da "il manifesto" del 06 Agosto 2003


La piaga dei bambini lavoratori

Il disagio è visibile anche nella Napoli vecchia. Parlano gli operatori sociali La scuola Abbandoni e frequenze irregolari sono spesso associati al lavoro nero e alla microdelinquenza
M.PA.,

Bambini rom che tentano di pulire i fari al primo semaforo utile rimediando solo pochi centesimi. Bambini della vecchia Napoli che lavorano nei bar o nelle officine per qualche centinaio di euro da portare a casa. Bambini che sfrecciano sui motorini recapitando pacchetti dal contenuto sconosciuto e si scontrano con la giustizia prima di avere toccato la soglia dell'adolescenza. Sono loro l'immagine più debole di una città dove la povertà parla mille lingue. Costretti a lavorare laddove il loro guadagno rappresenta spesso l'unica fonte di reddito di un'intera famiglia. Nell'analizzare il fenomeno scrivono gli operatori sociale del comune di Napoli: «Decisamente problematica si presenta la condizione giovanile in Campania, caratterizzata da un crescente disagio riguardante i bambini e gli adolescenti di alcune città, nelle quali un posto particolare ricopre Napoli e molti suoi quartieri».

Dalla radiografia che accompagna il piano sociale di zona preparato dall'assessore alle politiche sociali Raffaele Tecce dimostra con i numeri come la percentuale dell'abbandono della scuola dell'obbligo cresca con l'avvicinarsi ai quartieri maggiormente degradati di Piscinola, Scampia, Chiaiano. «Fenomeno dell'abbandono e della frequenza irregolare - si legge nella relazione - spesso associati al lavoro nero e alla microdelinquenza».

Una serie di affermazioni che trovano riscontro sul campo nelle parole di operatori sociali e volontari. «Avevamo una ludoteca che non ha più riaperto dopo un saccheggio subito un anno fa, ma di bambini che avevano cose da raccontare ne abbiamo incontrati molti», ricorda Guido Spaccaforma dell'associazione Linea d'ombra di Scampia. «Dal '97 lavoriamo con i bambini e gli adolescenti, ma i risultati sono lenti» - si rammarica l'operatore. «Chiuso il centro dove i ragazzini venivano per giocare e leggere, ora stiamo lavorando ad un progetto per l'integrazione dei bambini rom in collaborazione con l'Opera nomadi». Un compito particolarmente difficile in quartiere dove il campo di rom è guardato con distacco e sospetto dai residenti. «Una buona fetta dei bambini che frequentano i nostri corsi di pittura e musica è costituita da immigrati, l'integrazione è un obiettivo ambizioso, forse troppo», ammette Guido, tra i fondatori dell'associazione. Va orgoglioso dei risultati ottenuti a Scampia quanto a contatti con i minori Ciro Francillo dell'Avog: «Qui la situazione è in netto recupero, mentre in altre zone di Napoli peggiora. In quattro anni abbiamo recuperato 260 ragazzi».

Importante è risultato conquistarsi la fiducia di tutta la famiglia, «quando il padre si iscrive alla scuola serale per acquisire la terza media, il più è fatto e poi per molti un clima di fiducia si instaura attraverso il gioco. Per vent'anni qui nelle Vele di Scampia non c'era un posto nel quale giocare». Ma per l'Avog il punto delicato resta entrare nel mondo del lavoro per la porta principale, sostiene il presidente dell'associazione: «conquistare legalmente una professionalità senza immergersi nel lavoro nero costituirebbe una garanzia per questi ragazzi».

Non sempre, però, i minori di Scampia sono i più sfortunati, spiega Francillo: «Stiamo assistendo ad un aumento degli abbandoni dei bambini nel centro storico; venuta meno la famiglia in senso tradizionale, dove è forte la delinquenza subentrano le bande e l'imitare la figura del boss». Una condizione di solitudine riscontrata spesso nelle storie dei ragazzini di Soccavo da Fabio Tirelli che con un progetto finanziato dal comune di Napoli ha operato con Arcipelago, un'associazione legata al Circolo Arci. «Durante questa esperienza abbiamo conosciuto tanti bambini senza genitori o con il padre in carcere, magari affidati ai nonni», afferma Fabio che insieme ad altri volontari si occupava del dopo scuola nel Centro Samuel gestito dalle suore.

Facile per l'Arcipelago fare una statistica sul campo: «Tra i ragazzini dai dieci ai dodici anni il lavoro nero è molto diffuso e anche quelli che frequentano la scuola spesso a maggio spariscono dalla circolazione. E' tempo di andare a lavorare per portare i soldi a casa».