I DIRIGENTI SCOLASTICI FRA VALUTAZIONE PROFESSIONALE, VALUTAZIONE
PURCHESSIA E……… VALUTAZIONE POLITICA
Nell’enumerare
i vizi, diventati luoghi comuni,
dell’italiano medio, cosa che un po’ masochisticamente siamo portati a fare con
frequenza, soprattutto quando ricorrono le occasioni (e in questa fase
politico-culturale, ahimè, purtroppo,
ricorrono molto di frequente), fra i tanti vizi (“tengo famiglia”,
“correre in soccorso del vincitore”, “non è colpa mia”, “lo stato non fa
niente”, “gli Italiani amano il capo, l’uomo forte”, gli italiani non
rispettano le regole”, “esami e concorsi non si fanno senza raccomandazione”
ecc.), ve ne è uno in particolare che viene ricordato con facilità estrema. Ed
è un vizio, che, peraltro, per come si presenta, ha una parte esplicita e una
parte nascosta: “io sono d’accordo che ogni lavoro venga valutato” (la parte
esplicita) “purché sia io il
valutatore” (parte nascosta).
La
cosa riguarda anche il nostro mondo, il mondo scolastico e, in piccolo (ma non
poi tanto per i risvolti che la cosa ha)
riguarda la vicenda della valutazione della Dirigenza Scolastica, in
conseguenza dell’applicazione del Contratto dell’Area V stipulato il 1 3 2002.
L’attuazione
delle clausole di un Contratto firmato
a vigenza scaduta (1 9 2000 /31 12 2001), a distanza di 18 mesi, non è ancora
cosa fatta: sono stati erogati solo
provvisoriamente gli aumenti derivanti
dal Contratto, mentre sono di là da venire (per incompetenza lungaggini
insipienza dell’Amministrazione), gli aumenti dell’inflazione degli anni 2000 e
2001, gli arretrati dei compensi completi, la retribuzione accessoria, la
retribuzione degli incarichi aggiuntivi, la tutela assicurativa e legale. Altre
questioni, pure derivanti dall’applicazione del Contratto, quali la 626 sulla sicurezza
nelle scuole, il concorso ecc. sono state portate all’attenzione della
controparte solo dall’incalzare dei Sindacati.
Non
parliamo, poi, dell’avvio della trattativa del nuovo Contratto 2002-2005, che
per l’Amministrazione è come se non esistesse. Ma su questo sono pronte le
iniziative per settembre.
Dove, invece, l’Amministrazione è stata molto
solerte e ha imposto un ritmo serrato
al confronto e alla trattativa è stata proprio la questione della
valutazione. Urgeva, infatti, un fiore all’occhiello: nella scuola dell’era
nuova del Polo si fanno le cose serie, si valuta nelle scuole e si comincia
dalla testa, dai Dirigenti Scolastici.
Il
comportamento dei Sindacati è stato molto responsabile, perché non vi è Dirigenza senza valutazione e
perché la valutazione, se ben praticata, è uno strumento importante di
promozione professionale. E poi non è passata mai nella testa delle delegazioni
sindacali di praticare il vecchio vizio richiamato all’inizio “credo nella
valutazione…..degli altri”.
Il
fatto è che il confronto – che, è bene ribadirlo, non è stata una trattativa ma
solo informativa sindacale, non essendo la valutazione materia di
trattativa- si è caricato di risvolti
politici e culturali che vanno ben al di là della singola questione. E così si
sono confrontate due visioni della valutazione di carattere nettamente
contrapposto.
L’una
visione, quella dell’Amministrazione, ha
oscillato fra il pregiudizio che potremmo definire di “una valutazione
purchessia” e l’ideologia che potremmo definire “di una valutazione per
l’eccellenza”: in realtà a prevalere e
spingere in questa oscillazione vi è stata, al fondo, una concezione
“politica” della valutazione, come strumento, cioè, di controllo politico della
Dirigenza.
L’altra
visione, la nostra, ha puntato ad una valutazione di carattere nettamente
professionale, di promozione professionale, attenta alla “delicatezza” e alla
cautela che si richiedono quando si introduce una novità così importante nella
scuola italiana.
