Lettera a un'amica sul software
Qualche tempo fa un'amica mi ha
fatto diverse domande, per capire perché mai un cittadino o un politico
qualunque, anche se non usano computer personalmente, dovrebbero preoccuparsi
di come viene gestito il software.
[ZEUS News - www.zeusnews.it
- Prima Pagina, 13-06-2003]
Cos'è il
Software Libero? Spesso il
Software Libero viene confuso con il Freeware. Per Freeware s'intende software
deliberatamente distribuito senza nessuna condizione o controllo dal suo autore
originale. Un programma Freeware si può scaricare da Internet, modificare solo
nella sua schermata iniziale, porre sotto copyright, e vendere come
proprietario senza problemi. Il Software libero, invece, è libero come la
libertà di parola: l'autore originale rivendica tutti i suoi diritti d'autore,
ma dice: proprio come me, chiunque: a) è libero
di usare, modificare e ridistribuire questo programma (anche a pagamento, senza
dividere i profitti) ma nell'ultimo caso: Il software
può anche essere a sviluppo aperto (Open Source) quando ne viene comunque
distribuito tutto il codice sorgente, ma con limiti più ristretti, per esempio
l'impossibilità di modificarlo e/o ridistribuirlo. Il software proprietario
invece è quello venduto, o noleggiato per periodi variabili, senza codice
sorgente, e senza nessun diritto di cederlo ad altri, modificarlo o
comprenderne il funzionamento. Il formato in cui viene distribuito tale software
si chiama codice macchina, ovvero la traduzione del codice sorgente in un
formato comprensibile ad un microprocessore. In pratica, sequenze interminabili
di uni e zeri, decifrabili, quando è possibile e legale, soltanto con programmi
speciali, parzialmente e con molta fatica. Un programma in questo formato viene
chiamato anche "eseguibile". Quali
problemi nascono da politiche e strategie commerciali del software
"polarizzate" o, semplicemente, assenti? Premessa:
Quando privati e amministrazioni pubbliche non usavano i computer, le modalità
di sviluppo e distribuzione del software interessavano pochissimi tecnici. In
quel contesto, il fatto che l'industria privata del SW facesse quello che
fanno, nel rispetto delle leggi, tutte le altre industrie, ovvero cercare il
massimo profitto e la sconfitta dei concorrenti, non aveva niente di speciale o
critico. Oggi il software è alla base di moltissime forme di espressione e
comunicazione individuale, e del funzionamento di amministrazioni civili e
militari a ogni livello. Un atteggiamento vacante, o che comunque non tenga
conto dei diritti dei cittadini/consumatori, può danneggiarli tutti molto più
direttamente e profondamente, anche se meno visibilmente, di scelte errate in
altri campi, per esempio quello dell'industria automobilistica. Altra
premessa: il Software Libero, checchè ne dica molta stampa, non ha nessuna
"colorazione" politica di partenza. Esistono paesi come la Cina, o
estremisti di diversi tipi, che lo adottano per non dipendere, almeno in quel
campo, dai "capitalisti occidentali" e "capitalisti
occidentali" (per i quali Bush è appena appena meno a sinistra di Castro)
che lo pretendono in nome di un mercato veramente libero e completamente
deregolato. Detto
questo, e dando per scontato che nemmeno il Software Libero sempre la soluzione
migliore o necessaria, quali problemi si possono creare affidandosi
esclusivamente al Software proprietario? Innanzitutto,
i monopoli. Un produttore di software proprietario può impedire l'ingresso di
concorrenti nel mercato, e forzare i suoi clienti a comprare i suoi prodotti a
prescindere dalla qualità , molto più di un fabbricante di automobili o di
