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Segnali di fumo dalle carceri
americane PENA DI MORTE Un
viaggio nelle scuole italiane con Marco Cinque e Maurizio
Carbone IAIA
VANTAGGIATO Fernando Eros Caro è
un nativo Yaqui/Aztec. Da oltre vent'anni è rinchiuso nel
braccio della morte di San Quentin, in California. Ray Allen
ha settantadue anni. E' un indiano Cherokee/Choctaw: il suo
vero nome è Ya-nu a-di-si che vuol dire Orso-che-corre. Anche
lui «vive» nel braccio della morte di San Quentin. E' a loro
che gli alunni e le alunne di alcune scuole elementari, medie
e superiori di tutta Italia hanno deciso di mandare nitidi,
trasparenti e affettuosi «segnali di fumo». Il risultato è un
epistolario toccante che Marco Cinque, un nativo della tribù
del manifesto nonché suonatore di flauti etnici,
marranzani e ocarine e Maurizio Carbone - un musicista che da
anni ha messo i suoi strumenti a disposizione di adolescenti,
disabili e malati psichici - hanno raccolto in un libriccino
prezioso e stravagante: Pena di morte? No grazie. Un
viaggio nelle scuole italiane. (Multimage
edizioni, pp. 99, euro 7,00. Il volume, la cui vendita è una
operazione non profit, si può acquistare collegandosi al sito
internet http://www.umanisti.it/multimage/; oppure
inviando richiesta scritta a«Multimage Edizioni, via Mameli,
14, 50131 Firenze). Tenerissime sono le lettere
dei piccoli indiani, pronti a partire per gli Usa nel
disperato tentativo di fare evadere i loro «nonni adottivi»:
«Siamo bambini - dicono - mica ci possono arrestare». «Caro
Fernando - scrive Serena, una bambina di Verona - in questi
giorni la maestra ci parla spesso di te. Le storie, le
leggende e il modo di pensare degli indiani mi piace molto
perché è strano». «Cara Serena - risponde Fernando - credo che
crescerai scrivendo molte poesie perché hai molti colori nel
tuo cuore. Ti mando la mia amicizia e il mio spirito». Ai
bambini della scuola Baldi di Roma, Orso-che-corre scrive: «La
mia casa di cemento a volte è molto buia. Ma io accendo la mia
salvia e le mie erbe odorose e compio una cerimonia in onore
del Grande Padre e lui mi porta in un viaggio in cui io
cavalco il mio stallone applosa che avevo quando camminavo
libero». Scrive lettere bellissime Orso-che-corre, racconta
della sua nipotina Cigno Bianco e alla tribù solo da poco
incontrata insegna il salmo Cherokee che si usa intonare nel
piantare le patate. Quindi descrive i colori dei venti -il
rosso est, l'ovest nero, il bianco nord e il sud marrone - e
spiega che la strada buona da seguire è quella rossa perché
«l'est è dove tutte le cose hanno inizio. «Quattro volte
dovete girare su voi stessi quando intonate il salmo per
rispettare i quattro venti del nostro universo e perché
quattro sono le razze umane: l'uomo rosso, l'uomo nero, l'uomo
bianco, l'uomo marrone». Così Orso arriva sino a loro. E loro
gli dedicano un commovente discorso in Campidoglio: «Se
proviamo ad ascoltarlo da quel tee-pee di cemento attraverso
monti, valli, foreste, vedremo ricchi fiumi pieni di acqua
pura, sentiremo il canto degli uccelli: saremo liberi con
lui».
Nel volume, oltre all'epistolario, si snoda il
racconto di un progetto educativo fatto non solo di adozioni
epistolari ma anche di drammatizzazioni e adattamenti
teatrali, mostre, letture di testimonianze, iniziative
editoriali. E concerti: bellissima l'esperienza nel centro di
accoglienza minorile di Mare Chiaro. A tutti Maurizio ha dato
uno strumento, «l'inizio è dolcissimo, vibrazioni di calimba e
barimabao...poi un sano e anarchico fracasso». Sono i suoni
della natura. E della vita.
Un Nativo d'America così
rispose ad alcune persone che volevano impegnarsi in suo
sostegno: «Se siete venuti per aiutarmi, allora vi ringrazio,
ma preferisco fare da solo. Se invece siete convinti che la
vostra libertà dipenda anche dalla mia, allora possiamo
cominciare a lavorare insieme». A Marco e Maurizio un Wa-Do -
un «grazie dal centro del cuore» - per averci indicato
quest'ultima
strada.
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