CHE
SUCCEDE A SETTEMBRE?
Vediamo prima gli elementi
che compongono il quadro.
1
– La maggioranza di governo è compatta nel fare leggi per i pochi capi che la
compongono (falso in bilancio, rogatorie, Cirami, lodo Schifani ed ora la legge
sulla TV e il conflitto di interessi), leggi che crea e promulga in un lasso di
tempo fulmineo, mentre quando si trova a fare leggi che riguardano tutti gli
italiani (scuola, pensioni, mercato del lavoro, sanità) le cose non solo vanno
per le lunghe, ma creano spaccature e dissidi all’interno.
2
– L’economia italiana non va molto bene (come quella mondiale), anzi va
decisamente male e non ci sono soldi da distribuire un po’ qua e un po’ là, sia
per ridurre le tasse, sia per fare le riforme; potrebbero essercene di più fra
2, 3 anni, se la situazione mondiale cambierà e gli USA torneranno a tirare
l’economia, ma per ora è difficile dirlo.
3
– Il permanere della situazione attuale fa perdere consensi (e voti) alla
maggioranza di governo, in particolare alla destra di AN e alla lega di Bossi,
che non possono permettersi un lento dissanguamento per sostenere sempre e
comunque il capo e il suo esecutore Tremonti.
4
– Nel giro di un anno il governo è passato dall’intransigenza più assoluta
(niente più concertazione, niente più accordi, le scelte ce le gestiamo in
proprio appoggiandoci sulla nostra pura forza), all’offerta di tavoli di
discussione (ben 11!) e a dichiarazioni come quella di Tremonti al Parlamento in
occasione della presentazione del DPEF (faremo le riforme solo con il
consenso e la coesione sociale).
5
– Il sindacato sta attento a non cadere nella trappola dei tavoli, che non
significa affatto concertazione, e minaccia la mobilitazione
sociale.
La lettura del quadro
generale ci serve per capire cosa potrà succedere alla controriforma scolastica
e più precisamente cosa ci aspetta da settembre. Potrei rispondere
impulsivamente che non ci dobbiamo attendere niente di buono, ma neppure niente
di cattivo; e mi spiego, riflettendo un po’ meglio.
La sostanziale opposizione
che il mondo della scuola ha manifestato nei confronti della controriforma non
ha impedito che questa divenisse legge delega dello stato (n.53), ma ha fatto
dilatare notevolmente i tempi per la sua traduzione in decreti attuativi, che
sono poi il succo della questione. La dilatazione è dovuta al fatto che alcune
forze della maggioranza hanno antenne sensibili nel mondo della scuola e queste
antenne hanno captato non solo il malcontento, ma anche il rischio di un
rovesciamento politico. A ciò si sono aggiunti i risultati delle elezioni
amministrative parziali, che hanno generalizzato lo scontento scolastico ad
altre situazioni simili (tasse, sanità, lavoro).
Questo stato di cose ha
prodotto alcuni tentativi dell’amministrazione di far attuare la controriforma
in modo strisciante (il piano di informazione/formazione, il decretino
sull’informatica e l’inglese e sulle Indicazioni Nazionali), nell’impossibilità
di andare oltre. Vale a dire che Moratti aveva bisogno di una qualche
giustificazione mediatica per restare ancora al suo posto, ma la sostanza è di
fatto bloccata. Lo stesso superamento dei termini di legge per la presentazione
del piano finanziario (scaduto il 15 scorso) ne è la dimostrazione più
palese.
Dunque a settembre la
controriforma non parte : le 250 scuole continueranno la loro bella
sperimentazione a futura memoria, le altre attueranno l’inglese e l’informatica
che peraltro svolgevano già, qualcuno sarà anche ligio a formarsi sulla
controriforma (in attesa dell’attuazione vera); ma tutto quanto nella sostanza
procederà come prima (i soliti tagli, i soliti precari, la solita mancanza di
soldi).
I
tavoli di confronto sindacale perderanno ogni efficacia e al loro interno anche
quello sulla scuola, visto che già ne erano partiti ben quattro sulla scuola
stessa! Tre/quattro mesi di melina, appunto. In attesa della finanziaria
(dicembre) e della verifica di gennaio.
In questa fase intermedia
(settembre/gennaio) potranno anche venire alla luce altri decretini o decretoni,
ma tutti comunque condizionati da quel che avverrà a
gennaio.
A
gennaio infatti i quattro della casa delle libertà (loro) decideranno se
sciogliersi e andare ad elezioni politiche generali insieme alle europee, oppure
se continuare in attesa dei risultati delle europee. In ognuno dei due casi le
elezioni primaverili segneranno la svolta : se vincerà la casa delle libertà
(loro) o i quattro partiti che la compongono (ripetendo il risultato del 2001),
allora dobbiamo aspettarci il diluvio che è stato per ora frenato; se invece ciò
non avverrà in quella misura e si confermerà il trend dello scorso
maggio/giugno, allora le riforme sono definitivamente stoppate, anche senza un
cambio di maggioranza.
Il nostro compito dunque,
il compito di noi della scuola è sempre quello di vigilare su tutti gli atti
governativi e ministeriali, ma di guardare anche avanti, al dopo questa prossima
e così importante primavera politica; essere pronti al cambio, avendo nel
frattempo maturato non solo opposizione, ma una comunanza di principi e di
pratiche che torneranno utili per la prossima vera riforma. Tali principi girano
già su cardini ben oleati :
-
Autonomia scolastica (le scuole sono libere di attuare le direttive nel rispetto
della migliore tradizione pedagogica)
-
Pari dignità nei ruoli (niente tutor, niente diversificazioni
strutturali)
-
Più opportunità (niente tagli, niente diminuzione del tempo scuola, niente
ridimensionamento del tempo pieno)
-
Più professionalità (incentivi per il miglioramento della
qualità)
In questa prospettiva non
mi sembrano essenziali le possibili diversificazioni che si creeranno fra le
scuole sulla base del decretino n. 61 e della Circolare applicativa n. 62; vale
a dire fra scuole che terranno conto di quelle indicazioni e adegueranno il
proprio POF, aggiungendoci magari anche qualche tentazione tutoriale, e altre
scuole che diranno no a tutto; anzi vorrei scongiurare fin da subito
un’eventuale diatriba fra queste scelte : non bisogna demonizzare chi (magari
per paura) cercherà un adeguamento, quanto guardare avanti alla ricerca di una
situazione migliore per tutti quanti, senza naturalmente sguarnire il fronte del
NO, perché in fondo è proprio da lì che deriva tutta la nostra
forza.
25/7/2003