Manifesto
3 ottobre
Letizia
Moratti, contestata, tace sulle risorse
LUCA
TANCREDI BARONE
ROMA
Almeno
sulla ricerca, la finanziaria 2004 raccoglie già il no a denti stretti di
Confindustria, che ha organizzato ieri a Roma la seconda Giornata per la
ricerca Il futuro dell'Europa - La ricerca motore dello sviluppo. Uno no a cui
si è associato anche Savino Pezzotta, segretario della Cisl. «Siamo soddisfatti
dell'attenzione che il governo finalmente sembra porre sulla ricerca», dice
Diana Bracco, presidente Federchimica e da poco ex responsabile
dell'innovazione e dello sviluppo di Confindustria. «Apprezziamo l'impianto
complessivo della Tecnotremonti, con le detrazioni del 10% per gli investimenti
in ricerca delle imprese. Ma non basta, le misure devono essere strutturali. E
manca la detassazione dell'Irap per tutti i ricercatori, non solo per quei
pochi che verranno dall'estero, come previsto dal governo. Soprattutto, dove
sono i soldi per i fondi sui progetti di ricerca già approvati? Mancano almeno
3 miliardi di euro».
Giorgio Squinzi, che ha sostituito Bracco, ha sottolineato
che se l'Italia aumentasse per 10 anni del 5% all'anno il finanziamento alla
ricerca, il Pil aumenterebbe del 19%, con 2 o 3 milioni di posti di lavoro in
più. L'obiettivo - come ricordato dal commissario europeo Busquin - è quello di
una spesa per ricerca al 3% del Pil entro il 2010, di cui due terzi nel privato
(oggi l'Italia è all'1%, metà pubblica). Non solo: secondo Squinzi l'Istituto
di tecnologia, previsto nella finanziaria, «è un ente inutile» mentre si
dovrebbero «investire maggiori risorse nella ricerca pubblica». Esattamente il
punto che Letizia Moratti, nel suo lungo e fumoso discorso, ha evitato di
toccare. Limitandosi a elencare quelle che ha definito «misure concrete» (un
nuovo piano per la ricerca, l'adozione di misure per la valutazione della
qualità in scuola, università e ricerca, le contestate riforme degli enti di
ricerca, la creazioni di distretti tecnologici, le «azioni a livello
internazionale» per la partecipazione dei ricercatori italiani al VI programma
quadro europeo di ricerca). Per poi dirsi orgogliosa dell'approvazione di molti
progetti italiani: chissà perché ne dubitava.
Manuela Arata, direttore generale dell'Infm, l'ente che il
governo ha cancellato e che sta per essere inglobato nel Cnr, chiede che non
venga sbattuta la porta in faccia ai giovani: «sono preoccupata del blocco
delle assunzioni reiterato per la terza volta: abbiamo investito tanto sui
giovani, a qualcuno dovremo pur garantire un futuro». Sulla stessa linea
Flaminia Saccà, responsabile ricerca dei Ds: «nel 2006 ci sarà un pensionamento
in massa, senza ricambio graduale sarà difficile il trasferimento delle conoscenze
e si formerà un nuovo tappo, che presto costringerà a nuove ope legis inique e senza valutazione per assumere chi
ingiustamente rimarrà precario».
Non è mancata la contestazione pacifica di una quarantina di
studenti delle tre università romane, che sono penetrati a S. Spirito in Saxia
eludendo la rigida sorveglianza e che hanno issato uno striscione: «Contro le
vostre precarietà - hacking Europe». Protestavano contro la privatizzazione del
sapere e contro l'esclusione di qualsiasi partecipazione democratica degli
studenti nella formulazione della riforma Moratti che trasformerebbe
l'università in una «enorme agenzia interinale a servizio delle imprese». Hanno
ragione, secondo Moratti: «Non vogliamo più una offerta di formazione
indifferenziata per tutti, ma l'incontro con la domanda del mercato».
Antonio D'Amato, presidente di Confindustria, ha reagito
nervosamente alla contestazione, definendo i disobbedienti «culturalmente
arretrati». «Dobbiamo difendere le nostre idee - ha detto - e avere il coraggio
di alzarci e andarcene. Questa è democrazia». Se contano gli applausi, quelli
ricevuti dagli studenti erano più convinti.