Associazione professionale Proteo Fare Sapere
10 maggio 2016

Human Technopole - Documento di studio della Senatrice Elena Cattaneo

Nel numero 3-4 di Articolo 33 ci siamo occupati del progetto di ricerca Human Technopole esprimendo dubbi sull'operazione e sulla sua efficacia. Lanciato dal governo Renzi, finanziato con circa 150 milioni di euro l’anno per 10 anni, l'Human Technopole sorgerà nei luoghi di Expo Milano, coinvolgendo 1.500 persone in 30 mila metri quadri di laboratori e sarà gestito dall’Istituto Italiano di Tecnologia, un ente privato, che deciderà insindacabilmente i filoni di ricerca da finanziare con i soldi pubblici.

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Segnaliamo il Documento di studio relativo al progetto Human Technopole della Senatrice Elena Cattaneo, riportando da Roars 

La senatrice Elena Cattaneo ha redatto un lungo e interessante documento di studio relativo al progetto Human Technopole per il Parlamento che è scaricabile con il resoconto della seduta del Senato del 4 maggio 2016.da Roars

A giudizio della redazione il documento contiene molte interessanti e approfondite informazioni e considerazioni sia sul progetto Human Technopole sia sul principale attore della vicenda, l’Istituto Italiano di Tecnologia. Per questo motivo e per renderne la lettura più agevole ne pubblicheremo ampi stralci in varie puntate. In questo primo articolo pubblichiamo la Sintesi, la Premessa e lo Scopo del documento.

Sintesi del documento  

Questo testo, redatto per i colleghi Parlamentari e i cittadini, contiene dati pubblici, raccolti insieme ai miei collaboratori e con l’ausilio di strumenti informatici, a valle di una analisi che ho condotto negli ultimi mesi dopo la decisione del Governo di creare nell’area milanese ex-Expo un centro di ricerca o un polo tecnologico dedicato alle scienze della vita e alla nutrizione, denominato Human Technopole (HT), affidando il progetto e gli stanziamenti (l’impegno reiterato dal Governo è di garantire 1,5 miliardi di euro in dieci anni) a un ente prescelto arbitrariamente, senza bando o consultazione pubblica, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Il documento è stato preparato per fornire elementi di approfondimento ai colleghi in vista dei prossimi passaggi parlamentari sul tema. Il testo si concentra sull’analisi del progetto HT e, necessariamente “risalendo la corrente”, sull’ente IIT in quanto beneficiario dell’operazione (e in tal senso avrebbe riguardato qualsiasi altro ente prescelto con analoga modalità) al fine di identificare i presupposti concettuali, operativi e di etica pubblica – intesa come miglior allocazione delle risorse pubbliche investite nella ricerca e nell’innovazione – alla base delle decisioni del Governo su HT, le motivazioni che hanno portato l’esecutivo alla selezione dell’ente beneficiario, le qualifiche di quest’ultimo e le conseguenze dell’insieme di queste determinazioni.

Di seguito riporto la sintesi per punti delle principali osservazioni di quanto emerso rinviando alle pagine seguenti per gli argomenti e i dati a sostegno di quanto sommariamente qui enunciato:

1) Le esperienze storiche e le analisi politico-economiche dimostrano che è un errore stabilire per legge quale progetto scientifico sostenere. Su HT sono sbagliate le premesse perché nella scienza come per gli appalti pubblici, ogni assegnazione politico-economica di fondi pubblici non può prescindere da una competizione per finanziare le migliori proposte e proponenti.

2) Le stesse esperienze e analisi dimostrano che concentrare il denaro pubblico in poche mani è sbagliato.Nello specifico, prove su scala internazionale dimostrano che la concentrazione continuativa e non competitiva di denaro pubblico per la ricerca in poche mani è inefficace.

3) Chi riceve denaro pubblico deve rendicontare pubblicamente. L’assegnazione continuativa di ingenti somme di denaro pubblico a modelli organizzativi di centri di ricerca come l’Istituto Italiano di Tecnologia – fondazione di diritto privato finanziata con fondi statali – che si sottraggono alle rendicontazioni pubbliche e all’amministrazione trasparente non rispettano l’obbligo etico, presente nei sistemi liberaldemocratici, di fornire prove adeguate della ricaduta dell’investimento.

4) L’ente beneficiario scelto come coordinatore di HT non ha le competenze specifiche negli ambiti indicati dal governo come contenuti per HT (scienze della vita e nutrizione).

5) È necessario e urgente ripensare alle strategie per la realizzazione del progetto Human Technopole, adottando ogni atto opportuno. Le strade ci sono e sarebbe segno di lungimiranza se il Governo ne rimettesse in carreggiata il progetto abbandonando improduttive “scorciatoie” e semplificazioni.

