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Il mito del breve per i testi
web
Vecchie rilevazioni di
dieci anni fa descrivono ancora il «lettore sul web» come un
frenetico divoratore di testi-telegramma, senza contenuti complessi
e approfondimenti. Una visione che contraddice sia la realtà
comportamentale del «navigatore maturo» che le potenzialità naturale
dell'ipertesto in rete. E che abbrutisce la scrittura, impoverendone
sintassi e dizionario, forme e figure
retoriche FRANCO
CARLINI Nei primi giorni del
Web, agli inizi degli anni `90, si disse che l'Internet stava
producendo una piacevole e del tutto insperata riscoperta della
scrittura, dato che gran parte della comunicazione di rete avveniva
appunto basandosi sul testo puro, che si trattasse di posta
elettronica, di discussioni nei Newsgroup o anche delle prime pagine
web, allora così scarne di immagini. Ed era vero, effettivamente, ma
da allora è successo anche qualcosa di meno gradito e cioè un
sensibile scadimento della scrittura e, parallelamente, il
consolidarsi di un mito pernicioso il quale recita grosso modo così:
nel web occorre scrivere solo testi brevi, corti come un lancio di
agenzia, sintetici e stringati, senza eccessive sfumature. Tali
blocchi (o bocconi) di testo vengono sovente chiamati «chunks» e il
loro dilagare nefasto si è imposto come una regola e si ritrova
anche nei manuali di buona scrittura web. Chi sostiene tale pratica
discutibile, oltre a tutto in contrasto con le vere potenzialità del
web ipertestuale, lo fa basandosi essenzialmente sull'atteggiamento
psicologico del navigatore web. Egli sarebbe un lettore frettoloso e
impaziente, che salta in superficie da un'onda all'altra
(surfing)
senza mai immergersi (diving)
né scavare (mining).
Sarebbe più simile dunque al lettore dei quotidiani tabloid da
metropolitana che a quello dei quotidiani
tradizionali.
Il lettore web viene identificato con il suo occhio
inquieto ed erratico, peraltro ben collegato alla mano che frenetica
impugna il mouse, pronta a cliccare, per cui risulterebbe superfluo
e fastidioso offrirgli testi lunghi e ragionamenti articolati.
Probabilmente la descrizione del lettore saltellante e irrequieto
venne rilevata empiricamente nei primi tempi del web, quando
prevaleva la novità del mezzo e quindi l'ansia di «scoprire
cliccando», mentre il comportamento dei lettori a dieci anni di
distanza, quando la rete Internet ormai fa parte degli strumenti
normali e persino banali della vita quotidiana, è assai
diverso.
Intanto il lettore web di
oggi, quello abitudinario e quotidiano, sempre più spesso è dotato,
a casa o in ufficio, di una connessione a banda larga, la quale
porta con sé non solo la possibilità di poter accedere rapidamente a
contenuti multimediali pesanti in termini di bit da scaricare, ma
soprattutto è sempre attiva («always on»). Dunque Internet è un
attrezzo della vita quotidiana attivabile all'istante e sempre a
portata di mano, per ogni esigenza, che si tratti di consultare
l'orario dei treni, di verificare il proprio conto corrente bancario
o di leggere le ultime notizie sulle ultime disastrose
guerre.
Il web, occorre ricordarlo,
opera in modalità «Pull»: ciò significa che è il lettore a «tirare a
sé» i contenuti che gli interessano in quel momento, mentre nella
modalità «Push», tipica del broadcasting televisivo o radiofonico,
le emittenti appunto emettono i loro contenuti in maniera
indifferenziata verso il pubblico vasto, e l'utente può vedere o
ascoltare solo quello che è on air
in quel momento. Anche in questo caso una variante tecnica
influenza le modalità d'uso: la rete offre ai suoi navigatori un
senso di libertà perché sterminati e per tutti i gusti sono i siti e
ognuno dunque prova il gusto di cercare e di trovare ciò che gli
serve e gli aggrada in quel momento.
