Signor sottosegretario

di Vittorio Delmoro

Signor sottosegretario,
sono sicuramente uno di quelli suggestionati da ideologie e schemi precostituiti e ancorato a logiche che hanno trovato successo in contesti temporali lontani e differenti, come Lei dice; ma ora vorrei fare lo sforzo di cancellare dalla mia mente tutto questo e pormi di fronte a Lei in tutta obiettività (se ci riesco).

Cercherò di confutare le sue affermazioni, quelle scritte in risposta ad un documento della Rete di Scuole, e quelle riportate in una intervista al Resto del Carlino, che non dovrebbe aver stravolto il Suo pensiero, visto che si tratta di un giornale amico.

PRIMO PUNTO : IL TEMPO PIENO

        Il tempo pieno e quello prolungato sono garantiti – afferma Lei.

In che modo?

        Fino ad oggi c’erano due docenti per classe, con la Riforma della classe si occuperà un’equipe pedagogica.

Che tradotto (da Lei) significa che :

        Ogni classe sarà affidata ad un docente (tutor, 18 ore minime) e ad altri docenti che interverranno per le altre attività.

Quali attività?

        Che so, musica, lingue, attività artistiche…

A pagamento?

        Smentisco categoricamente!

Allora perché tante preoccupazioni sul tempo pieno?

        Perché gli insegnanti avrebbero voluto fosse mantenuto il doppio organico.

Se la logica fa parte del Suo bagaglio, o almeno delle parole che dice, signor sottosegretario, questo porta ad affermare che il doppio organico non costituisce più una regola, una base per la dotazione delle scuole.
In effetti il doppio organico parte da una scuola di 40 ore settimanali, mentre la bozza di decreto attuativo afferma una scuola di 30 ore settimanali, di cui 3 facoltative. Il tempo mensa è dunque categoricamente escluso dal tempo scuola garantito dallo stato.
Pertanto se 40 ore continueranno ad esserci, ad esse dovrà far fronte qualche altro soggetto : l’Ente Locali, i genitori, la scuola stessa, mediante altre figure (docenti – assistenti) assunte con contratti a termine e con una responsabilità educativa confinata in quello spazio e in quel ruolo.
Così facendo la persona dell’alunno, quel soggetto di diritti di cui anche Lei parla, comincia a perdere un pezzo della sua integrità, affidata ad altre mani che nulla c’entrano con l’equipe pedagogica da Lei citata.

Ma torniamo al tempo prettamente dedicato all’insegnamento : 30 ore dicevo, di cui 3 facoltative. Per capire questo termine, facoltativo, è necessario rifarsi alla documentazione di Bertagna che ha anticipato e seguito gli Stati Generali : le attività scolastiche si dividono in obbligatorie per tutti, fornite dallo stato come garanzia di base ed attività su cui le famiglie hanno un diritto di opzione, possono cioè chiedere alla scuola di garantirle, oppure avvalersi di altre agenzie esterne; la scuola dovrà solo certificarne la validità alla fine.
Questo farebbe presumere che in una scuola la totalità degli alunni frequenti le 27 ore settimanali di lezioni obbligatorie, mentre una certa parte (maggioritaria o minoritaria che sia) quelle opzionali.
Ecco perché non è più garantito il doppio organico : non serve!
Si presume che ci sia sempre qualcuno che opti per scelte esterne alla scuola.
Si andrebbe quindi a casi eccezionali di 30 ore garantite a tutti, fino a un minimo di 27 ore, facendo così risparmiare al ministero almeno qualche insegnante.
La seconda conseguenza è che quel soggetto di diritti perde un altro pezzo di integrità : io frequento le lezioni di musica o artistica dei maestri della mia scuola (gli stessi che tengono altre lezioni obbligatorie), tu invece fuori dalla scuola con altri insegnanti. Evidentemente al ministero si è deciso che certe discipline hanno una validità diversa sul piano dell’integrazione e della formazione globale della persona.

SECONDO PUNTO : L’ATTENZIONE ALLA PERSONA

Lei sottosegretario distingue l’handicap dal disagio, affermando che bisogna comunque prestare più attenzione sia all’uno che all’altro. Non so cosa lei intenda sul piano pratico (non lo dice) e non so se l’equipe pedagogica di cui parla sia la traduzione di questa maggiore attenzione. Io parto da più in basso : se il numero degli insegnanti di sostegno sarà ridotto, le sue sono pure bufale! Se il loro numero resterà invariato, si tratta di discorsi inutili; se crescerà allora avrà dimostrato come far seguire fatti concreti a semplici affermazioni. Basta aspettare settembre per la verifica.
Se poi passiamo dall’handicap e dal disagio alla normalità, ecco che incontriamo la nuova figura del tutor.
Perché sarà lui, no sottosegretario? La soluzione dei mali della scuola! (Può cancellare questo sfogo fazioso…)

        Da domani con la Riforma ci sarà un insegnante tutor con almeno 18 ore di lezione frontali nelle prime tre classi ed altri docenti che interverranno per le altre attività…

