Ricerca sull’inserimento degli alunni stranieri a scuola

 

Luciano Paronetto

 

 

Presentata al Convegno Nazionale

“Una scuola tante culture:l’integrazione è possibile”

Follina  (Treviso) – 16 aprile 2003

 

 

 

i dati nazionali

 

 

Prima di passare all’analisi delle tabelle relative alla presenza di alunni stranieri nella scuola italiana[1], premettiamo alcune informazioni e considerazioni. Intanto, la rilevazione dell’anno scolastico 2001-2002 riguarda il 92% delle scuole statali (migliore il rilevamento a Nord che a Sud) e il 79% di quelle non statali. Mancano i dati della provincia autonoma di Bolzano, della Valle d’Aosta e delle scuole dell’infanzia di Trento; in compenso sono inseriti i dati complessivi delle elementari e delle secondarie di quest’ultima provincia nel totale nazionale[2]. Mancano infine i dati relativi ai CTP[3] e agli istituti come Accademie, Conservatori e I.S.I.A[4]. Mentre per i CTP la presenza è senz’altro significativa, per gli altri si tratta di una minoranza, come si può evincere dalla scelta degli indirizzi superiori che compare nella tabella 8.

La raccolta dei dati è finalizzata a creare interventi in ambito scolastico per affrontare l’emergenza stranieri. Si tratta di un’emergenza non tanto perché ci sia un’invasione – è più corretto chiamare, la dinamica migratoria in esame, infiltrazione - (pur se vale considerare che in alcuni casi la presenza straniera in una classe o in un istituto sia molto alta, a volte altissima, rispetto alla media italiana) quanto piuttosto perché, nonostante la dinamica migratoria sia esistente già da più di un decennio, non c’è stato un coraggio politico tale per affrontarne le eventuali conseguenze in modo chiaro. Un tale lavoro di reperimento dati serve anche a migliorare il settore scolastico, che è fondamentale per l’integrazione di stranieri, siano essi minori o adulti, come nel caso delle scuole serali o dei Centri Territoriali Permanenti.

Quali sono le caratteristiche principali dell’immigrazione scolastica in Italia? Vediamo di segnalare alcuni punti nodali:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         Per quanto riguarda l’evoluzione della presenza straniera a scuola, facciamo riferimento alla serie storica della tabella 1 seguente, che riporta i valori delle presenze straniere dall’anno scolastico 1983/’84 fino al 2001/’02.

 

Tabella 1 - alunni con cittadinanza non italiana – serie storica[14]

 

Anno scolastico

Alunni con cittadinanza europea

Alunni con cittadinanza

extra-europea

Alunni con cittadinanza non italiana in totale

Numero indice a base 1983/’84 = 100

Percentuale di stranieri rispetto alla totalità della popolazione scolastica

 

val. ass.

%

val. ass.

%

 

 

 

1983/’84

2.706

44,33

3.398

55,67

6.104

100

0,06

1984/’85

2.792

43,17

3.676

56,83

6.468

106

0,06

1985/’86

2.915

41,35

4.135

58,65

7.050

115

0,07

1986/’87

3.097

41,72

4.327

58,28

7.424

122

0,07

1987/’88

3.605

40,20

5.362

59,80

8.967

147

0,09

1988/’89

4.559

38,67

7.232

61,33

11.791

193

0,12

1989/’90

4.988

36,49

8.680

63,51

13.668

224

0,14

1990/’91

6.044

32,16

12.750

67,84

18.794

308

0,19

1991/’92

8.351

32,42

17.405

67,58

25.756

422

0,27

1992/’93

11.045

36,16

19.502

63,84

30.547

500

0,32

1993/’94

14.938

39,86

22.540

60,14

37.478

614

0,41

1994/’95

18.161

42,42

24.655

57,58

42.816

701

0,47

1995/’96

21.736

43,19

28.586

56,81

50.322

824

0,56

1996/’97

24.423

42,40

33.172

57,60

57.595

944

0,66

1997/’98

30.134

42,65

40.523

57,35

70.657

1.158

0,81

1998/’99

35.687

41,73

49.835

58,27

85.522

1.401

1,09

1999/’00

51.361

42,92

68.318

57,08

119.679[15]

1.961

1,47

2000/’01

64.342

43,65

83.064

56,35

147.406

2.415

1,84

2001/’02

80.622

44,35

101.145

55,65

181.767

2.978

2,31

 

 

Dai dati che appaiono, relativi a tutto il territorio nazionale, emergono alcuni aspetti. Provo a farlo schematicamente, sperando che ciò chiarisca meglio l’analisi:

 

Una domanda è lecita: perché distinguere gli europei dagli altri? Innanzi tutto per una questione di diritti, che sfiorano la concezione del privilegio: pur essendo, dal punto di vista della cultura italiana, degli stranieri entrambi, tutti i cittadini dell’UE godono del diritto di circolare liberamente all’interno di essa e di tutta una serie di altri diritti tali da porli allo stesso livello, quello di cittadini europei comunitari, insomma. Un secondo motivo potrebbe essere una certa affinità culturale dei primi: europei, quindi con radici storiche in qualche modo omogenee (anche se qui le teorie sulla nascita di un’Europa comune non conciliano molto il volere di pochi con il volere dei popoli). Un terzo punto, che andrebbe al primo posto per importanza, è l’unità economica che l’Europa comunitaria persegue: anche qui un’eccezione è rappresentata da quei paesi che, pur essendo nel gruppo dei Quindici, hanno scelto di non aderire all’Euro.

L’idea che un’Europa comune debba per forza avere delle radici tali è una forzatura: intanto perché il concetto di Europa fluttua tra una concezione politica e un’altra geografica: riprendendo F. Braudel, sarebbe più logico, dal punto di vista geografico, distinguere un unico continente, quello eurasiatico, piuttosto che averne due, Europa ed Asia, appunto, che sono il parto di una storia e di una politica ben precise. Certamente, quando parliamo di Occidente, escludiamo i Paesi dell’Est: ma tale distinzione è più un parto della storia recente, dalla Guerra Fredda in poi, piuttosto che il risultato di una sedimentazione storica di lunga durata. Altra contraddizione è data dal fatto che nel nucleo fondante la Comunità Europea noi dovremmo considerare gli stati promotori con il Trattato di Roma del 1957 (Italia, Germania Occidentale, Francia, Belgio, Lussemburgo e Olanda); ma, via via che il tempo è passato e via via che il tempo passerà, l’Europa Comunitaria è venuta e verrà a crescere di numero, sfondando il muro verso est che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi si era venuto a creare per motivi ideologici nonché economici. Gli extracomunitari di oggi potranno, almeno in parte, non esserlo più tra quattro-cinque anni. Insomma: giriamo intorno ad una questione: “[…] Che cos’è l’Europa? È un continente difficilmente distinguibile dall’Asia, che esisteva anche prima che gli uomini lo chiamassero così […]. Ma per parlare di Europa nel senso in cui lo intende il mondo moderno occorre attendere la dissoluzione dell’impero romano e la nascita dei regni romano-barbarici. E forse non è ancora sufficiente, come non è sufficiente il progetto di unificazione carolingia. Dove troveremo una data soddisfacente per stabilire l’inizio della storia europea? Se i grandi eventi politici e militari non ci bastano, ci bastano gli eventi linguistici. Di fronte alla massiccia unità dell’impero romano (che interessava parimenti Asia e Africa), l’Europa si presenta prima come una Babele di lingue nuove, e solo dopo come un mosaico di nazioni. L’Europa inizia con la nascita dei suoi volgari, e con la reazione, spesso allarmata, alla loro irruzione inizia la cultura critica dell’Europa, che affronta il dramma della frammentazione delle lingue e inizia a riflettere sul proprio destino di civiltà multilingue.”[16] Di civiltà multilingue: ora più che mai.

E allora? Su che cosa si fondano i diritti delle persone? Sull’appartenenza o no ad una specie definita? Una razza politicamente definita? O ideologicamente delineata? O, e sembra l’ipotesi più credibile, sulla base dell’appartenenza ad un certo modo d’intendere l’economia? Non è una distinzione questa, come le altre elencate, poco consona al concetto di diritto, così come si è venuto ad evolvere nel mondo civile?!

In ogni caso, l’arrivo di nuovi stati coinvolge un processo di integrazione, ossia di un corso attraverso il quale si realizza il reciproco adattamento di parti divise in un tutto integrato: è per mezzo di ciò che si realizza un equilibrio sociale. Il contrario di integrazione è segregazione, isolamento.

È per questo motivo che nella scuola italiana, specialmente elementare, che è diventata un modello per tutti, si è tentata con successo la via dell’integrazione della differenza più evidente, quella del portatore di handicap, fisico e psichico. La finalità è proprio l’integrazione, che non è un percorso a senso unico: sia i normodotati sia i portatori di handicap vanno verso un modello, che non è della differenza ma dell’omogeneità. Diversi ma uguali è uno slogan difficile da comprendere. Ma è su di esso che si basa il nostro futuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 2 - alunni con cittadinanza non italiana

per provenienza continentale e distribuzione regionale[17]

 

 

 

Regioni e aree geografiche

continente

distribuzione regionale degli alunni con cittadinanza non italiana

EUROPA

AFRICA

AMERICA

ASIA

OCEANIA E APOLIDI

Valore assoluto

%

per regione

% stranieri

per 100 allievi

ue %

non ue %

Emilia-Romagna

1,94

33,95

40,87

6,36

16,81

0,07

22.814

12,55

4,80

Umbria

2,96

51,95

24,77

13,46

6,72

0,14

4.836

2,66

4,31

Lombardia

2,45

28,97

31,10

16,18

21,20

0,10

44.949

24,73

3,80

Marche

1,87

55,80

24,58

8,32

9,27

0,16

7.961

4,38

3,80

Toscana

4,60

47,94

15,86

8,38

22,83

0,39

14.884

8,19

3,71

Veneto

1,79

47,60

31,65

6,68

12,11

0,17

22.901

12,60

3,66

Liguria

3,86

28,88

19,61

41,15

6,47

0,03

6.339

3,49

3,48

Fiuli-Ven. Giulia

2,39

63,51

14,47

12,73

6,77

0,13

4.650

2,56

3,41

Piemonte

2,31

41,36

36,58

11,40

8,26

0,09

17.235

9,48

3,21

Lazio

3,14

50,53

13,78

16,11

16,30

0,14

14.714

8,09

2,34

Abruzzo

2,53

69,07

13,35

8,53

6,46

0,06

3.235

1,78

1,62

Puglia

3,69

72,07

14,07

3,88

6,12

0,17

4.719

2,60

0,65

Calabria

2,52

44,07

40,81

5,09

7,51

0,00

1.904

1,05

0,55

Sicilia

4,91

26,95

40,33

8,15

19,45

0,21

4.709

2,59

0,53

Molise

4,63

52,78

30,09

5,56

6,48

0,46

216

0,12

0,44

Basilicata

3,79

58,53

19,67

8,53

9,24

0,24

422

0,23

0,40

Sardegna

10,42

25,81

35,29

14,47

12,27

1,74

864

0,48

0,34

Campania

4,23

45,96

25,95

8,16

15,53

0,17

2.293

1,26

0,30

Totale Italia

2,71

41,64

28,43

12,01

15,06

0,15

181.767

100

2,31

 

Nord-Ovest

2,55

32,07

31,41

17,29

16,59

0,09

68.523

37,69

3,60

Nord-Est

1,90

43,45

33,90

7,14

13,49

0,12

52.487

28,88

4,06

Centro

3,39

50,77

17,80

11,63

16,18

0,23

42.395

23,32

3,13

Sud

3,34

61,67

20,46

6,19

8,21

0,13

12.789

7,04

0,58

Isole

5,76

26,77

39,55

9,13

18,34

0,45

5.573

3,07

0,49

 

Ho giustificato la tabella 2 sui valori dell’ultima colonna, quella che riporta i dati percentuali degli stranieri per ogni 100 alunni degli allievi frequentanti la scuola italiana. La media nazionale è di 2,31 alunni per 100 iscritti. Il baricentro è nel Lazio, con 2,34 %: sopra, le regioni che si discostano di più dalla media, sotto quelle che sono al di sotto di essa. Nonostante sia il Nord Est a riportare il dato più alto tra le macroregioni italiane (4,06%), al secondo posto regionale troviamo l’Umbria, al quarto le Marche e al quinto la Toscana, tutte appartenenti al Centro Italia.

Come si può vedere sono Nord e Centro ad ospitare una percentuale di alunni superiore alla media nazionale; Sud ed Isole registrano valori molto bassi. Se non bastava, anche questa sembra una conferma che il movimento migratorio per l’Italia interessa le regioni sviluppate economicamente, quasi trascurando le altre.

Sottolineo come i valori assoluti che compaiono nella terzultima colonna non ci informano realmente sull’impatto che una popolazione straniera ha con il territorio che la ospita. La Lombardia, che possiede una popolazione scolastica pari alla somma di Veneto ed Emilia-Romagna, in realtà non primeggia nell’ultima colonna. Il Piemonte, che è quarto per valore assoluto di stranieri, in realtà occupa il nono posto. Insomma: ciò che conta, almeno nei dati che appaiono nella tabella 2, sono proprio i valori percentuali dell’ultima colonna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 3 - Alunni con cittadinanza non italiana ed incidenza

sulla popolazione scolastica totale per tipo di scuola,

statale e non statale - a. s. 2001/02

 

 

Tipo di scuola

scuole statali

Scuole non statali

totale

Alunni con

cittadinanza

non italiana

 

Alunni con

cittadinanza non

italiana per 100

frequentanti

Alunni con

cittadinanza

non italiana

 

Alunni con

cittadinanza non

italiana per 100

frequentanti

 

Alunni con

cittadinanza

non italiana

 

Alunni con

cittadinanza non

italiana per 100

frequentanti

 

Materna

24.435

2,79

12.338

2,35

36.823

2,62

Elementare

73.703

3,08

2.959

1,75

76.662

2,99

Sec. di I grado

43.112

2,75

1.107

1,51

44.219

2,70

Sec. di II grado

22.942

1,08

1.121

0,71

24.063

1,06

Totale

164.192

2,36

17.575

2,01

181.767

2,31

 

 

Se diamo uno sguardo alla tabella 3, che distingue tra scuole statali e non, e tra ordini di scuole, possiamo vedere che la presenza degli alunni stranieri è maggiore percentualmente nella scuola elementare, come si evince dall’ultima colonna (2,99 %); segue la media inferiore e quindi la superiore (il dato della scuola materna è relativo, non essendoci obbligatorietà).

