Un nuovo anno scolastico: buone o cattive
notizie?
Intanto buon anno scolastico a tutte e a tutti.
Non so che cosa rende un anno di scuola migliore di
un altro; ma se dover resistere in difesa della scuola che ci sta a cuore può
connotare negativamente un periodo,
allora quello che sta cominciando non sarà un buon anno. Sarà un altro
anno faticoso. È una fatica, quella di questi tempi, che spesso non ripaga. Per
fortuna non ci siamo ancora abituati a forme tanto meschine di governo, a un
uso continuo della illegalità, alla mancanza di rispetto nei confronti delle regole comuni, alla faciloneria con
cui questa specie di avventurieri governano la scuola.
È un bene se ancora ci stupiamo, perché vuol dire
che siamo fatti di un’altra pasta!
A che punto è la “riforma” Moratti?
Può essere utile cominciare con questa domanda. Tenterò
di rispondere con una sorta di riassunto, sperando che possa servire come una
bussola per ritrovarci, almeno tra noi.
Dopo l’emanazione della legge 53 del 28/3/2003 si
attendevano i decreti legislativi che dovevano riempire di contenuti e di
metodi la struttura della scuola delineata nella “riforma”. Sono passati sei
mesi e non c’è nessun decreto. Nella primavera scorsa, come ricorderete,
circolò una bozza talmente devastante che ebbe il grande merito di mobilitare
tutti: i collegi docenti, le associazioni professionali, i sindacati, il CNPI,
i partiti di opposizione e una parte della stessa maggioranza di governo.
Quella bozza non fu mai discussa dal consiglio dei ministri, e di lei si sono
perse le tracce.
In quello stesso periodo arrivò nelle scuole
dell’infanzia e nelle scuole elementari un piano di formazione. Non si trattava
di una proposta, ma di una imposizione. Contro tale piano si sono levate
mozioni e proteste da parte dei dirigenti scolastici e dei collegi docenti di
tutto il paese, che si sono resi conto della arroganza con la quale il ministro
cerca di dare vita alla sua controriforma tanto sbandierata, utilizzando
impropriamente strumenti come la
sperimentazione e la formazione. Così il dissenso espresso dalle scuole,
insieme a numerosi altri soggetti tra cui, in prima linea, la cgil scuola, ha
bloccato anche il progetto di formazione.
Nel frattempo il governo è stato costretto a
riconoscere l’emergenza che la legge 53 ha creato con la riduzione dell’obbligo
scolastico dai 15 ai 14 anni: un anno di vuoto e di incertezza. Un accordo fra
il Ministero e le regioni ha cercato di sanare la situazione, con il risultato
che ogni regione potrà adottare soluzioni differenti aprendo la strada ad una
frammentazione del sistema scolastico nazionale.
Prima di passare ai recenti fatti dell’estate è
utile aggiungere altri due tasselli a questo scenario. Intanto il fatto che il
piano di finanziamento che doveva seguire la legge 53 non è stato mai varato, e
dal punto di vista dell’investimento economico l’elemento sporgente rimane
quello dei tagli. Poi la firma del contratto. Nel contratto scuola, siglato il
16 maggio, non c’è nulla che possa
facilitare la strada alla riforma. Casomai il contrario: il contratto
prevede infatti che tutte le modifiche necessarie all’attuazione della legge 53
siano oggetto di contrattazione sindacale. È quindi una garanzia per la difesa
di una scuola democratica.
E veniamo all’estate. Il 22 luglio arrivano il DM 61 e la circolare 62, come un
tentativo disperato di mettere in piedi qualcosa. Si tratta di un provvedimento
amministrativo per anticipare alcune delle innovazioni previste dalla legge 53.
Si decreta così “l’introduzione generalizzata dell’alfabetizzazione
informatica e dell’alfabetizzazione
nella lingua inglese” e la possibilità di avviare
alcune delle innovazioni della legge delega. Pochi giorni dopo la CGIL Scuola
presenta un ricorso al TAR del Lazio contro il decreto 61 e la circolare 62[1].Il
ricorso ha un effetto immediato: passano pochi giorni e, l’8 agosto, una nuova
circolare, la 68, con la quale si fa marcia indietro rispetto ai provvedimenti
precedenti. La nuova circolare, lapidaria e insieme ambigua, cancella 3
capoversi, capoversi che sono peraltro difficili da individuare, così che la
domanda “che cosa hanno tolto con la circolare 68?” diventa il tormentone di
ferragosto e accende calde discussioni.
