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SHOWBUSINESS Memoria tassata Tutti i supporti di registrazione: cd,
audiocassette e dvd aumentano di prezzo. A arricchirsi è solo
la Siae ANTONELLO
CATACCHIO Un paio di giorni fa su
diversi quotidiani italiani è comparsa una pubblicità a tutta
pagina con il volto di una ragazzina sorridente e sotto la
scritta: la verginità è un peccato. Curiosa. Ancora sotto la
spiegazione: «i tuoi ricordi sono un business. I tuoi dati
tassati. È la memory tax, il nuovo decreto legislativo sul
diritto d'autore che impone una tassa su tutti i supporti di
registrazione vergini: Cd, videocassette, Dvd e tutti gli
altri supporti multimediali da maggio costano molto di più. Un
vero peccato». La firma è dell'Asmi (associazione sistemi e
supporti multimediali italiana) che chiosa dopo la firma: i
ricordi non si possono tassare. Sempre secondo l'Asmi
l'effetto sui prezzi sarebbe questo: +65% per una
videocassetta di 180 minuti, +70% per un cd di 80 minuti, +50%
per un dvd di 4,7 Gb. Praticamente una mazzata, stabilita
dalla legge n.68 del 9 aprile 2003 che ha inteso «armonizzare»
la legge sul diritto d'autore in attuazione della direttiva
della Comunità europea, entrata in vigore il 29 aprile con
tariffario valido fino alla fine del 2005. Cerchiamo di fare
un po' di chiarezza. Se volessimo dirla con i fautori di
questo decreto dovremmo dire che non si tratta di una tassa.
Formalmente è vero. Le tasse si pagano allo stato. Qui invece
siamo al più classico dei balzelli. Gli aumenti, stabiliti
meticolosamente dalla legge per ogni tipo di supporto in grado
di memorizzare qualsiasi cosa (ma vale anche per l'hardware),
non vanno infatti allo stato ma alla Siae.
La mitica
Società Italiana Autori e Editori che dovrà poi provvedere
alla ripartizione. In pratica succede questo: le aziende che
vendono cinema e musica, non sono contente di quanto
incassano. Dicono che i pirati gli portano via un sacco di
quattrini. E l'affermazione non è campata in aria. Ma, anziché
ipotizzare una politica di prezzi più ragionevole e altre
iniziative che potrebbero contrastare la pirateria, hanno
rivendicato, e ottenuto, che chiunque utilizzi in qualsiasi
modo, qualsiasi strumento che possa immagazzinare o riprodurre
dati venga tassato per far giungere i quattrini direttamente a
loro. Per certi versi siamo al grottesco.
I nostri
filmini delle vacanze andranno a ingrassare i già ricchi
(anzi, i più ricchi) soci della Siae. Altrettanto succederà
per chi dovesse archiviare dati, personali, medici, di ricerca
etc... Si dice che così funziona il mondo e che così anche
l'Italia diventa più europea e mondiale. In realtà saremo solo
un po' più poveri perché avremo pagato un'aliquota
profondamente ingiusta a chi non ha alcun diritto per
rivendicarla se non quello di una legge fatta ad
hoc.
Il ragionamento è capzioso. I fautori dicono:
certo, sarebbe più giusto tassare solo chi effettivamente
riproduce un brano musicale o un film, ma visto che è
impossibile verificare quel che ognuno fa in casa sua (anche
perché esiste la privacy) noi allora ci facciamo pagare da
tutti. Per ogni audiocassetta vergine si estorcono così 23
centesimi di euro all'ora. Per quelle audio digitali 29
centesimi all'ora. Cd-R dati e Cd-RW dati: 0,23 euro per 650
megabyte. Per le memorie digitali dedicate audio, fisse o
trasferibili, quali flash memory e cartucce per lettori Mp3 e
analoghi: 0,36 euro per 64 megabyte. Per le videocassette 0,29
euro all'ora. Per i Dvd 0,29 sempre all'ora. Sino agli
apparecchi esclusivamente destinati alla registrazione
analogica o digitale audio o video per i quali si pagherà il 3
per cento dei relativi prezzi di listino. A parte l'aspetto
incongruo per cui si paga di più per il digitale rispetto
all'analogico, risulta del tutto evidente come in qualche modo
si sia di fronte a una sorta di abuso legale.
Ci dicono
che anche gli altri paesi europei applicano tariffe del
genere. Peccato che, arrivati buoni ultimi siamo subito
balzati in testa alla classifica del balzello. Ci sarebbe poi
molto da ridire sull'effetto antipirateria della questione.
Detto che sono state fortemente inasprite le pene, la
cosiddetta memory tax non li scalfisce minimamente. Anzi chi
mai volesse farsi la sua cassettina personale potrà trovare
più conveniente prenderla già confezionata dal pirata di
turno. Il quale dovrà fare attenzione perché il rischio minimo
è di 103 euro di multa per ogni pezzo taroccato.
Alla
fine, ancora una volta, sarà il consumatore normale quello che
subirà il danno maggiore. Costretto a versare denaro nella
cassa Siae, su cui ci sarebbe molto da ridire, anche quando la
suddetta Siae non c'entra minimamente con quel che si andrà a
fare con il supporto acquistato.
Per esempio se
paradossalmente e incautamente qualcuno volesse memorizzare
questo articolo su un banalissimo floppy disk dovrebbe pagare
una quota a qualche autore o produttore che nulla ha a che
fare col suddetto articolo. Anche se, in questo caso specifico
forse qualcosa si potrebbe loro riconoscere visto che se non
ci fosse stata questa fame di denaro per legge
autori(ali)zzata non ci sarebbe stato neppure questo articolo.
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