Se ragioniamo dunque sul ciclo dell’obbligo (tenendo presenti indicativamente i dati della materna per sviluppi futuri) possiamo intanto affermare che le percentuali della media e delle superiori sono necessariamente in aumento, dovendo, i contingenti dei cicli precedenti, almeno in parte finire in quelli successivi.

Stiamo naturalmente ragionando ipotizzando che il territorio italiano sia omogeneo, ossia che queste percentuali siano le stesse dappertutto. In realtà già dalla tabella 2 sappiamo che la distribuzione è disomogenea; con le tabelle successive ci renderemo conto che le percentuali sopra esposte, andranno corrette sensibilmente in alcuni casi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 4 - Incidenza degli alunni di genere femminile sulla popolazione scolastica,

con cittadinanza non italiana e in totale, per tipo di gestione - a. s. 2001/02

 

Tipo di scuola

Scuole statali

Scuole non statali

Totale

 

Alunni di genere

femminile su 100

alunni con

cittadinanza non

italiana

Alunni di

genere

femminile su

100 alunni in

totale

Alunni di genere

femminile su 100

alunni con

cittadinanza non

italiana

Alunni di

genere

femminile su

100 alunni in

totale

Alunni di genere

femminile su 100

alunni con

cittadinanza non

italiana

Alunni di

genere

femminile su

100 alunni in

totale

Dell’Infanzia

43,34%

47,98%

46,35%

47,74%

44,35%

47,89%

Elementare

45,86%

48,22%

48,36%

49,00%

45,96%

48,27%

Secondaria di I grado

44,18%

47,65%

45,89%

46,16%

44,22%

47,59%

Secondaria di II grado

50,20%

48,16%

57,36%

46,05%

50,53%

48,01%

Totale

45,65%

48,04%

47,36%

47,56%

45,82%

47,98%

 

 

La tabella 4 ci illustra la distribuzione percentuale degli alunni e allievi non italiani, con la distinzione per grado scolastico e genere (maschile/femminile): i dati assoluti della scuola non statale sono molto bassi rispetto a quella statale, come si può notare confrontando le percentuali dell’uno e dell’altra e mettendole in relazione col totale delle colonne 6 e 7.

Si possono notare due aspetti: nelle scuole statali la presenza femminile non italiana è inferiore di circa due punti e mezzo rispetto a quella dello stesso genere, confrontato con la totalità degli iscritti: 45,65 % contro 48,04 %. Il secondo aspetto riguarda lo stesso confronto nella scuola non statale: il divario, pur esistente, è minimo (47,36 contro 47,56).

Tale confronto, relativo ai dati dell’ultima riga, mostra una variabilità nei singoli gradi scolastici, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado (colonne 3 e 4): la preminenza maschile viene battuta solo in quest’ultima fase della carriera scolastica: 50,20 % di presenza femminile contro il 48,16 di quella maschile (2 punti abbondanti di distacco).

La considerazione che si può fare è che la presenza a scuola sia più costante per le ragazze, mentre per i ragazzi il raggiunto limite dell’obbligatorietà introduce al mondo del lavoro e non al conseguente proseguimento degli studi. Le dinamiche economiche sono senz’altro alla base di questa scelta, considerando le difficoltà che gli stranieri devono affrontare in un mondo per loro privo di punti di riferimento.

Vedremo però che, da studi specifici sul territorio, l’abbandono dell’istruzione per i maschi stranieri non è reale. Spesso, per completare l’iter di studio fino ai diciotto anni, essi frequentano dei corsi presso istituzioni scolastiche regionali (ENAIP), che non compaiono nel censimento del Ministero della Pubblica Istruzione (MPI) a cui sto facendo riferimento.

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 5 - Alunni con cittadinanza non italiana su 100 frequentanti

per area geografica e anno di corso

 

 

Area geografica

 

Tipo di scuola

Nord-Ovest

Nord-Est

Centro

Sud

Isole

Totale

 

 

 

 

 

 

 

Elementare

 

 

 

 

 

 

I elementare

5,43

6,18

4,70

1,01

0,90

3,65

II elementare

5,30

5,87

4,56

0,87

0,72

3,40

III elementare

4,94

5,59

4,37

0,81

0,65

3,17

IV elementare

4,53

4,97

4,08

0,79

0,63

2,90

V elementare

4,49

4,78

3,85

0,77

0,65

2,80

 

 

 

 

 

 

 

Secondaria di I grado

 

 

 

 

 

 

I media

4,47

4,93

4,26

0,78

0,67

2,89

II media

4,28

4,76

3,76

0,63

0,54

2,65

III media

4,01

4,51

3,28

0,55

0,44

2,43

 

 

 

 

 

 

 

Secondaria di II grado

 

 

 

 

 

 

I superiore

2,92

3,76

2,78

0,55

0,29

1,96

II superiore

1,91

2,15

1,64

0,39

0,20

1,23

III superiore

1,40

1,79

1,34

0,33

0,15

0,98

IV superiore

0,91

1,21

0,89

0,29

0,14

0,68

V superiore

0,64

0,89

0,65

0,19

0,12

0,48

 

 

 

 

 

 

 

Scuola italiana in totale

3,60

4,06

3,13

0,58

0,49

2,31

 

La situazione scolastica dell’oggetto della ricerca nei vari ordini di scuola presenta un decremento percentuale, se andiamo dalle elementari alle superiori. Il primo anno del ciclo primario è quello col dato maggiore in tutte le regioni geografiche, segno di un incremento costante della presenza immigrata (per venuta in Italia o per nascita). Si nota che se seguiamo l’andamento di ogni singola colonna, lo stesso si presenta sempre con valori decrescenti, con un salto netto tra terza media e prima superiore ed un altro divario ancor maggiore tra quest’ultima e il secondo anno superiore. Unica eccezione il passaggio tra la quinta elementare e la prima media (da 2,80 a 2,89 il totale).

Mancando i dati dei CTP siamo incapaci di dare una prospettiva chiara. Senz’altro l’istruzione è svolta anche in questi istituti, come pure in quelli dell’ENAIP, curati dalle Regioni. Col passare del tempo, comunque, e con la frequenza della scuola italiana fin dall’inizio della elementare, sicuramente avremo un cambiamento. Ribadisco che non si tratta di una soluzione di tutti i problemi: a parte quello prettamente linguistico, avremo a che fare con un’integrazione delle nuove generazioni con quella passata (i genitori), di provenienza straniera e, pure, con la cultura di origine. Ignorare questo aspetto della faccenda vorrà dire esporsi ad una serie di nuove problematiche che, per fortuna, sono già visibili in quelle aree dell’Europa dove la presenza straniera è attestata da numerosi anni, essendo paesi colonialisti (Francia, Inghilterra, Belgio, Olanda).

 

 

 

 

 

 

Tabella 6 - Un indicatore del successo scolastico

Confronto tra gli alunni in totale e gli alunni con cittadinanza non italiana

negli aa. ss. 1999/2000 e 2000/2001

 

 

Tipo di scuola

Alunni promossi per 100 scrutinati

Anno scolastico 1999/2000

Anno scolastico 2000/2001

Alunni in totale

Alunni con cittadinanza

non italiana

Alunni in totale

Alunni con cittadinanza

non italiana

Elementare

98,92

95,99

98,93

96,64

Secondaria di I grado

95,55

86,20

96,07

88,42

 

 

La tabella 6 dimostra come le difficoltà incontrate dagli studenti stranieri per raggiungere il successo scolastico siano maggiori di quelle incontrate da quelli italiani, senza però dirci in che cosa consistano tali difficoltà (i dati per le superiori non sono disponibili). Il riscontro con casi particolari, progetti attivati all’arrivo di alunni stranieri, nonché eventuali altre informazioni utili a svelare la causa dell’insuccesso sopra rappresentato ci sarebbero utili per sciogliere questo nodo della ricerca. In questa fase non possiamo che registrare l’effettivo distacco tra indigeni e non.

Nell’anno scolastico 1999-2000, nella scuola elementare, la differenza tra i due contingenti (alunni in totale, quindi compresi gli stranieri, perciò il divario tra stranieri e italiani è ancora maggiore) è stato del 2,93; nel 2000-2001 si è ridotto un po’, passando al 2,29.

Nel caso della scuola media, le due differenze totalizzano rispettivamente 9,35 e 7,65. Come si nota, il divario è diminuito nel confronto tra i due anni, ma è aumentato di molto rispetto ai valori riscontrati nella scuola elementare. Un gap di non poco conto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 7 – Alunni con cittadinanza non italiana

per continente di appartenenza e tipo di scuola – a. s. 2001/02

 

 

 

 

Continente

Tipo di scuola

 

Dell’Infanzia

Elementare

Secondaria di I grado

Secondaria di II

grado

Totale

valore

assoluto

%

valore

assoluto

%

valore

assoluto

%

valore

assoluto

%

valore

assoluto

%

UE

769

15,60

1.992

40,41

1.100

22,32

1.068

21,67

4.929

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non UE

13.622

18,00

34.169

45,14

17.901

23,65

10.001

13,21

75.693

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Africa

13.921

26,94

20.965

40,57

11.315

21,89

5.480

10,60

51.681

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

America

3.019

13,83

8.122

37,22

6.342

29,06

4.342

19,89

21.825

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Asia

5.454

19,92

11.300

41,29

7.482

27,33

3.138

11,46

27.374

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oceania e apolidi

38

14,34

114

43,02

79

29,81

34

12,83

265

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale

36.823

20,26

76.662

42,17

44.219

24,33

24.063

13,24

181.767

100,00

 

 

 

La tabella 7 ci offre uno spaccato della presenza straniera nella scuola italiana, divisa per continenti e gradi scolastici.

La terza colonna, relativa alla percentuale nelle scuole dell’infanzia, evidenzia un numero estremamente alto, rispetto agli altri valori, per l’Africa (26,94%). La quinta colonna, nel valore totale, ci informa che la maggior parte degli stranieri è, per ora, distribuita nella scuola elementare (42,17%). Nella penultima colonna il valore assoluto degli stranieri non UE (75.693) è il più alto in assoluto: il che certifica che la maggior presenza è dai paesi europei non UE, ma che fra poco più di due anni tale valore assumerà un notevole ribasso, a causa della già menzionata entrata di otto tra questi all’interno dell’Unione[18].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 8 – Alunni con cittadinanza non italiana della scuola secondaria di II grado

per tipologia di istruzione e continente di appartenenza – a. s. 2001/02

 

 

 

 

Continente

Tipologia di istruzione

 

Istruzione Classica,

Scientifica e

Magistrale

Istruzione

Tecnica

Istruzione

Professionale

Istruzione

Artistica

Scuola secondaria

di II grado in totale

valori

assoluti

%

valori

assoluti

%

valori

assoluti

%

valori

assoluti

%

valori

assoluti

%

UE

396

37,08

291

27,25

300

28,09

81

7,58

1.068

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non UE

2.209

22,09

3.721

37,20

3.718

37,18

353

3,53

10.001

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Africa

578

10,55

1.695

30,93

3.070

56,02

137

2,50

5.480

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

America

673

15,50

1.631

37,56

1.889

43,51

149

3,43

4.342

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Asia

537

17,11

1.223

38,97

1.251

39,87

127

4,05

3.138

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oceania e apolidi

15

44,12

11

32,35

6

17,65

2

5,88

34

100,00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale

4.408

18,32

8.572

35,62

10.234

42,53

849

3,53

24.063

100,00

 

 

 

La tabella 8 riporta dei dati interessanti, in quanto illustra quale scelta di scuola superiore viene fatta dagli stranieri in rapporto alla provenienza continentale.

Intanto l’ultima riga: a farla da padrone sono le scuole di istruzione professionale (42,53%) e di istruzione tecnica (35,62%); quasi un quinto per l’istruzione classica, scientifica e magistrale (18,32%); direi quasi ininfluente la scelta dell’istruzione artistica (3,53%).

Proviamo ora a guardare le righe di ogni singolo continente: mentre per gli stati dell’UE la predominanza è per gli istituti classico/scientifico/magistrale, calando di buoni dieci punti percentuali negli altri casi, il discorso si fa diverso per le altre provenienze. Gli stati non UE hanno lo stesso valore per istruzione tecnica e professionale (37,20% e 37,18%). Quelli dell’Africa predominano massicciamente negli istituti professionali (56,02%), mentre nei tecnici ce ne sono un 30,93%. Anche l’America riporta numeri elevati nel caso degli istituti professionali (43,51%) e, secondariamente, nei tecnici (37,56%); sullo stesso livello i due ultimi indirizzi nel caso dell’Asia.

         È chiaro che la presenza straniera va trattata in modo specifico negli indirizzi dov’è maggiore ed è indubbio che questa si collochi soprattutto negli istituti professionali e tecnici, data la maggiore propensione di questi a immettere nel mercato del lavoro. La somma dei due indirizzi, nel totale dell’ultima riga è di 78,15.

