Quale memoria
GIANPASQUALE
SANTOMASSIMO
Di
soppiatto, il Senato istituisce una sorta di Liberty Day, pomposamente
definito «Giorno della libertà», da celebrarsi il 9 novembre di ogni anno nella
ricorrenza della caduta del muro di Berlino. Con «cerimonie commemorative
ufficiali e momenti di approfondimento nelle scuole». Intento della legge è
condannare «tutte le forme di totalitarismo che hanno funestato il XX secolo,
non limitandosi tuttavia ai totalitarismi del passato, ma comprendendo la condanna
dei totalitarismi ancora in vita a livello internazionale». (Fra parentesi,
specificare quali non sarebbe inutile: saranno magari anche stati coi quali
commerciamo intensamente e dove impiantiamo fabbriche a basso costo?). In ogni
caso la legge vuol «promuovere, nella coscienza del cittadino, una crescente
uniformità di giudizio nei confronti del totalitarismo in quanto tale, senza
distinzioni di parte, favorendo in tal modo una serena valutazione delle
vicende storiche». Ma è proprio questa richiesta «uniformità di giudizio» -
termine un po' sinistro se si discorre di totalitarismo - che in primo luogo
inquieta, tanto più se si fa riferimento a un fenomeno di cui, con ogni
evidenza, gli estensori della legge non sanno nulla. Il «totalitarismo in
quanto tale» non è una categoria dello spirito, ma è un fenomeno storico
concreto che trova comprensione solo all'interno del tempo storico che ad esso
è proprio, e del suo scenario, che fu l'Europa tra le due guerre.
La tendenza ormai invalsa sembra essere quella di estendere
a dismisura il concetto, destituendolo di senso. Nell'ultimo tema ministeriale
della maturità si mescolavano in un calderone informe lager e gulag, vittime
delle foibe, dittatura di Pinochet e fanatismo islamico in Algeria. Il che fa
intendere come ormai l'espressione valga soltanto come deprecazione di un Male
generico in funzione dell'apologia del nostro presente, che è, come è noto, il
migliore dei mondi possibili.
E' d'uso che ogni popolo commemori le ricorrenze vitali
nell'impianto della sua memoria pubblica. La giornata della memoria istituita a
livello europeo per ricordare la Shoah faceva
eccezione non solo per l'unicità del fenomeno che commemorava ma anche perché
quella vicenda coinvolse tutta la popolazione europea. La inflazione commemorativa
che si delinea ora attraverso questa ed altre iniziative da tempo agitate
rischia, coerentemente col suo impianto concettuale, di destituire di senso lo
stesso rito della memoria.
L'estensore della legge precisa che questa nuova giornata
consentirà di ricordare «tutte le realtà legate al totalitarismo, anche quelle
finora escluse da ogni commemorazione, come ad esempio i martiri delle foibe
istriane o le vittime della persecuzione antisemitica nell'Unione Sovietica».
Specificazioni coerenti col vero intento della legge, che è quella di
promuovere in sostanza e ufficialmente quella «giornata anticomunista» che da
molto tempo il neofascismo tenta di celebrare senza successo nelle Università.
Ma perché limitare la nostra capacità commemorativa a questi due eventi? Il
genocidio degli armeni, che inaugura il secolo, non è per vastità e dimensioni
degno di memoria? Forse sarebbe doveroso da parte nostra anche ricordare i
libici e gli etiopici, nonché gli slavi, massacrati dal nostro imperialismo, in
misura purtroppo incommensurabilmente maggiore rispetto alle vittime delle
foibe. E se proprio ci avventuriamo su questo terreno, possiamo dimenticare gli
indiani d'America, vittime della più gigantesca pulizia etnica mai effettuata
su scala planetaria? Ma prendiamo atto piuttosto di una semplice e triste
realtà: se volessimo commemorare tutte le vittime innocenti della storia ci
accorgeremmo che non ci bastano le giornate che abbiamo a disposizione nel
calendario.
In Italia abbiamo già una Giornata della memoria che ricorda
lo sterminio più immane e insensato della storia europea. E abbiamo già una
giornata della Liberazione, il 25 aprile, che racchiude in sé tutto il
significato di libertà e di democrazia che il nostro popolo ha saputo
conquistare.
Gianpasquale Santomassimo