Dal Manifesto del 26.7

 

Le parole filosofiche dell'attualità
«L'etica sociale» di Giuseppe Acocella, un volume di una nuova collana delle edizioni Guida
GUIDO LIGUORI


Ontologia, Etica sociale, Soggettività, Morte, Bioetica sono lemmi ricorrenti nel dibattito filosofico contemporaneo, spesso in grado di evaderne i confini per tracimare nella discussione pubblica e nei mass media. Ebbene, ora sono anche titoli di altrettanti libri, che hanno dato inizio a una nuova collana editoriale, diretta da Giuseppe Cacciatore, Giuseppe Cantillo e Antonello Giugliano: Parole chiave della filosofia, dell'editore Guida, da poche settimane in libreria. Accanto ai primi volumi (scritti rispettivamente da Maurizio Ferraris, Giuseppe Acocella, Rossella Bonito Oliva, Giovanni Casertano ed Emilia D'Antuono) numerosi altri sono già annunciati, dedicati a diritti umani, etica, illuminismo, colpa\responsabilità, tolleranza, bioetica, Weltanschauung, ermeneutica. Un'operazione culturale ambiziosa, su cui vale la pena di ragionare brevemente per cercare di capire quale uso è possibile fare di tali strumenti. È indubbio che un primo pubblico a cui questi volumetti (di 130-150 pagine) si rivolgono è senz'altro un pubblico di studenti universitari. Lo dice l'impianto stesso, rigoroso e agile insieme, caratterizzato anche dalla presenza di due appendici senz'altro utili - una bibliografia aggiornata sul tema proposto e soprattutto un «glossario» per orientarsi nel linguaggio specifico delle diverse materie - e da un profilo atto a farne ottimi studi introduttivi. Si tratta insomma di libri concepiti per rispondere alle esigenze imposte da una riforma universitaria che spesso costringe a rinunciare al «corpo a corpo» col testo classico: a fronte di un meccanismo perverso che rischia di consegnare alle nuove generazioni di studenti una conoscenza poco più che liceale (sia pure di un livello liceale alto, come è difficile ma nient'affatto impossibile trovare ancora oggi), la strada indicata dalla collana è senza dubbio positiva, anche per l'offerta antologica che - sia pure in forme diverse - è contenuta in questi libri.

D'altro lato, però, i volumetti di cui stiamo parlando sono caratterizzati anche da un altro aspetto: non si limitano a riassumere, fare la storia, narrare un concetto, antologizzarne i classici, ma prendono posizione, intervengono nel dibattito, sono cioè testi a tutto campo. Ciò che balza agli occhi è in altre parole il fatto che la griglia concettuale proposta non è puramente «accademica», ma tiene conto dei problemi attuali. Ed è una griglia che mostra - come è possibile giudicare fin dai titoli sopra indicati - una attenzione specifica (anche se non che esclusiva) per il versante etico-politico della ricerca filosofica, in molti dei suoi risvolti oggi più dibattuti.

Vorrei soffermarmi a mo' d'esempio soprattutto su un testo, Etica sociale di Acocella. Le questioni in esso dibattute sono tra le altre quelle relative al ruolo dello Stato oggi, tra globalizzazione e difesa della democrazia. E tutto ciò legato a problemi attualissimi, quali la pretesa degli «interventi umanitari» in nome della difesa delle «libertà fondamentali»; il diritto o meno delle maggioranze a legiferare su questioni che coinvolgono la sfera morale; il destino dello Stato sociale. Insomma, etica e politica da una parte, politica ed economia dall'altra. Il moderno Leviatano, divenuto nella seconda metà del Novecento qua e là «un mostro quasi simpatico», per dirla con il Latouche ampiamente citato dall'autore, oggi corre davvero il rischio di essere definitivamente liquidato, in parallelo con «una etica dell'autoaffermazione degli individui e dei gruppi dominanti l'economia e la finanza»? E quale giudizio va dato su questo fatto, quale orientamento va assunto verso un processo avanzato ma tutt'altro che concluso? Di fronte a queste domande, il testo traccia un bilancio interessante perché cerca di offrire elementi anche diversificati di analisi e di giudizio. Prendo spunto da una tesi di Dahrendorf che l'autore valorizza: «Cosa succede alla democrazia quando problemi e decisioni esulano dalla nazione-stato per inoltrarsi in spazi politici, per i quali non disponiamo di istituzioni adeguate?, e nei quali i poteri non sono costituiti secondo regole controllabili ma dalla libertà inafferrabile e non regolabile sul mercato?». Questo è indubbiamente il tema centrale dei giorni nostri. Fra tanto parlare di globalizzazione e di moltitudini e di fine dello Stato-nazione, non si presta sufficiente attenzione al fatto che questa deriva - che non è a mio avviso un processo scontato, ma una posta su cui è in atto uno scontro tutto politico - rappresenta, per quel che possiamo vedere noi oggi, la fine della democrazia intesa come partecipazione o speranza di partecipazione, e rafforza la tendenza in atto all'affermazione di un modello di pseudodemocrazia manipolatorio e del tutto apparente. Senza Stato niente istituzioni democratiche, senza istituzioni democratiche scarsa possibilità di far pesare la volontà delle donne e degli uomini non appartenenti alla ristretta élite dirigente.

Ovviamente non si vuol dire che gli assetti istituzionali prevalenti in occidente nella seconda metà del secolo scorso siano perfetti ed eterni. Possono essere benissimo messi in discussione, perfezionati o sostituiti. Bisogna sapere però con che cosa, da che cosa, prima di procedere alla loro presunta distruzione, a minarne la legittimità, a svuotarli di contenuti. «Presunta», perché ho l'impressione che fino a quando non si mettono a tema questi nodi reali, si faccia solo un parlare vuoto e inconcludente di «mondializzazione», anche nella sua accezione meno economicistica e negativa.

Questa è la situazione che oggi abbiamo davanti e su cui dobbiamo riflettere. Su questo e su altri temi (la bioetica in primo luogo) la discussione è aperta. Per questo ben vengano contributi come quelli della collana in questione, che fanno riflettere e spingono a nuove discussioni, dentro e fuori le aule universitarie.