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Ora
governano le minoranze e la democrazia va in crisi
Forse
nasceranno nuovi partiti che porteranno una ventata d´aria fresca ma non
basterà Per superare il problema bisogna ripensare tutto il sistema
In tutto il
mondo l´affluenza alle urne è in forte calo rispetto a vent´anni fa: per il
Parlamento europeo la partecipazione è addirittura risibile
RALF
DAHRENDORF
È accaduto qualcosa alla
democrazia intesa come governo eletto dal popolo ed è accaduto in tutto il
mondo. In qualche modo la gente non crede più nelle elezioni. L´affluenza
alle urne è in calo in molti paesi; nel caso specifico delle elezioni per il
Parlamento Europeo il livello di partecipazione al voto è talmente risibile
da mettere in dubbio la legittimità del risultato. Ma, affluenza a parte,
siamo ormai abituati ad accettare come "vincitori" partiti o
singoli canditati che ottengono il 25% dei suffragi. Dall´Olanda
all´Argentina, dalla Finlandia al Giappone, i governi di maggioranza sono
formati con il sostegno di una minoranza.
Quelle che all´apparenza sembrano eccezioni non danno prova del contrario.
Solo pochi presidenti americani hanno potuto contare su una percentuale di
consensi elettorali significativamente superiore al 10% degli aventi diritto
al voto. In realtà la metà degli aventi diritto al voto negli Usa non è
neppure inserita negli elenchi e, dei registrati, la metà non si reca alle
urne. Dei votanti meno della metà si esprime a favore del candidato vincente.
Persino la maggioranza ottenuta da Tony Blair alla Camera dei Comuni
britannica grazie a quella che è stata definita una «valanga di voti» in
realtà poggia su basi fragili: alle ultime elezioni, nel 2002, il partito
laburista ha ricevuto solo il 40% dei suffragi a fronte di un´affluenza alle
urne pari al 60%.
Nella maggior parte dei paesi la situazione è palesemente molto diversa
rispetto alle elezioni di venti anni fa, per non parlare di cinquanta anni
prima. Che cosa è successo?
Una risposta va trovata nella diffidenza degli elettori nei confronti dei
partiti politici. La democrazia elettorale opera nella maggior parte dei
paesi per il tramite di organizzazioni che presentano candidati in
rappresentanza di particolari pacchetti di opzioni politiche, un
"manifesto" o una "piattaforma". Per un certo numero di
motivi però questa prassi collaudata non funziona più.
Le piattaforme ideologiche hanno perso forza, gli elettori non accettano i
pacchetti offerti dai partiti, preferiscono scegliere singole opzioni.
Inoltre i partiti politici sono diventati delle "macchine", organizzatissimi
sistemi di quadri. Il paradosso è che venendo meno le ideologie distintive, i
partiti somigliano sempre più a gruppi tribali, in cui l´appartenenza conta
più dei credo.
Questa evoluzione ha allontanato i partiti dagli elettori. Poiché la gente in
genere non ha granché desiderio di iscriversi ad un´associazione politica,
giocare al partito diventa uno sport praticato da una minoranza. Ciò accresce
la diffidenza nei confronti dei partiti politici, non da ultimo perché, come
tutti gli sport a livello professionistico, è un´attività costosa.
Se gli oneri vanno a pesare sulle spalle del contribuente, nasce
risentimento. Ma in assenza di finanziamento statale i partiti devono
procurarsi fondi tramite canali spesso sospetti, se non illegali. Molti grandi
scandali politici degli ultimi decenni hanno avuto origine da finanziamenti
offerti a partiti e singoli canditati.
Altri indicatori, come il forte calo degli iscritti, confermano la scarsa
popolarità di cui godono oggi i partiti. Eppure continuano ad essere
indispensabili alla democrazia elettiva. Dato che la loro sede d´azione è il
Parlamento, il distacco dall´elettorato incide su una delle fondamentali
istituzioni democratiche. I cittadini non guardano più ai parlamenti come a
organi che li rappresentano, legittimati quindi a prendere decisioni per loro
conto.
A questo punto entra in gioco un secondo elemento, del tutto distinto. Gli
individui sono sempre più impazienti. In qualità di consumatori sono abituati
a ricevere immediata gratificazione. Da elettori invece sono costretti ad
attendere prima di vedere i risultati prodotti dalla scelta esercitata alle
urne. A volte i desiderata non si realizzano. La democrazia ha bisogno di
tempo, non solo per le elezioni, ma per deliberare ed esercitare un ruolo di
controllo e di equilibrio. L´elettore-consumatore però non sa accettare tutto
questo e volta le spalle.
Esistono delle alternative, ma ciascuna pone specifici problemi come
soluzione democratica. L´azione diretta, attraverso le manifestazioni, è
ormai un´evenienza regolare e spesso efficace. Chi è meno incline alla
mobilità può dare in alternativa espressione elettronica alle proprie
opinioni nelle chat-room su Internet o indirizzando e-mail ai leader
politici. Ci sono poi organizzazioni non governative, spesso non democratiche
nelle loro strutture, tuttavia più vicine, a quanto sembra, ai cittadini.
Oltre a queste esiste poi naturalmente la possibilità di staccare del tutto
la spina, lasciando la politica ai professionisti per concentrarsi su altre
dimensioni della vita.
Quest´ultima è l´opzione che presenta i rischi maggiori, perché va a sostegno
del subdolo autoritarismo che contraddistingue il nostro tempo. Ma anche gli
altri segni di allontanamento creano una condizione di grande instabilità in
cui non si può mai dire quanto le opinioni prevalenti siano rappresentative.
C´è chi vuole togliersi d´impiccio con una democrazia più diretta. Ma non si
può creare un rapporto continuativo tra governanti e governati riducendo il
dibattito pubblico a semplici alternative referendarie.
Sono molti gli argomenti che depongono a favore del mantenimento delle
istituzioni classiche della democrazia parlamentare e giustificano lo sforzo
di riavvicinarle ai cittadini. Dopo tutto la diffidenza nei confronti dei
partiti e il calo dell´affluenza alle urne sono forse solo fenomeni
passeggeri. Può essere che nascano nuovi partiti portando una ventata d´aria
nelle competizioni elettorali e nei governi rappresentativi. Ma con tutta
probabilità ciò non basterà a ridare ai governi eletti la legittimazione
popolare perduta. Ripensare la democrazia e le sue istituzioni deve essere
quindi un´assoluta priorità per tutti coloro che hanno a cuore il costituirsi
della libertà.
Traduzione di Emilia Benghi
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