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"IL MANIFESTO" del 15 marzo
UN
COPYRIGHT SENZA LIMITI
La
commissione cultura della Camera ha approvato una legislazione restrittiva sul
diritto d'autore che recepisce una direttiva della Unione europea. Con il voto
favorevole dei democratici di sinistra
ADRIANO SPONZILLI
C'è subbuglio nel mondo del «software
libero». È infatti prossima l'approvazione da parte del parlamento italiano di
un provvedimento legislativo che cambierà profondamente il diritto d'autore.
L'occasione è data da una direttiva comunitaria, la cosiddetta Eucd (European
Union Copyright Directive). Formalmente si tratta di una armonizzazione del
diritto d'autore nei vari paesi membri. Ma, di fatto, è una norma che aumenterà
il potere di coloro che detengono i diritti d'autore - leggi le grandi case
produttrici -, a discapito di tutti coloro che delle «opere dell'ingegno» sono
utenti. Lo schema del decreto legislativo elaborato dal governo italiano
recepisce interamente la direttiva dell'Unione europea ed è stato esaminato
nelle Commissioni competenti nelle ultime settimane. L'ultimo passaggio è stato
il 25 febbraio: la Commissione cultura alla Camera ha espresso parere
favorevole, compresi i rappresentanti dei democratici di sinistra. Unico parere
contrario: quello di Titti De Simone di Rifondazione comunista. Franca
Chiaromonte dei democratici di sinistra ha annunciato il voto favorevole del suo
gruppo lodando lo schema di decreto legislativo, perché «tiene conto della
necessità di un aggiornamento quotidiano del diritto d'autore alla luce dei
continui progressi tecnologici che si registrano in tale settore». Le
associazioni del «software Libero», dal canto loro, hanno considerato
negativamente il testo approvato dalla Commissione cultura. Ventiquattro
associazioni e una decina fra aziende e studi professionali hanno quindi rivolto
una petizione ai membri delle Commissione cultura, chiedendo un nuovo esame
parlamentare della materia. (Le sottoscrizioni individuali della petizione sono
in Internet, all'indirizzo www.softwarelibero.it/progetti/eucd/ e superano al
momento le 1.300).
Per le associazioni del software libero e delle libertà civili nel cyberspazio,
la nuova normativa che sta per essere approvata inasprisce fino all'inverosimile
la legislazione sul copyright, colpendo mortalmente anche il «diritto di
decompilazione a fini di interoperabilità», cioè la possibilità di studiare
«standard e formati» utilizzati da altri con lo scopo di creare prodotti ad
essi compatibili. Partiamo dal caso dei cd musicali, che sono stati realizzati
per inibirne la copia. Ad esempio, il cd di Natalie Imbruglia, distribuito
nell'ottobre del 2001, è stato forse il primo ad essere prodotto con un sistema
di protezione (in questo caso il Cactus Data Shield della Midbar) che
entra in funzione ogni volta che ne viene tentata una registrazione, rendendo
illeggibile la copia. Con la norma ancora in vigore è consentito studiare gli
standard di protezione e utilizzarli per leggere i supporti protetti su altre «piattaforme».
La nuova legge allo studio del Parlamento, teoricamente, fa salvo il «diritto
di decompilazione», ma prevede sanzioni penali per chi produce o vende o è in
possesso dei macchinari e del software che consentono di eludere le misure di
protezione.
La direttiva Eucd ha negli Usa una legge gemella, approvata nel 2000, la Digital
Millenium Copyright Act (Dmca). Entrambe discendono dai medesimi trattati
internazionali della «Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale»
(Wipo) del dicembre 1996. Negli Stati Uniti la legge è stata applicata per la
prima volta durante il «caso Sklyarov», dal nome del cittadino russo arrestato
con l'accusa di aver realizzato un programma che consente di visualizzare gli e-book
(i libri elettronici) in modalità diverse da quelle previste dai produttori.
Anche qui è importante sottolineare che il programma in questione non serve a
usi illeciti, ma solo a compiere usi diversi da quelli previsti, ma comunque
leciti, di un contenuto acquistato. Può servire ad esempio a travasare in un
altro formato un libro elettronico o a stamparlo per leggerlo più comodamente.
Lo spirito complessivo del Dmca, così come della direttiva comunitaria, è
dunque di togliere al'utente il controllo sull'«opera» acquistata. È il
produttore o editore o distributore che ti dice cosa farne. Attualmente, gran
parte della legislazione attuale sul copyright, prevede che chi acquista un'«opera
di ingegno» può farne una copia di sicurezza. La direttiva comunitaria
riconosce il diritto dei produttori ad impedire anche questa copia di sicurezza,
ma anche la possibilità di disporne come meglio crede: possiamo rivenderla,
prestarla, farne l'uso che preferiamo fino a quando vogliamo, compreso il suo
lascito in eredità. Con l'approvazione della nuova norma tutto questo sparirà.
Per i produttori, diventa infatti possibile vendere un libro vietandone la
rivendita; oppure consente la vendita «a scadenza»: «questo Cd musicale si
autodistruggerà fra un anno»; oppure ad personam: «questa
videocassetta potrai leggerla solo tu e se inviti un amico a vederla a casa tua
commetti un illecito».
Non si tratta di una realtà futuribile, perché negli Stati uniti sono già in
vendita manuali universitari in formato elettronico (degli e-book da
visualizzare sul computer) che alla fine del semestre accademico si
autodistruggono. Scopo dichiarato dell'operazione: impedire che gli studenti più
anziani degli anni successivi passino i loro vecchi libri ai più giovani. Che
succederebbe se questa modalità di distribuzione dovesse affermarsi come
prevalente? Che nel giro di dieci anni, nessuno avrebbe più copia di un certo
libro, album, film. La memoria collettiva perderebbe il diritto al ricordo. Il
che è l'esatto contrario dello spirito del diritto d'autore, la cui logica è
che, nel tempo, l'opera cessi di essere un patrimonio dell'autore ed entri nel
patrimonio collettivo.