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29 settembre 2003

Chi ha spento la luce?

Wu Ming 5

Tardo pomeriggio di domenica 28 settembre 2003. Quando New York si è trovata al buio mio padre, tecnico dell'Enel in pensione, mi ha assicurato che era difficile, se non impossibile, che un evento del genere potesse prodursi anche qui da noi. Mi diceva che il sistema era compartimentato. Un guasto o un malfunzionamento in Val d'Aosta avrebbe avuto scarso o nessun effetto già sul Nord Est, e nessunissimo effetto sul Centro o sul Meridione del paese. Non è andata così.

Le cause del black out sarebbero, a quanto ci dicono: 1] Un fulmine in Francia. 2] La caduta di un albero in Svizzera. In Francia e in Svizzera dicono che non esiste proprio. Boh. In ogni caso, l'effetto domino è stato disastroso. Altro che compartimentazione: Il sistema più importante nella vita del paese è imploso come un castello di carte, tra gli sforzi patetici dei minimizzatori. Quello che diceva mio padre - sistema compartimentato, relativamente al sicuro da interruzioni estese a larghi territori - valeva, evidentemente, per un'altra Enel, in un altro momento storico, in un altro paese. Dopo il pensionamento di mio padre, dopo la privatizzazione, sono state fatte altre scelte. E così in questo paese, dodici ore dopo i guasti, aree estese del centro e del meridione erano ancora prive di energia elettrica.

Il Presidente della Repubblica ha affermato: bisogna che tutti si mettano in testa che è necessario costruire altre centrali. Ha specificato: le fonti energetiche dovranno essere quelle "tradizionali". Combustibili fossili, quindi. Tutti quelli che hanno parlato: ministri, tecnici, osservatori eccetera, hanno ribadito la stessa cosa. E' ora di intraprendere, costruire. "Produrre più energia". Nessuno si è preoccupato della "struttura del sistema". Se sia cioè economico e ammissibile che un sistema possa implodere per un guasto in Francia o un albero caduto in Svizzera. Se un sistema è instabile, un evento del genere potrebbe verificarsi anche in presenza di flussi energetici considerevolmente piu' intensi, o sbaglio? Il problema non sarebbe la "portata" del flusso dentro il sistema, ma la "qualità" del sistema stesso.

I comparti vitali per il paese andrebbero sottratti alla logica d'impresa. Nessun privato o consorzio di privati affronterà mai lavori o ristrutturazioni i cui benefici saranno evidenti solo per le generazioni future. Un imprenditore massimizza i profitti e abbassa i costi. E vuole vedere i profitti arrivare nel corso della propria vicenda biologica su questo pianeta. Tra vent'anni, se è lungimirante. Non tra duecento. Un'altra cosa. Nessuno di quei signori ha detto, nemmeno timidamente, che sarebbe utile "risparmiare" energia.

P. S. [domenica sera] L'inquilino del Quirinale si domanda come mai nessuno voglia le centrali vicino a casa sua. La risposta può trovarla nell'inchiesta che la trasmissione Report ha dedicato a questo tema nell'aprile 2003: www.report.rai.it/2liv.asp?s=139
Poi si torna a straparlare di nucleare [in un paese a forte attività sismica e in pieno dissesto idrogeologico]. Ci dirigiamo tutti verso il nihil. L'importante è farlo cantando l'Inno di Mameli, per non sorbirsi dal Presidente uno dei suoi "severi moniti".

P.S.2. Nonostante tutto, come ci scrive Emiliano, "proposte per progetti di vero cambiamento esistono e sono anche attuabili... Il numero di settembre della rivista "Altreconomia" contiene proprio un paio di articoli sul tema energia. Se non lo avete ancora letto vi inoltro l'url: www.altreconomia.it/Numeri/numero42/esco.html

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