Le parole filosofiche dell'attualità
«L'etica sociale» di Giuseppe Acocella, un volume di una
nuova collana delle edizioni Guida
GUIDO LIGUORI
Ontologia,
Etica sociale, Soggettività, Morte, Bioetica sono lemmi ricorrenti nel
dibattito filosofico contemporaneo, spesso in grado di evaderne i confini per
tracimare nella discussione pubblica e nei mass media. Ebbene, ora sono anche
titoli di altrettanti libri, che hanno dato inizio a una nuova collana
editoriale, diretta da Giuseppe Cacciatore, Giuseppe Cantillo e Antonello
Giugliano: Parole chiave della filosofia, dell'editore
Guida, da poche settimane in libreria. Accanto ai primi volumi (scritti
rispettivamente da Maurizio Ferraris, Giuseppe Acocella, Rossella Bonito Oliva,
Giovanni Casertano ed Emilia D'Antuono) numerosi altri sono già annunciati,
dedicati a diritti umani, etica, illuminismo, colpa\responsabilità, tolleranza,
bioetica, Weltanschauung, ermeneutica. Un'operazione culturale ambiziosa, su
cui vale la pena di ragionare brevemente per cercare di capire quale uso è
possibile fare di tali strumenti. È indubbio che un primo pubblico a cui questi
volumetti (di 130-150 pagine) si rivolgono è senz'altro un pubblico di studenti
universitari. Lo dice l'impianto stesso, rigoroso e agile insieme, caratterizzato
anche dalla presenza di due appendici senz'altro utili - una bibliografia
aggiornata sul tema proposto e soprattutto un «glossario» per orientarsi nel
linguaggio specifico delle diverse materie - e da un profilo atto a farne
ottimi studi introduttivi. Si tratta insomma di libri
concepiti per rispondere alle esigenze imposte da una riforma universitaria che
spesso costringe a rinunciare al «corpo a corpo» col testo classico: a fronte
di un meccanismo perverso che rischia di consegnare alle nuove generazioni di
studenti una conoscenza poco più che liceale (sia pure di un livello liceale
alto, come è difficile ma nient'affatto impossibile trovare ancora oggi), la
strada indicata dalla collana è senza dubbio positiva, anche per l'offerta
antologica che - sia pure in forme diverse - è contenuta in questi libri.
D'altro lato, però, i volumetti di cui stiamo parlando sono
caratterizzati anche da un altro aspetto: non si limitano a riassumere, fare la
storia, narrare un concetto, antologizzarne i classici, ma prendono posizione, intervengono nel dibattito, sono cioè
testi a tutto campo. Ciò che balza agli occhi è in altre parole il fatto che la
griglia concettuale proposta non è puramente «accademica», ma tiene conto dei
problemi attuali. Ed è una griglia che mostra
- come è possibile giudicare fin dai titoli sopra indicati - una attenzione
specifica (anche se non che esclusiva) per il versante etico-politico della
ricerca filosofica, in molti dei suoi risvolti oggi più dibattuti.
Vorrei soffermarmi a mo' d'esempio soprattutto su un testo, Etica sociale di Acocella. Le questioni in esso dibattute
sono tra le altre quelle relative al ruolo dello Stato oggi, tra
globalizzazione e difesa della democrazia. E tutto ciò legato a problemi
attualissimi, quali la pretesa degli «interventi umanitari» in nome della
difesa delle «libertà fondamentali»; il diritto o meno delle maggioranze a
legiferare su questioni che coinvolgono la sfera morale; il destino dello Stato
sociale. Insomma, etica e politica da una parte, politica ed economia
dall'altra. Il moderno Leviatano, divenuto nella seconda metà del Novecento qua
e là «un mostro quasi simpatico», per dirla
con il Latouche ampiamente citato dall'autore, oggi corre davvero il rischio di
essere definitivamente liquidato, in parallelo con «una etica
dell'autoaffermazione degli individui e dei gruppi dominanti l'economia e la
finanza»? E quale giudizio va dato su questo fatto, quale orientamento va
assunto verso un processo avanzato ma tutt'altro che concluso? Di fronte a queste
domande, il testo traccia un bilancio interessante perché cerca di offrire
elementi anche diversificati di analisi e di giudizio. Prendo spunto da una
tesi di Dahrendorf che l'autore valorizza: «Cosa succede alla democrazia quando
problemi e decisioni esulano dalla nazione-stato per inoltrarsi in spazi
politici, per i quali non disponiamo di istituzioni adeguate?, e nei quali i
poteri non sono costituiti secondo regole controllabili ma dalla libertà
inafferrabile e non regolabile sul mercato?». Questo è indubbiamente il tema
centrale dei giorni nostri. Fra tanto parlare di globalizzazione e di
moltitudini e di fine dello Stato-nazione, non si presta sufficiente attenzione
al fatto che questa deriva - che non è a mio avviso un processo scontato, ma una
posta su cui è in atto uno scontro tutto
politico - rappresenta, per quel che possiamo vedere noi oggi, la fine della
democrazia intesa come partecipazione o speranza di partecipazione, e rafforza
la tendenza in atto all'affermazione di un modello di pseudodemocrazia
manipolatorio e del tutto apparente. Senza Stato niente istituzioni
democratiche, senza istituzioni democratiche scarsa possibilità di far pesare
la volontà delle donne e degli uomini non appartenenti alla ristretta élite dirigente.
Ovviamente non si vuol dire che gli assetti istituzionali
prevalenti in occidente nella seconda metà del secolo scorso siano perfetti ed
eterni. Possono essere benissimo messi in discussione, perfezionati o
sostituiti. Bisogna sapere però con che cosa, da
che cosa, prima di procedere alla loro presunta distruzione, a minarne la
legittimità, a svuotarli di contenuti. «Presunta», perché ho l'impressione che
fino a quando non si mettono a tema questi nodi reali, si faccia solo un
parlare vuoto e inconcludente di «mondializzazione», anche nella sua accezione
meno economicistica e negativa.
Questa è la situazione che oggi abbiamo davanti e su cui
dobbiamo riflettere. Su questo e su altri temi (la bioetica in primo luogo) la
discussione è aperta. Per questo ben vengano contributi come quelli della
collana in questione, che fanno riflettere e spingono a nuove discussioni,
dentro e fuori le aule universitarie.