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intervento del 18/08/2003 inviato da Vittorio Delmoro

PINOCCHIA MORATTI
Ovvero
ERRORI E BUGIE DELLE LINEE GUIDA

QUARTA PUNTATA : DIRIGENTI O ESECUTORI?



Parrebbe, a prima vista, che il dirigente scolastico che emerge dalle Linee Guida assuma una personalità forte e un ruolo decisivo :
- La dirigenza scolastica è considerata la regia del cambiamento, la risorsa culturale indispensabile, la struttura di supporto.
Anche se l’impressione comincia a vanificarsi quando lo stesso ruolo registico è assegnato anche ai Direttori Regionali.
Ma è proprio vero che le Linee Guida valorizzano così tanto i dirigenti, locali e di scuola? Siamo alle solite ambiguità, oppure alle solite contraddizioni.
Infatti nelle stesse pagine sta anche scritto che :
- Tra aprile e giugno si terranno incontri per tutti i dirigenti finalizzati all’informazione diffusa…
- Le indicazioni che seguono mirano … a facilitare l’informazione dei dirigenti.

Vale a dire che tutto lo staff intermedio tra il ministro e le scuole deve funzionare da cinghia di trasmissione, altro che registi del cambiamento!
Mi risulta che sia nell’incontro nazionale di aprile (per direttori regionali e ispettori), sia negli incontri regionali di maggio (per ispettori e dirigenti scolastici) la solfa sia stata la stessa : il vostro compito è di supporto, di informazione e di facilitazione di ogni iniziativa volta alla buona accoglienza della riforma. Nessuno ha potuto eccepire, nessuno ha potuto opporsi, pena la mannaia dello spoils-system sospesa sopra la testa.
Hai voglia parlare di condivisione e di nuovo modo di proporre il cambiamento!
Ma vediamolo, finalmente, questo cambiamento.

QUARTA PUNTATA BIS : CAMBIAMENTO O RESTAURAZIONE?



La summa per capire di cosa si tratta sta sintetizzata nel capitolo 9 (implicazioni esterne della riforma). Non tragga in inganno il suo posizionamento così defilato, tanto da indurre una significazione marginale, esterna appunto.
Per spiegarmi meglio partirò da due riferimenti antecedenti (cap. 1) :
1 – L’amministrazione ha la responsabilità di sorreggere l’adattamento delle scuole alle richieste riformistiche (di chi?)
2 – Il cambiamento richiede l’apprendimento di nuovi valori (quali?)


Queste due enunciazioni preludono alla successiva sostanza :
- La legge delega contiene un profondo cambiamento culturale nel rapporto scuola-genitori-società.
- In tale ottica l’espressione della domanda formativa assegnata a genitori e famiglie diventa l’asse prioritario per costruire l’offerta della scuola.
- La personalizzazione espressa nella riforma … richiede di fare sintesi tra interventi formativi predisposti dall’organizzazione scolastica e altri, proposti dalla scuola o da altri soggetti.
- L’azione della scuola trova il suo naturale complemento nella offerta plurale dei soggetti esterni.
- La riforma si rivolge ad una platea di alunni nati fortemente differenziata (qui la sintassi rende il significato vagamente razzista)
- I principi ispiratori della riforma si configurano come tracce culturali per una rimodulazione delle relazioni organizzative con l’esterno.


Siamo evidentemente di fronte ad un ridimensionamento della scuola pubblica, sia nei ruoli, sia nei tempi, sia nelle modalità. Si può dire che la scuola pubblica retrocede lasciando terreno libero da una parte alle famiglie, dall’altra alle agenzie formative private.
In altre parole : per migliorare gli esiti della scuola pubblica bisogna affidarsi ai privati! Che è un po’ quello che sta avvenendo in tutta la pubblica amministrazione. In sostanza lo stato certifica il proprio fallimento formativo e chiede aiuto alla società privata, così come ha fatto la Thatcher in Inghilterra, con le conseguenze nefaste che si evidenziano a vent’anni di distanza.
A essere maligni si può intravedere dietro questa scelta una specie di conflitto di interessi di Moratti e soci nei confronti di una certa parte sociale che c’ha messo i soldi, come si suol dire (intendendo ad esempio la Compagnia delle Opere), o il pagamento di cambiali sottoscritte in campagna elettorale (se mi voti ti do il lavoro).
Ma non mi interessa in questa sede scendere in una polemica più politica che scolastica, e rientro immediatamente nel pertinente seminato, dimostrando come questa esternalizzazione della formazione, più che arricchimenti, produce problemi e sottrazioni.

Con la prossima puntata entrerò infatti nella parte più sostanziosa : i cambiamenti previsti nella scuola materna ed elementare (cap. 8 e 6).