Il lettore web, dopo un periodo di tempo relativamente
breve, si forma delle mappe mentali e degli itinerari abituali.
Alcune ricerche segnalano che ognuno «pascola» (browsing) a partire da un numero ristretto di
siti, due decine al massimo: sono quelli che gli offrono le
informazioni necessarie relativamente al suo lavoro o ai suoi
interessi e che nel tempo egli ha selezionato sulla base di criteri
di utilità, affidabilità e anche di
gradevolezza.
L'utente maturo,
insomma, non ha più bisogno dei cosiddetti portali, ma facilmente
inizia la sua navigazione dal sito per lui più importante oppure dal
motore di ricerca preferito e da lì si indirizza, con una certa
sicurezza, verso i luoghi dove sa che esistono le cose che gli
servono. Un benemerito centro di ricerca americano, il Pew Internet & American LifeProject, da
anni controlla attraverso adeguati sondaggi sulla popolazione
americana, gli usi individuali e collettivi della rete. Già
nell'anno 2001 segnalava l'emergere di una fascia consistente di
utenti maturi (veterani) i quali sono ormai meno attratti dalle
novità del medium e che dunque ne fanno un uso temporalmente magari
più ridotto, ma molto più intenso, costante e mirato. Il tempo che
dedicano alla navigazione di solito è sottratto alla televisione, ma
non si fanno più attrarre dalle ultime novità, dalle pagine
multicolori e animate; semmai vanno dritti allo scopo, che è quello
di trarre dal web informazioni utili per il lavoro o per la
vita.
Durante la seconda guerra in
Iraq, per esempio, il 77 per cento degli americani online (i quali a
loro volta sono il 60 per cento della popolazione) fecero ricorso
all'Internet per trarne sia notizie aggiornate che punti di vista di
orientamento; uno su cinque di quelli che l'hanno fatto affermò che
la rete aveva migliorato la sua comprensione del conflitto e il 6
per cento dichiarò che grazie a questa raccolta di informazioni
aveva cambiato la propria opinione al riguardo.
In particolare i lettori web hanno messo in pratica una
modalità di lettura più tradizionale che inizialmente non era
prevista e che potrebbe apparire persino come un ritorno
all'indietro. Succede infatti che essi, che poi siamo tutti noi,
salvino una copia delle pagine sul loro disco fisso oppure che le
stampino sulla carta. Questo ovviamente è in controtendenza rispetto
all'idea forse ingenua di una scrittura-lettura solo digitale, ma a
ben vedere non è un fenomeno reazionario né un semplice retaggio di
abitudini passate. Il salvataggio delle pagine sembra corrispondere
a un bisogno di possesso e di sicurezza del possesso, analogo alla
frenetica attività di fotocopiatura esercitata da molti: avere in
mano e in casa una copia conforme del testo originale che interessa
ci tranquillizza perché quel testo ora è per noi sempre disponibile,
senza dover tornare in biblioteca per reperirlo. Talora il gesto
della copia risulta così soddisfacente che quel testo non verrà più
letto, perché in fondo non era così importante, ma ugualmente ci si
sente rassicurati dal possesso in copia.
Il salvataggio dei testi di rete è peraltro motivato
dal fatto che i siti sono mobili, che talora chiudono o cambiano
indirizzo e che dunque potrebbe risultare difficile se non
impossibile reperire in futuro quello che oggi è
disponibile.
La pratica di stampare
su carta le pagine web (e persino la corrispondenza elettronica)
risulta a prima vista ancora più vecchia e datata, frutto di
un'inerzia e di un'abitudine che vengono dal passato, ovvero dalla
cultura del testo scritto e stampato e certamente è così, in larga
misura. Un'altra spiegazione è di tipo pratico e si riferisce alla
maggiore e insuperata leggibilità, maneggevolezza e trasportabilità
della carta rispetto ai monitor.
