Da école
La scuola è finita
A CURA DI PAOLO
CHIAPPE
E’ stato un anno nel quale l’insieme delle attività del governo ha
colpito duramente l’istruzione pubblica.
Il 2002/2003 sarà ricordato per
l’approvazione della Riforma della scuola, centrata sulla canalizzazione
precoce nell’istruzione professionale di una parte degli studenti, il metodo
più antico e collaudato di perpetuare la separazione
di classe (sociale ovviamente).
“Controriforma”, la chiama chi rimpiange quella di Berlinguer,
incomparabile per levatura culturale, quanto a sua volta discutibile e in certo
senso passaggio preparatorio necessario per arrivare a quella attuale.
Ora, come accaduto quando al governo era il centro sinistra, c’è
da augurarsi che la controriforma si incagli nelle difficoltà organizzative e
finanziarie con cui dovranno misurarsi i decreti attuativi della Moratti.
Ma anche se ciò avvenisse sarebbe una ben magra soddisfazione
mantenere per inerzia semplicemente la scuola che c’è, tutt’altro che adeguata
alla costruzione dell’uguaglianza nella libertà delle differenze.
L’anno che fortunatamente è passato ha visto l’imposizione
governativa di molti altri “principi”
nefasti. Non solo nella retorica delle dichiarazioni ministeriali, ma purtroppo
anche nei provvedimenti concreti questo è stato l’anno della penetrazione della
“cultura” privatistica nella scuola con l’adozione dello spoiling system (i
dirigenti con idee difformi dal governo vengono trombati), solo parzialmente
frenato dal Tar; con i tagli degli investimenti a partire da quelli destinati a
garantire i diritti per i portatori di
disabilità; con l’applicazione delle norme che riducono l’occupazione imponendo
almeno 18 ore di cattedra per tutti.
Nel 2002/2003 si sono realizzati ulteriori progressi nella
standardizzazione più becera delle procedure; si sono intensificate le
vessazioni per i precari (non assunti o licenziati a secondo dell’età); si è
sviluppato l’incremento per tutti del carico di lavoro e l’oppressione delle
gerarchie vecchie e nuove con una pericolosa diminuzione dei già scarsi ambiti
di autonomia delle scuole e di chi vi opera.
Turbando tanto squallido grigiore abbiamo però visto quest’anno
centinaia, migliaia di scuole colorarsi con gli arcobaleni della Pace,
resistere alla protervia di diktat governativi che volevano censurarli,
manifestare, spesso con una convinta unità di studenti e insegnanti,
l’opposizione alla guerra.
E ci darà forse voglia di riprendere la scuola, il ricordo delle
migliaia di giovani che a Firenze hanno partecipato al Social forum europeo,
una sperimentazione riuscita di una modalità di formazione collettiva fatta di
politica e cultura, di rigore e libertà insieme. _