Vale a dire che le responsabilità educative saranno assunte da questa nuova figura, che oltre a fornire la sua opera di docente per la stragrande maggioranza del tempo dedicato all’insegnamento, coordinerà i colleghi, produrrà i Piani Personalizzati, costruirà i percorsi e le verifiche e, soprattutto, sarà l’insegnante di raccordo con la famiglia. In altre parole : dove non si è riusciti (se non si è riusciti!) con tre, quattro docenti collegialmente, si riuscirà con uno solo!
Le cifre che lei cita a sostegno dell’attuale fallacia della scuola sono tutte riferite alla scuola superiore, la quale (se l’interpretazione è consentita) raccoglierebbe però i frutti di carenze manifestatesi ben molto prima! Di qui la sua Riforma che vuole modernizzare il sistema a partire dai servizi dell’infanzia e dai percorsi educativi flessibili che valorizzano le epoche d’oro dell’apprendimento. Lei riconosce dunque alla scuola elementare (e alla scuola materna) il ruolo di EPOCA D’ORO per la costruzione della persona, e fa bene! Non solo ma, se i dati sulla scuola superiore da lei citati emergono anche da studi internazionali, da quegli studi emerge anche il dato della scuola elementare attuale : ai primi posti nel mondo! Allora, sottosegretario, qualcosa non quadra nel suo ragionamento : se la scuola materna ed elementare funzionano ottimamente (sono i dati internazionali a confermarlo), garantendo quindi un buon uso di quest’epoca d’oro, coma mai il primo effetto della sua Riforma va ad intaccare e stravolgere proprio questi due segmenti scolastici?
Logica vorrebbe (sempre se si presume che abiti anche presso di Lei) che la Riforma metta anzitutto mano al cambiamento della scuola superiore.
Che poi la sua Riforma preveda anche questo (fra dieci anni?) con l’imposizione del doppio canale è argomento che potremo trattare a parte molto più dettagliatamente; per ora la Riforma esistente (dal prossimo settembre, afferma Lei) è quella della scuola di base.

TERZO PUNTO : LE VOCAZIONI

        Nulla di nuovo per i ragazzini? (chiede il giornalista)

        No, al contrario : si terrà conto delle singole vocazioni e attitudini, perché noi vogliamo la personalizzazione dei piani di studio …

Ecco, i famosi PIANI DI STUDIO PERSONALIZZATI. Se Lei sottosegretario sa di scuola (e mi dicono che sa, per essere stata una direttrice didattica), dovrebbe sapere che un piano personalizzato ha bisogno di gambe per camminare, altrimenti resta una semplice scartoffia buona per l’archivio. E quando dico gambe, intendo proprio gambe umane, di persone concrete. Mettiamo infatti una classe di una ventina di alunni, tralasciando handicap e disagi (che quelli il loro Piano ce l’hanno sempre avuto), non dico che si dovrebbero produrre venti piani personalizzati, ma quasi, a sentire Lei o a leggere i documenti bertagneschi. La differenziazione tra ciascuno di questi Piani non sarà certo enorme, ma qualche differenziazione ci dovrà pur essere, altrimenti cade tutta la costruzione teorica. Queste differenziazioni dovranno pur produrre diversità di strategie didattiche, di percorsi, di orari delle lezioni, della natura stessa di queste lezioni e di tante altre cose. A carico di chi? Di quel poveraccio del tutor, che in una normale giornata scolastica si sdoppia, si triplica e diventa venti insegnanti diversi? Ragionamento assurdo, vero sottosegretario? Lei sa benissimo che non si tratterà di questo, non può trattarsi di questo! La differenziazione tra un Piano e l’altro sarà minima, del tipo : Tizio ha bisogno di esercitarsi di più nella lettura, a Caio invece occorre una migliore manualità, mentre Sempronio (che è bravo) lo possiamo mandare nel laboratorio di potenziamento dell’informatica. In parole più organizzative le differenziazioni saranno affidate alle attività di contorno a carico degli insegnanti labor, che non gestiranno dunque attività di classe, ma di gruppi aperti a seconda delle indicazioni dei tutor. Un’organizzazione molto simile a quella che già c’è (perché la scuola elementare conosce queste problematiche da sempre e ha trovato negli anni numerosissime forme di risposta, con buoni risultati). Veramente dovrei dire simile a quella che c’era, perché negli ultimi anni i tagli hanno ridotto di parecchio queste possibilità e siccome la politica dei tagli è stata non solo sposata, ma potenziata dalla sua maggioranza, la situazione è destinata a peggiorare. (Anche di questo non tenga conto, si tratta della faziosità di cui sono purtroppo pervaso).
Però quest’attenzione alle VOCAZIONI è interessante : i piani personalizzati tendono infatti ad individuare non solo le carenze, ma anche le eccellenze e dunque preparare percorsi anche per costoro. Con un piccolo asterisco : appena quelli lo sanno, fuggono dalla scuola! Perché, sottosegretario, se io docente dico ai genitori di un mio alunno che il loro figlio sembra particolarmente portato per la musica, si figuri se quelli gli fanno frequentare le lezioni scolastiche! Si cercherebbero subito un maestro coi fiocchi, pensando già al conservatorio. Farebbero bene, secondo Lei? Sarebbero la prova che nella scuola elementare mancano (come sostiene anche il Suo capo) professionalità adeguate, tanto che si dovrebbe far ricorso a quelle presenti nelle medie o in rete locale? Ma quei genitori se ne strafotterebbero (perdoni il termine) di tali professionalità : il privato fornisce maggiori chances.
Quindi la scuola, impoverita di insegnanti, di orario, di alunni, perderebbe anche le migliori vocazioni, per ridursi a pura scuola di recupero.  

So già che Lei non condividerà questa analisi, ma a me pare di essere stato molto obiettivo e di aver letto le sue dichiarazioni con un semplice ragionamento logico.

Mi sbaglio?

12/6/2003

Vittorio Delmoro