il manifesto - 18 Aprile 2003 CULTURA pagina 13
 

taglio basso

Segnali di fumo dalle carceri americane
PENA DI MORTE Un viaggio nelle scuole italiane con Marco Cinque e Maurizio Carbone
IAIA VANTAGGIATO
Fernando Eros Caro è un nativo Yaqui/Aztec. Da oltre vent'anni è rinchiuso nel braccio della morte di San Quentin, in California. Ray Allen ha settantadue anni. E' un indiano Cherokee/Choctaw: il suo vero nome è Ya-nu a-di-si che vuol dire Orso-che-corre. Anche lui «vive» nel braccio della morte di San Quentin. E' a loro che gli alunni e le alunne di alcune scuole elementari, medie e superiori di tutta Italia hanno deciso di mandare nitidi, trasparenti e affettuosi «segnali di fumo». Il risultato è un epistolario toccante che Marco Cinque, un nativo della tribù del manifesto nonché suonatore di flauti etnici, marranzani e ocarine e Maurizio Carbone - un musicista che da anni ha messo i suoi strumenti a disposizione di adolescenti, disabili e malati psichici - hanno raccolto in un libriccino prezioso e stravagante: Pena di morte? No grazie. Un viaggio nelle scuole italiane. (Multimage edizioni, pp. 99, euro 7,00. Il volume, la cui vendita è una operazione non profit, si può acquistare collegandosi al sito internet http://www.umanisti.it/multimage/; oppure inviando richiesta scritta a«Multimage Edizioni, via Mameli, 14, 50131 Firenze). Tenerissime sono le lettere dei piccoli indiani, pronti a partire per gli Usa nel disperato tentativo di fare evadere i loro «nonni adottivi»: «Siamo bambini - dicono - mica ci possono arrestare». «Caro Fernando - scrive Serena, una bambina di Verona - in questi giorni la maestra ci parla spesso di te. Le storie, le leggende e il modo di pensare degli indiani mi piace molto perché è strano». «Cara Serena - risponde Fernando - credo che crescerai scrivendo molte poesie perché hai molti colori nel tuo cuore. Ti mando la mia amicizia e il mio spirito». Ai bambini della scuola Baldi di Roma, Orso-che-corre scrive: «La mia casa di cemento a volte è molto buia. Ma io accendo la mia salvia e le mie erbe odorose e compio una cerimonia in onore del Grande Padre e lui mi porta in un viaggio in cui io cavalco il mio stallone applosa che avevo quando camminavo libero». Scrive lettere bellissime Orso-che-corre, racconta della sua nipotina Cigno Bianco e alla tribù solo da poco incontrata insegna il salmo Cherokee che si usa intonare nel piantare le patate. Quindi descrive i colori dei venti -il rosso est, l'ovest nero, il bianco nord e il sud marrone - e spiega che la strada buona da seguire è quella rossa perché «l'est è dove tutte le cose hanno inizio. «Quattro volte dovete girare su voi stessi quando intonate il salmo per rispettare i quattro venti del nostro universo e perché quattro sono le razze umane: l'uomo rosso, l'uomo nero, l'uomo bianco, l'uomo marrone». Così Orso arriva sino a loro. E loro gli dedicano un commovente discorso in Campidoglio: «Se proviamo ad ascoltarlo da quel tee-pee di cemento attraverso monti, valli, foreste, vedremo ricchi fiumi pieni di acqua pura, sentiremo il canto degli uccelli: saremo liberi con lui».

Nel volume, oltre all'epistolario, si snoda il racconto di un progetto educativo fatto non solo di adozioni epistolari ma anche di drammatizzazioni e adattamenti teatrali, mostre, letture di testimonianze, iniziative editoriali. E concerti: bellissima l'esperienza nel centro di accoglienza minorile di Mare Chiaro. A tutti Maurizio ha dato uno strumento, «l'inizio è dolcissimo, vibrazioni di calimba e barimabao...poi un sano e anarchico fracasso». Sono i suoni della natura. E della vita.

Un Nativo d'America così rispose ad alcune persone che volevano impegnarsi in suo sostegno: «Se siete venuti per aiutarmi, allora vi ringrazio, ma preferisco fare da solo. Se invece siete convinti che la vostra libertà dipenda anche dalla mia, allora possiamo cominciare a lavorare insieme». A Marco e Maurizio un Wa-Do - un «grazie dal centro del cuore» - per averci indicato quest'ultima strada.




 
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