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 9 - Le cittadinanze non italiane più rappresentate

nella scuola italiana - Serie storica

 

 

Stato estero

Anni scolastici

 

 

1995/96

1996/97

1997/98

1998/99

1999/00

2000/01

2001/02

 

Albania

4.141

5761

8.312

13.551

20.859

25.050

32.268

 

Marocco

7.655

9.115

11.086

15.133

20.705

23.052

28.072

 

Ex-Iugoslavia

9.266

9.707

9.544

9.186

15.119

16.225

18.577

 

Cina

2.941

3.633

4.178

6.148

8.207

8.659

9.795

 

Romania

885

1.088

1.408

2.299

4.137

6.096

8.804

 

Ex-Russia

660

764

979

3.504

2.433

3.387

4.871

Perù

1.524

1.807

    1.691

2.663

3.819

4.486

4.822

Ecuador

292

431

540

815

1.620

2.704

4.345

Filippine

956

1.220

1.274

2.216

3.155

3.757

4.194

Tunisia

833

888

1.115

1.652

2.792

3.008

4.187

India

707

891

1.138

1.693

2.411

2.925

3.833

Ghana

734

900

1.189

1.539

2.033

2.427

3.025

Pakistan

247

341

426

809

1.280

1.706

2.278

Colombia

447

491

510

759

1.199

1.531

1.952

Sri Lanka

443

560

483

887

1.129

1.422

1.665

Nigeria

366

295

559

743

1.091

1.236

1.445

Repubblica Dominicana

470

479

699

852

1.252

1.206

1.427

Bangladesh

117

144

182

425

676

1.004

1.305

Costa d'Avorio

180

244

269

474

745

948

1.255

Bulgaria

271

308

362

502

706

868

1.216

Senegal

237

312

369

593

809

932

1.184

 

 

 

 

 

 

 

 

totale

33.372

39379

46.313

66.443

96.177

112.629

140.520

 

Abbiamo diviso la tabella in quattro gruppi, a seconda del valore riportato nell’ultima colonna. Dall’analisi emerge il sorpasso, avvenuto nel 1999/’00 dell’Albania sul Marocco, con un aumento di otto volte rispetto all’anno iniziale (4.141 Þ 32.268); per il paese africano l’incremento è stato inferiore alle quattro unità (7.655 Þ 28.072). L’ex Iugoslavia ha praticamente raddoppiato i suoi rappresentanti, con un aumento forte nel periodo 1999/’00, a cui è seguito un nuovo contenimento.

L’aumento della Romania (di quasi dieci volte) è considerevole anche se il valore assoluto finale è notevolmente inferiore a quello dei primi tre posti. La Cina ha triplicato il suo contingente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 10 - Alunni con cittadinanza non italiana per continente di appartenenza,

tipo di scuola e area geografica - a. s. 2001/02[19]

 

 

 

Tipo di scuola

 

Continente

Area geografica

dell’Infanzia

Elementare

Secondaria di I grado

Secondaria di II grado

Totale

UE

Nord-Ovest

346

720

334

344

1.744

Nord-Est

158

434

191

216

999

Centro

201

532

375

330

1.438

Sud

35

163

121

108

427

Isole

29

143

79

70

321

Totale Italia

769

1.992

1.100

1.068

4.929

 

 

 

 

 

 

 

Non UE

Nord-Ovest

4.133

10.003

5.209

2.636

21.981

Nord-Est

3.569

10.324

5.359

3.555

22.807

Centro

4.166

9.438

5.187

2.733

21.524

Sud

1.457

3.638

1.820

974

7.889

Isole

297

766

326

103

1.492

Totale Italia

13.622

34.169

17.901

10.001

75.693

 

 

 

 

 

 

 

AFRICA

Nord-Ovest

6.115

8.561

4.776

2.071

21.523

Nord-Est

4.477

7.471

3.810

2.036

17.794

Centro

2.020

3.020

1.647

857

7.544

Sud

670

1.067

570

309

2.616

Isole

639

846

512

207

2.204

Totale Italia

13.921

20.965

11.315

5.480

51.681

 

 

 

 

 

 

 

AMERICA

Nord-Ovest

1.664

4.511

3.426

2.244

11.845

Nord-Est

544

1.453

1.011

740

3.748

Centro

580

1.748

1.512

1.092

4.932

Sud

111

259

258

163

791

Isole

120

151

135

103

509

Totale Italia

3.019

8.122

6.342

4.342

21.825

 

 

 

 

 

 

 

ASIA

Nord-Ovest

2.592

4.808

2.788

1.177

11.365

Nord-Est

1.296

2.912

1.976

894

7.078

Centro

1.268

2.726

2.035

830

6.859

Sud

121

434

383

112

1.050

Isole

177

420

300

125

1.022

Totale Italia

5.454

11.300

7.482

3.138

27.374

 

 

 

 

 

 

 

OCEANIA

Nord-Ovest

8

18

10

6

42

Nord-Est

3

8

5

14

30

Centro

6

23

20

4

53

Sud

3

5

4

3

15

Isole

1

5

3

6

15

Totale Italia

21

59

42

33

155

Totali Þ

36.823

76.662

44.219

24.063

181.767

 

 

La lettura della tabella 10 va fatta osservando le aree geografiche e la relativa distribuzione continentale. I paesi dell’UE sono specialmente distribuiti nel Nord-Ovest e nel Centro. Quelli non UE hanno una distribuzione omogenea nell’area centro settentrionale. Per l’Africa sono le due ripartizioni del Nord a contendersi il primato. L’america si colloca tra soprattutto a Nord-Ovest, con valori differenti, tra Centro e Nord-Est, di un migliaio di presenze.

È il Nord-Ovest ad avere la maggior concentrazione di asiatici e ancora Centro e Nord-Est differiscono di poco. Si può dunque dire che l’area geografica dove si concentra la maggior parte delle varie provenienze è sempre il Nord-Ovest. Stiamo parlando di valori assoluti e non di impatto sulla popolazione.

Tabella 11 - Le province italiane con la più alta consistenza numerica

di alunni con cittadinanza non italiana - a. s. 2001/02

 

Provincia

Europa

Africa

America

Asia

Oceania e

apolidi

totale

femmine

 

UE

Non UE

 

 

 

 

 

 

Milano

522

3.912

4.455

5.068

5.180

29

19.166

8.690

Roma

375

5.694

1.547

2.118

2.117

12

11.863

5.535

Torino

221

2.660

2.653

1.328

767

11

7.640

3.612

Brescia

104

2.556

2.857

473

1.625

3

7.618

3.366

Vicenza

54

2.746

1.741

383

765

11

5.700

2.638

Treviso

74

2.857

1.719

358

541

15

5.564

2.567

Verona

159

1.758

2.076

364

614

6

4.977

2295

Bologna

98

1.258

2.211

235

1.073

7

4.882

2.293

Firenze

153

1.765

648

457

1.697

34

4.754

2.258

Modena

76

1.009

2.658

206

803

2

4.754

2.129

Bergamo

77

1.522

2.081

455

449

2

4.586

2.115

Perugia

124

2.025

1.122

578

224

6

4.079

1.811

Genova

72

658

684

2.243

299

1

3.957

1.770

Reggio Emilia

47

763

1.502

160

969

0

3.441

1.542

Cuneo

55

1.546

1.307

139

249

1

3.297

1.551

Padova

43

1.634

964

209

379

3

3.232

1.492

Varese

132

1.101

956

447

341

3

2.980

1.330

Mantova

20

739

1.007

148

736

1

2.651

1.157

Parma

71

662

1.119

296

369

1

2.518

1.127

Ancona

38

1.318

614

233

244

0

2.447

1.157

Bari

87

1.615

339

104

143

4

2.292

1.126

Cremona

76

693

643

94

628

1

2.135

974

Trento

36

1.207

550

175

153

1

2.122

1.017

Venezia

56

1.160

349

172

346

0

2.083

968

Alessandria

28

1.056

609

223

113

0

2.029

973

Rimini

58

1.354

219

159

152

0

1.942

941

Macerata

34

1.153

320

151

251

0

1.909

877

Pesaro e Urbino

51

991

567

131

107

10

1.857

858

Arezzo

105

1.075

242

122

241

1

1.786

821

Como

78

692

580

172

227

2

1.751

796

Ascoli Piceno

26

980

456

147

136

3

1.748

753

Pordenone

33

880

381

337

111

0

1.742

818

Prato

7

463

164

36

961

2

1.633

704

Udine

35

1.068

232

188

74

5

1.602

773

Forlì-Cesena

29

874

442

121

122

5

1.593

699

Piacenza

16

751

473

136

140

1

1.517

687

Pavia

44

732

421

190

123

2

1.512

631

Pisa

65

890

313

110

104

2

1.484

617

Lecco

33

591

550

115

90

1

1.380

651

Novara

34

565

542

99

101

3

1.344

652

Ravenna

21

759

405

82

71

0

1.338

649

Palermo

67

221

359

108

545

6

1.306

597

Siena

57

863

173

106

83

4

1.286

596

Lucca

67

481

298

88

70

6

1.010

467

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale Italia

4.929 Þ

75.693

51.681

21.825

27.374

265

181.767

83.279

 

I valori assoluti (colonna 8) delle presenze per provincia della tabella 11 sono validi come indicatori. Dal punto di vista dell’attività scolastica, al di là del numero assoluto di stranieri, molto più interessa la loro provenienza e la quantità di cittadinanze rappresentate. È per questo motivo che, dopo aver sottolineato il dato di Milano e Roma (19.166 e 11.863) preferiamo andare alla tabella successiva.

 

 

 

Tabella 12 - Le province italiane con il più alto numero di cittadinanze

distinte nella scuola - a. s. 2001/02

 

provincia

% di alunni

non italiani

nel comune capoluogo

% di alunni

non italiani

negli altri comuni della provincia

Alunni con

cittadinanza non

italiana per 100

frequentanti in

tutti i comuni

della provincia

Cittadinanze

rappresentate

Stato estero

di cittadinanza

più rappresentato

% di alunni dello Stato estero più

rappresentato

sugli alunni con

cittadinanza non

italiana in totale

Milano

59,11

40,89

4,10

154

Filippine

9,65

Roma

65,30

34,71

2,82

149

Romania

14,42

Torino

68,43

31,57

2,74

123

Marocco

21,11

Brescia

23,68

76,32

5,17

113

Marocco

17,49

Bologna

40,35

59,65

5,13

111

Marocco

29,60

Verona

32,43

67,57

4,33

111

Marocco

24,65

Bergamo

18,71

81,29

3,20

106

Marocco

28,46

Perugia

32,88

67,12

4,75

104

Albania

26,35

Vicenza

19,63

80,37

4,78

104

Iugoslavia

21,40

Firenze

43,52

56,48

5,48

102

Cina

24,97

Padova

35,49

64,51

2,76

101

Marocco

18,87

Genova

86,66

13,34

3,89

100

Ecuador

37,15

Parma

48,61

51,39

5,19

100

Marocco

17,04

Treviso

14,07

85,93

4,81

100

Marocco

20,15

Varese

19,80

80,20

2,60

100

Albania

21,31

Reggio Emilia

36,97

63,03

6,12

96

Marocco

24,53

Modena

30,59

69,42

5,64

95

Marocco

33,51

Venezia

33,65

66,35

2,07

90

Albania

18,58

Pesaro

24,23

75,77

3,85

89

Albania

24,23

Cuneo

10,04

89,96

4,25

85

Albania

28,91

Ancona

20,35

79,65

3,93

84

Albania

20,03

Como

29,58

70,42

2,47

84

Marocco

14,91

Lecco

18,99

81,01

3,22

82

Marocco

18,62

Mantova

16,71

83,29

5,91

81

Marocco

21,50

Cremona

32,97

67,03

4,82

79

India

17,99

Forlì-Cesena

25,68

74,33

3,50

79

Albania

22,54

Pisa

30,86

69,14

3,04

77

Albania

33,49

Siena

18,74

81,26

4,32

75

Albania

39,58

Bari

22,08

77,92

0,80

74

Albania

62,35

Ravenna

45,07

54,93

3,45

73

Albania

26,83

Trento

21,11

78,89

3,79

73

Marocco

21,02

Palermo

77,41

22,59

0,57

72

Sri Lanka

18,76

Pavia

15,87

84,13

2,75

72

Albania

27,32

Rimini

55,30

44,70

5,05

72

San Marino

27,60

Udine

34,02

65,98

2,75

72

Albania

17,10

Viterbo

17,25

82,75

2,07

72

Albania

14,88

Macerata

9,38

90,62

4,45

71

Macedonia

22,79

Pordenone

29,16

70,84

4,71

71

Albania

28,76

Alessandria

28,88

71,12

4,31

69

Albania

31,20

Ascoli Piceno

4,75

95,25

3,11

68

Albania

31,52

Novara

43,60

56,40

2,97

68

Albania

31,77

Piacenza

43,51

56,49

4,90

68

Albania

21,09

Imperia

27,12

72,88

3,62

66

Albania

26,78

Arezzo

29,45

70,55

4,38

64

Albania

28,22

Ferrara

36,91

63,09

2,25

64

Marocco

27,87

Grosseto

29,97

70,03

2,58

64

Albania

18,37

Napoli

23,33

76,67

0,25

64

Cina

20,98

Lucca

31,29

68,71

2,12

63

Marocco

24,16

Massa-Carrara

41,46

58,54

2,18

63

Albania

30,25

Livorno

48,96

51,04

1,78

62

Albania

26,29

Latina

32,16

67,84

1,21

62

Albania

14,50

..

 

 

 

 

 

 

Totale Italia 37,79

62,21

2,31

186

Albania

17,75

 

 

 

Disaggregando opportunamente i dati della Tabella 12 è possibile ricavare alcuni indicatori della distribuzione degli alunni stranieri nei comuni capoluogo e fuori di essi.

A.     La seconda colonna ordinata in modo decrescente illustra il grado di accettazione e/o inserimento degli immigrati nel territorio del comune capoluogo della provincia. I valori alti sono segno di forte presenza territoriale; viceversa, i valori bassi e il conseguente spostamento nelle aree dei comuni della provincia informa sulla dispersione che gli stranieri hanno in qualche modo dovuto subire. Una dispersione spiegabile in tanti modi, certo.

o        Il caso, ad esempio, di province come Treviso e Vicenza, con valori bassi nel capoluogo, possono dare adito al sospetto di una non accettazione, da parte degli autoctoni, degli stranieri: in entrambi i casi si tratta di province interessate pesantemente dal fenomeno migratorio, soprattutto per motivi legati al lavoro; i loro comuni periferici, quelli esterni alla fascia urbana per intenderci, offrono indubbiamente alte possibilità di impiego. Nonostante ciò, ben l’85,93% degli alunni stranieri è disperso nei territori dei vari comuni provinciali, nel caso di Treviso. Dal punto di vista della ricerca ciò introduce una difficoltà di coordinare le varie attività di integrazione scolastica, proprio per l’enorme dispersione delle persone interessate.

o        D’altro canto, nel caso di Genova, che appare al primo posto della tabella disaggregata coi criteri sopra esposti, c’è da considerare la limitata area disponibile della provincia, nonché le difficoltà oggettive di trovare alloggio al di fuori del territorio del comune capoluogo.

o        Nel caso di Palermo, Torino, Roma e Milano (dal secondo al quinto posto della disaggregazione), si può fare un discorso un po’ diverso: qui la possibilità alloggiativa e l’indubbia importanza che hanno tali centri urbani hanno determinato una forte presenza, accompagnata da un’offerta di lavoro e di alloggio forti. Aggiungendo a questa lista anche Rimini, ecco che abbiamo elencato le province in cui la presenza degli stranieri a scuola raggiunge una percentuale superiore al 50% nel comune del capoluogo.

