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Vicini alla scuola

01 Giugno 2020

L'emergenza e i tormenti della valutazione, di Sauro Partini

Per una nuova cultura della valutazione nella scuola.
L'emanazione delle OM sulla valutazione di fine anno, la campagna per l'abolizione del voto decimale almeno nella scuola primaria sollecitata da tutte le associazioni professionali della scuola e sostenuta da FLC, l'emendamento al senato per sperimentare dal prossimo anno questa innovazione, la nostra dura denuncia sulla arretratezza delle decisioni ministeriali; tutti elementi che ci portano a dire che finalmente si sta riaprendo una riflessione sulla cultura della valutazione nella scuola italiana. Invitiamo pertanto a scriverci, produrre idee, proposte, per traguardare poi a momenti di sintesi che verranno opportunamente pubblicizzati. Segnaliamo per ora che il giorno 11 giugno si terrà un webinar sul tema della valutazione nella scuola del primo ciclo: il programma verrà annunciato nei prossimi giorni. In questo contesto, pubblichiamo volentieri l'intervento di Sauro Partini.

                                                                                                                                                                                                                                                  Dario Missaglia

 

L'emergenza e i tormenti della valutazione
“I confini del tuo linguaggio sono i confini del tuo mondo”, è il celebre assunto di Ludwig Wittgenstein che l’attuale inquilina di viale Trastevere mi ha richiamato alla memoria nel corso dei suoi interventi sulla valutazione dell’anno scolastico in corso e dell’esame di maturità in particolare, nelle costrizioni della pandemia. Fatta eccezione per l’esito finale (praticamente tutti promossi), le parole ed i toni della ministra si sono indirizzati a rassicurare i destinatari sullo svolgimento comunque “regolare” delle attività didattiche: non ci sarà 6 politico, chi sconterà lacune di rilevanza nella partecipazione alle lezioni in remoto verrà addebitato a settembre con recupero ordinario (!), e si potrà comunque negare la promozione qualora il cattivo rendimento pre-lockdown si associ ad una successiva latitanza dagli incontri on line. Ecco l’imbuto vero: la normalità, spingere a tutti i costi nella normalità una situazione del tutto eccezionale, con il peso delle sofferenze incombenti, quando sarebbero stati necessari un diverso linguaggio ed un’immaginazione istituzionale, che superassero gli angusti confini di sempre e gettassero delle basi per un nuovo inizio. È emerso, fin da subito, come l’ossessione valutativa fosse il problema principe per un anno scolastico bruscamente interrotto, secondo un paradigma che anche nella psicologia degli studenti non si riesce a scalfire.

Cercando di dare un po’ di respiro al problema, direi che quello della valutazione è “un cantiere sempre aperto” (Cerini-Spinosi, 2017), dove bisogna ricordare che in essa si esprime l’autonomia professionale del docente (Dpr 122/2009), cosa difficilmente armonizzabile con le pretese di oggettività che la proteggano da contenziosi da giurisdizione speciale ormai non così infrequenti. Se in tempi ordinari resta sempre complicato capire cosa racchiude e sintetizza un 6 o un 5, nell’attuale contingenza lo diventa molto di più. In che modo avrà inciso, ad esempio, sulle motivazioni degli alunni un evento quale quello vissuto, di cui saranno testimoni unici (speriamo) tra i loro pari? Quanto peserà, in tal senso, sul futuro dei maturandi, un’esperienza mozzata proprio all’epilogo? Si potrà valutare tutto ciò e farlo entrare in un numero?

In chiave più generale, il Dlgs (62/2017) si era posto il problema di superare certi limiti – ancor più pesanti in questa fase –, dando rilievo al processo di formazione nel suo complesso, ma evoluzioni degne di nota se ne sono viste poche, soprattutto nel ciclo secondario dove regna ancora sovrano “il quieto vivere docimologico” (Cerini, 2017). Sarebbe stato invece utile avere adesso a disposizione un racconto di questi mesi che intrecciasse scuola in digitale e vicende di vita, nella scia di un “diario di bordo” tenuto dai ragazzi, spendibile come autovalutazione della prima esperienza di didattica a distanza, con ricadute utili anche per una valutazione in termini di sistema. Come e quanto l’improvviso stato d’eccezione può aver condizionato il pro-gettarsi futuro dei maturandi, i contenuti delle loro riflessioni e le decisioni che poi prenderanno? La scomparsa della classe reale ha fatto mancare quasi del tutto la conoscenza della loro consapevolezza sulle sfide future, ottenuta attraverso domande e considerazioni dei docenti, allo scopo di definire più compiutamente il profilo dei singoli. Spesso si sa abbastanza in termini di feedback – il già compiuto – , ma molto meno in termini di feedforword – ciò che si vorrebbe compiere – (Baldascino 2017), e stavolta in particolar modo per chi si diplomerà. Temo che alla fine giudicheremo con molte più ombre e tormenti di sempre, con il rammarico, non so quanto diffuso, di avere dalla letteratura e da certe esperienze, un materiale stimolante (ad es. il Portfolio), per dare al processo valutativo la complessità che gli è propria, ed approntare strumenti adeguati che avrebbero reso meno improba la sua misurazione in questo periodo. Occorre riconoscere che si sperimenta ancora poco in merito, seppur all’interno di un sistema che si propone di valutare tutto: studenti, insegnanti, presidi, istituti con annessa rendicontazione sociale, con risultati a mio parere esili quando non controversi.

 Le incertezze, un po’ al limite dell’isteria, scaricatesi anche in ultimo sull’esame di maturità, ne hanno ancor di più indebolito la valenza, con scarso rispetto degli studenti, strapazzando l’alternanza scuola-lavoro e marginalizzando il discusso Invalsi (che essendo una prova standard avrebbe almeno il merito di fare un po’ di giustizia sulla contestata disparità di punteggi tra nord e sud) e, come non bastasse, cambiando le regole in corso d’anno. Se l’autorità si mostra così ondivaga, quale autorevolezza possono attribuirle gli studenti quando si tratta di ricevere una valutazione? Si affideranno ai loro professori separandoli dall’istituzione?  Vero è che nello stato delle cose non era punto semplice ripensare gli esami finali; ma anche la griglia elaborata per la valutazione del colloquio di maturità non riserva sorprese, ma indica, una volta di più, l’insufficienza degli attrezzi per la cura del problema. Troppa cultura degli schemi a mio avviso, che pongono il giudizio come barriera tra scuola e studenti; quasi assenti, invece, indicatori e descrittori di una dimensione partecipativa, dello sforzo compiuto verso una condivisione del voto quale sbocco di un itinerario continuo verso l’apprendimento (e se riscoprissimo Don Milani?), per il quale occorrono pratiche innovative, come potrebbero essere le classi aperte o i lavori interclasse avanzate fin dalla stagione dell’autonomia ma uscite dall’agenda.

Nelle indicazioni per un’obbligata riorganizzazione degli spazi didattici, elaborate dall’attuale Comitato Tecnico Scientifico, costituito per fronteggiare il problematico ritorno nelle aule, se ne colgono alcune che il caso vuole potrebbero spingere a ripensare compiutamente gli ambienti di apprendimento e favorire i processi che ho tentato di richiamare. Ma per parlare con nuovi linguaggi, occorrono attori con nuovi mondi di riferimento.

                                                                                                                                                                                                                                               Sauro Partini

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