il manifesto - 08 Maggio 2003 VISIONI pagina 14
 

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SHOWBUSINESS
Memoria tassata
Tutti i supporti di registrazione: cd, audiocassette e dvd aumentano di prezzo. A arricchirsi è solo la Siae
ANTONELLO CATACCHIO
Un paio di giorni fa su diversi quotidiani italiani è comparsa una pubblicità a tutta pagina con il volto di una ragazzina sorridente e sotto la scritta: la verginità è un peccato. Curiosa. Ancora sotto la spiegazione: «i tuoi ricordi sono un business. I tuoi dati tassati. È la memory tax, il nuovo decreto legislativo sul diritto d'autore che impone una tassa su tutti i supporti di registrazione vergini: Cd, videocassette, Dvd e tutti gli altri supporti multimediali da maggio costano molto di più. Un vero peccato». La firma è dell'Asmi (associazione sistemi e supporti multimediali italiana) che chiosa dopo la firma: i ricordi non si possono tassare. Sempre secondo l'Asmi l'effetto sui prezzi sarebbe questo: +65% per una videocassetta di 180 minuti, +70% per un cd di 80 minuti, +50% per un dvd di 4,7 Gb. Praticamente una mazzata, stabilita dalla legge n.68 del 9 aprile 2003 che ha inteso «armonizzare» la legge sul diritto d'autore in attuazione della direttiva della Comunità europea, entrata in vigore il 29 aprile con tariffario valido fino alla fine del 2005. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza. Se volessimo dirla con i fautori di questo decreto dovremmo dire che non si tratta di una tassa. Formalmente è vero. Le tasse si pagano allo stato. Qui invece siamo al più classico dei balzelli. Gli aumenti, stabiliti meticolosamente dalla legge per ogni tipo di supporto in grado di memorizzare qualsiasi cosa (ma vale anche per l'hardware), non vanno infatti allo stato ma alla Siae.

La mitica Società Italiana Autori e Editori che dovrà poi provvedere alla ripartizione. In pratica succede questo: le aziende che vendono cinema e musica, non sono contente di quanto incassano. Dicono che i pirati gli portano via un sacco di quattrini. E l'affermazione non è campata in aria. Ma, anziché ipotizzare una politica di prezzi più ragionevole e altre iniziative che potrebbero contrastare la pirateria, hanno rivendicato, e ottenuto, che chiunque utilizzi in qualsiasi modo, qualsiasi strumento che possa immagazzinare o riprodurre dati venga tassato per far giungere i quattrini direttamente a loro. Per certi versi siamo al grottesco.

I nostri filmini delle vacanze andranno a ingrassare i già ricchi (anzi, i più ricchi) soci della Siae. Altrettanto succederà per chi dovesse archiviare dati, personali, medici, di ricerca etc... Si dice che così funziona il mondo e che così anche l'Italia diventa più europea e mondiale. In realtà saremo solo un po' più poveri perché avremo pagato un'aliquota profondamente ingiusta a chi non ha alcun diritto per rivendicarla se non quello di una legge fatta ad hoc.

Il ragionamento è capzioso. I fautori dicono: certo, sarebbe più giusto tassare solo chi effettivamente riproduce un brano musicale o un film, ma visto che è impossibile verificare quel che ognuno fa in casa sua (anche perché esiste la privacy) noi allora ci facciamo pagare da tutti. Per ogni audiocassetta vergine si estorcono così 23 centesimi di euro all'ora. Per quelle audio digitali 29 centesimi all'ora. Cd-R dati e Cd-RW dati: 0,23 euro per 650 megabyte. Per le memorie digitali dedicate audio, fisse o trasferibili, quali flash memory e cartucce per lettori Mp3 e analoghi: 0,36 euro per 64 megabyte. Per le videocassette 0,29 euro all'ora. Per i Dvd 0,29 sempre all'ora. Sino agli apparecchi esclusivamente destinati alla registrazione analogica o digitale audio o video per i quali si pagherà il 3 per cento dei relativi prezzi di listino. A parte l'aspetto incongruo per cui si paga di più per il digitale rispetto all'analogico, risulta del tutto evidente come in qualche modo si sia di fronte a una sorta di abuso legale.

Ci dicono che anche gli altri paesi europei applicano tariffe del genere. Peccato che, arrivati buoni ultimi siamo subito balzati in testa alla classifica del balzello. Ci sarebbe poi molto da ridire sull'effetto antipirateria della questione. Detto che sono state fortemente inasprite le pene, la cosiddetta memory tax non li scalfisce minimamente. Anzi chi mai volesse farsi la sua cassettina personale potrà trovare più conveniente prenderla già confezionata dal pirata di turno. Il quale dovrà fare attenzione perché il rischio minimo è di 103 euro di multa per ogni pezzo taroccato.

Alla fine, ancora una volta, sarà il consumatore normale quello che subirà il danno maggiore. Costretto a versare denaro nella cassa Siae, su cui ci sarebbe molto da ridire, anche quando la suddetta Siae non c'entra minimamente con quel che si andrà a fare con il supporto acquistato.

Per esempio se paradossalmente e incautamente qualcuno volesse memorizzare questo articolo su un banalissimo floppy disk dovrebbe pagare una quota a qualche autore o produttore che nulla ha a che fare col suddetto articolo. Anche se, in questo caso specifico forse qualcosa si potrebbe loro riconoscere visto che se non ci fosse stata questa fame di denaro per legge autori(ali)zzata non ci sarebbe stato neppure questo articolo.


 
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