B.      Disaggregando la tabella 5 secondo la quarta colonna, otteniamo la percentuale di alunni con cittadinanza non italiana per cento frequentanti. In questo caso le difficoltà sono direttamente proporzionali all’aumentare del valore: la misura di 6,12 di Reggio Emilia indica un’alta presenza e una relativa difficoltà d’intervento. Valori come quelli di Bari, Palermo e Napoli, tutti sotto l’unità, permettono di intravedere una situazione di non emergenza; Palermo, d’altro canto, presenta una concentrazione nel comune capoluogo pari al 77,41%. La questione delle cittadinanze è legata anche alla presenza di lingue diverse: come si vedrà nelle osservazioni svolte nella ricerca sul campo del Quartier del Piave, della Vallata e dell’Alpago, ci sono stati in cui le lingue parlate sono numerose; è perciò presumibile che gli alunni provenienti dagli stessi siano portatori di una complessità linguistica e culturale densa, certamente più ricca di quella di italiani che parlano la sola lingua italiana o, come spesso accade, conoscono bene solo un dialetto;

C.     La colonna delle cittadinanze rappresentate (la quinta) è quella con cui abbiamo ordinato la tabella 12. Gli alti valori di Milano e Roma (154 e 149 nazionalità) introducono una forte complessità d’interventi. Ben 15 province hanno un numero di nazionalità a tre cifre e il valore minore è comunque 62, tra le province che appaiono in lista;

D.     A questo punto vale la pena di soffermarsi sulle ultime due colonne, relative allo stato estero più rappresentato e alla percentuale di alunni di tale stato rispetto agli altri di nazionalità non italiana. Nel totale delle 51 province elencate nella tabella, l’Albania risulta al primo posto in ben 25; segue il Marocco, con 16 presenze; infine la Cina con 2 e il resto con un’unità (sette nazionalità). Non è una situazione disperata, anzi: le cinquantun province presentano in totale una variabile di 11 nazionalità preponderanti, di cui due sono massicciamente presenti. Nel caso dell’Albania, la media è del 17,75%.

E.      Quello qui sopra considerato è un primo passo verso la razionalizzazione di interventi educativi e integrativi in ambito scolastico. Il passo successivo è, comunque, vedere all’interno della provincia quale sia la distribuzione nelle scuole, quali siano i centri a cui gli alunni guarderanno per affrontare la scuola superiore, quali risorse umane sono disponibili per l’integrazione di studenti con lingue diverse dalla nazionale. Vedremo in che cosa possono consistere gli interventi e come potranno essere modificati via via che il tempo passa e la presenza straniera a scuola seguirà l’iter normale dalla prima elementare fino alla fine delle superiori.

In questo modo sarà possibile operare anche un’integrazione più complessa: non solo degli stranieri nei confronti del nuovo territorio e di quello che ne deriva, ma anche un’integrazione rispetto alla cultura di provenienza. Si ricordi che l’aumento degli stranieri a scuola dipende sì dai ricongiungimenti familiari ma anche, e ciò è in forte aumento, dalla nascita di bambini. Sperare che essi riescano così ad integrarsi naturalmente nel territorio italiano è una falsa consolazione; se questo avverrà grazie all’aumento della scolarità italiana per mezzo della frequentazione della scuola fin dai primi anni di corso, senz’altro verranno a galla altre problematiche, legate alla differenza culturale intergenerazionale per esempio, che non è un fatto trascurabile nemmeno in ambito scolastico. Per riassumere tutto ciò si guardi all’elenco seguente, che illustra le tipologie di stranieri presenti nella scuola italiana:

1.      ci sono figli di stranieri che sono nati fuori d’Italia;

2.      ci sono figli di stranieri che sono nati in Italia;

3.      ci sono stranieri nati fuori d’Italia, che hanno frequentato fin dalla prima classe elementare;

4.      ci sono stranieri nati fuori d’Italia, che si iscrivono in corso d’anno scolastico;

5.      ci sono stranieri figli di un genitore italiano e di uno straniero;

6.      ci sono stranieri adottati da piccoli e stranieri adottati da grandi: non sono registrati come stranieri;

7.      ci sono stranieri di culture diverse, più o meno vicine alla nostra;

8.      ci sono stranieri risultanti dalla combinazione di queste variabili;

 

 

Tabella 13 - Tendenze ipotizzate sulla popolazione scolastica non italiana

nei prossimi anni e relativo grafico

 

Anno scolastico

Ipotesi 1

Ipotesi 2

 

 

 

2002/03

229.142

236.075

2003/04

270.132

285.369

2004/05

311.971

336.327

2005/06

351.423

379.246

2006/07

384.436

420.563

2007/08

418.267

459.461

2008/09

446.444

498.904

2009/10

467.742

534.840

2010/11

488.223

566.452

2011/12

507.888

597.519

2012/13

518.633

628.041

2013/14

527.744

658.020

2014/15

535.221

676.627

2015/16

541.066

693.602

2016/17

546.737

702.985

2017/18

550.390

710.190

 

 

 

La tabella 13 e il relativo grafico danno l’idea di cosa ci aspetta nel prossimo futuro. Che fare? Attendere che qualcuno intervenga, magari propagandando una chiusura delle frontiere o creando un forte legame tra lavoro e permanenza straniera in Italia (niente lavoro = niente Italia) oppure confinando gli stranieri in centri delimitati per evitare la contaminazione della nostra cultura? Non credo a soluzioni di questo tipo, mi sembrano non soluzioni. Dovremo (uso il futuro, non il condizionale) partire dalla dignità delle persone, dalle loro attitudini e capacità, dalla loro cultura, dalla loro individualità. Il sistema complesso in cui siamo immersi, la mondializzazione in atto, i movimenti tra stato e stato se non da continente a continente, i cambiamenti degli stili di vita: ciò interessa tutti noi. Cercare di chiuderci nel nostro territorio, di difendere la nostra già corrotta identità, di fingere che basti alzare un muro di leggi per risolvere i problemi: non mi sembra una strada realistica. È necessario assumersi una dose di responsabilità maggiore. E non parlo qui per coloro che operano nella scuola, che già sono soggetti a dei carichi per i quali non sono stati preparati e a cui stanno con fatica reagendo, visti i mezzi e le risorse messe a disposizione e i progetti per il futuro anno scolastico (leggi Finanziaria). Intendo dire che la costruzione di un’identità è un processo a cui partecipiamo in modi diversi tutti quanti, rinunciando ad una parte di ciò che siamo.

Tabella 14 – Prima disaggregazione per caratteristiche provinciali

 

Numero province appartenenti al primo cluster

14

Localizzazione geografica

Sud e Isole (AG, BN, CA, CL, CZ, IS, KR, NA, NU, OR, PZ, SA, SS, TP)

Caratteristiche principali

  • Alto tasso di disoccupazione
  • Alto numero di permessi di soggiorno rilasciati per iscrizione alle liste di collocamento
  • Alto numero di alunni provenienti da paesi africani
  • Alto numero di alunni provenienti dal Marocco
  • Bassa percentuale di promossi nella scuola secondaria di I grado
  • Bassa percentuale di promossi nella scuola elementare
  • Bassa presenza di alunni con cittadinanza non italiana in tutti gli ordini di scuola
  • Basso numero di permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro

 

 

                Questo primo raggruppamento contiene 14 province con scarso potere d’attrazione. La distribuzione sul territorio nazionale delle stesse comprende tutta la Sardegna. In ogni caso non sono presenti province del Centro Italia né del Nord. La maggior parte delle provenienze è africana, specialmente marocchina. I permessi di soggiorno sono legati soprattutto all’iscrizione nelle liste di collocamento; molto basso il valore di iscrizioni per motivi di lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 15 – Seconda disaggregazione per caratteristiche provinciali

 

Numero province appartenenti al secondo cluster

27

Localizzazione geografica

Sud (AV, BA, BR, CB, CE, CH, CS, CT, EN, FG, FR, LE, LI, LT, ME, MS, MT, PA, PE, RC, RG, RI, SO, SR, TA, VB, VV)

Caratteristiche principali

  • Alto tasso di disoccupazione
  • Alto numero di alunni provenienti dall’Albania
  • Alta numero di alunni provenienti da paesi dell’Unione Europea
  • Basso numero di permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro
  • Bassa presenza di alunni con cittadinanza non italiana in tutti gli ordini di scuola

 

 

È il raggruppamento che fa riferimento ad aree costiere della Puglia e del Sud, dove forte è la presenza di immigrazione albanese e quella di immigrati da Germania e Francia di origine italiana. Alto è il tasso di disoccupazione come basso il numero di permessi rilasciato per motivi di lavoro. La presenza di alunni stranieri cresce leggermente.

 

 

 

Tabella 16 – Terza disaggregazione per caratteristiche provinciali

 

Numero province appartenenti al terzo cluster

32

Localizzazione geografica

Centro, Settentrione e fascia adriatica (AL, AN, AP, AQ, AR, AT, BL, FE, FO, GO, GR, IM, LU, MC, PD, PI, PN, PS, PT, PV, RA, RN, RO, SP, SV, TE, TN, TR, TS, UD, VE, VT)

Caratteristiche principali

  • Alto numero di alunni provenienti da paesi non appartenenti all’Unione Europea
  • Alto numero di alunni provenienti da paesi dell’ex- Iugoslavia
  • Alta presenza di alunni con cittadinanza non italiana nella scuola elementare e nella scuola secondaria di I e di II grado
  • Basso numero di permessi di soggiorno rilasciati per l’iscrizione alle liste di collocamento
  • Bassa presenza di alunni provenienti da paesi africani
  • Basso tasso di disoccupazione

 

 

Si tratta del raggruppamento più numeroso: sono presenti province della costa adriatica del centro e del Nord, con tutte le province delle Marche, del Friuli-Venezia Giulia e della costa della Romagna. La presenza di studenti nella scuola è forte in tutti i gradi scolastici; la loro provenienza è specialmente europea, non comunitaria. Il benessere economico e sociale di queste province attira molto gli immigrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tabella 17 – quarta disaggregazione per caratteristiche provinciali

 

Numero province appartenenti al quarto cluster

28

Localizzazione geografica

Centro, Settentrione (BG, BI, BO, BS, CN, CO, CR, FI, GE, LC, LO, MI, MN, MO, NO, PC, PG, PO, PR, RE, RM, SI, TO, TV, VA, VC, VI, VR)

Caratteristiche principali

  • Alta presenza di iscritti all’anagrafe provenienti da paesi a forte pressione migratoria
  • Alta presenza di alunni stranieri di ogni ordine di scuola
  • Alto numero di depositi bancari
  • Alti redditi
  • Alto numero di permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro
  • Alto numero di alunni provenienti da paesi asiatici
  • Basso numero di permessi di soggiorno rilasciati per altri motivi
  • Bassa presenza di alunni provenienti da paesi appartenenti all’Unione Europea
  • Bassa presenza di alunni provenienti da paesi non appartenenti all’Unione Europea
  • Basso tasso di disoccupazione

 

 

L’ultimo cluster disaggregato segnala l’attrazione che le province indicate suscitano negli immigrati. Gli studenti sono numerosi in tutti gli ordini scolastici; il dato è confortato da alti indicatori su permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro e alto numero di depositi bancari. Bassa è la disoccupazione e alto lo sviluppo economico e sociale. Sono presenti sia grandi aree urbane sia piccoli centri provinciali, tutti collocati nel Centro-Nord. Forte è la presenza di studenti asiatici.

Riportiamo, infine, un’immagine della distribuzione delle province nei quattro cluster così come appare nella ricerca del MPI.

 

un caso particolare: il quartier del piave e la vallata

(comuni di pieve di soligo, farra di soligo, sernaglia della battaglia, follina, tarzo)

 

tabella 1 – dati del quartier del piave e della vallata, provincia di treviso anno scol. 2001-2002[20]

 

plesso

totale alunni

totale stranieri

% di stranieri

 

 

 

 

Istituto Comprensivo di Sernaglia

Moriago della Battaglia media

66

12

18,2

Sernaglia della Battaglia media

136

19

14,0

Falzé di Piave elementare

101

8

7,9

Sernaglia della Battaglia elementare

156

9

5,8

Moriago della Battaglia elementare

92

18

2,0

Totale Sernaglia

551

66

12,0

 

 

 

 

Istituto Comprensivo di Tarzo

Revine Lago elementare

88

15

17,0

Tarzo media

126

15

11,9

Tarzo elementare

108

12

11,1

Corbanese elementare

62

3

4,8

Totale Tarzo

384

45

11,7

 

 

 

 

Istituto Comprensivo di Farra di Soligo

Col san Martino elementare

156

26

16,7

Farra di Soligo materna

74

9

12,2

Col san Martino media

186

20

10,7

Farra di Soligo elementare

125

10

8,0

Soligo elementare

129

8

6,2

Totale Farra di Soligo

596

64

10,9

 

 

 

 

Istituto Comprensivo di Follina

Cison di Valmarino elementare

97

27

27,8

Miane elementare

154

30

19,5

Follina elementare

174

30

17,2

Miane medie

116

19

16,4

Follina medie

157

18

11,5

Totale Follina

698

124

17,8

 

 

 

 

Istituto Comprensivo di Pieve di Soligo[21]

Pieve di Soligo Vaccari elementare

111

19

17,1

Pieve di Soligo Contà elementare

180

24

13,3

Pieve di Soligo media

352

34

9,7

Barbisano elementare

82

5

6,1

Solighetto elementare

110

3

2,7

Refrontolo elementare

65

1

1,5

Pieve di Soligo materna

42

0

0

Totale Pieve di Soligo

942

86

9,1

 

 

 

 

totale

3.171

385

12,1

 

         Riconsideriamo i dati nazionali: 2,31 stranieri per 100 frequentanti. Il valore, come si è già detto, è basso, specie se confrontato con altri stati europei. Anche la percentuale per macro regione, 4,06 % nel Nord Est, pur essendo la più alta di tutte le macro regioni italiane, non offre stimolo all’allarmismo.