Ora,
il sistema di valutazione, come pensato nel Contratto, è di fatto saltato dal
momento in cui è stata approvata la Legge Frattini sul cosiddetto riordino
della Dirigenza dello Stato, meglio conosciuta come legge dello spoils system.
Al
momento della stipula del Contratto, il 1 3 2002, il valutatore del Dirigente Scolastico (il Direttore Generale
Regionale) era di nomina politica ma su base professionale, per cui la
valutazione aveva come ultimo giudice – essendo il primo un valutatore cosiddetto
di prima istanza nominato sempre dal Direttore Regionale – comunque un tecnico,
scelto soprattutto per le sue qualità professionali e non per la sua fedeltà
politica. Dopo il 15 luglio 2002, approvazione della Legge Frattini, la situazione si ribalta: il Direttore
Regionale viene nominato per fedeltà politica, non per interpretare in
autonomia le direttive del potere politico ma semplicemente per eseguirle,
perdendo quella caratteristica di terzietà che è propria della gestione
amministrativa autonoma della Dirigenza.
In
queste condizioni, essendo venute meno le condizioni di base per l’attuazione
di una valutazione a dimensione professionale, CGIL CISL UIL Scuola e Snals
(l’ANP ha sempre appoggiato la posizione dell’Amministrazione), hanno proposto
che la valutazione avesse carattere sperimentale, avesse come obiettivo
soprattutto quello di “testare” la validità dello strumento e della procedura
che si adottavano, che fosse introdotta con cautela per consentire un
avvicinamento graduale agli effetti professionali e retributivi della valutazione
stessa, che avesse, dunque un carattere descrittivo delle prestazioni del
Dirigente senza classificazioni tipo “insufficiente, buono eccellente”.
L’Amministrazione
non ha accettato tali proposte, se non
per la parte che prevede l’istituzione di una commissione paritetica di
verifica e monitoraggio, e la
preparazione dei valutatori di prima istanza e degli stessi Dirigenti
scolastici alla procedura che si introduce.
E’
significativo sottolineare come per un momento l’Amministrazione avesse
mostrato di condividere e concludere con i Sindacati una posizione vicina a
quella sostenuta da questi ultimi. Alla fine, ha prevalso, proprio nei momenti
in cui si riaccendeva lo scontro al tavolo delle trattative del Comparto
Scuola, dove venivano avanzate proposte di ritorno allo Stato giuridico e di
azzeramento della contrattazione di Istituto, un irrigidimento che ha fatto
pensare che la valutazione dei Dirigenti Scolastici facesse parte di un più
vasto disegno di controllo politico sulla scuola pubblica.
Del
resto, proprio in quei momenti (maggio 2003) il MIUR con una semplice circolare
estendeva la legge Frattini anche ala Dirigenza Scolastica, per cui il
conferimento degli incarichi e la durata degli stessi da parte del direttore
generale ai Dirigenti Scolastici, non è più un patto bilaterale sottoscritto da
Direttore generale e Dirigente Scolastico, come prevede il Contratto, ma un atto unilaterale del Direttore. Come
dire: ti dico io cosa fare e dove andare, e ti posso cambiare di scuola anche
ogni anno. Non è precisamente lo spoils system applicato tout court ai
Dirigenti Scolastici, ma non si è poi molto lontano da esso., nonostante questi
aspetti in un ordine del giorno del Parlamento fossero stati categoricamente
esclusi come applicabili alla Dirigenza Scolastica.
E
così il cerchio si chiude: io Direttore, di nomina politica, ti affido
l’incarico con obiettivi fissati da me senza tenere conto di quelli che
scaturiscono dal POF, ti sposto quando voglio e ti valuto ogni anno a modo mio.
Se
a tutto questo si aggiunge che,
rispondendo a due interrogazioni parlamentari, un Sottosegretario del
MIUR ha minacciato di far valutare i Dirigenti Scolastici, chiamati in causa
per motivi di libera espressione di
opinione e gestione professionale non gradita ai poteri locali, in maniera negativa fino al licenziamento,
ben si comprende quale è l’uso che ha
in mente di fare il Governo della
valutazione.
Su
questo la vigilanza e la difesa devono essere un dovere di tutti, non solo dei
Dirigenti Scolastici, perché ad essere chiamata in causa è la libertà stessa
della scuola dell’autonomia.
Roma
luglio 2003 Armando
Catalano