6) L’Italia ha urgente bisogno di una Agenzia per la Ricerca. A valle di questa analisi emerge l’urgenza che l’Italia si doti di una Agenzia per la Ricerca. Sarebbe questa la decisione che distinguerebbe il Governo e il Parlamento in tema di ricerca. L’innovazione emerge dove c’è libertà di competizione tra le idee e indipendenza da ogni prestabilito legame. Al governo e al Parlamento spettano oneri e doveri di scelta dei temi su cui investire e delle risorse da impegnare. L’Agenzia si identificherebbe come ente terzo, indipendente (dalla politica e dalla comunità scientifica) e competente nei meccanismi necessari a bandire e poi selezionare le migliori idee, seguendo prima, durante e dopo, ogni procedura di assegnazione di fondi pubblici sugli obiettivi decisi da governo e Parlamento. Ciò ricondurrebbe ciascuno al rispettivo ruolo, tagliando i ponti con le cordate e “le amicizie”, quindi restituendo fiducia nel ricercatore e nelle sue capacità.

Premessa

Sul tema in oggetto sono intervenuta pubblicamente dapprima su La Repubblica il 25 febbraio 2016 con un articolo dal titolo “La scienza all’Expo e la favola del pifferaio” e poi, sulla stessa testata, con un’intervista il 19 marzo 2016 “Scienza all’Expo, ecco perché insisto sul no al progetto”. Infine, sul supplemento culturale Il Sole24Ore-Domenica del 3 aprile 2016 con l’articolo “L’innovazione riparta dall’etica“.

Il tema è a me caro, non solo perché la ricerca pubblica e i giovani studiosi di ogni ambito sono il mondo dal quale provengo e dove ancora svolgo le mie principali attività, ma anche perché da sempre cerco di capire, studiando i fatti, quale debba essere il peso della ricerca e dell’innovazione nel nostro Paese e “come possiamo assicurarci che in ogni campo del sapere scientifico stiamo finanziando l’idea che non è subordinata alla politica, che non si è deviati da un’agenda [estranea], come possiamo essere sicuri che andiamo dove ci portano le prove. Perché questa è la ragione per cui investiamo nella scienza”. Quelle citate sono le parole del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, pronunciate in un recente discorso alla National Academy of Science e spiegano, insieme alle visioni e alle azioni di alcuni suoi predecessori, a mio avviso, la posizione dominante e di frontiera che gli Stati Uniti da almeno sessant’anni detengono nella scienza e nell’innovazione. Una posizione mantenuta anche per l’incorruttibilità dei principi che guidano le istituzioni competenti deputate all’organizzazione della politica della scienza e per la continuità di queste posizioni fino alla comunità dei singoli studiosi capaci di riconoscersi nella difesa dell’etica pubblica che impone regole, trasparenza, procedure, competizione, cioè comportamenti pubblici che sono diametralmente opposti all’arbitrio, alle decisioni discriminatorie e verticistiche, ai comportamenti clientelari e amicali.

I miei interventi e questo testo sono quindi intesi a evidenziare l’opportunità dell’obiettivo deciso dal Governoper quanto riguarda il futuro della scienza e dell’innovazione in Italia e, allo stesso tempo, l’inopportunità del metodo adottato per raggiungerlo, cioè la sua improvvisazione e la decisione, arbitraria e anti-meritocratica, di assegnare fondi pubblici per lo sviluppo del progetto HT ad un ente preselezionato politicamente, con un finanziamento diretto dal Governo all’ente (che in nulla assomiglia alle proposizioni “top-down” tematiche che avvengono nel mondo), in assenza di gare, di costruzioni strategiche e di consultazioni pubbliche su quale debba essere l’assetto migliore da perseguire per raggiungere l’obiettivo stabilito che contribuirà a definire il futuro del Paese negli anni a venire. Cambiare il metodo significa apertura a più visioni progettuali competitive su HT, con miglior possibile ricaduta circa lo sviluppo della ricerca italiana, dell’area Expo e del reclutamento dei 1500 ricercatori previsti.

