di Pino Patroncini
Quando
la “P” di pubblico fu tolta dalla sigla del Ministero dell’allora pubblica
istruzione, molti se ne dolsero preconizzando che alla scomparsa della lettera
“P” avrebbe fatto seguito la scomparsa anche dell’attenzione alla scuola
pubblica. Cosa che con l’arrivo al Ministero della signora Moratti si è poi
puntualmente verificata.
Ma forse
pochi avrebbero pensato che la “P” detronizzata si sarebbe vendicata ricomparendo prepotentemente alla testa della parola Propaganda, azione
per la quale il Governo ha stanziato ben 13 milioni di euro.
Non
passa settimana, infatti, che il Ministero non ci ammannisca la nostra dose di
propaganda sulla bontà della sua riforma. Non è bastato l’edulcorato spot
primaverile passato sui diversi canali televisivi. Oggi non si può andare
all’edicola senza incappare in opuscoli ufficiali o apocrifi, allegati ai
giornali, che ci erudiscono sulla bontà
di una riforma che, per la verità, tanto buona non deve essere, se ha bisogno di tanta pubblicità
per imporsi.
Dalla
Scuola della Repubblica alla Scuola di Paperopoli?
Tre
settimane fa ha cominciato il settimanale Donna Moderna (edizioni Mondadori,
vale a dire di proprietà del Presidente del Consiglio) con un opuscolo apocrifo
dal titolo “Guida alla scuola che cambia”. Poi è stata la volta di un depliant,
stavolta ufficiale con tanto di stemmino del Ministero, dal titolo “La scuola
cresce proprio come me”, diffuso con Repubblica. Terzo atto è stato quella
specie di dizionarietto diffuso con il quotidiano La Stampa che si intitola “Le
parole di una scuola che cresce” dove tra le altre cose ci è dato il privilegio
di conoscere il vero significato del
famigerato “diritto-dovere all’istruzione e alla formazione” che ha mandato in
pensione l’ “obbligo scolastico”, termine vetero e autoritario: “il diritto
personale di ciascuno all’istruzione e allo studio e il dovere di tutti a
concorrere al bene comune, quello dell’istruzione.” (sic!).
C’è da
immaginarsi che di seguito i lettori di tutti gli altri quotidiani e periodici
italiani non potranno avvicinarsi ad un’edicola senza essere ammorbati da tanta
pubblicità, la cui quantità supera già quella
del più economico discount di periferia.
Alla
fine mancherà all’appello solo Topolino, forse grazie al fatto che, a
differenza di Donna Moderna, non appartiene più, per scadenza di contratto,
alla casa editrice del Presidente del Consiglio. Ma a quel punto temo che
saremo già passati dalla Scuola della Repubblica alla Scuola di Paperopoli.
Di
fronte a tanta propaganda non può non venire in mente quella frase che si
attribuisce a Goebbels, il ministro della propaganda di Hitler: “Una bugia
ripetuta più volte diventa una mezza verità”.
Insomma dalla scuola di Gentile,
che, pur essendo anch’egli fascista (fascistissima fu definita la sua riforma
scolastica) aveva almeno l’ambizione di fare una cosa neutrale e oggettiva,
elemento non estraneo alla lunga sopravvivenza di quel modello anche dopo la
caduta del fascismo, passeremo dunque
alla scuola di Goebbels, dove non vale tanto ciò che è, ma ciò che deve
apparire?