spaghetti, e molto più facilmente. Si può cambiare marca di pasta liberamente,
anche pagando di più, appena la credenza è vuota, ma non si può cambiare
software proprietario senza rimetterci. Il motivo
vero, che purtroppo nemmeno molti programmatori riescono a capire, non è la
fatica di abituarsi ad un interfaccia diversa, o cose del genere: è il fatto
che tutti i documenti generati con il vecchio software diventerebbero
illeggibili. In altre parole, il problema non è il software proprietario in se
e per se, ma il fatto che gli si permette di usare protocolli e formati di file
ugualmente proprietari (I protocolli sono quegli insiemi di regole che rendono
possibile la comunicazione fra computer e/o programmi diversi. Il formato di un
file è quell'insieme di regole che definisce senza ambiguità il significato di
ogni sequenza di bit all'interno di un documento). Due programmi diversi
possono interagire senza problemi se usano gli stessi protocolli e/o formati di
file. Usare
protocolli e formati proprietari è come vendere penne che scrivono soltanto un
alfabeto segreto, decifrabile soltanto con certi (costosi) occhiali. Il problema
non è il divieto di smontare penna ed occhiali, o di fabbricarne uguali a metà
prezzo: è l'aver permesso che un contratto, un certificato, o un testo
scolastico, venissero scritti con un alfabeto segreto. Per gli
stessi motivi, è inutile dire a un'azienda monopolista di smembrarsi in parti
più o meno indipendenti, se queste potranno continuare a diffondere alfabeti
segreti. Si noti che l'uso dell'alfabeto standard, ovvero, in questo caso, di
formati e protocolli non proprietari, non impedisce truffe e scorrettezze, ma
almeno ne rende assai facile l'individuazione. Purtroppo, anche arrivati a
questo punto, è spesso difficile capire perché ci si dovrebbe preoccupare.
Vediamo alcuni esempi concreti. Monopoli Tanto per
cominciare il progresso, quello veramente utile, rallenta! Le industrie del
software sostengono che pagare certi programmi e distribuirli come SW
proprietario è necessario per stimolare i programmatori più bravi ad avere idee
brillanti. Se i programmi così prodotti utilizzassero protocolli e formati
aperti, il discorso potrebbe anche reggere, o essere irrilevante. Nel mondo
reale invece, programmi e formati proprietari sono quasi sempre andati a
braccetto finora, per un motivo molto semplice. Quando una o più industrie
private hanno il tipo di controllo appena descritto, non hanno nessun interesse
a spendere per innovazioni veramente utili, che giustificherebbero il prezzo
dei loro prodotti: è molto più conveniente introdurre cambiamenti di facciata e
alterare i formati dei file, mantenendo l'illusione che formati e programmi
siano inseparabili. La tesi che il passaggio a formati (e, in alcuni casi,
programmi) liberi bloccherebbe il progresso è ridicola. Se siamo passati in
pochi secoli dalla penna d'oca alla tipografia e poi alla posta elettronica è
proprio perché l'alfabeto è rimasto praticamente uguale, permettendo a chi
aveva solo penne d'oca di leggere libri stampati e viceversa. Spese
forzate
I monopoli
nel software sono problemi molto seri, per diversi motivi. Il più semplice è
quello economico: si hanno un computer ed un software perfettamente adatti alle
proprie esigenze, quando esce la nuova versione del programma che usiamo, e
costa qualche centinaio di Euro. Possiamo semplicemente ignorarlo? No! Appena
qualche conoscente o collega installerà quella versione, ci manderà dei file
che non potremo aprire, perché (per ragioni esclusivamente commerciali) il loro
formato è stato cambiato per non essere più leggibile dalla nostra versione.
