SARANNO I MAESTRI A CACCIARE LA MORATTI?
Quale
follia, quale illusione è contenuta in questa ipotetica sortita?
Maestre
e maestri; una categoria bistrattata, sottostimata, quasi perduta nel limbo
della memoria, da cui riaffiora l’icona tramandata dal libro cuore o dal meno
centenario diario di un maestro.
Sarà mai
possibile che le maestre e i maestri italiani possano compiere un’azione così
inconsueta e di così difficile esito?
E
soprattutto : perché?
Cosa potrà mai capitare a queste vestali della scuola nazionale, oggi così intente al loro umile servizio, da trasformarle all’improvviso in tenaci e coraggiose avanguardie di un minaccioso movimento nei confronti della solida poltrona ministeriale?
Maestre
e maestri che hanno subito sulla loro testa tutti i colpi d’ingegno delle varie
classi governative, che hanno accolto nel loro capace grembo tutte le novità
partorite dalle truppe ministeriali, che hanno sempre e comunque fatto di ogni
difficoltà virtù rimboccandosi le mani e la mente per adeguarsi alle emergenze
della società.
Possibile
che non siano disposti a digerire e metabolizzare anche la controriforma
morattiana?
Possibile
che vogliano addirittura rivomitarla contro colei che ha avuto l’ardire di
imporgliela?
Gente
umile, queste maestre e maestri, ma fiera; gente timida e accondiscendente,
senza però scendere mai sotto la decenza.
Che
limite è stato dunque sorpassato? Perché la rivolta?
Da
qualche giorno il sito ufficiale del MIUR ha pubblicato il famigerato,
scomparso, ricercato, duplicato, ritrovato PRIMO DECRETO LEGISLATIVO della
legge 53, quello sulla scuola materna ed elementare, promulgato dal governo il
12 settembre scorso; e finalmente è stato chiarito il motivo di tanta attesa
(quasi due mesi!) e si è risolto il giallo che vi aveva preso avvio.
Per la
prima volta nella storia del Palazzaccio un decreto legislativo appare con i
commenti!
Direi di
più : i commenti sono di gran lunga più importanti del testo stesso del
decreto! Infatti la grafica scelta dal MIUR non concede alternative : i commenti
sono riquadrati, colorati, evidenziati, in corpo maggiore e molto più lunghi;
invece il testo è minimo, quasi sparisce di fronte a tanta evidenza.
Ci credo
che i solerti burocrati del ministero abbiano avuto bisogno di così tanto tempo
per mostrarsi all’altezza della richiesta! Perché anche questo è chiaro; il
ministro deve aver avanzato loro una pressante richiesta : rendetemi il decreto
leggibile e soprattutto accettabile!
Che non
fosse infatti così leggibile era stato subito chiaro quando due giorni dopo la
sua promulgazione ne erano apparse versioni diverse sui siti del Miur e della
Presidenza del Consiglio; che non fosse accettabile lo si sapeva già, ma è
stato reso più palese dalle manifestazioni e iniziative che hanno coinvolto e
continuano a coinvolgere tutta la scuola italiana e anche la società civile.
Il
campanello d’allarme era suonato nell’ufficio del ministro già il 26 settembre,
quando decine di migliaia di genitori, alunni e insegnanti erano scesi nelle
piazze per difendere il tempo pieno e ha continuato a suonare per la
mobilitazione milanese sullo stesso tema, visto che lì il tempo pieno occupa il
90% della scuola elementare.
Se per i
comunisti bolognesi non valeva la pena muoversi, per i berlusca
milanesi non si poteva stare fermi; e dunque via all’ interpretazione
autentica : il tempo pieno non è abolito, anzi continua proprio come prima.
L’esatto contrario di ciò che sta scritto nel Decreto.
Ma non è
certo questa gradita novità che rende pericolosi i maestri e le maestre, anzi.
Il motivo
è un altro, sempre legato all’interpretazione autentica.
Il passo
responsabile di così tanta prevista efferatezza si trova a pagina 8 del Decreto
Commentato, laddove rispetto al comma 6 dell’articolo 7, si dice : Si
afferma che il docente a cui sono affidati i compiti richiamati nel precedente
comma (considerarlo solamente il docente tutor sarebbe stato riduttivo) svolge
un’attività di insegnamento di almeno 18 ore settimanali, con ciò
sottintendendo che le restanti ore, al netto di quelle di programmazione del
team, vanno riservate all’esercizio delle nuove funzioni.
Tutto
questo per le classi prima, seconda e terza – continua il commento – per quarta
e quinta decideranno le scuole nella loro autonomia.
Non so
se la prosa ministeriale, pur così evidente in questo punto, vi appare in tutta
la sua chiarezza; se così non fosse proverò a chiarirne il significato e
soprattutto le funeste (per Moratti) conseguenze.
Dunque
questa interpretazione ufficiale del Decreto modifica sostanzialmente l’orario
di servizio di tutti gli insegnanti elementari d’Italia; non lo modifica nella
sua totalità, che resta di 24 ore settimanali, ma nella sua articolazione, che
fino ad oggi è di 22 ore cosiddette frontali (ma che nei tempi pieni e nei
moduli con rientri possono anche essere di assistenza a pranzo e gioco), più 2
ore di programmazione di team.
Quando
il Decreto morattiana entrerà in vigore (prossimo settembre) invece l’orario di
servizio subirà una netta modificazione : i tutor lavoreranno 18 ore in classe,
4 ore fuori (a far portfoli, piani personalizzati e a tenere contatti) e 2 di
programmazione; mentre i labor (gli altri disgraziati) lavoreranno 22 ore come
oggi, più le 2 ore di programmazione.
Con
questa interpretazione dunque il MIUR scardina una base egualitaria su cui si è
sempre fondato il lavoro di tutti, anche fuori della scuola e di fatto abbassa
il carico di lavoro dei tutor al livello dei professori (18 ore settimanali),
lasciando i residui labor a condividere la sorte oraria delle colleghe della
scuola materna che, pur assolvendo allo stesso dovere di tutoraggio, non godono
di tale gratifica.
Le
contraddizioni che questa scelta comporta sono infatti molteplici :
- le
funzioni tutoriali sono le stesse in tutti i gradi di scuola e devono essere
assolte negli stessi orari di chi tutor non è sia nella materna che nella
media; non si capisce perché non anche nella scuola elementare:
- non si
capisce perché in prima, seconda e terza tali funzioni richiedano per legge 4
ore di servizio, mentre in quarta e in quinta no;
- se
tutte le classi della scuola elementare usufruissero di questa peculiarità
(comprese dunque quarta e quinta), il calo degli organici previsto dalla
controriforma per la diminuzione delle ore di funzionamento delle scuole
sarebbe in parte riassorbito, creando problemi alle esigenze tremontiane;
Perché
dunque il MIUR avrebbe intrapreso questa strana via?
A me
l’intento sembra chiaro : non potendo garantire ai tutor un dignitoso compenso
per l’onere non indifferente loro richiesto, li si gratifica con una
diminuzione dell’orario frontale; direi meglio : li si alletta, visto che la
funzione non appare così ambita.
A questo
punto cosa prevedere?
Beh,
l’ho detto in apertura : maestri e maestre si ribelleranno e la Moratti
salterà.
Nutro
troppa fiducia nei miei duecentomila colleghi? Staremo a vedere.
Io credo
che l’egualitarismo, di responsabilità impegno funzioni e salario, sia un
collante molto solido, contro cui Moratti sbatterà il muso.
7/11/2003