“Manca trasparenza nei finanziamenti alla ricerca”. Lo affermavo nel 2006 intervenendo al primo Congresso mondiale per la libertà della ricerca scientifica. E in tutta la mia storia di ricercatrice, accademica e cittadina non ho mai potuto fare a meno di denunciare pubblicamente – coniugando i pensieri alle azioni – le distorsioni del metodo scientifico, prescindendo da sempre dal colore e dalla appartenenza politica dei policy makers di volta in volta responsabili dello specifico settore. L’ho fatto nel 2001, con il Ministro Moratti, denunciando la commissione staminali istituita presso l’Istituto Superiore di Sanità per l’erogazione di fondi pubblici sul tema specifico, molti dei cui membri sottomettevano i propri progetti a sé stessi. La denuncia arrivò anni dopo in Parlamento e l’allora sottosegretario affermò che “la procedura adottata dalla commissione staminali non era trasparente”. L’ho fatto nel 2007, con il Ministro Turco, denunciando una distribuzione di fondi pubblici tramite “phone calls”, le chiamate agli amici. Avvisato il Ministro, la denuncia si rese pubblica settimane dopo sui quotidiani, in tempo per bloccarne la firma e riportare quel cospicuo fondo entro i canali di un bando pubblico. E l’ho fatto ancora nel 2009 quando denunciai il governo Berlusconi e il Ministero della Salute per un bando pubblico che impediva di concorrere con progetti che includessero ricerche anche con cellule staminali embrionali, questo nonostante quella ricerca fosse legale e scientificamente pertinente rispetto al tema deciso dal Governo. Da Senatrice a vita ho denunciato il caso di un professore universitario che aveva manipolato i dati di alcuni studi sugli Ogm. Oggi ho scelto di denunciare ancora il tentativo di “corrompere” il metodo della scienza e l’etica pubblica che si sta attuando nell’area dell’ex Expo.

Scopo del documento

Le analisi contenute in questo documento hanno lo scopo di controllare alcune credenze su quale dovrebbe essere la gestione degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, di illustrare come queste credenze siano applicate al progetto HT e come, anni fa, le stesse abbiano portato alla nascita dell’IIT, quindi di analizzare sotto i principali aspetti il successo o meno dell’esperimento IIT e, infine, di esaminare se il “modello IIT” debba ragionevolmente essere alla base dell’iniziativa HT.

Per queste analisi ci si avvarrà dei fatti e di documenti reperibili pubblicamente e delle esperienze occorse in Italia ed in altri Paesi. Di fatto, il motivo per cui partendo dalla disamina delle prerogative di Governo sul progetto HT si è ritenuto necessario risalire alla filosofia che ha ispirato la nascita di IIT e ricostruire la storia di IIT nel contesto della politica della ricerca in Italia e delle decisioni attuali, è perché vi sono ampie prove in Italia e all’estero che questa filosofia – accentratrice di denaro pubblico al di fuori di competizioni, di valutazioni terze, di ricambio dirigenziale e della necessaria trasparenza – applicata alla progettazione di HT limiterà fortemente l’ambizione del Governo di un rilancio competitivo della ricerca e dell’innovazione in Italia.

Con il presente documento si vuole sostanziare la tesi che dimostra come sia già evidente dall’esperienza internazionale e dall’esperienza italiana che:

  1. la progettazione e la realizzazione di un imponente centro di ricerca o di un polo tecnologico non si improvvisi ma avvenga a valle di consultazioni pubbliche, l’elaborazione di rapporti, la presa in carico e la ridefinizione degli obiettivi e dei contenuti da parte dei policy makers, spesso la formazione di enti consortili, nonché la definizione e selezione del personale e dei ruoli;
  2. in ambito pubblico, il progresso della scienza e dell’innovazione non possano prescindere dal principio di uguaglianza di ogni idea, di ogni proponente (giovani e meno giovani) ed ente per l’accesso alla fonte delle risorse pubbliche, affinché le proposte, i proponenti o gli enti migliori per obiettivi, strategie e contenuti possano essere selezionati attraverso un bando aperto a chiunque abbia visioni e idee da mettere in competizione;
  3. la libera competizione tra idee, proponenti, enti seguita da selezione terza, competente e indipendente sia l’unica modalità per garantire al cittadino il miglior impiego del denaro pubblico;
  4. una concentrazione di risorse pubbliche per la ricerca in poche mani, peggio ancora se in sistemi non trasparenti, senza una costante competizione per l’allocazione delle risorse, senza un continuo rinnovamento delle dirigenze, rappresenta una distorsione del metodo scientifico e produce dissipazione e corruzione del metodo, invece che maggiore efficienza, in quanto favorisce un controllo verticistico da parte di pochi sui movimenti di denaro pubblico;
  5. al Paese serve una Agenzia per la ricerca (realtà acquisita da tutti i paesi con tradizioni scientifiche importanti) che garantisca regole, controlli, procedure e valutazioni per ogni assegnazione e verifica dell’impiego dei fondi pubblici che sia terza e competente e che agisca in modo indipendente dalla comunità scientifica e dalla politica.