Nel caso del Veneto la percentuale di stranieri scende al 3,66%. Se poi veniamo alla provincia di Treviso, a cui appartengono i Comuni sopra elencati, il valore sale a 4,81%. Maggiore, certo, delle quote precedenti.

Nel momento in cui la nostra indagine abbandona i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione e si affida ad un’indagine sul campo, le sorprese sono considerevoli. Vediamole attraverso la tabella n. 1, che è stata ordinata osservando i valori della quarta colonna in modo decrescente.

I dati da me raccolti illustrano in modo evidente il discostarsi dei valori periferici di ogni singolo Istituto Comprensivo da quelli nazionali, regionali e provinciali, nonché macroregionali. Il territorio esaminato (che unisce le scuole in rete) presenta una media di ben 12,1% di presenze straniere rispetto alla totalità della popolazione scolastica.

Prima considerazione: singoli istituti, collocati in un territorio provinciale dove la percentuale di stranieri è al massimo di 4,81, presentano valori che vanno molto al di là di tale indice. Come si potrà constatare, nei singoli ordini di scuole possono esserci dei valori ancora maggiori: si veda la media di Moriago e di Sernaglia (18,2 e 14,0%); l’elementare di Revine Lago insieme all’elementare e alla media di Tarzo (rispettivamente 17,0, 11,9 e 11,1%); l’elementare e la media di Col San Martino, con 16,7 e 10,7% (trascuriamo, qui, il dato della materna); le elementari di Cison di Valmarino, Miane e Follina (27,8, 19,5 e 17,2%), insieme ai dati delle medie di Miane e Follina (16,4 e 11,5%); infine i dati delle elementari “Vaccari” e “Contà” di Pieve di Soligo (17,1 e 13,3%).

Seconda considerazione: se nel caso del singolo istituto abbiamo valori diversi a seconda del plesso, molto più alti di quanto ci dicano le percentuali nazionale, macroregionale, regionale o provinciale, bisogna anche considerare che l’attività scolastica si svolge in singole classi; classi in cui i dati possono assumere valori ancora maggiori. Considero qui il caso di alcune scuole di Pieve di Soligo.

 

tabella 2 – dati di alcune scuole dell’istituto comprensivo di pieve di soligo[22]

 

scuola

classe

alunni complessivi

alunni stranieri

%

stranieri

nazionalità

lingue presenti[23]

 

 

M

F

T

M

F

T

 

 

 

Elementare “Vaccari”

II A

7

7

14

3

4

7

50,0

3

5[24]

Elementare “Contà”

I C

8

7

15

3

2

5

33,3

4

7

Elementare “Contà”

V B

8

7

15

1

3

4

26,7

4

n. d.

Elementare “Contà”

IV A

15

7

22

1

4

5

22,7

4

6

Elementare “Vaccari”

III A

8

16

24

1

4

5

20,8

4

7[25]

Media Pieve di Soligo

I A

10

10

20

3

1

4

20,0

2

n. d.

Elementare “Vaccari”

III B

11

13

24

0

3

3

12,5

2

3

Si notano i valori altissimi della II A e della I C delle elementari “Vaccari” e “Contà” (50,0 e 33,3%) prima di tutto; ma anche gli altri non sono da meno. C’è poi da considerare la presenza di nazionalità diverse, che introducono ulteriori problemi di integrazione e programmazione del lavoro. Infine, da una calcolo fatto a parte, vi è una presenza considerevole di lingue, tra le quali non è stata conteggiata quella italiana.

 

Tabella 3 - Rete “Alunni stranieri” - I.C. di Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Follina,

Sernaglia della Battaglia, Tarzo,  Istituto Superiore “M. Casagrande”[26]

 

 

I.C.  PIEVE

 

 

I.C. FARRA

I.C. FOLLINA

I.C. SERNAGLIA

I.C. TARZO

IST. SUP.

“M.CASAGRANDE”

A. SCOL.

A. SCOL.

A. SCOL.

A. SCOL.

A. SCOL.

A. SCOL.

00-01

01-02

00-01

01-02

00-01

01-02

00-01

01-02

00-01

01-02

00-01

01-02

N. stranieri

 

67

100

63

73

101

123

55

64

37

45

4

11

Aumento % tra i due aa. ss.

+49,2

+15,9

+21,8

+16,4

+21,6

+175,0

% stranieri

 

7,4%

10,6%

9,2%

10,9%

14,7%

17,6%

10,2%

11,6%

9,6%

11,6%

0,7%

1,9%

incremento

in %

+3,2

+1,7

+2,9

+1,6

+1,7

+1,2

 

 

La tabella 3 ci indica la progressione delle iscrizioni nella rete di scuole della Vallata e del Quartier del Piave tra gli anni scolastici 2000-2001 e 2001-2002. A parte il dato dell’Istituto Superiore “Casagrande”, con valori bassi e riferito comunque a tipologie di scuole superiori poco “gettonate” dalla presenza straniera, i dati degli altri istituti comprensivi sono alti. Abbiamo già visto, nell’analisi dei dati nazionali, come le scelte della scuola superiore vertano soprattutto verso istituti professionali e tecnici; da ciò si deduce che ci sarà una migrazione forte di alunni stranieri verso città limitrofe che offrono istituzioni scolastiche di questo tipo (Vittorio Veneto e Conegliano). Sono forti gli aumenti dell’I. C. di Pieve di Soligo (49,2%); da tenere in forte considerazione anche quelli che si collocano sopra il 20% (Follina e Tarzo); non trascurabili gli altri (inserimenti in singole classi).

Tabella 4 - Rete “Alunni stranieri” - I.C. di Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Follina, Sernaglia della Battaglia, Tarzo,  Istituto Superiore “M. Casagrande”

 

 

 

i.c.  pieve

 

 

i.c. farra

i.c. follina

i.c.

sernaglia

i.c. tarzo

ist.sup.

“m. casagrande”

a. scol.

2001-2002

a. scol.

2001-2002

a. scol.

2001-2002

a. scol.

2001-2002

a. scol.

2001-2002

a. scol.

2001-2002

Variazione stranieri

Da inizio anno scol.  al 20.2.2002

20

19

12

6

3

1

Classi sul totale con percentuale superiore al 15%

valore assoluto

11/51

9/39

23/39

13/35

8/22

0

Classi sul totale con percentuale superiore al 15%

valore %

21,6

23,1

59,0

            

37,1

36,4

0

 

La tabella 4 contiene valori sensibili. Si guardi alla seconda riga: sia l’I. C. di Farra di Soligo sia quello di Pieve hanno subito una variazione di alunni iscritti pari ad una classe. I dodici di Follina sono difficilmente gestibili a scuola avviata. Nella quarta riga, il valore percentuale ci informa che, a parte il caso dell’istituto superiore, in tutte gli altri istituti il numero di classi che registrano la presenza di più del 15% di stranieri si attesta su una media del 35,4 (calcolo fatto a parte, senza considerare l’istituto superiore), con una punta massima del 59,0% nell’istituto comprensivo di Follina.

 

Tabella 5 - Tabella riassuntiva dati complessivi della rete

 

Totale  alunni stranieri

Aumento percentuale nei due anni

a. s. 2000-2001

a. s. 2001-2002

+ 27,2 %

327

416

 

 

         Si noti che un aumento del 27,2% tra un anno e l’altro non è di poco conto, in un territorio in cui la presenza degli stranieri a scuola è già di per sé notevole.

 

 

Tabella 6 – Serie storica dell’Istituto Comprensivo “A. Fogazzaro”

di Follina (Follina, Miane e Cison) tra l’anno scolastico 1998-99 e il 2001-2002

 

a. s.

elementare

media

tot.

str.

% str

variazione

annuale

stranieri

cison

miane

follina

miane

follina

tot.

st.

% st

tot.

st.

% st

tot.

st.

% st

tot.

st.

% st

tot.

st.

% st

98-99

103

9

8,7

171

15

8,9

150

8

5,3

84

11

13,1

126

3

2,4

634

46

7,2

 

99-00

114

19

16,7

162

23

14,2

153

9

5,9

99

10

10,1

131

13

9,9

659

74

11,2

+ 60,9%

00-01

107

22

20,6

163

25

15,3

177

20

11,3

102

18

17,6

137

16

11,7

686

101

14,7

+ 35,1%

01-02

97

27

27,8

154

30

19,5

174

30

17,2

116

19

16,4

157

18

11,5

698

124

17,8

+22,8%

Nel caso dell’Istituto Comprensivo di Follina, spiccano i dati riferiti a Cison, anche se i rimanenti sono rilevanti. Causa un decremento degli alunni italiani, nel 2001-2002 la percentuale di quelli stranieri è salita al 27,8%.

In che senso tali aumenti sono da tenere in considerazione? Chi non ha presente il lavoro didattico e pedagogico che un insegnante svolge a scuola, avrà bisogno di qualche chiarificazione.

La lingua è lo strumento che media la pratica di insegnamento/apprendimento. Però, la scarsa o nulla conoscenza della lingua italiana, nel nostro caso, non è per forza indice di incapacità mentale di un individuo. Come fare a capire qual è la preparazione di un alunno allorché si affaccia alla scuola italiana e non dispone di una conoscenza linguistica sufficientemente valida per entrare in contatto con gli insegnanti? Come fare a capire qual è la sua maturità cognitiva, qual è insomma la sua capacità di usare la mente? Da questo punto di vista c’è un’insufficiente numero di strumenti atti a sostituire la presenza di test basati sulla lingua italiana. Come, d’altro canto, insufficienti sono le risorse, soprattutto umane, di cui la scuola dispone, causa una cattiva gestione del governo di un fenomeno oramai più che decennale. Allorché, come nel caso della I C della scuola elementare “Contà” di Pieve di Soligo (coi suoi 5 stranieri su 15 alunni, di quattro nazionalità diverse e in possesso potenzialmente di 7 idiomi senza la lingua italiana) o come nel caso della II A dell’elementare “Vaccari” (metà della popolazione della classe è straniera, con tre nazionalità e cinque idiomi) le maestre si trovano di fronte una tale realtà, come è possibile risolvere i problemi, che non è detto siano stati previsti, dato che spesso gli stranieri minori seguono i loro genitori e l’inserimento nella scuola avviene ad anno scolastico iniziato? E come sarà possibile affrontare una tale situazione allorché la presenza delle maestre andrà riducendosi, così come dovrebbe avvenire con l’inserimento del cosiddetto maestro unico, voluto nella riforma della scuola del Ministro Moratti? O, ancora, con la riduzione del numero degli insegnanti di sostegno, il cui compito non è solo quello di seguire un alunno segnalato, ma di essere presenti nella classe in quanto insegnanti di classe, insegnanti di tutto l’insieme degli alunni/allievi che la compongono[27]?

A questo proposito va aperta una digressione sul tema dell’handicap. C’è una sorta di luogo comune che tende a creare un rapporto di equivalenza straniero-handicap. Nella mia ricerca, a dire il vero, non sono emersi casi che possano avvallarla. Però, è interessante valutare a che cosa serve un insegnante di sostegno (già il termine, di per sé, elude la parola handicap). Partiamo da un enunciato: “La scuola deve organizzarsi su misura delle caratteristiche personali dei singoli alunni[28]. Uno dei più grossi impedimenti al proseguimento della carriera scolastica, all’interno della scuola dell’obbligo, deriva da ripetenza, interruzione della frequenza, evasione dell’obbligo di frequenza, frequenza irregolare, comportamenti problematici (questi ultimi sono i più preoccupanti, in quanto si situano in una posizione di border-line, di linea di confine, un luogo in cui è difficile diagnosticare se vi sia un reale handicap o una momentanea difficoltà di apprendimento): dalle statistiche emerge un 3-4% di alunni svantaggiati e il 5-6% di disadattati[29]. I giovani a rischio sono “(…) soggetti che spesso provengono da famiglie deprivate sul piano socio-economico-culturale; soggetti che provengono da famiglie solide economicamente ma con insufficiente cultura; soggetti deprivati affettivamente o che fanno parte di gruppi di minoranze (nomadi, extracomunitari ecc…)”. la questione riguarda l’interpretazione del concetto riassunto dalle parole “svantaggio culturale”: si tratta di una disabilità? In caso affermativo, chi se ne deve occupare? Apparentemente non è un handicap, ma la Gazzetta Ufficiale del 13 settembre 1995 riporta il Decreto del 27 giugno dello stesso anno: “Nuovi programmi dei corsi biennali di specializzazione di alunni in situazione di handicap”. Nuovi in quanto, rispetto a quelli precedenti, prospettano un diverso curricolo, perciò competenze ulteriori. Una sua possibile e razionale interpretazione, che tiene conto del contesto nel quale esso s’inserisce (obsolescenza delle vecchie divisioni concernenti unicamente i sordi, i ciechi e gli “psicofisici”; denominazioni e considerazioni di minoranze adottate nei diversi Paesi dell’Unione Europea) permette di inserire soggetti che, finora, erano rimasti esclusi da un servizio così importante nella scuola pubblica. Nella tassonomia dei casi che è stata elaborata nell’articolo curato da Angela Carlino Bandinelli[30] figurano le seguenti disabilità con i relativi riferimenti esplicativi. Dalla tabella pubblicata nella rivista ho estratto la parte che compare nella tabella 4. Si noteranno, in grassetto, le voci che, secondo me, interessano i bambini stranieri; l’esperienza mi suggerisce, comunque, che altre ancora sono le problematiche presenti per loro, conseguenza delle condizioni nelle quali sono costretti a vivere. Chiudo qui.

