ovvero continuità o discontinuità
a proposito del Progetto “Buonsenso per la scuola”
Ho letto con attenzione il
Progetto, sine ira et studio, come ci
hanno insegnato i nostri antenati, e mi permetto alcune riflessioni che spero non del tutto inutili.
La successione e talvolta la
sovrapposizione di proposte di riforme
diverse, in questi anni, anche a prescindere dalle differenze ideologiche dei
governi che le hanno generate, ha evidentemente provocato una certa confusione
di idee, solo parzialmente giustificata anche dai mutamenti storici e dagli
approfondimenti culturali e
terminologici sui concetti di “conoscenza”, “competenza”, “apprendimento” ecc.
Per questo mi sono chiesta: in sintesi, come deve
essere la scuola secondo le idee guida, civili, etiche, valoriali che
condividiamo?
Perché un’idea di scuola complessiva emerge
chiarissima dal Progetto e dobbiamo decidere se una scuola siffatta ci
appartiene o no: se possiamo condividerla, valutandola senza pregiudizio, senza
avere la testa all’indietro e filtrandola da tutti gli orpelli retorici, tanto
vale sottoscrivere la proposta, ma se è estranea alla nostra concezione della
vita è da respingere e basta.
I punti cardine della proposta:
1 – Il sistema scolastico tutto, dai Licei agli
Istituti tecnici e professionali, con l’introduzione di ulteriori riforme
costituzionali (devolution) viene trasferito alla competenza delle Regioni
2 – I Dirigenti scolastici nel quadro
dell’Autonomia diventano “titolari del rapporto di lavoro”, responsabili nella
“gestione delle risorse, comprese quelle umane”
“Autonomia delle scuole nell’assunzione, nella
valutazione e nella determinazione di funzioni e retribuzioni degli insegnanti”
3 -
Programmare in cinque/dieci anni la riduzione del numero attuale dei
docenti aprendo una “carriera docente su cui è necessario dire con chiarezza
che devono essere introdotti elementi di discontinuità e di rischio: il
meccanismo avvilente delle graduatorie e i diritti acquisiti dei precari – che
non sono mai stati valutati – non possono sistematicamente prevalere sui
tentativi di razionalizzazione e i diritti dei docenti non possono comunque
prevalere su quelli degli studenti”
4 – Viene abolito il valore legale del titolo di
studio “pietra d’inciampo sulla strada di un sistema realmente autonomo e
pluralista” in coerenza con un mercato del lavoro che ha “caratteristiche di
flessibilità e instabilità “
5 – L’opzione tra il percorso liceale e quello di
istruzione e formazione professionale viene compiuta al termine del primo ciclo
¦di otto anni§ evitando “modelli
ibridi che in realtà finiscono per creare un unico percorso che non soddisfa
appieno nessuno degli utenti”
Un altro punto importante potrebbe essere quello
relativo alla completa parificazione tra scuole pubbliche e scuole private in
virtù di una rilettura dell’art.33 della Costituzione, con reinterpretazione
del concetto di “onere per lo Stato” che viene derubricato in “risparmio”, ma
attiene ai criteri di erogazione dei finanziamenti statali, viene di fatto
superato dal principio del reclutamento per chiamata e reso superfluo
dall’abolizione del valore legale del titolo di studio.
Mi sembrano questi i punti cardine della proposta
perché tutte le altre motivazioni pedagogiche o sono ovviamente condivisibili o
prevedono una lunga discussione sulle forme di organizzazione, sui meccanismi
di apprendimento, sui rapporti intergenerazionali che finirebbe nella disputa
accademica se si perde di vista l’obiettivo.
Così come mi sembra stravagante l’idea formulata
come asserzione apodittica che un nuovo governo non debba intervenire con
propri provvedimenti legislativi secondo le linee programmatiche condivise da
chi lo ha eletto.
Perché dovremmo eleggere un nuovo governo se non
può modificare quanto stabilito dal precedente? Immagino che se gli elettori
cambiano governo è perché si aspettano che quello nuovo faccia di più e meglio
il bene della società, scuola compresa. O no?
La scuola non compare più come argomento nei
programmi di governo?
Se invece il problema consiste nel disegnare alcune
strutture portanti del sistema, muri maestri, che possano delineare la figura complessiva senza escludere la
possibilità di aggiustamenti, purchè non di fondamento, ritorniamo al problema
di quali siano i presupposti irrinunciabili rispetto a quelli proposti.
