Vogliamo fare un bilancio della guerra continua proclamata dall´amministrazione
Bush e appoggiata toto corde dal governo Berlusconi e dai suoi cortigiani?
L´occupazione militare dell´Iraq sta subendo la stessa fallimentare sorte di
quella dell´Afghanistan. Il presidio dell´intero territorio è impossibile, la
guerriglia non è soffocabile, il ricorso a un intervento internazionale fino a
ieri irriso dalla superpotenza è cercato in ritardo e con modi autoritari, vedi
la promozione dei fidati polacchi a responsabili del settore nord, e noi gli
italiani del cavaliere amico di Bush ai loro ordini. Il tutto tenuto assieme da
menzogne pietose.
Non siamo nel Medio Oriente per una missione di pace come si è detto e giurato,
ma per una partecipazione alla guerra inutile e furbastra: per non allarmare la
pubblica opinione i nostri soldati vengono impegnati per un periodo cortissimo
di 40 giorni insufficiente anche per una semplice ricognizione del territorio,
non fai in tempo a capire che ci fanno in Afghanistan gli alpini della
taurinense e sono già sostituiti dai paracadutisti della Folgore. Non abbiamo
una grande tradizione militare, ma è penoso che si vadano a mendicare gli elogi
del padrone del tipo: "Il comando americano apprezza molto il contributo
dato dai nostri carabinieri".
Non era questa la guerra per la democrazia? Pare che nei due paesi occupati la
democrazia non la voglia nessuno. Non la vogliono in Iraq i baatisti seguaci di
Saddam Hussein che le preferiscono questo satrapo che ha ucciso due milioni di
concittadini, non la vogliono gli sciiti che preferiscono obbedire ai loro
mullah, non la vuole la borghesia ricca di Baghdad che ha già ripreso i suoi
buoni affari e meno che mai la vuole la burocrazia ministeriale del petrolio e
della ricostruzione che non vuole controlli.
Anche la guerra per il petrolio non sembra una gran riuscita: gli oleodotti
sono facilmente vulnerabili, i trasporti costosi e incerti, il prezzo dell´oro
nero in continuo aumento.
Ma, si è detto e ripetuto, l´intervento americano ha avuto un benefico effetto
sulla distensione nella zona e ha aperto la strada della pacificazione fra
Israele e i palestinesi.
Forse a una tregua fra due avversari stremati, ma non a una pace duratura. I
muri, come si è visto in Germania, non reggono a lungo; la voglia del più forte
di imporre la sua pace non scompare; a progetti terroristici degli uni si
oppongono gli estremismi di altri, come quelli della Fiamma Nirestein che
organizza lo Jewish pride e grida: "Se sei prevenuto contro Israele, sei
contro gli ebrei. E allora io ebrea userò la mia arma migliore: non ti
permetterò più di piangere i morti dell´Olocausto assieme a me". E un
settimanale italiano pubblica queste affermazioni.
L´occupazione dell´Iraq e dell´Afghanistan ha dato un colpo mortale alle teorie
dell´imperialismo americano più rozzo, ha distrutto il suo dogma, l´ordine
mondiale basato sulla forza militare.
Il Pentagono ha dovuto prendere atto che le forze americane dislocate
nell´universo mondo non sono sufficienti a dominarlo e rappresentano un peso
economico e civile che neppure il paese più ricco del pianeta può permettersi.
Alla luce del fallimento nel Medio Oriente appaiono più maniacali che
discutibili i progetti di marcia verso l´Oriente estremo. Che ci faccia in
questo azzardo neo colonialista il nostro paese è incomprensibile. Il ruolo del
nostro Tartarino sarebbe comico se non fosse irresponsabile. L´unico risultato
concreto del suo attivismo servile è che le centrali del terrorismo ci hanno
iscritto fra i prossimi obiettivi. La buffonata potrebbe finire in tragedia.