 

tabella 7 – disabilità e riferimenti esplicativi

 

disabilità

riferimenti esplicativi

Interpersonale:

·          Socioculturale

·          Affettivo-relazionale

socioculturale

1.       deprivati socio-economici

2.       immigrati

3.       iperprotetti

affettive-relazionali

4.       autistici

5.       schizofrenici

6.       disadattati

Altre

7.       dislessici

8.       discalculici

9.       ipercinetici

difficoltà di apprendimento

10.   bisogni educativi speciali temporanei

 

 

Se per ora i problemi riguardano soprattutto l’inserimento a scuola dello straniero, non dobbiamo dimenticare di gettare uno sguardo al di là dell’immediato. Infatti, c’è da considerare che i bambini stranieri che nascono in Italia saranno stranieri dal punto di vista istituzionale (la legge italiana prevede che un bambino nato da due stranieri sia anch’esso tale), ma non da quello pratico. Egli, dopo essere nato in un ospedale italiano, aver seguito i corsi di studi della scuola italiana, aver praticato amicizie anche italiane, risulterà straniero ai propri genitori, più che agli indigeni. Ed è proprio di fronte a questa eventualità, ai conflitti intergenerazionali che potranno nascerne che bisogna progettare qualcosa. La laicità di uno stato come quello italiano potrà essere in grado di far fronte alla presenza di religioni che modellano civilmente la mente degli individui, ma in un modo conflittuale con i valori di uno stato laico? Saprà superare le difficoltà che si incontreranno? Saprà contribuire a costruire e mantenere un rapporto rispettoso fra genitori stranieri e figli italiani, ma stranieri anagraficamente? Sono domande alle quali è utile cercare una risposta prima che si crei una nuova emergenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

un caso particolare: l’alpago

(comuni di farra, pieve, puos, tambre e spert, chies e lamosano)

 

         Il caso dei Comuni dell’Alpago sopra elencati è un altro indicatore territoriale che si differenzia dalle statistiche nazionali, macroregionali, regionali e provinciali. Si tratta di Comuni che sorgono tutti in Provincia di Belluno; sono limitrofi con la provincia di Treviso e, naturale territorio al quale si avvieranno nel prosieguo degli studi superiori, è senz’altro Vittorio Veneto, insieme a Longarone (sede di un ‘Istituto Alberghiero) e Belluno.

 

tabella 9 – dati dell’alpago, provincia di belluno, anno scol. 2001-2002

 

plesso

totale alunni

totale stranieri

% di stranieri

 

 

 

 

Farra d’Alpago

Farra d’Alpago elementare

120

21

17,5

Farra d’Alpago media

75

10

13,3

Totale Farra d’Alpago

195

31

15,9

 

 

 

 

Pieve d’Alpago

Pieve d’Alpago elementare

56

4

7,1

Totale Pieve d’Alpago

56

4

7,1

 

 

 

 

Puos d’Alpago

Puos d’Alpago media

93

9

9,7

Puos d’Alpago elementare

92

5

5,4

Totale Puos d’Alpago

185

14

7,6

 

 

 

 

Tambre e Spert

Tambre elementare

80

4

5,0

Spert media

60

2

3,3

Totale Tambre

140

6

4,3

 

 

 

 

Chies e Lamosano

Lamosano elementare

60

1

1,7

Chies media

43

0

0

Totale Chies e Lamosano

103

1

0,9

 

 

 

 

totale

679

56

8,2

 

I dati raccolti per l’Alpago danno valori inferiori a quelli del Quartier del Piave e della Vallata, ma superiori alle medie nazionali. Nel caso si prendano in esame alcune classi, le percentuali subiscono degli aumenti. Vediamo i singoli casi attraverso la tabella 2.

 

tabella 10 – dati di alcune scuole dell’alpago

 

scuola

classe

alunni complessivi

alunni stranieri

% stranieri

nazionalità

lingue presenti[31]

 

 

M

F

T

M

F

T

 

 

 

Media di Farra

I

12

11

23

3

3

6

26,1

3

5

Elementare di Farra

III A

8

8

16

2

2

4

25,0

3

5

Elementare di Farra

III B

8

9

17

1

3

4

23,5

3

4

Elementare di Farra

II A

11

11

22

4

0

4

18,2

4

5

Elementare di Farra

I

13

8

22

1

3

4

18,2

4

7

 

Anche in questo caso la disaggregazione ci ha permesso di sottolineare i casi in cui la presenza straniera è notevolmente alta. Si guardi alla media di Farra d’Alpago, e via via alle altri elementari dello stesso comune; si osservino le nazionalità e le lingue presenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La metodologia da me usata, che ha fatto uso di dati statistici, con relative disaggregazioni, i quali hanno imposto un lavoro di ricerca sul campo atto ad acquisire quei dati che nel sito del Ministero della Pubblica Istruzione non sono disponibili, non poteva fare a meno di un contatto diretto con coloro che sono chiamati in modo diretto a rispondere alle pressioni politiche, sociali e psicologiche, attraverso la pratica professionale seguita, in molti casi, da anni. Gli operatori della scuola disegnano un panorama non certo roseo. Ma attenzione: non si tratta di problemi inerenti solo al mondo dell’immigrazione, quelli che emergono, anzi. La questione riguarda direttamente la pratica dell’insegnamento. Contattati in via informale, alcuni di loro mi hanno rilasciato delle testimonianze che, nella mia ricerca, non vanno per niente sottovalutate. Cerco di trovare dei punti chiave, intorno ai quali riassumere gli interventi e i nodi della questione.

·          entusiasmo: è la prerogativa senza la quale è difficile lavorare, non solo nella scuola, ma in genere. Nonostante la stampa si sia occupata di passaggio solo ultimamente del fenomeno, taciuto poi clamorosamente dai tragici fatti della scuola del Molise a tutti ben noti (per cui i problemi scolastici maggiori sono ora i terremoti e gli incendi), l’entusiasmo è una qualità che manca sempre più nell’educazione. È stato introdotto un termine poco noto, burnout: si tratta di una sindrome solitamente caratterizzata da particolari stati d’animo (quali ansia, irritabilità, panico, agitazione, senso di colpa, negativismo, caduta di autostima), somatizzazioni (emicrania, sudorazioni, insonnia, disturbi gastrointestinali), reazioni comportamentali (assenze o ritardi frequenti sul posto di lavoro, chiusura difensiva al dialogo, distacco emotivo dall’interlocutore, ridotta creatività, ricorso a comportamenti stereotipati). Sin dalla prima metà degli anni Ottanta la sindrome del burnout negli insegnanti è stata oggetto di particolare attenzione da parte di molti autori a livello internazionale ed è stata riconosciuta come risultante di affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato ed apatico nei confronti di studenti, colleghi e nei rapporti interpersonali, sentimento di frustrazione dovuto alla mancata realizzazione delle proprie aspettative, perdita della capacità di controllo, smarrimento di quel senso critico che consente di attribuire all’esperienza lavorativa la giusta dimensione[32]. Dallo studio citato in nota, curato dal medico Lodolo D’Oria, rappresentante dell’INPDAP in seno al Collegio medico dell’Asl di Milano, emergono aspetti inquietanti. Dall’analisi dei dati dell’archivio dell’INPDAP, pur essendo gli insegnanti una quantità pari al 18%, ben il 36,6% di essi chiede l’inabilità al lavoro; di questo, quasi la metà ne fa richiesta per motivi psichiatrici e non fisici. Da una valutazione che guardava al sesso e all’età, è emerso che tali variabili sono ininfluenti, come ininfluenti lo sono i gradi scolastici in cui gli insegnanti sono inseriti. E tutto questo nonostante nell’opinione pubblica siano ormai consolidati alcuni luoghi comuni: lavorano solo mezza giornata, dispongono di lunghissimi periodi di vacanza, si lamentano senza motivo, la professione docente è quella a minor rischio di stress: sembra incredibile ma è proprio tale l’idea su questa professione!

·          socializzazione: è utilissimo conoscere alcuni aspetti psicologici che interessano i soggetti sottoposti ad un cambiamento radicale della propria vita. Il trasferimento della famiglia da un paese all’altro o quello di un alunno da una scuola all’altra (che non è detto debba riguardare solamente gli stranieri) ha per conseguenza un cambiamento radicale dei punti di riferimento su cui si basa l’identità di un soggetto, peraltro ancora giovane per poter disporre di sufficienti strategie per affrontare con tranquillità un tale evento. Il primo mese, ma a volte anche per un periodo maggiore, il soggetto deve riorientarsi all’interno del nuovo contesto. Nel caso degli alunni stranieri, poi, il contributo della famiglia è spesso scarso: un po’ per la mancanza di conoscenze contestuali (alcuni di loro affidano letteralmente il figlio alla scuola, quasi meravigliandosi se questa, ad un certo punto, li convoca per qualche motivo, dato che l’affidamento è totale); di regole che noi consideriamo “normali” (firmare una nota sul libretto scolastico; atto che a volte non viene svolto per mancanza di alfabetizzazione nell’adulto e conseguente atteggiamento di vergogna); di una concezione della scuola diversa da quella del paese di origine (in alcuni paesi dell’Africa il processo d’insegnamento viene svolto in particolare da uomini). Conoscere aspetti delle culture altre è un passaggio obbligato per arrivare ad un’efficace integrazione; integrazione che, torno a ricordarlo, non è un processo unilaterale e perciò vuole un impegno da parte di tutte le componenti attrici del fenomeno. Volere per forza da un alunno, che è stato appena inserito nel contesto classe, un comportamento simile a quello degli altri compagni, è una vera e propria pretesa. Vi sono variabili in atto che non hanno termine solo con il confine dell’aula o al più con quello del recinto della scuola. Vi sono variabili culturali, religiose, comportamentali, psicologiche, economiche. Teniamo poi in considerazione che, in tale processo, i maggiori fruitori sono coloro che hanno motivato più di tutti la migrazione, ossia quelle persone che dalla venuta degli stranieri ottengono i maggiori benefici: datori di lavoro, locatori di appartamenti o case, beneficiari di tutte quelle prestazioni che i migranti sono chiamati a soddisfare. Anche loro potrebbero, in qualche modo e in collaborazione con le istituzioni, contribuire ad un processo di socializzazione valido. Per ultimo aggiungo che è emersa la fondamentale importanza della presenza dell’alunno in classe. Il processo di integrazione primario non è tanto quello che interviene tra insegnante e alunno, quanto quello che si instaura momento dopo momento tra quest’ultimo e i compagni. Se qualcuno ha fatto esperienza in questo campo, si sarà certamente reso conto che l’apprendimento linguistico è legato a quegli aspetti della vita quotidiana che riguardano i bisogni: andare in bagno, prendere il quaderno, togliersi o mettersi gli indumenti pesanti, acquistare una merendina, ecc… Lo stesso insegnamento della lingua seconda (L2), in questo caso dell’italiano per stranieri, è un addestramento in situazione;

·          crisi: non è all’aspetto negativo della parola che faccio riferimento, bensì al contributo che essa offre alla metamorfosi della propria professione e della propria persona. Mondializzazione, migrazioni, riforma della scuola non sono aspetti che lasciano dormire sonni tranquilli. Una delle difficoltà maggiori incontrate dagli operatori scolastici è proprio quella di attuare dei cambiamenti, anche dei cambiamenti della propria capacità e del proprio modo di insegnare, confrontandosi con alterazioni così vistose. Lo straniero a scuola, così come lo straniero in genere, ha il pregio di mettere in crisi colui che se lo vede di fronte. Lo straniero ha una funzione speculare: è in esso, è attraverso di esso che comincia una riflessione su ciò che siamo, su ciò che facciamo, su come agiamo. Nessuno trova difficoltà a vivere con le proprie aspettative. È quando queste non sono soddisfatte che comincia la fatica. Tutti avrebbero un’idea dell’alunno modello. Ma è un’idea, ossia un’astrazione. Nel momento in cui ci si cala nella realtà, tali aspettative vengono ridimensionate, assumono contorni diversi, a volte sono delle vere e proprie catastrofi. È un incrocio di sguardi che disorienta. E per noi, in modo particolare se siamo stati abituati a vivere dentro a dei confini netti, con pochi scambi culturali, il disorientamento è grande. Nonostante ci contraddistingui un’immane tradizione migratoria, ci teniamo in disparte, facciamo quasi finta di non averla vissuta o ci creiamo dei luoghi comuni per rappresentare ai nostri occhi la nostra vecchia immagine di migranti: buoni, laboriosi, onesti, saldi alle proprie radici. Non insisto oltre su questo aspetto della rimozione della nostra esperienza di migranti. Rimando ad una ricerca approfondita che è stata svolta dall’Istresco (Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della Marca Trevigiana), con la partecipazione della Regione Veneto, la Provincia e il Comune di Treviso (presentazioni di Luca Zaia, Marzio Favero)[33]. Se oggi le questioni sono di un certo tipo e comunque mancano le risorse sufficienti ad affrontarle con efficacia (e non con efficienza, che non è sinonimo di successo), un domani non così in avanti tali questioni verranno modificate, estinte e ad esse ne saranno sostituite delle nuove. La riforma scolastica prevede dei punti che non sono di aiuto agli operatori della scuola. Con la presenza di una percentuale di alunni stranieri che supera di molto la media italiana del 2,31% in numerosi istituti comprensivi, ci sono delle decisioni che fanno pensare:

o        come quella di ricondurre a 18 ore d’insegnamento settimanale tutte le cattedre delle scuole medie inferiori e superiori (con la possibilità di arrivare a 24, sperando che questa sia una possibilità e non un obbligo): la questione, in questo caso, è che un insegnante di troverà a lavorare di più, con oneri maggiori e stesso trattamento economico, senza la possibilità di offrire ai fruitori principali di tale servizio (leggi studenti e famiglie, e non solo stranieri s’intende) una prestazione che sia migliore;

o        come quella della riduzione dei posti per gli insegnanti di sostegno: già ora, in alcuni casi, ad espletare tale insegnamento sono chiamati docenti che non sono in possesso della specializzazione[34]. In seguito il grande traguardo di aver finalmente introdotto negli anni scorsi nella scuola soggetti ai quali per decenni è stata negata la possibilità di integrarsi nel mondo dei “normali” (normodotati questi ultimi vengono chiamati) diminuirà, col risultato che le difficoltà saranno assunte direttamente dalle famiglie, costrette così a farsi carico delle complessità, in mancanza di un principio di solidarietà appartenente ad un’etica che sembra scomparsa, ma che è parte storica di una cultura come quella di un paese civile;

o        come quella di sostituire il servizio dei bidelli con quello offerto da agenzie di pulizia esterne. Sembra strano ai non addetti ai lavori, ma anche queste persone fanno parte della scuola, conoscono molte delle dinamiche che dentro a questa istituzione hanno luogo, sono parte integrante, anche se non decisionale per il progresso della carriera scolastica. In molte scuola di provincia i bidelli sono abitanti del luogo che conoscono gli alunni, che si relazionano con loro conoscendone le caratteristiche comportamentali, affettive, umane e famigliari. Ridurli a puri tecnici delle pulizie significa non tener conto o, peggio, non conoscere il ruolo prezioso che essi svolgono all’interno della scuola nonché sottostimare la dignità di cui sono portatori;

