Dal Manifesto del 17 agosto
Il movimento per l'«Open Source»
Qualche definizione, domanda e risposta, gli indirizzi utili. Bill Gates, la
Microsoft e quel «cancro» di Linux
F. C.
Open
Source è un termine oramai divenuto popolare anche tra i non addetti ai lavori.
Letteralmente significa che il codice «sorgente» (Source) di un programma
software, viene reso disponibile alla conoscenza, cioè viene aperto. Il sorgente è una
successione di istruzioni che un programmatore scrive utilizzando un linguaggio
di programmazione (per esempio il linguaggio C, il Fortran, il Pascal, il
Lisp). Questo programma dice alla macchina cosa deve fare, per esempio: «stampa
sul video il risultato della moltiplicazione tra il contenuto di memoria del
registro A e quello del registro B». I linguaggi di programmazione contengono
delle particolari costruzioni linguistiche che permettono loro di decidere cosa
fare, a seconda delle situazioni che si presentano; tutte sono delle varianti
del costrutto «Se (si verifica una certa condizione), Allora (fai così),
Altrimenti (fai cosà). Una volta scritto e verificato, il sorgente viene di
solito compilato. Questo significa che il file di
testo che lo contiene viene dato in pasto a un apposito programma preesistente,
detto compilatore, che lo trasforma in una successione di bit (sequenze di 0 e
1), che il computer potrà poi eseguire. Per questo il risultato di tale
operazione viene detto programma eseguibile.
E' l'eseguibile che noi compriamo in licenza dai produttori
commerciali di software, che si tratti di un videogioco, di un programma per
calcolare le tasse o di un programma di scrittura o per l'ascolto della musica.
Un programma eseguibile è pronto all'uso, ma non è possibile
modificarlo e nemmeno sapere come è fatto. Anzi è proibito farlo, perché le
case di software, concedendo la licenza d'uso vietano esplicitamente di aprirlo
e di cambiarlo. In realtà esistono appositi software che aiutano i ricercatori
o gli hacker nell'attività di decompilazione degli eseguibili: si chiama
debugger e permettono a chi abbia molta pazienza e molta competenza di
ricostruire almeno a grandi linee il sorgente di un programma. Ma è proibito,
appunto, perché il software viene normalmente considerato proprietà
intellettuale e come tale è protetto da diversi apparati legislativi: brevetti,
copyright, segreto industriale.
Le cose vanno diversamente con il software a sorgente
aperta, Open Source, appunto. Questo viene reso pubblico da chi l'ha
realizzato, proprio come un tempo capitava per tutti i software che i
ricercatori si scambiavano liberamente, allo stesso modo che i matematici si
scambiano e rendono pubbliche le dimostrazioni dei loro teoremi. E' importante
dunque ricordare che il software chiuso è una modalità di distribuzione recente,
che risale solo ai primi anni `80, in pratica al debutto sul mercato del
personal computer Ibm e del suo sistema operativo che venne realizzato dalla
Microsoft di Bill Gates. Prima non era così.
Ma torna almeno in parte a essere così grazie al movimento
per l'Open Source e alla Free Software Foundation. Linux e tutti i software
suoi parenti vengono resi pubblici, ma con una clausola difensiva: chiunque può
copiarli, leggerli e anche modificarli, ma la licenza d'uso che li accompagna -
e che è vincolante - proibisce che li si possa utilizzare per fini di lucro. In
altre parole, un'azienda può benissimo prendere il sistema operativo Linux,
metterlo sui suoi computer e vendere il tutto ai clienti, come fa la Ibm, ma
non può fare pagare l'uso di Linux; potrà invece farsi pagare la consulenza e
l'assistenza per installarlo.
Uno potrebbe chiedere: se i programmatori Open Source sono
così generosi e altruisti da mettere a disposizione di tutti il loro lavoro,
addirittura gratuitamente, perché hanno sentito il bisogno di complicarsi e
complicarci la vita associando a tale software una licenza legale abbastanza
complicata (è la cosiddetta licenza Gpl)?
La risposta è facile: perché un conto è essere altruisti,
altro è essere fessi. Poiché quello del software è un mercato, dominato da
aziende grandi e piccole che sul software fanno i loro fatturati, se non ci
fosse la licenza Gpl, esse sarebbero autorizzate a prelevare il software aperto
e libero, a incorporarlo nei loro prodotti e a rivenderlo facendo soldi con il
lavoro altrui, senza nemmeno retribuirlo. La licenza dunque ha lo scopo di
impedire che quanto è stato generosamente messo nel pubblico dominio venga
privatizzato e chiuso.
E' per questo motivo che la Microsoft di Bill Gates ha
definito Linux un cancro: perché un'azienda commerciale che ne usi anche una
piccola porzione, si trova obbligata a seguire le regole della sua licenza
d'uso per tutto il software che lo utilizza, senza potervi realizzare un
profitto.
Indirizzi utili
Il saggio di Magnus Cedergren: «Open content and value
creation»: http://firstmonday.org/issues/issue8_8/cedergren/index.html
Open Directory Project, http://dmoz.org/Vikipedia:
http://la.wikipedia.com/
Archivio di Rick Prelinger : www.prelinger.com
MIT-Dspace: http://dspace.org/