Che fare? Escludendo la copia illegale, sbagliata sia in principio, che perché
molto meno efficace del boicottaggio, dovremo comprare la nuova versione. Per
usarla, spesso dovremo comprare anche il nuovo sistema operativo, ovvero il
programma fondamentale che rende utilizzabile un computer, quello che fa partire
tutti gli altri programmi, gestisce i trasferimenti di dati da e per dischi,
schermo, stampanti, e così via. Inevitabilmente,
per usare la nuova versione dovremo comprare più memoria, per la quale dovremo
comprare una nuova scheda madre, i cui connettori saranno incompatibili con la
nostra vecchia scheda video... (ripetere il calcolo, ogni tre/quattro anni al
massimo, per tutti i computer delle aziende pubbliche e private, e si avrà
un'idea dell'entità di questa tassa universale: il prezzo di ogni caffè include
l'onorario del commercialista del bar, che include tutti i computer e programmi
usati da quest'ultimo). Mancata
creazione di posti di lavoro qualificati e locali Anche gli
"addetti ai lavori" pagano, in prima persona, una situazione del genere.
Affidarsi esclusivamente a software proprietario significa che vengono creati
solo due tipi di posti di lavoro: i primi (pochissimi) sono quelli di chi
effettivamente scrive quel software, magari in subappalto nei paesi in via di
sviluppo, soprattutto l'India. L'altra
categoria, più o meno locale, è il cosiddetto "indotto". A parte il
personale amministrativo e di vendita delle varie filiali, si tratta di quei
programmatori o tecnici che, in varie forme, sviluppano programmi ausiliari,
oppure offrono servizi di consulenza, installazione e manutenzione. Nel caso di
software proprietario, tutte queste persone sono costrette a dipendere dal
produttore originario, ovvero a pagare i corsi, le certificazioni e i
compilatori che solo lui ha la competenza e i diritti di fornire. Anche questo
mercato, dunque, è relativamente ristretto e gravato da costi non trascurabili.
Usando,
quando possibile, Software Libero, il cui codice è liberamente leggibile e
modificabile, si passerebbe da un'industria "dipendente", ad una
molto più florida, avanzata e locale. Solo in quel contesto, infatti, sarebbe
possibile: Educazione
troppo costosa, e comunque limitata Oltre a chi
già lavora, anche gli studenti vengono colpiti da un uso sbagliato del
software. L'insegnamento dell'informatica nelle scuole, e la Patente Europea
del Computer sono, in teoria, ottime cose, ma: Privacy e
sicurezza nazionale A livello
governativo, affidarsi al software sbagliato può essere ancora più pericoloso.
Se si ha il codice sorgente di un programma, ed è possibile ricompilarlo,
qualsiasi programmatore competente può capire perché si blocca, e risolvere il
problema modificando il codice stesso, senza essere alla mercé del produttore.
Per le stesse ragioni, se il codice è liberamente disponibile, qualunque
programmatore può scoprire se un programma fa cose poco pulite, come ad esempio
trasmettere file o altri dati riservati dell'utente a qualcun altro, via
Internet. Un utente casalingo
(ammesso che non conservi i messaggi dell'amante o i conti di casa sul proprio
PC) potrebbe teoricamente ignorare un tale problema, ma governi e forze armate
non possono certo permetterselo. Alcune amministrazioni hanno gia dichiarato di
non voler più accettare, per questi motivi, software di cui non possono
controllare il codice sorgente e/o modificarlo senza chiedere il permesso a
nessuno. Quanto alla
stabilità, anni fa una nave militare americana si è bloccata sotto il fuoco
"nemico" (un'esercitazione, per fortuna) perché uno dei suoi sistemi
operativi proprietari, trovandosi davanti una divisione per zero, non ha saputo
fare di meglio che incaponirsi nel calcolo... Per quanto
concerne la sicurezza, ci si dice spesso che solo se non può leggere il codice
sorgente di un programma crittografico un criminale non riuscirà ad aggirarlo.
Questa, come tutti i maggiori esperti mondiali di crittografia vanno
dichiarando apertamente da anni, è una bufala. Punto. La vera sicurezza si ha
utilizzando un sistema noto, ma così intrinsecamente robusto da resistere
comunque agli attacchi. In termini tradizionali, il secondo approccio equivale
a piazzare, in bella vista davanti al portone di casa, un cancello d'acciaio.
