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Vicini alla scuola

06 Aprile 2020

"C'era una volta una casetta" di Giovanni Mazzetti

Una vocina seduttiva, persino un po’ manierata, ci parla dal freddo di una comunicazione mediata dal digitale.
Non possiamo che rispondere tramite lo stesso mezzo.
…ma noi siamo adulti, siamo carichi di un passato che ci pesa sulle spalle, cioè, per esempio, sappiamo che “il medium è il messaggio”, che la comunicazione ha due attanti ai due estremi dell’evento: un emittente/i e destinatario/destinatari, che le comunicazioni scritte, o registrate su supporti, cioè che non seguono le regole del linguaggio orale, in presenza, nella contemporaneità dei protagonisti, vivono in uno spazio comunicativo condizionato dal supporto…
…ma le regole di questi nuovi supporti, che sono nati secoli e secoli dopo la forma scritta e cinque secoli dopo la stampa con caratteri mobili, le regole che condizionano i supporti digitali ci hanno sorpreso e, spesso, travolto. Abbiamo dovuto rincorrere i tempi, a volte abbiamo anche rinunciato a combattere il ritardo, l’abbiamo accettato e ci siamo rifugiati in una pervicace ripresentazione delle regole che crediamo di dominare meglio.

Questa vocina seduttiva ci parla.
A chi parla? A chi si rivolge questa voce che dice “Spero che vi piaccia”.

Parla a chi starà dall’altra parte del messaggio, a destinatari assenti e sconosciuti, forse noncurante di loro? Certamente no, altrimenti chi vorrebbe sedurre? A chi vorrebbe parlare?

Certamente dice che vuole parlare, che è certa che dall’altra parte del messaggio ci sia qualcuno, qualcuno che potrebbe rispondere.
Ecco, la parola magica che apre l’abisso è questa: qualcuno che risponde:
Dobbiamo imparare a rispondere a questa vocina, non necessariamente per insegnare a lei qualcosa, ma per dirle che il suo messaggio non è stato ignorato, che non si è perduto nel brusio del digitale diffuso.

C’è qualcuno.
Dovremo parlare la stessa lingua.

Una psicologa, tanti anni fa, quando imparavamo ad accogliere gli handicappati (allora si diceva così) nelle scuole, ci raccomandava di imparare a parlare e agire al livello degli alunni con handicap, ma di non restare fermi a quel livello, ci raccomandava di spostare la relazione un pochino più avanti, non troppo ma neanche troppo poco.

…già, facile a dirsi, ma cosa significa?... e come faremo se non siamo pienamente padroni del mezzo?...
…forse la persona che ci parla della casetta è padrona del mezzo? Non muove lo strumento di ripresa senza rispettare regole? Non parla come le viene dal cuore stesso del desiderio di comunicare?
…ecco un’altra chiave per aprire porte e portoni e sbloccare serrature: il desiderio.
Il desiderio di comunicare, di dire, di diventare una voce che corrisponde alla sua voce.
Anche noi dobbiamo imparare a voler parlare all’altro, e non dall’alto di un’autorità, ma dalla consapevolezza dell’interlocutore che, prima di tutto è una persona, che è motivata da un affetto, e che questo affetto non è nato da una vicinanza familiare, ma da un ruolo esercitato in attuazione di un dettato sociale e politico, riassunto nella Costituzione.

Parliamo da insegnanti di una scuola dell’infanzia o primaria, parliamo a corpi che ancora non hanno separato i saperi, le discipline, le forme. Risponderemo prima di tutto al corpo desiderante e aggiungeremo qualcosa, ma non troppo, aggiungeremo qualche piccola provocazione, capace di stimolare risposte evolutive, nei limiti del livello e del tipo di relazione che lo stimolo della vocina ha provocato in noi.

Eviteremo di essere pedanti, didascalici, perché questo troncherebbe ogni dialogo; risponderemo a cuore aperto, ma come persone che hanno pensato in termini di processo educativo.
Risponderemo, quindi diremo che all’altro capo del messaggio c’è qualcuno, che questo qualcuno parla la stessa lingua, usa gli stessi mezzi, certo “come sa…”.

Risponderemo chiedendo… chi sei?
Non è vero che sappiamo già “chi sei” se la vocina è quella di un’alunna della nostra classe, e comunque chiedere informazioni sull’altro, se non altro, risponde alla funzione fatica, tiene aperto il canale, dice che mi interessa parlare, parlarti, parlarci.
Avremo probabilmente risposte, altre provocazioni, alle quali risponderemo via via in modo più articolato.
Grazie vocina, ci hai insegnato qualcosa.

Ruta di Camogli, 2 aprile 2020


Giovanni Mazzetti
giorutese@gmail.com

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