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Le tre guerre dell’Impero –
Jugoslavia, Afghanistan, Irak - sono state precedute, accompagnate, sostenute
da possenti campagne , dove tutti i principali media, quale con più eleganza
“pluralistica”, quale con più protervia mentitrice, hanno partecipato stando
dalla parte della guerra e dei suoi organizzatori. Nel primo e nel secondo
caso, proclamata la vittoria di guerre che Franco Cardini ha ferzantemente
definito “saggiamente vili”, i media hanno, come si suol dire, “gabbato lo
santo” e si sono dedicati ad altro. Magari a preparare con solerzia la
prossima guerra.
di Giulietto Chiesa
Chi volesse divertirsi a raccogliere gli articoli già pubblicati dai media
italiani sulle armi atomiche "presto in possesso" dell'Iran
scoprirebbe che volumi di sciocchezze, sicuramente preparati in qualche
luminoso ufficio adibito alla disinformazione mondiale, sono già stati
ripresi e pubblicati da decine di giornali, mentre le relative e manipolate
immagini volavano via etere e cavo nelle case di milioni di ignari
telespettatori. Ignari e impossibilitati a difendersi. Il fenomeno è
mondiale. In Italia lo stato dell'informazione e della comunicazione - salvo,
lo ripeto, eccezioni - è sceso a tali livelli di indecenza che le stesse cose
che, negli Stati Uniti, Paul Krugman denuncia con accenti di tragedia, da noi
possono essere trattate solo come una farsa. Che però non fa ridere. Stiamo
assistendo a uno straordinario fenomeno: la fine del "quarto potere".
Consumata con la complicità dei suoi più augusti tenutari, sempre
impegnati a proclamare la loro funzione di servizio nei confronti di lettori
e telespettatori. Nel caso iracheno la frittata è stata troppo grande e ha
finito per uscire dalla padella. Pezzi di verità hanno cominciato ad
emergere. Perché è vero che i direttori sono stati ammaestrati, magari
partecipando agl'incontri Bilderberg, a dire quello che devono, ma esistono
ancora giornalisti che hanno dignità e bagaglio professionale a sufficienza
per aggirarne i divieti. E poi, diciamocelo francamente, anche le balle hanno
dei limiti invalicabili. E pensare che tutti non si fossero accorti che le
statue di Saddam Hussein non le avevano buttate giù gli iracheni festanti, ma
i carri armati occupanti non è cosa realistica. Figurarsi poi le armi di
distruzione di massa, che hanno motivato la guerra e che non c'erano.
E l'uranio che Saddam avrebbe comprato, o stava per comprare, e che
finisce nei discorsi ufficiali sullo Stato dell'Unione, o all'ombra del Big
Ben, si scopre che era già stato cestinato da tutti quelli che avevano dato
un'occhiata anche sommaria ai documenti falsi. Falsificati così male, del
resto, che l'ultimo dei cronisti, magari un praticante alle prime armi,
mandato sul luogo, avrebbe potuto accorgersene da solo. Per cui sorge adesso,
imperiosa, una domanda: ma quei media che hanno raccolto e accolto come vere
tutte queste castronerie; quei giornalisti che le hanno scritte senza nemmeno
provare a verificarle; quei commentatori che ne hanno tratto conclusioni
epocali, sulla base delle quali hanno controfirmato le guerre
"giuste"; quegli inviati "embedded", che raccontavano i
minimi dettagli dei cespugli in cui s'imbattevano appena scesi dai carri
armati invasori, ma che non ci dicevano che non erano in grado di vedere la
foresta. Tutti costoro cosa ci dovrebbero dire, adesso? Adesso, intendo dire,
dopo la morte di Kelly?
Ci aspetteremmo un'autocritica. Sarebbe una prova che la decenza, almeno
quella, non è andata del tutto perduta. Invece no. Abbiamo di fronte a noi
uno dei pochi esempi di una televisione - pubblica - che ha fatto il suo
mestiere, il suo dovere. Parlo ovviamente della BBC, che si erge da sola a
difendere l'onore britannico, infangato dal suo governo. E' andata alla ricerca
della verità. Ha trovato una fonte assolutamente al di sopra di ogni
sospetto. Chi poteva sapere meglio di Kelly lo stato degli armamenti
iracheni? Chi poteva sapere, meglio di Kelly, che Tony Blair stava di nuovo
facendo il gioco delle tre tavolette, dopo le famose "prove",
esibite nell'ottobre 2001, della colpevolezza di Osama bin Laden? (A
proposito: che fine hanno fatto quelle prove? Chi le ha viste? E perché
adesso non le rendono pubbliche? Non vorranno raccontarci mica che, a due
anni da quella splendida vittoria, c'è ancora bisogno di tenere il segreto?
E, infine, proposta a qualcuno dei grandi giornali e delle grandi
televisioni: perché non aprire un bel lavoro d'indagine giornalistica su
quelle prove, e sull'11 settembre, tanto per non dimenticare che tutto, a
quanto pare, viene da lì?).
La BBC ha rispettato i suoi spettatori e non ha guardato in faccia al
potere. Ecco un "quarto potere" che funziona. Ma - sopresa - invece
di lodare lo sforzo, ecco che i bugiardi che hanno sostenuto la guerra, cercano
di confondere le acque, magari cercando di far pensare a lettori e
telespettatori che la colpa della morte di Kelly è di chi ha fatto un ottimo
lavoro giornalistico, non di chi ha ingannato milioni di elettori inglesi.
Così ecco la chiusura del cerchio. Adesso i due bugiardi principali, George
Bush e Tony Blair, trovano schierati a loro difesa tutti i bugiardi di
rimessa, cioè tutti coloro che hanno loro tenuto bordone, che li hanno
aiutati a diffondere menzogne, a uccidere e storpiare innocenti, a cancellare
governi, a bombardare i palazzi dell'informazione dei nemici.
Che adesso scopriamo con inquietudine non essere peggiore di quella che
informa i vincitori, ma che nessuno potrà mai bombardare. Media di regime.
Col che diventa inevitabile porre un'altra domanda ai farisei del tempio: di
quale democrazia andate cianciando?
Non può esserci democrazia se la gente è privata della possibilità di
sapere.
Giulietto Chiesa
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