Provo a rispondere
A – Obbligo scolastico a 18 anni da assolvere nelle
strutture pubbliche che possono attivare convenzioni di alternanza con enti
esterni.
Mi rimane ancora oscura questa formula del diritto-dovere all’istruzione e alla
formazione anche nella dizione “12 anni di istruzione e formazione per
tutti o comunque fino all’ottenimento di una qualifica” perché prefigura
l’eventualità di un proliferare di percorsi di qualifica di ogni tipo, centri
di addestramento al lavoro dove parcheggiare gli studenti scomodi che non
essendo “obbligati” possono comunque andare a lavorare a 15 anni.
B - Sistema
scolastico strutturato in Licei e Centri professionali: i primi, con adeguata
ridefinizione degli indirizzi, di competenza statale (fatta salva l’Autonomia
didattica, di programmazione e ricerca) secondo la programmazione territoriale
decisa in accordo con le Regioni, i secondi di competenza regionale e
specificamente rivolti all’istruzione permanente.
La separazione precoce tra Licei e Istituti di
istruzione e formazione, anche se edulcorata con la promessa di istituti più
eleganti, insegnanti più bravi ecc., altro non è che la riedizione del vecchio
avviamento professionale che produrrà una mano d’opera più ignorante, meno
flessibile, meno in grado di adeguare i meccanismi di apprendimento e in
conclusione meno utile alle imprese e più debole sul piano dell’occupazione.
C – Rafforzamento dell’Autonomia didattica, di
programmazione, di ricerca delle Istituzioni scolastiche con adeguati
finanziamenti che attivino concreti rapporti, in rete, di innovazione
tecnologica per poli di servizio.
Trasferimento di funzioni di gestione a centri
esterni o agli stessi CSA per ciò che
attiene al reclutamento e alla dotazione organica.
Una scuola che abbia come obiettivo prioritario un
innalzamento della qualità dell’istruzione richiede la presenza di uno staff di
dirigenza più attento a vigilare sui meccanismi di relazione didattica e sulle
modalità di apprendimento che assente da tutto ciò perché completamente
assorbito, come accade ora, da compiti di gestione amministrativa che si
ripetono in ogni scuola identici, mentre potrebbero essere espletati, con
maggior competenza e minor dispendio di energie, altrove.
D – Riesame di tutto il meccanismo di reclutamento
che deve comunque prevedere regole uguali e verificabili per tutti.
Il numero dei docenti sarà determinato sulla base
degli indirizzi e delle cattedre, con possibilità di prevedere l’istituzione
dell’organico funzionale triennale.
Nei titoli d’accesso alle SSIS si fa distinzione
tra Laurea triennale cui consegue la specializzazione biennale e Laurea
specialistica cui consegue il tirocinio formativo di durata annuale.
E – Viene garantito il valore legale dei titoli di
studio che è condizione di accesso ai pubblici concorsi e meritorio
riconoscimento per chi l’ha conseguito, al di là di valutazioni estemporanee
sulla qualità di singole scuole di provenienza come motivato nel Progetto.
Per parte mia non ho nessuna simpatia per il mantenimento
di altre riforme già realizzate, come quella dell’anticipo delle iscrizioni,
perché mi sembra una mostruosità educativa forzare il processo evolutivo dei
bambini che hanno tutta una vita per addestrare quei meccanismi strutturati
d’apprendimento che potranno girare con ritmi efficaci anche, e forse di più,
qualche anno dopo.
Il problema della riduzione di un anno della
scolarizzazione che è stato all’origine della Riforma Berlinguer prima, e di
questa mostruosità d’ambizione familistica ora, sarebbe risolto se si introducesse una scansione quadriennale nei
tre ordini di scuola (elementare, medie, superiore), ma mi rendo conto che tale
idea potrebbe essere una provocazione, visto che presupporrebbe una serena
verifica dell’efficacia del principio di continuità, così come si è realizzato
nel sistema scolastico attuale.
In conclusione, come cittadina elettrice che per
trent’anni ha partecipato alla vita della scuola, senza temere di schierarsi di
fronte alle scelte, senza mettersi in poltrona ad osservare i rischi degli
altri, chiedo ai candidati dell’Ulivo di dirmi con chiarezza su quale idea di
scuola intendono costruire il loro programma di governo, cosa ne pensano dei
cinque punti su cui è stato costruito il Progetto, se e come intendono
dar seguito ai presupposti irrinunciabili, o almeno al loro senso.
Gabriella
Vignudelli