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Speciali

21 Dicembre 2017

Recensione del libro "Oltre la subalternità. Praxis e educazione in Gramsci"

Massimo Baldacci, Oltre la subalternità. Praxis e educazione in Gramsci, Carocci editore, Roma 2017

 

    Le ricerche e gli studi sul pensiero e sull'opera di Antonio Gramsci occupano da tempo una bibliografia davvero sterminata, ma in tema di pedagogia gramsciana il repertorio bibliografico risulta quantitativamente molto povero, segnalando interessi sporadici per ciò che Gramsci ha scritto su educazione, istruzione, scuola.  Il lavoro di Massimo Baldacci ha, dunque, il merito di colmare un vuoto che dura da anni offrendoci, del pensiero pedagogico di Antonio Gramsci, una chiave di lettura che - è auspicabile - potrà riaccendere l'interesse non solo di studiosi e specialisti della materia, ma anche del più vasto pubblico a vario titolo impegnato nel mondo della conoscenza e nelle sue istituzioni.

    L'autore ha condotto la sua ricerca in particolare sui Quaderni del carcere, basandosi su una lettura "da pedagogista", non limitata alle pagine dichiaratamente dedicate ad argomenti pedagogici (quali sono soprattutto quelle del Quaderno 12, nonché le altre inserite nei Quaderni 1, 4 e 29), ma estesa all'intera opera, con l'intento (andato perfettamente a segno) di interpretare in chiave pedagogica l'insieme del pensiero gramsciano, in tutta la sua complessità. Baldacci, tuttavia, non si limita a proporre una nuova, originale e rigorosa interpretazione pedagogica dell'opera di Gramsci; sulla base di tale interpretazione, egli ci suggerisce anche un possibile uso della pedagogia gramsciana, per affrontare problemi che attengono agli attuali processi educativi e formativi: esattamente in questo sta il merito maggiore del suo lavoro, che risulterà particolarmente prezioso per  chi deve misurarsi quotidianamente con le problematiche e le pratiche sempre più complesse dell'insegnamento e dell'apprendimento.

    Ripercorrendo le tappe che hanno caratterizzato nei decenni precedenti gli studi sul pensiero pedagogico di Gramsci, l'autore si sofferma soprattutto sulle tre pubblicazioni che, per molti versi, hanno lasciato una traccia significativa e importante su questo terreno di ricerca. Cito qui i tre testi in ordine cronologico: Giovanni Urbani, Egemonia e pedagogia nel pensiero di A. Gramsci. Introduzione a A. Gramsci, La formazione dell'uomo, a cura di G. Urbani, Editori Riuniti, Roma 1967; Mario Alighiero Manacorda, Il principio educativo in Gramsci. Americanismo e conformismo, Armando, Roma 1970; Angelo Broccoli, Antonio Gramsci e l'educazione come egemonia, La Nuova Italia, Firenze 1972. L'analisi dei tre lavori,  condotta in modo ampio e rigoroso, consente di ricostruire il percorso di ricerca seguito dal Baldacci, che passa attraverso un notevole approfondimento del concetto di "egemonia" (in relazione ai lavori di Urbani e, soprattutto, di Broccoli, e a partire dalla stessa polisemia del termine), al quale fa seguito l'esame di altre tre categorie gramsciane, quelle di "blocco storico" (ancora in relazione a Broccoli), di "americanismo e "conformismo" (in riferimento al lavoro di Manacorda), per approdare a quella "filosofia della praxis", vero cuore pulsante di tutto il pensiero di Antonio Gramsci, che ingloba in sé tutte le suddette categorie, consentendo una più completa,  penetrante e convincente interpretazione del pensiero pedagogico del grande sardo.  Il "postulato pedagogico" di Gramsci, in base al quale "ogni rapporto di 'egemonia' è necessariamente un rapporto pedagogico" (Quaderno 10, II, 44) pur fondamentale, non è dunque esaustivo e acquista tutta la sua pregnanza solo se lo si interpreta alla luce e all'interno di quel pensiero filosofico (la filosofia della praxis, appunto) in cui risiede gran parte dell'originalità dell'elaborazione gramsciana.

    Baldacci ci mostra come, nell'elaborazione della sua filosofia della praxis, Gramsci vada oltre le sue stesse fonti (le Tesi su Feuerbach di Marx, ma anche Engels e Labriola) e guardi alla realizzazione di una "riforma intellettuale e morale" basata su un'intima connessione tra filosofia, storia, politica e pedagogia. La pedagogia, in particolare, "traduce" la filosofia della praxis in pratica educativa volta alla trasformazione del soggetto, a partire da una critica del "senso comune": essa instaura una dialettica del processo formativo che è "democratica" in quanto volta a promuovere l'emancipazione dei subalterni, a formare persone capaci "di pensare, di studiare, di dirigere, o di controllare chi dirige" poiché "ogni 'cittadino' può diventare 'governante' " (Quaderno 12, 2). E' una lezione che vale ancora oggi, dal momento che il cosiddetto "pensiero unico" neoliberista ha assegnato alla scuola il triste compito di formare non tanto cittadini quanto piuttosto "capitale umano". La sfida è ardua da vincere, perché si tratta di combattere una subalternità culturale, creata dal pensiero unico, attraverso un "nuovo linguaggio" fondato su "sistemi categoriali contro-egemonici". Non c'è dunque altra scelta possibile, se non quella di lottare, forti della consapevolezza che  - come afferma Baldacci a chiusura del suo lavoro -  "solo l'educazione può consentire di andare oltre la subalternità".

Gennaro Lopez

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