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12 novembre 2003
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Salviamoli
Pierluigi Sullo
Non basta dire: prima o poi doveva toccare anche a noi, ossia
ai nostri connazionali in divisa che partecipano all'occupazione
militare di un paese, l'Iraq. Non basta nemmeno dire: adesso i balletti
e i sottili distinguo trovano la loro sanzione, da parte della realtà
nella sua forma più dura, più terribile. Quei militari
erano stati inviati laggiù grazie a una menzogna, che il
parlamento a larghissima maggioranza sancito con un voto, e che
il virtuoso presidente della camera, Casini, ha sottoscritto: che
la spedizione militare era necessaria per accompagnare e proteggere
i convogli umanitari.
La verità è quella che invece il kamikaze che, facendo
saltare se stesso, ha ucciso anche almeno quattordici tra carabinieri
militari, ha a modo suo fatto sapere: quei soldati erano e restano
truppe d'occupazione, per quanto si vogliano più accorte
e umane, nel loro comportamento, delle truppe statunitensi che ormai
fanno quotidianamente da bersaglio per il tiro di missili, mine
e spari, e che ogni giorno lasciano sul terreno almeno un caduto.
Quale idiota poteva pensare che i "nostri" ne fossero
immuni? Chi ha la responsabilità di quelle vite perdute,
del dolore dei loro familiari e dei loro amici? Berlusconi, uno
che crede di vendere spazi pubblicitari, a Bush, non esseri umani,
e tutti quelli che allora votarono a favore e che oggi stanno strappandosi
i capelli.
Non solo in primavera, alla vigilia e durante la prima parte
della guerra [essendo questa con tutta evidenza la seconda, e la
più terribile per tutti, iracheni e occupanti], ma ancora
oggi, in questi giorni, al Forum europeo parigino, i pacifisti avvertono:
non è con le armi che si riporterà la pace laggiù,
anche ammesso che questa sia l'intenzione degli Stati uniti e dei
governi che hanno scelto di fargli da truppa di complemento: sono
infatti moltissimi i dibattiti e le assemblee del Forum che trattano
della "guerra permanente" e delle sue conseguenze catastrofiche.
Ci eravamo distratti? Avevamo pensato che la guerra [la guerra:
parola cui non si deve mai rischiare di abituarsi] fosse un problema
tra altri? Che magari fosse prioritario discutere della Costituzione
europea, ad esempio? Non credo. Ma, nel caso, si tratterà
di riconnettere i fili che, per alcuni mesi, erano parsi evidentemente
intrecciati. Con uno scopo in più, da oggi: riportare a casa,
per salvargli la vita, i militari italiani che sono illegittimamente
in Iraq. Subito.
Sabato prossimo, a Parigi, ci sarà l'equivalente della
manifestazione che, un anno fa, concluse il Fse di Firenze: un milione
di persone, allora, contro la guerra che tutti sapevano sarebbe
scoppiata entro qualche mese. Bisogna che la manifestazione di chiusura
del Fse sia tanto imponente, da affermare che l'Europa è,
prima di tutto, un continente per la pace.
Post scriptum. Chi ha una bandiera della pace la ritiri fuori
dal cassetto e la riesponga al balcone: oggi è ancora più
necessaria di sei mesi fa.
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