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19 Luglio 2019

Istruzione e autonomia differenziata: non ci stiamo. Prima i Lep e una vera autonomia delle scuole

Documento sulla scuola e l'autonomia differenziata firmato da 8 Associazioni Professionali Scuola del Veneto

Un po’ di storia
I referendum svoltisi in Lombardia e Veneto il 24 ottobre 2017 per una maggiore autonomia delle due Regioni hanno prodotto una accelerazione nel processo di attuazione dell'art. 116 della Costituzione italiana.
I due referendum “consultivi” avevano una funzione prevalentemente politica e propagandistica, perché in effetti il processo di realizzazione di quella che è stata definita “autonomia differenziata” poteva essere avviato in altri modi, come ha fatto l’Emilia Romagna, senza alimentare aspettative non realizzabili e di fatto non controllate né controllabili. I referendum si sono svolti, sia pure con diversa partecipazione (molto più alta nel Veneto e bassa in Lombardia), e il processo ha preso velocità.
Prima di entrare nel merito, e per poterne comprendere a pieno il significato, sono opportune alcune premesse sul piano normativo e socio-culturale.
Oggi il sistema sociale è ingessato e questo alimenta la disuguaglianza tra i cittadini. La scuola, inserita in questo sistema economico e sociale poco dinamico che favorisce le rendite di posizione e non premia la qualità, ne risente come ci dicono tutte le indagini: permangono notevoli differenze tra le scuole del Centro-Nord e quelle del Sud del Paese, così come tra il sistema della formazione liceale e quello della formazione professionale.
La scuola rischia così di perdere la funzione di “ascensore sociale” che ha svolto nei primi decenni del secondo dopoguerra e di non assolvere la funzione che le viene assegnata dalla Costituzione, e in particolare dall’art. 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” .
La scuola italiana, lo diciamo con convinzione, è una scuola che si sforza di essere inclusiva forse come nessun'altra scuola europea. Tuttavia, accanto ad eccellenze ovunque riconosciute, mantiene livelli molto alti di dispersione e di insuccesso, è caratterizzata da una notevole mobilità dei docenti, oltre che da forme dannose di precariato, per cui spesso la continuità didattica diventa solo un auspicio o un pretesto. L'attuale carenza di Dirigenti scolastici, che si prolunga da anni e per cui nella nostra regione due istituti su tre hanno un dirigente a metà, è un esempio della difficoltà di dare equilibrio alla scuola e di affrontarne le emergenze.
Riteniamo che anche queste siano le ragioni che (insieme a tante altre che non è nostro compito affrontare in questa sede), nel corso degli anni Ottanta e Novanta, hanno favorito l'emergere di istanze politiche e sociali basate sulla richiesta di autonomia e di federalismo, che talvolta hanno anche assunto la forma eversiva, anche se non sempre esplicitata, della richiesta di secessione e di spaccatura dell'Italia.

Il testo completo è consultabile in allegato.

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