Il lavoro che sto svolgendo ha un po’ lo scopo di delineare nuovi scenari, nuove problematiche. Vivere una tale crisi con la consapevolezza che si tratta di lavorare in un costante clima di emergenza, di innovazione non efficace, di cambiamenti radicali senza un filo coerente non stimola positivamente. Si rischia di cadere nella perdita di entusiasmo, così come ho già evidenziato sopra;

·          organizzazione: è lecito pensare che in una scuola dell’autonomia la gestione delle risorse sia un punto nevralgico. Ma la scuola non può vivere solo all’interno di sé, perpetuando l’antico errore di rimanere un mondo chiuso. Per questo è importante che la scuola si apra all’esterno, a quella società di cui essa fa parte. Perché ciò accada, è necessario un lavoro organizzativo di grande impegno, non svolgibile da un’unica persona (che spesso è il Dirigente Scolastico). Sono state infatti introdotte da qualche anno le cosiddette Funzioni Obiettivo, con il compito di individuare delle aree in cui intervenire. Si tratta di un compito delicato e oneroso, gravato dal già pesante carico di lavoro di insegnamento. I riconoscimenti economici in queste attività sono irrisori rispetto al tempo e alle energie spese: lasciare all’iniziativa e al volontariato il compito di correggere gli squilibri non serve a migliorare le cose, ma solo a farle apparire come presenti: ancora una questione di efficienza, ma non di efficacia. L’impressione tra gli operatori è che svolgere queste funzioni sia necessario, però che debbano essere riconosciuti e siano necessari i titoli che servono per farlo. Occuparsi dei rapporti con gli studenti, con l’handicap, con la presenza straniera, con le aziende, con le agenzie e quant’altro non è possibile solamente perché è stato fatto un corso di aggiornamento. Vi sono nella scuola persone con ottime capacità, spesso discriminate per il semplice motivo che sono in possesso di un contratto a termine (non sono di ruolo, insomma[35]). La gestione delle risorse deve prendere in considerazione tutti gli insegnanti, senza discriminazioni di questo tipo.

Mi sembra con questo di aver concluso la mia escursione in questo mondo. Le parole chiave che sono emerse hanno la presunzione di essere delle macro aree all’interno delle quali si celano altri nodi. Spero che il mio lavoro possa risultare stimolante per una discussione sia a livello generale sia a livello particolare, ossia nel piccolo di un territorio che cela sempre delle enormi sorprese.

 

 

 

 

 

 

 

         Per delineare un quadro chiaro della questione della lingua, dato il suo fondamentale ruolo di mediatrice culturale, è bene considerare la presenza dei diversi idiomi (intesi come lingue e come dialetti) nel territorio italiano. Partiamo innanzi tutto dal fatto che l’Italia non presenta una omogeneità linguistica: Tullio De Mauro la definisce Italia delle Italie[36], ossia uno spazio in cui si registra la presenza di molti idiomi, che convivono con la lingua letteraria, con l’espandersi una nuova lingua standard (in cui l’intervento dei media è forte), con la presenza di lingue definite di minoranza (si tratta della minoranza di gruppi etnico-culturali). Una tabella riassuntiva della presenza di lingue in Italia (escluse quelle portate dagli immigrati) è la seguente:

 

 

tabella 1 – lingue parlate in italia[37]

 

ITL

Italiano

Indo-europea/Italica

 

Italia

55.000.000
(1998)

Toscano, Abruzzese, Pugliese, Umbro, Laziale, Marchigiano centrale, Cicolano-Reatino-Acquitano, Molisano

LMO

Lombardo, Lombard

Indo-europea/Italica

 

Milano, Lombardia, Sicilia

8.671.210
(1976)

Milanese, Lombardo orientale, Lombardo occidentale, Lombardo alpino, Novarese, Trentino occidentale, Fiamazzo latino, Latino anaunico, Bergamasco, Ticinese

NPL

Napoletano-Calabrese

Indo-europea/Italica

 

Campania, Calabria, Italia meridionale

7.047.399
(1976)

Napoletano, Calabrese meridionale, Calabrese settentrionale-Lucano

EML

Emiliano-Romagnolo, Emiliano, Sanmarinese

Indo-europea/Italica

 

Emilia-Romagna, Marche

3.531.780
(1987)

Emiliano occidentale, Emiliano centrale, Emiliano orientale, Romagnolo settentrionale, Romagnolo meridionale, Mantovano, Vogherese-Pavese, Lunigiano

SCN

Siciliano, Calabro-Siciliano

Indo-europea/Italica

 

Sicilia

4.680.715
(1976)

Siciliano occidentale, Metafonetico centrale, Metafonetico sud-orientale, Non-metafonetico orientale, Messinese, Eolico, Pantesco, Calabro meridionale

PMS

Piemontese, Piemontèis, Piedmontese

Indo-europea/Italica

 

Italia nord-occidentale, Piemonte

3.000.000
(1976)

Alto piemontese, Basso piemontese

VEC

Veneto, Veneziano

Indo-europea/Italica

 

Veneto, Venezia

2.109.502
(1976)

Istriano, Triestino, Veneziano, Bisiacco

LIJ

Ligure, Líguru

Indo-europea/Italica

 

Ligure, Isole di San Pietro e San Antioco (Sardegna), Carloforte e Calasetta (Sardegna)

1.853.578
(1976)

Genovese

SRD

Sardo logudorese, Sard, Sardarese, Logudorese, Sardo centrale

Indo-europea/Italica

 

Sardegna centrale

1.500.000
(1977)

Nuorese, Logudorese settentrionale, Barbaricino, Logudorese sud-occidentale

FRL

Friulano, Furlan, Frioulan, Frioulian, Priulian

Indo-europea/Italica

 

Italia nord-orientale, Friuli

600.000
(1976)

Friulano centro-orientale, Friulano occidentale, Carnico

GER

Tedesco

Indo-europea/Germanica

 

Nord Italia, Trentino-Alto Adige, Sud Tirolo, Provincia di Bolzano

225.000
(1987)

-

FRN

Francese, Français

Indo-europea/Italica

 

Val D'Aosta

100.000
(1987)

-

SLV

Sloveno, Slovene

Indo-europea/Slava

 

Province di Trieste e Gorizia

100.000
(1987)

Primorski, Cividale, Resia

PRV

Provenzale, Provençal, Occitano provenzale

Indo-europea/Italica

 

Val Mairo, Val Varacho, Val d'Esturo, Entraigas, Limoun, Vinai, Pignerol, e Sestriero (Piemonte), Guardia Piemontese (Calabria)

100.000
(1990)

Transalpino

AAE

Albanese-Arbëreshë

Indo-europea/Albanese

 

Calabria, Puglia, Basilicata, Molise, Sicilia

100.000
(1987)

Albanese siciliano, Albanese calabro, Albanese centro-montano, Albanese di Campo Marino

FRA

Franco-Provenzale, Franco-Provençal

Indo-europea/Italica

 

Italia nord-occidentale, Val D'Aosta, Faeto e Celle S. Vito (Foggia)

70.000
(1971)

Valdostano, Faeto, Celle San Vito

LLD

Ladino, Dolomite

Indo-europea/Italica

 

Sud Tirolo, Dolomiti, Val Badia, Province di Bolzano, Trento e Belluno, Val Moena, Cortina D'Ampezzo, Pieve di Livinnalongo, Colle Santa Lucia, Cles, Val di Non

35.000
(1976)

Atesino, Cadorino, Nonese, Gardenese, Fassano, Badiotto, Marebbano, Livinallese, Ampezzano

CLN

Catalano-Valenziano-Balearese

Indo-europea/Italica

 

Alghero

21.629
(1987)

Algherese

GRK

Greco

Indo-europea/Greca

 

Italia meridionale, Reggio Calabria, Salento, Aspromonte

20.000
(1987)

Salentino, Aspromontino

RMO

Romani-Sinte

Indo-europea/Indo-iraniana

 

Popolazioni nomadi

14.000
(1980)

Sintí piemontese, Sloveno-croato, Manouche

RMN

Romani-Balkan

Indo-europea/Indo-iraniana

 

Arlija (Erli), Popolazioni nomadi

5.000
(1990)

Arlija

RMY

Romani-Vlax

Indo-europea/Indo-iraniana

 

Popolazioni nomadi

4.000
(1986)

Kalderash, Lovari

SRC

Serbo-croato

Indo-europea/Slava

 

Molise, Montemitro, San Felice del Molise, Acquaviva-Collecroce

3.500
(1987)

Croato

WAE

Walser, Walscher

Indo-europea/Germanica

 

Val Lesa, Valsesia, Valle Anzacxa

3.400
(1978)

-

CIM

Cimbro, Tzimbro, Zimbrisch

Indo-europea/Germanica

 

Trentino Alto Adige, Veneto, Giazza, Roana

2.230
(1992)

Cimbro lusernese, Cimbro dei Tredici Comuni, Cimbro dei Sette Comuni

QMO

Mócheno

Indo-europea/Germanica

 

Fierozzo, Palú, Valle del Fersina (Trentino)

1.900
(1992)

Fierozzo, Palú, Frassilongo

COI

Corso, Corsu, Corse, Corsi

Indo-europea/Italica

 

Isola della Maddalena

1.000
(1990)

Corso meridionale

SRO

Sardo campidanese, Sardu, Campidanese, Campidese, Sardo meridionale

Indo-europea/Italica

 

Sardegna meridionale

Non
disponibile

Cagliaritano, Arborense, Sub-Barbaricino, Campidanese occidentale, Campidanese centrale, Ogliastrino, Sulcitano, Sardo meridionale, Sarrabense

SDN

Sardo gallurese, Sardo nord-orientale, Gallurese

Indo-europea/Italica

 

Sardegna nord-orientale

Non
disponibile

-

SDC

Sardo sassarese, Sardo nord-occidentale, Sassarese

Indo-europea/Italica

 

Sardegna nord-occidentale

Non
disponibile

-

BAR

Bavarese, Bayrisch, Bavarese austriaco

Indo-europea/Germanica

 

Italia nord-orientale

Non
disponibile

Bavarese centrale, Bavarese settentrionale, Bavarese meridionale

ITK

Italiano ebraico, Italkian

Indo-europea/Italica

 

Italia

Quasi
estinta

-

 

A questa situazione va ad aggiungersi la molteplicità delle lingue presenti grazie agli stranieri. Mentre sono 78 le lingue nella scuola secondo il Ministero della Pubblica Istruzione[38], in rappresentanza delle 182 cittadinanze presenti nello stivale, il conto sale a 122 (proprio così!) se consideriamo che in ogni paese, accanto alla lingua ufficiale c’è un’altra parte di lingue; lingue non registrate, ad esempio, dall’Atlante Zanichelli del 2001, dal quale ha attinto la ricerca ministeriale[39]. Infine, considerando le prime 30 comunità di immigrati, le lingue in totale sono ben 83. La lista elaborata nel dossier della Caritas, a cui faccio riferimento in nota, la lista delle lingue è comunque parziale; infatti è stato impossibile render conto di tutte le duecento lingue parlate in Nigeria o di tutte quelle parlate in India. Il reperimento dei dati come quelli linguistici è di fondamentale importanza. Si tenga presente che la lingua parlata dagli stranieri è la lingua madre, ossia una lingua il più delle volte orale, priva di una grammatica così come la intendiamo, ma decisiva per formare l’universo culturale in cui inserire la nostra identità.

Una tale quantità di lingue, per uno come me che da qualche anno si occupa di traduzioni, non è una qualità di poco conto che caratterizza un paese[40]. Lavorare sulla lingua significa immergersi in contesti di cui essa è un medium speciale. Più che traduzione di lingue si tratta di una traduzione di culture, di sistemi culturali complessi[41]. La densità di informazioni che la lingua reca con sé è spesso disattesa. Ne è testimonianza il trattamento con cui vengono accolti gli immigrati nel nostro paese.

Nella mia ricerca è stato impossibile determinare, dai dati consultati, le reali lingue parlate dagli alunni stranieri. Il processo di anamnesi che viene svolto all’inizio non prende in considerazione tale aspetto. Non so cosa succeda in altre parti dello stivale, però è necessario che tale dato emerga. Le diversità introdotte dalla differenza linguistica sono notevoli. Si pensi ai vari alfabeti, alla coniugazione dei verbi (lo sloveno, per esempio, ha una coniugazione specifica quando si parla di due persone: il duale), al fatto che la lingua italiana è insegnata nel paese in cui si parla (non si tratta di una lingua straniera appresa nel paese natale), alla presenza di una duplicità linguistica (lo studente parla l’italiano a scuola e la lingua madre con i genitori, spesso più analfabetizzati di lui rispetto alla lingua del paese ospite, ma mediatori culturali eccellenti nel processo di sviluppo del ragazzo[42]), alla presenza di religioni che presuppongono la conoscenza della lingua originale del testo sacro di riferimento (il caso dell’arabo per il Corano).

Ancor più, e qui va approfondita la conoscenza delle culture che basano la trasmissione del pensiero sull’oralità pura, di quelle che la mediano attraverso la scrittura e, infine (ma non è di poco conto) quelle che attingono ad una neo oralità[43]. Si pensi poi all’evoluzione della scrittura, strettamente correlata all’evoluzione della conoscenza del mondo, alla sua rappresentazione che è, prima di tutto, una rappresentazione linguistica[44]. In questo procedere non viene certo meno l’importanza dell’identità locale, anzi. È attraverso una valorizzazione della varietà linguistica che si procede alla costruzione di una realtà, alla formazione di una conoscenza, che implicano le diverse modalità di rappresentazione, intese sul piano del linguaggio verbale orale e scritto (si pensi proprio alla varietà di dialetti e di lingue presenti in Italia, senza appunto contare l’apporto degli stranieri). Insomma. Qui emergono, più che problemi derivati dalla presenza dell’etoregeneità linguistica, quelli legati alla preparazione del corpo insegnante, il meno pagato tra i dipendenti dello Stato italiano e quello dal quale si vogliono competenze e conoscenze a 360 gradi.

