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Arrivano i «mobs», tempi duri per
il potere A tre anni dall'inizio della crisi che ha colpito la Net
Economy, pochi osano ancora parlare della «rivoluzione» di Internet. Fra
questi c'è Howard Rheingold,
cofondatore della rivista HotWired e uno dei più noti studiosi di new media,
grazie al suo libro sulle comunità virtuali pubblicato all'inizio degli anni
'90. Basta osservare il presente con gli occhiali della storia, per capire
che siamo solo all'inizio del più radicale processo di trasformazione che la
civiltà abbia subito dai tempi dell'invenzione della stampa: questa la tesi
che Rheingold difende nel suo nuovo libro, Smart mobs , da oggi in libreria.
Mobs significa folle, ma è anche contrazione di «mobiles», termine che si
riferisce alle tecnologie (cellulari, palmari, schede Wi-fi, ecc.) che
consentono di connettersi a Internet senza fili: dispositivi che diventano
«intelligenti» (smart) a mano a mano che individui e comunità se ne
appropriano per sperimentare inedite forme di azione collettiva dal basso. Ma
tornare a parlare di rivoluzione, nel momento in cui governi e corporation
hanno saldamente ripreso in mano il controllo di Internet, non vuol dire
peccare di ottimismo? «Più che di ottimismo - ribatte Rheingold - parlerei di
speranza. Gli esseri umani sono sempre riusciti a sfruttare l'innovazione per
migliorare le proprie condizioni di vita, e ciò è sempre avvenuto sottraendo
alle élite il monopolio delle conoscenze - e quindi del potere politico ed
economico - per diffonderle fra un numero più ampio di persone. Né serve che
un nuovo media venga progettato a tale scopo: Gutenberg ha inventato la
stampa per fare soldi, così come Internet è stata inventata per scopi
militari, ma poi la gente ha usato entrambe le invenzioni per comunicare, socializzare,
cooperare, spartire conoscenze, ecc. Ecco perché spero che, grazie al
diffondersi delle tecnologie di connessione mobili, che saranno più potenti e
facili da usare delle tecnologie attuali, possa nascere un nuovo media in
grado di rilanciare il processo di democratizzazione già avviato da Internet.
Ma occorre prima che la gente esplori tutte le opportunità che il mezzo è in
grado di offrire». |
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