Alcune settimane fa paventavo che
dopo il supplementino al settimanale Donna Moderna, il depliant allegato a
pagamento al quotidiano La Repubblica, l’opuscoletto allegato, sempre a pagamento (… e Pantalone paga!) al
quotidiano La Stampa, potrei aggiungere
dopo i manifesti e le agendine copiosamente inviate nelle scuole, il MIUR,
ormai ridotto a Ministero della Propaganda, ci avrebbe ammorbato con inserti in
tutti i giornali fino a giungere a Topolino.
Ero stato ottimista, perché la
cosa non si è fatta attendere così tanto, ma buon profeta: infatti con Topolino
di questa settimana ecco l’opuscolo “Qui Quo Qua viaggio alla scoperta della
Nuova Scuola” stampato in joint venture dal MIUR ( con tanto di intestazione) e
la Disney (con tanto di copyright).
In copertina un allegro Paperino (
all’interno sarà un po’ meno allegro come si conviene ad uno mai baciato dalla
fortuna) guida un trenino che ha per
passeggeri i tre nipotini verso uno sfavillante edificio scolastico la cui
eleganza si può trovare certo a Paperopoli, non nelle nostre scuole dove anche
i fondi per l’edilizia sono stati taglieggiati.
Ma per accorgersi che non siamo di
fronte ad un normale fumetto basta
aprire la prima pagina dove, davanti ad una classe festante di paperine e
paperini, non c’è come si potrebbe pensare
la maestra Paperina ma…Letizia Moratti. O meglio una sua foto a firma di
una dichiarazione che è la fiera delle ovvietà. D’altra parte non si può
pretendere che chi si prepara a selezionare ricchi e poveri, bravi e meno
bravi, a separare le discipline teoriche dalle attività pratiche ed anche i
relativi docenti lo dica apertamente. Tanto più che nel paese di Cartoonia,
come ci ha insegnato Jessica Rabbit, ci si può sempre salvare dicendo “Io non
sono cattiva. E’ che mi disegnano così!”
Se non che, tutti intenti, a
catturare i bimbi con caramellose intenzioni, con la stessa suadenza con cui
alcuni adulti di malaffare li accostano all’uscita delle scuole, i
propagandisti del Ministero non si accorgono di alcuni svarioni.
Per non dire diritto-dovere ( il
termine che dovrebbe sostituire l’obsoleto obbligo scolastico che farebbe tanto
“lavori forzati) il ministero tralascia la “dura” parola “dovere” e così si
viene scoprire che il diritto, il solo diritto, all’istruzione e alla
formazione dura almeno 12 anni fino al conseguimento di un diploma o di una
qualifica professionale. Per il seguito sembra che questo diritto non sia
garantito.
Un riquadro che spiega la
relazione tra scuola e famiglia viene intitolato “ Affari in famiglia” , come
se l’educazione fosse un panno sporco, uno di quelli del famoso detto “I panni
sporchi si lavano in famiglia”. Siamo
molto oltre il familismo cattolico di democristiana memoria, che di affari
almeno aveva il buon gusto di non parlarne. Questo “affari in famiglia”,
diciamocelo, ricorda ben altre famiglie.
A queste cose fanno seguito tutte
quelle immagini da paese dei balocchi a cui ormai la propaganda ministeriale ci
ha ormai abituato: bambini che imparano
a leggere a cinque anni, pargoletti nella scuola dell’infanzia, computer
persino nella scuola materna, l’inglese fin dalla prima ( nella “vecchia”
scuola si cominciava in terza ci tengono a dire), ecc. ecc.
Tra questi che ormai sono luoghi comuni a cui siamo abituati spiccano
però due chicche: le definizioni di tutor e di portfolio.
Tutor, ci viene spiegato, non è
una parola inglese come pensavamo ed è inutile che ci si forzi di pronunciarla
“tiuto”, è una parola latina e vuol dire colui che dà sicurezza. Perché il
compito del maestro unico è dare sicurezza. La parola “perciò va correttamente
letta proprio come è scritta: tùtor” (sic! Con l’accento sulla “u”, tanto per
capire chi comanda qui!)
Il portfolio invece che cosa è? E’
( testuale): “ il catalogo dei propri prodotti”. Immagine più commerciale non
si poteva usare. A uno viene da chiedere: ci sono anche i prezzi?
La cosa sicuramente più di effetto
è invece il fumetto, la striscia che alla sommità della pagina accompagna la
lettura delle istruzioni. Durante una scampagnata alla fattoria di Nonna Papera
paperini e paperine si divertono nei prati, ma , incombendo l’inizio dell’anno
scolastico, si lamentano della fine delle vacanze. Paperino condivide,
ricordando di essere andato forzatamente e malvolentieri a scuola, ma viene rimbrottato, Paperone invece dice
“facciamo loro una sorpresa che renderà più piacevole la scuola” e con la
complicità di Paperina racconta che la scuola sarà un viaggio, un’avventura
chiamata Safares, che consiste nella ricerca del significato di questa parola
che sembra alludere all’avventuroso safari. L’entusiasmo tra i piccoli si
accende e, dopo una notte in cui Qui Quo e Qua sognano avventure nella giungla
e Paperino i ricordi dei vecchi fallimenti scolastici, vanno alla scuola dove li accoglie Pico De
Paperis come maestro tutor e Archimede Pitagorico come maestro di laboratorio.
Inutile dire che si divertono un mondo tra biblioteche, libri, computer, tanto
da non accorgersi che passa la giornata alla fine della quale leggono
casualmente il senso della parola Safares, che corrisponde a “sapere, fare e
essere” o meglio a “ sapere, saper fare e saper essere”. Se ne tornano a casa
tutti felici della scoperta e l’unico che come al solito rimane scornato è il
solito Paperino che, deriso dai nipotini,
una saccente Paperina rimprovera dicendo “Se anche tu avessi scoperto
Safares non sarebbe stato necessario usare la forza per tenerti a scuola”.
L’edificante fumetto però, non si
capisce se volontariamente o involontariamente, introduce una serie di sensi
nascosti.
L’artefice di tutto è Paperon de
Paperoni, che normalmente è l’antipaticissimo ricchissimo e avarissimo zio di
Paperino, insensibile a ciò che non butti denaro. E’ un caso ? Non ci vuole molto a capire a chi potrebbe
alludere. Il fatto che qui non appaia particolarmente taccagno può essere una
concessione all’obiettivo politico, ma la sua identità è indelebile.
Il beffato è invece,come sempre,
il povero Paperino, il personaggio che ha fatto la fortuna del fumetto per la
sua ironica umanità sulle disgrazie dell’uomo comune. Secondo voi che cosa è
preferibile? La petulanza di Paperina o il pensiero divergente di Paperino?
Di fronte a questo vergognoso capolavoro di
indottrinamento che non risparmia neanche i bambini mi pare che non ci siano
dubbi sulla scelta. Cerchiamo di godercelo ancora prima che le Giovani Marmotte
si trasformino nella Berlusconi….oops! Paperone-jugend.