Ma
non si tratta solo di questo e la convinzione di chi scrive è che al
di là dei motivi pratici ci siano delle radici profonde e
probabilmente ineliminabili, le quali hanno a che fare con il fatto
che la specie umana è fatta di mente e corpo e che questa fisicità
non è eliminabile. Anche le attività concettuali più elevate
risentono dei cinque sensi e del fatto che si svolgono a partire da
un corpo fisico, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità.
Dunque non solo è impossibile assimilare il cervello umano a un
computer, ma nemmeno scorporare le attività cognitive «alte» da
quelle sensoriali «basse». Esse sono invece intrecciate in maniera
indissolubile.
Si pensi al gesto
per molti abitudinario del sottolineare le frasi importanti mentre
si studia un testo: un'interpretazione ingenua dice che lo si fa per
poter ritrovare in seguito, già evidenziate, le frasi importanti, ma
quasi nessuno lo fa e quando si rilegge un libro per studiarlo,
facilmente si continuerà ad aggiungere sottolineature, perché il
motivo vero è che il gesto fisico del sottolineare è un ausilio alla
concentrazione e alla memorizzazione: aiuta a fissare in memoria,
così come può aiutare leggere o ripetere ad alta voce. Così siamo
fatti, a differenza dei computer.
Su molte pagine web di molti siti, specialmente di tipo
informativo, compaiono ormai regolarmente tre inviti all'azione (tre
pulsanti). L'uno consente di spedire copia di quel testo a un amico,
via e-mail: per il gestore del sito è un modo di dilatare il proprio
pubblico, ma corrisponde a una modalità di relazione che i
navigatori web di per sé praticano: condividere idee e materiali con
altri. L'altro pulsante sovente presente incita a commentare
quell'articolo e tutti i commenti sono ovviamente leggibili e
ricommentabili da altri lettori. Anche questa è una modalità
aggiuntiva alla lettura solitaria tipica della rete, che non si dà
(o non si dà così facilmente) negli altri media, se non nella forma
assai ridotta e controllata delle Lettere al direttore. Il terzo pulsante infine è
proprio quello della «versione stampabile»: cliccando su di esso la
stessa pagina che si sta leggendo viene depurata da tutti o quasigli
elementi grafici aggiuntivi, dei menu e dei pulsanti di servizio che
l'adornano e l'impacciano e ridotta a puro testo, il quale sarà
appunto stampabile, o salvabile, in misura più
pulita.
In quei tre pulsanti e
nella pagina che li ospita si addensano - e insieme si separano - le
tre metafore dell'Internet: il pulsante «stampa» rimanda alla
metafora della rete come tubo, pura infrastruttura di trasporto di
materiali; i pulsanti «commenta» e «segnala a un amico» evocano il
carattere della rete come spazio sociale che è insieme pubblico ma
anche segmentato per comunità amicali. Il tutto all'interno di
pagine web che pur citando formati e linguaggi preesistenti,
tuttavia si configurano come un nuovo medium.
In conclusione non sembrano esserci fondati e robusti
motivi per assecondare ancora il mito del lettore saltellante e di
conseguenza dei brevi «chunk» di testo. I lettori sono molti, con
esperienze ed esigenze diverse, e non sono riconducibili a un unico
stereotipo statistico. Al tempo stesso la maturazione e la normalità
dell'Internet hanno prodotto una popolazione che magari è sì
frenetica nella ricerca di notizie e informazioni al volo, ma che,
al tempo stesso, dopo la prima occhiata alle news, sembra apprezzare
la possibilità di saperne di più, di confrontare punti di vista
differenti, e di pensarci sopra con calma, persino stampando
articoli e documenti.
Ma a questa
domanda esigente non corrisponde ancora una adeguata offerta
informativa, malgrado il grande numero di siti e testate esistenti.
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