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19 Aprile 2016

La Costituzione, la scuola e l’accoglienza Appunti da un convegno

Costituzione, ius soli e cittadinanza dei “nuovi” italiani è il tema che Proteo Fare Sapere e l'Associazione degli ex Parlamentari hanno scelto per il IX Convegno Nazionale in occasione della Giornata dell'Unità d'Italia che si è tenuto a Roma il 22 marzo scorso.

Come ogni anno il convegno si rifà a temi che non si collegano esclusivamente agli anni della proclamazione dell’Unità d’Italia e al Risorgimento, ma celebrano anche il tempo che è stato definito come il secondo Risorgimento italiano, quello cioè che ha portato il nostro Paese a liberarsi dal ventennio fascista, analizzando tematiche legate alla Costituzione e alla Repubblica. Celebrare la Giornata dell’Unità d’Italia, ha spiegato Gennaro Lopez, direttore di Proteo, non è solo una cadenza annuale e non ha nulla di retorico; significa fare i conti con il nostro passato e con la realtà di tutti i giorni mettendoli in relazione con il mondo della scuola e dunque con la formazione e l’educazione dei nostri giovani.

Il tema di quest’anno ha enormi ricadute in campo sia educativo che culturale, soprattutto se l’obiettivo è contrastare luoghi comuni, stereotipi, giudizi che vediamo dilagare soprattutto nei e attraverso i mass media, e che nulla hanno a che fare con la conoscenza di tipo scientifico e critico che la realtà della nostra scuola è in grado di fornire. Ancor peggio è quando i pregiudizi determinano la politica di governi e di Stati e quando chi fugge non è considerato persona ma oggetto da utilizzare: oggetto di mercificazione per i trafficanti e oggetto di scambio per la politica, come dimostra lo scellerato accordo tra Europa e Turchia di questi giorni.

Se l’integrazione di immigrati o rifugiati provenienti da Paesi diversi è la sfida del secolo, la scuola è certamente il campo adatto su cui affrontarla. L’integrazione di alunni “stranieri” ha prodotto in Italia pratiche e norme tra le più avanzate del mondo, malgrado le contraddizioni che sul tema si registrano a livello sociale e politico. Nella quotidianità delle nostre scuole, tuttavia, restano ancora aperte molte questioni, anche per le diversità culturali e linguistiche di origine degli studenti: giovani di recente immigrazione, giovani venuti in Italia da famiglie straniere, ragazzi di comunità nomadi. A darne testimonianza sono state la lectio magistralis di Massimiliano Fiorucci, docente di Pedagogia interculturale e sociale all’Università di Roma Tre1, e gli interventi di docenti e alunni di due istituti d’istruzione superiore romani, il “Gaetano De Sanctis” e l’“Evangelista Torricelli”.

Fiorucci ha spiegato come l’Italia si presenti nel sistema migratorio internazionale con una storia del tutto particolare. Chi oggi grida all’emergenza immigrazione non sa, o finge di non sapere, che le migrazioni sono una caratteristica strutturale della società italiana, che l’Italia è da sempre paese di migrazioni, è da sempre un paese multiculturale, multireligioso e multilingue. Basti pensare alla Roma antica, alla presenza degli ebrei a Roma e alle innumerevoli dominazioni in Italia e ai segni che hanno lasciato. Come si può parlare di tutela della nostra identità se questa altro non è che il risultato di molteplici identità? Proprio il concetto di identità fa sì che i migranti subiscano un processo di integrazione subalterna perché riconducibile a unico punto di vista, quello della società in cui si arriva, riducendo il fenomeno migratorio a una questione soprattutto di costi e benefici economici. La scuola italiana ha dimostrato che si può contrastare questo tipo di integrazione, applicando il principio espresso nell’articolo 34 della Costituzione: “la scuola è aperta a tutti”. In Italia il numero di studenti con cittadinanza non italiana rappresenta circa il 10% del totale della popolazione scolastica, circa 8 milioni di cui più del 50% è nato in Italia. Sono quei ragazzi che, pur non avendo alle spalle un percorso migratorio, vengono comunque considerati per legge stranieri, non italiani.    

La scuola è sicuramente il canale principale per attuare l’integrazione delle differenze e delle diversità che permetterebbe a questi studenti di non sentirsi stranieri in casa propria. Le risposte che la scuola italiana ha saputo dare in tema di educazione interculturale sono sicuramente tra le più avanzate in Europa sia a livello istituzionale, come le Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, sia a livello delle pratiche didattiche. La legge 107/15, però, si esprime pochissimo sull’educazione interculturale, per non parlare dei tagli contro cui costantemente la buona volontà degli insegnanti è costretta a scontrarsi. Sarebbe il caso e il momento di attuare le belle parole scritte e non lasciare che l’educazione interculturale si basi solo sugli insegnanti “più sensibili”. La scuola deve restare quel luogo di democrazia e inclusione prefigurato nella Costituzione. Per farlo, suggerisce Fiorucci, bisogna rivedere i curricoli in chiave interculturale eliminando definitivamente l’eurocentrismo che continua a permeare la nostra cultura. L’educazione interculturale ha il compito fondamentale di favorire negli allievi soprattutto competenze sociali, come l’attitudine all’incontro, all’accoglienza e al dialogo.

A dimostrazione che si può cambiare con successo il modo di fare scuola, le testimonianze dei docenti e degli studenti delle due scuole presenti. La professoressa Barbara Puri e la studentessa Francesca Rapiti dell’Istituto Gaetano De Sanctis hanno illustrato la loro esperienza di peer tutoring, forma specifica di apprendimento fra pari dove ad aiutare gli studenti “stranieri” di alcune scuole medie non sono i professori ma gli alunni delle scuole superiori. La docente Grazia Pietropaolo dell’Istituto Evangelista Torricelli ha evidenziato luci e ombre dell’educazione interculturale; tra le ombre il barcamenarsi tra tagli continui, ma soprattutto il pensiero rivolto agli studenti fantasma, quelli di cui non si hanno alcune notizie, nonostante risultino ancora iscritti; tra le luci gli studenti che hanno condiviso un momento di gioia di uno loro, che li ha tutti coinvolti: il conferimento della cittadinanza italiana a un ragazzo di origini romene, ma nato in Italia.

Vogliamo condividere con voi lettori le emozioni che questo convegno ci ha lasciato attraverso un video realizzato in una scuola elementare di Roma e l’intervista al giovane ragazzo “che già era italiano” e che è “diventato italiano”.

VIDEO

INTERVISTA

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