È tutto fermo ma…
Mi gira nella testa una domanda: queste sono buone o
cattive notizie?
Mi viene da rispondere che sono anche buone notizie.
La riforma non c’è. Abbiamo ancora il tempo pieno, un team di docenti alla
scuola elementare, e, per ora, una scuola secondaria unica. Sì, queste sono
buone notizie. Allora la fatica non è stata vana? Il fatto è che si vorrebbe
investire per andare avanti, e invece spendiamo la fatica per non andare troppo
indietro.
Ma, se da una parte è tutto fermo, non possiamo
esimerci dall’ampliare lo sguardo e vedere come questa sia una stagione
incerta, confusa, disorientante. “L’anno scolastico che sta per aprirsi non
è sotto i migliori auspici” scrive Enrico Panini, “ La confusione regna
sovrana e il malcontento pure. La questione dei precari che solo due anni fa
sembrava in via di soluzione è più che mai aperta e gronda ingiustizia.” Certo,
le mancate immissioni in ruolo di docenti e ATA rendono tutto ancora più
precario e più fragile. La scuola italiana funziona con 100.000 lavoratori
precari!
Le letture possibili, mi sembra, si collocano
all’interno di due polarità. La prima è che ci sia, da parte del ministero,
leggerezza e incapacità. Allora siamo allo sbando totale. La seconda
ipotesi è che vi sia malafede e
intenzionalità. Se è così vuol dire che è in corso il tentativo di ridurre la
scuola pubblica a un cumulo di macerie. Io propendo per la seconda ipotesi, la
più preoccupante, quella che è in linea con tutta la politica di questo
governo. Un governo che sa che cosa serve per accentrare su di sé tutto il
potere e sembra dirci: “non saprete che cosa succederà, né quale sarà la
prossima mossa, aspettate, siete nelle nostre mani!”
Che fare?
Settembre sarà un mese cruciale. Vi invitiamo a
vigilare per respingere possibili prevaricazioni e continuare a difendere la
scuola elementare e la scuola dell’infanzia da attacchi privi di un qualunque
orizzonte di senso pedagogico o culturale. Le circolari estive, di fatto,
introducono inglese e informatica dalla prima, il resto è una proposta sulla
quale il collegio docenti ha tutto il potere decisionale.
Ai collegi dei docenti dunque chiediamo di fare
attenzione affinché l’alfabetizzazione alla lingua inglese non ricada sulle
insegnanti di lingua che, visto l’esiguo numero di ore per classe, potrebbero
ricevere proposte di assegnazioni al limite della decenza. Noi pensiamo che le
specialiste con più di 7 classi dovranno avere un maggior numero di ore
disponibili per la programmazione, e quindi meno ore frontali di insegnamento.
Per quanto riguarda le altre anticipazioni previste dalle circolari estive, è
bene ricordare a tutti che non vi è nessun obbligo di utilizzare i nuovi piani
di studio, i quali, peraltro, non sono mai stati ufficializzati.
Nei mesi scorsi le scuole si
sono riprese uno spazio, sono state protagoniste con le loro proteste, ed ora
dovranno essere ancora più attente. Questa politica non fa bene alla scuola né
a chi ci lavora. Rischia di sgretolare
piano piano un patrimonio. Per questo è necessario restare vigili e attenti,
pronti, ogni volta che serve, a dire di no. "Un"no", il nostro,
che è una difesa della qualità della scuola, della quale siamo infaticabili sostenitori. Un
no che non ci impedisce di sfruttare quelle “innovazioni” normative che per noi
erano già nella prassi (Inglese e Informatica).
Alla capacità di resistere che hanno dimostrato le
scuole si affiancherà l’iniziativa sindacale, che dopo i risultati ottenuti con
la firma del contratto e con i numerosi stop imposti alla controriforma non ha
nessuna intenzione di attenuarsi. Nei prossimi mesi inoltre, insieme alla
salvaguardia della scuola pubblica, ci aspettano le nuove elezioni delle rsu.
Buon lavoro dunque.
Cristina Contri
[1] Perché essi di fatto anticipano la legge 53 senza un decreto, come invece è previsto nella stessa legge; e perché si fa riferimento ad un progetto nazionale secondo le modalità espresse nel regolamento sull’autonomia scolastica (ex art. 11 DPR 275/99) senza tuttavia rispettarne le condizioni previste.