Il primo a mettere un bel Ficus davanti al portone stesso "così i ladri
non vedono da che parte si entra!" Gestione
dei diritti digitali Tornando
alla vita quotidiana, oggi va di gran moda denunciare vari abusi nella
"gestione dei diritti digitali". Questo cosiddetto problema (ovvero
la protezione dei diritti d'autore contro copie illegali e abusi di altro tipo)
viene spesso associato a quello del Software Libero, per vari motivi. Per
quanto riguarda la copia illegale in se e per se ("pirateria"!),
potremmo quasi non parlarne, non c'è niente di nuovo. Copiare un DVD oggi è un
reato come lo era, trent'anni fa, copiare una cassetta audio. Se un artista
(OK, la sua casa di produzione ...) pretende X Euro a copia, dovremmo
pagarglieli senza fiatare, o dirgli, come facciamo per tante altre merci meno facili
da "rubare", "non se ne parla nemmeno!!", e tirare dritto. Se oggi le
case di produzione fanno più chiasso di trent'anni fa è solo perché, facendo
copie di copie di copie una registrazione analogica si rovina talmente in
fretta che ben presto è inutilizzabile, e lo stesso originale si degrada
facilmente. Con formati digitali, invece, qualunque copia mantiene la stessa
perfezione dell'originale, per cui da una copia pagata se ne possono ottenere
milioni indistinguibili. D'altra
parte, le stesse case di produzione vogliono che i consumatori passino in massa
a fruire di musica e film sui computer perché solo così si potrebbero imporre
restrizioni oggi impossibili: DVD che si possono vedere solo su un computer,
oppure solo tre volte, a meno di pagare un supplemento via Internet, e così
via. Più esattamente, lo si potrebbe fare solo se tutti usassero soltanto
Software proprietario distribuito o venduto con l'approvazione delle case
stesse. Proteggere i
diritti d'autore va bene, ma quelli dei consumatori rischiano di sparire. Prima
di tutto, la tassa sui CD, che ne ha quasi raddoppiato il costo: poiché tu,
consumatore, potresti usare questi CD anche per copiare illegalmente musica, ti
faccio pagare i diritti d'autore. Anche a chi li ha sempre usati solo per salvare
i suoi file personali, o le sue foto private delle sue vacanze? E come spartire
tali profitti fra gli autori? Come si fa a scoprire quale è stato copiato
maggiormente? L'altro
esempio famoso in questo campo è il processo a quel ragazzo norvegese che ha
scoperto come decodificare i DVD per vederli anche con Linux, e la relativa
campagna di disinformazione. Per creare DVD "pirata", ovvero copiarne
integralmente i bit, non c'è nessun bisogno di decifrarli. Quel ragazzo si era
semplicemente scocciato perché , per vedere il DVD da lui regolarmente
acquistato, in teoria avrebbe dovuto installare Windows (magari comprando un
nuovo PC in grado di reggerlo) quando quello che aveva, con Linux, poteva
farcela benissimo. In pratica, ha solo dimostrato al mondo intero che si può
essere onesti, e mantenere gli stessi diritti oggi acquisiti, senza sottostare
a restrizioni e spese artificiali. Con il
Software Libero non è possibile imporsi in tal modo ai consumatori, o ridurre i
loro attuali diritti acquisiti (per esempio quello di comprare legalmente un
film e, una sera, portarselo a casa di amici per vederlo con loro sul loro
schermo): vi immaginate se la Disney dicesse "Il film te lo vendo, ma solo
se prometti di comprare il televisore e il videoregistratore più costosi di
quella particolare marca"? L'altro lato
del problema "diritti digitali/Software Libero" è più subdolo. Le
normative vigenti sono nate in un'epoca in cui c'era una distinzione netta fra
produttore e consumatore, e le tecnologie disponibili (tipografia, celluloide,
eccetera) implicavano tali spese di creazione e distribuzione che il primo
