Di Pino Patroncini
L’Isfol ha svolto un’inchiesta sugli insegnanti degli istituti professionali e la riforma Moratti. L’inchiesta era finanziata dal Fondo Sociale Europeo ed ha coinvolto 1680 docenti di 35 scuole. Un buon campione: il 42,4% del totale di quelle scuole. Ebbene: solo il 48,6% è disposto ad insegnare nel secondo canale della riforma, il cosiddetto “sistema dell’istruzione e della formazione professionale”. Una minoranza, quindi, fino a prova contraria. Consistente quanto si vuole ma pur sempre una minoranza. E di questi il 65,6% lo farebbe solo condizione che il rapporto di lavoro rimanesse statale. Quindi in caso di regionalizzazione questa percentuale già minoritaria scenderebbe ulteriormente e, grosso modo, si assesterebbe intorno ad un misero 12%.
Uno direbbe che gli insegnanti proprio non ne
vogliono sapere. Eppure il Sole 24 Ore dell’11 ottobre scorso che riportava la
notizia, non sappiamo se per iniziativa propria o se per suggerimento
dell’Isfol o di chi altro (Ministero? Confindustria?), scriveva: “Professionali, la riforma piace. Secondo
un’indagine dell’Isfol gli insegnanti dicono di sì al progetto Moratti, a patto
di rimanere nello Stato”, cosa quest’ultima pressoché impossibile, se non
in via transitoria, viste le intenzioni conclamate della maggioranza che ci
governa.
Insomma la riforma è bocciata proprio da quegli
insegnanti che dovrebbero attuarla, ma chi dovrebbe vedere e sapere, fa finta
di non accorgersene.
27 ottobre 2003