Da école

La scuola è finita

Di GIANPAOLO ROSSO

A CURA DI PAOLO CHIAPPE

 

E’ stato un anno nel quale l’insieme delle attività del governo ha colpito duramente l’istruzione pubblica.

Il 2002/2003 sarà ricordato per l’approvazione della Riforma della scuola, centrata sulla canalizzazione precoce nell’istruzione professionale di una parte degli studenti, il metodo più antico e collaudato di perpetuare la separazione

di classe (sociale ovviamente).

“Controriforma”, la chiama chi rimpiange quella di Berlinguer, incomparabile per levatura culturale, quanto a sua volta discutibile e in certo senso passaggio preparatorio necessario per arrivare a quella attuale.

Ora, come accaduto quando al governo era il centro sinistra, c’è da augurarsi che la controriforma si incagli nelle difficoltà organizzative e finanziarie con cui dovranno misurarsi i decreti attuativi della Moratti.

Ma anche se ciò avvenisse sarebbe una ben magra soddisfazione mantenere per inerzia semplicemente la scuola che c’è, tutt’altro che adeguata alla costruzione dell’uguaglianza nella libertà delle differenze.

 

L’anno che fortunatamente è passato ha visto l’imposizione governativa di molti altri  “principi” nefasti. Non solo nella retorica delle dichiarazioni ministeriali, ma purtroppo anche nei provvedimenti concreti questo è stato l’anno della penetrazione della “cultura” privatistica nella scuola con l’adozione dello spoiling system (i dirigenti con idee difformi dal governo vengono trombati), solo parzialmente frenato dal Tar; con i tagli degli investimenti a partire da quelli destinati a garantire i diritti per i portatori  di disabilità; con l’applicazione delle norme che riducono l’occupazione imponendo almeno 18 ore di cattedra per tutti.

 

Nel 2002/2003 si sono realizzati ulteriori progressi nella standardizzazione più becera delle procedure; si sono intensificate le vessazioni per i precari (non assunti o licenziati a secondo dell’età); si è sviluppato l’incremento per tutti del carico di lavoro e l’oppressione delle gerarchie vecchie e nuove con una pericolosa diminuzione dei già scarsi ambiti di autonomia delle scuole e di chi vi opera.

 

Turbando tanto squallido grigiore abbiamo però visto quest’anno centinaia, migliaia di scuole colorarsi con gli arcobaleni della Pace, resistere alla protervia di diktat governativi che volevano censurarli, manifestare, spesso con una convinta unità di studenti e insegnanti, l’opposizione alla guerra.

 

E ci darà forse voglia di riprendere la scuola, il ricordo delle migliaia di giovani che a Firenze hanno partecipato al Social forum europeo, una sperimentazione riuscita di una modalità di formazione collettiva fatta di politica e cultura, di rigore e libertà insieme. _