         Che cosa dire se un alunno straniero, davanti all’aspettativa di un “sì” dell’insegnante, risponde con un “in shaa Allàh”? O quando, davanti a dei genitori di provenienza araba ci troviamo di fronte ad una cultura che intende la parola come luogo dell’eloquenza? Che considerano la lingua come “la forma d’arte per eccellenza”?[45] Ma la lingua può essere anche qualcosa di diverso, pur comprendendo gli aspetti appena accennati. Essa può diventare luogo di lotta e affermazione della propria identità[46]. Lotta della memoria contro l’oblio. Lotta per l’affermazione della propria identità contro l’omogeneizzazione di una lingua (si pensi alla spinta verso il friulano che Pasolini aveva così ben evidenziato allorché fondò la sua Academiuta de Lenga Furlana in pieno periodo fascista).

         È pur vero che il tentativo di non dimenticare la propria provenienza insiste sull’uso della lingua parlata nel paese d’origine. Come è anche curioso che, per esempio, africani provenienti da paesi diversi del continente, trovino in Italia (o in Europa) un luogo d’incontro prima spesso inesistente, nel quale può capitare di sentirli parlare proprio nella lingua del paese ospitante. Il sistema formativo italiano, almeno sulla carta (e salvo ripensamenti che limitino le risorse economiche), ha programmato un intervento basato su quattro punti:

Si consideri che coloro i quali non sono inseriti a scuola difficilmente riescono a imparare la lingua italiana nei contesti dove sono inseriti. Ciò a causa della tendenza da parte degli indigeni a parlare le lingue locali. Il fenomeno ricorda un po’ quello dei migranti meridionali che, per adattarsi all’ambiente, provavano a parlare un dialetto strano, non loro, che risentiva dell’influsso della lingua di provenienza: il risultato era una parlata che sottolineava ancor più la distanza linguistica della persona.

Le considerazioni fin qui fatte mettono in evidenza che la questione della lingua non è per niente di poco conto. Assieme a questa va considerata una progettualità che porti effettivamente la scuola italiana a una dimensione interculturale. Il riferimento è a un’indagine del Ministero della Pubblica Istruzione (oggi Ministero dell’Istruzione), denominata La trasformazione della scuola nella società multiculturale (Roma, giugno 2001)[48]. Vediamo al tabella riguardante l’abbandono scolastico, distinto per italiani e stranieri:

 

tabella 2 – cause di insuccesso scolastico tra alunni italiani e stranieri (2001)

(risposte dei dirigenti scolastici di 5.361 scuole interpellate)

 

motivo

alunni italiani

alunni stranieri

Obiettivi scolastici non raggiunti

57,6

47,9

Disimpegno alunno

54,6

24,4

Disinteresse famiglia

32,3

23,0

Incostanza nella frequenza

24,4

24,9

Metodologie didattiche inadeguate

9,7

24,0

Insufficiente integrazione

4,3

18,2

 

Dai dati che emergono possiamo trarre delle interessanti osservazioni. È solo l’incostanza nella frequenza che accomuna i due gruppi. Obiettivi scolastici non raggiunti è il motivo di insuccesso con la maggiore percentuale nei due gruppi. È invece curioso che gli alunni italiani abbiano un 54,6% che riguardano il disimpegno! Nel caso degli stranieri tale valore scende ben al di sotto della metà (24,4%). Anche il disinteresse della famiglia è un motivo marcato nel caso degli italiani: paradossalmente le famiglie immigrate seguono i propri figli con maggior attenzione.

Gli ultimi due motivi informano che i motivi di insuccesso in questo caso dipendono più da carenze della scuola piuttosto che degli alunni. Metodologie didattiche inadeguate dice bene come la scuola stia affrontando la presenza degli stranieri in un modo poco efficace: dalla mia ricerca sul campo, pubblicata in altra parte di questo libro, sottolineo proprio l’inadeguatezza di intendere la scuola (l’attività didattica che in essa si svolge e, soprattutto, i gruppi di alunni che si formano) così come è stata organizzata nel tempo. Nuove strategie non mancano, ma sono misere le risorse che vengono messe a disposizione di tutto l’apparato scolastico. Non è con un semplice corso di aggiornamento che si superano le difficoltà incontrate: nelle scuole con più del 5% di stranieri, solo il 13,5% del corpo insegnante segue corsi per docenti – non si dice, nella indagine ministeriale, se questo 13,5% sia rappresentato da insegnanti diversi o da una parte di questi che si iscrive a più corsi -; a queste frequenze, tra le altre cose, è sempre posto un ostacolo per gli insegnanti non di ruolo[49], che non sono una parte così trascurabile del corpo insegnante e che, tra le altre cose, possono essere concentrati in alcuni istituti più che in altri. Anche il motivo che riguarda l’insufficiente integrazione mi pare poco capace di trovare la responsabilità di una parte in particolare (istituzione o studente/famiglia che siano).

         Bene. Chiudo qui gli appunti sulla parte che riguarda l’incontro fra culture nella scuola. Spero che la lettura degli stessi sia di stimolo non solo per approfondire la conoscenza della diversità culturale, ma anche per comprendere che è necessario uno sforzo per reperire le risorse necessarie affinché le difficoltà di insegnamento siano superate al di fuori dell’orizzonte dlel’emergenza.

 



[1] I dati sono stati censiti dal MPI e sono visibili all’interno del sito dello stesso (www.istruzione.it).

[2] Nella tabella 2 si nota l’assenza del Trentino Alto-Adige e della Valle d’Aosta.

[3] Centri Territoriali Permanenti.

[4] Istituti Speriori di Industrie Artistiche.

[5] Si veda a questo proposito la tabella 11.

[6] Idem.

[7] Si vedano a questo proposito le tabelle 14, 15, 16 e 17.

[8] Si veda a questo proposito la tabella 1.

[9] Si veda la tabella 13 e il relativo grafico.

[10] Si veda la tabella 12, dove la provincia col maggior numero di nazionalità è quella di Milano, con 154).

[11] Si veda la tabella 1. Per il dato generale sulla popolazione straniera in Italia si è attinto ai dati del primo articolo apparso in questo libro.

[12] A questo proposito è necessario che nella raccolta vengano inseriti elementi utili ad identificare quanti anni di scuola in Italia siano stati frequentati da un alunno. Nei dati del Ministero ciò non è riportato, mentre nella mia ricerca settoriale essi sono stati presi in considerazione (si veda la parte dedicata al Quartier del Piave, La Vallata e l’Alpago, più avanti).

[13] Si veda la tabella 14.

[14] Fonte: ISTAT fino all’a. s. 1993/’94; ISTAT e Sistema Informativo del MIUR dall’a. s. 1994/’95 all’a. s. 1996/’97; Sistema Informativo del MIUR dal 1998/’99.

[15] Probabilmente, è questo l’effetto oltre che di nuovi ingressi dall’estero, soprattutto del compimento dell’iter di regolarizzazione introdotto dal DPCM del 16/10/1998; con l’attuazione del provvedimento in tanti hanno ottenuto il permesso di soggiorno (per la maggior parte nel 1999), per poi iscriversi in anagrafe durante l’anno 2000. La sanatoria ha interessato, tramite i ricongiungimenti familiari, anche numerosi minori, che una volta legittimati sono stati iscritti nelle scuole italiane.

[16] U. Eco, La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, Economica Laterza, Roma-Bari, 1993, pp. 24-25.

[17] I dati relativi alla provincia autonoma di Trento sono esclusi dal prospetto regionale, ma inclusi nel totale nazionale e nell’area corrispondente.

[18] Come si ricorderà, si tratta di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

[19] Sono esclusi gli apolidi.

[20] Rilevamento dei dati del 20 novembre 2001.

[21] A Pieve di Soligo sono presenti anche degli istituti superiori. Si tratta del “M. Casagrande”, sede del Liceo delle Scienze Sociali, del Liceo Scientifico e dell’Istituto Tecnico per Geometri, di cui esiste anche un corso serale; inoltre è presente anche una scuola privata, Istituto Tecnico per Ragionieri. Ho escluso dal conteggio la presenza straniera di tali istituti per i bassi numero e percentuale. Nel caso della scuola pubblica superiore il valore è dell’1,93% (11 allievi).

[22] Rilevamento del 20 novembre 2001.

[23] Il dato non è suffragato da valori riportati nelle cartelle degli allievi, nelle quali non sono registrate le lingue conosciute. Le mie deduzioni fanno riferimento a quanto appare in Caritas di Roma, Immigrazione. Dossier statistico 2001, Anterem, Roma, ottobre 2001, p. 229.

[24] Il numero tiene conto che in Albania si parla il Tosco e il Ghego (scelgo una lingua), in Macedonia il Macedone, il Turco, il Volacco e il Rom (ne scelgo due) e in Senegal il Francese, il Wolof, il Peul, il Serere e il Diula (anche qui ne scelgo due).

[25] Alle considerazioni fatte per il Senegal, vanno aggiunte due lingue per il Bangladesh (Bengali, Urdu e Inglese), due per il Marocco (Arabo, Berbero, Francese) e una per la Bosnia (Serbo-Croato).

[26] Rilevamento dei dati del 20 febbraio 2002.

[27] Si ricordi che in sede di scrutinio essi hanno diritto di votare per tutti gli alunni e non solo per quello che seguono in particolare.

[28] A. C. Bandinelli, Disabilità e dintorni. Lo svantaggio culturale, in Handicap. Risposte, mensile d’informazione, dicembre 1998, p.7.

[29] Una statistica più precisa non è disponibile. Considero che molti allievi con problemi sono inseriti in istituti professionali: perciò, in questo caso, la percentuale aumenta decisamente.

[30] A. C. Bandinelli, op. cit., p. 7.

[31] Valgono le considerazioni fatte nella nota 2.

[32] Da “Lo studio del Getsemani” di Vittorio Lodolo D’Oria, in Valore Scuola. Rivista di politica scolastica e cultura professionale, n° 18/2002, p. 19. IL testo integrale della ricerca Getsemani si trova all’indirizzo www.casadellacultura.it

[33] A. Manesso (a cura), L’emigrazione trevigiana e veneta nel Mondo, dossier didattico.

[34] Un modo per occupare qualcuno senza offrire il corretto servizio all’allievo la cui famiglia paga comunque interamente le tasse scolastiche.

[35] In questi ultimi quattro-cinque anni essi rappresentano circa un 18-23% del corpo insegnante.

[36] Dossier Caritas 2001, p. 222.

[37] http://www.dejudicibus.it

[38] Dossier Caritas 2001, p. 227.

[39] In Marocco si parla il francese, il berbero, l’arabo; in Cina il mandarino (putonghua), il wu, il cantonese, il minan, lo xiong, l’itakka e altre. Questi solo due esempi.

[40] Nel 1997 sono stato invitato ad un festival di poesia in Slovenia: 32 persone, in rappresentanza di circa 20 lingue. Nel 1998 sono stato in Bulgaria: meno gli ospiti, una decina, per altre otto lingue. Dal 1999 è nato un progetto sulla traduzione, creato da cinque persone. Nel 2000 in Ungheria, a Balatonfüred; nel 2001 a Topolò (Udine), in Italia; nel 2002 ad Ankaran (Capodistria), Slovenia. Dalle cinque persone del 1998 ci siamo trovati in 19 nel 2003. I prossimi appuntamenti sono nel 2004 in Austria e, probabilmente, nel 2005 in Italia, Calabria. Lavorare sulle lingue significa lavorare su sistemi culturali diversi.

[41] C. Geertz, Opere e vite. L’antropologo come autore, Il Mulino, Bologna, 1990.

[42] L. S. Vygotskij, Pensiero e linguaggio. Ricerche psicologiche, Laterza, Bari-Roma, 1998.

[43] E. A. Havelock, Cultura orale e civiltà della scrittura, Laterza, Bari-Roma, 1995; B. Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica, Laterza, Bari-Roma, 1995; E. A. Havelock, La Musa impara a scrivere. Riflessioni sull’oralità e l’alfabetismo, Laterza, Bari-Roma, 1995; P. Zumthor, La presenza della voce. Introduzione alla poesia orale, Il Mulino, Bologna, 1984; W. J. Ong, Interfacce della parola, Il Mulino, Bologna, 1989; C. Bologna, Flatus vocis. Metafisica e antropologia della voce, Il Mulino, Bologna, 1992.

[44] G. R. Cardona, Antropologia della scrittura, Loescher, Torino, 1991; G. R. Cardona, La foresta di piume. Manuale di etnoscienza, Laterza, Bari, 1985.

[45] E. Baldissera, Migrazioni, lingue in contatto. Appunti sulla lingua araba e dintorni, a cura del Master sull’immigrazione del Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze, Diploma Universitario in Servizio Sociale.

[46] H. Hooks, Elogio del margine, Feltrinelli, Milano, 1998.

[47] Dossier Caritas 2001, p. 224.

[48] Dossier Caritas 2002, p. 183.

[49] Per esperienza diretta devo ammettere che prendere l’iniziativa di iscriversi a un corso d’aggiornamento in tema di multiculturalità mi è sempre più difficile, nonostante la normativa non differisca tra insegnanti di ruolo e non di ruolo. Ciò nonostante, nel caso di questi ultimi (insegnante precario dal 1985, laureato in lettere e in sociologia, con quattro abilitazioni all’attivo, insegno in un istituto professionale per l’industria e l’artigianato, in cui la presenza di alunni stranieri è la più marcata degli istituti superiori) il permesso viene accordato solo nel caso l’insegnante si prenda i giorni necessari alla frequenza, attingendo al monte ferie! Così mi è capitato in questi ultimi due anni scolastici, con entrambi i dirigenti scolastici avuti.