associazioni istituzionali come Unesco, Ocse, Eurydice e di sindacati come Etuce o Education International;
  • studi e ricerche: materiali e studi di ricercatori ed esperti;
  • opinioni e dibattito: interventi di pedagogisti, educatori, insegnanti ed esperti del settore.

Nonostante le diversità nell’organizzazione e nella gestione della didattica e soprattutto nelle decisioni governative sulle riaperture delle scuole, dai materiali raccolti (marzo-maggio 2020) emergono punti comuni in tutti i paesi:

  • il digital divide, l’aumento del gap di apprendimento tra gli studenti in base alla disponibilità di strumenti informatici e alle competenze tecnologiche dei familiari;
  • la dispersione di una larga fetta della popolazione studentesca,
  • gli effetti del lockdown in modo particolare sui bambini della fascia 0-6,
  • lo straordinario impegno e sforzo da parte degli insegnanti e di tutto il personale scolastico per non perdere il contatto con i propri studenti e assicurare loro, nonostante tutto, quel diritto allo studio che altrimenti il virus avrebbe negato.

Emerge oltre al tema del diritto allo studio, quello del diritto alla scuola intesa come come luogo di socializzazione, come ambiente che educhi alla partecipazione e alla cittadinanza consapevole, al senso civico e alla cultura delle cura dei beni comuni.

Una scuola inclusiva, democratica, aperta, innovativa, che faccia da volano a “un’Europa di pace e di progresso”, come auspicava in uno dei suoi ultimi discorsi[1] a pochi mesi dalla morte Enrico Berlinguer.

Sono parole che dopo trentasei anni, risultano ancora attuali e a cui possiamo aggiungere un’ Europa di equità e di giustizia sociale.

Ci auguriamo che questo nuovo strumento possa contribuire ad ampliare il nostro dibattito e la nostra visione e idea di cultura europea sulla scuola e nella scuola.

 

 

 

[1] Bruxelles,  22 marzo 1984 - Congresso del Movimento Federalista Europeo