aveva sia il diritto di essere protetto sia un profilo ben preciso: l'azienda
più o meno grande, impegnata a tempo pieno nel suo settore. Contratti più o
meno svantaggiosi per gli autori, norme tipo il bollino SIAE eccessivamente
costose per i privati, e via dicendo, sono nate in quel periodo per proteggere
quegli interessi. Oggi non
esiste più distinzione fra produttori e consumatori di opere d'ingegno
(software, musica, film, libri...). Che succederebbe se tali opere
(specialmente con il Software Libero che non ha costi elevati e restrizioni
artificiali) si potessero creare e vedere in formato digitale? Gli autori (se e
quando lo decidono liberamente, chiaro) potrebbero produrle e distribuirle
proprio come è sempre avvenuto per il Software Libero, senza passare per i
canali tradizionali. Sarebbero liberi di fare il contratto con la Sony o
autoprodursi. Ecco perché i vecchi modelli non sono più sostenibili, e quelli
nuovi vengono combattuti con norme non rispettabili da privati. È
fondamentale tener presente che, grazie all'elettronica, "autore" non
significa più chi scrive o compone a tempo pieno, per vocazione. Siamo tutti
autori, quando dedichiamo un'ora a settimana ad aggiungere la poesia o
un'opinione sul governo sulla home page, oppure scriviamo in una serata, dopo
l'ufficio, un programma carino e vogliamo regalarlo su Internet. Perché
dovremmo seguire la stessa trafila di Michael Jackson? Riferimenti
utili
http://www.gnu.org/philosophy/philosophy.it.html
Il progetto GNU, specialmente le pagine: Altre
risorse utili http://www.softwarelibero.it
b) proprio come ho fatto io, deve rendere pubbliche tutte le sue modifiche, e
tutto il codice sorgente (quest'ultimo è l'insieme di istruzioni che
definiscono cosa un programma deve fare. È scritto, come testo semplice, in un
qualsiasi linguaggio di programmazione, e quindi stampabile, visualizzabile su
schermo, e direttamente comprensibile da qualsiasi programmatore.
c) non può negare a chiunque riceva tali modifiche tutte le libertà di cui al
punto a), alle stesse condizioni
- studiare un programma fino a conoscerlo come o meglio del suo creatore
- farsi pagare per svilupparne subito una versione in lingua locale, o con
qualsiasi modifica, magari necessaria solo ad un'azienda, che un produttore
tradizionale non si curerà mai di fare (l'uso di protocolli e formati liberi
garantirebbe l'interoperabilità fra tutti gli utenti finali)
- perché, almeno in questo campo, si deve pagare, per il meccanismo spiegato
sopra, molto di più di quanto sarebbe necessario?
- che fine fa il diritto all'istruzione? Un bambino armato di libro, quaderno
della Standa e penna Bic può studiare e scrivere temi quanto uno armato di
libro, quaderno Fabriano e stilografica Mont Blanc placcata in oro. Se per fare
gli stessi compiti servono CD-ROM e word processor che girano solo su PC ultimo
modello, le cose cambiano...
- cosa si impara? Un sonetto o un Software Libero si possono
"smontare", riscrivere, analizzare a volonta. Con i programmi chiusi
si imparano soltanto le sequenze giuste di bottoni, che magari cambiano ad ogni
versione per giustificare un "corso di aggiornamento".
a) "Perché il software non deve avere padroni"
b) "Possiamo mettere fine agli allegati Word"
c) "Salvare l'Europa dai brevetti sul software"
"http://my.opera.com/dev/discussion/openweb/20030206/ Il caso
Microsoft/Opera:
http://www.softwarelibero.it/altri/villanueva_a_ms.it.shtml Risposta del
Parlamentare Villanueva (Perù) a Microsoft
http://www.interlex.it/675/stallman.htm Puoi fidarti del tuo computer?
http://www.interlex.it/stampa/2interv.htm Non esiste più distinzione fra
produttore e fruitore dell'informazione
http://no-patents.prosa.it/