|
||||
Giu le mani dai beni comuni!
|
|
|
||
No alla mercificazione globale. Un incontro
a Palermo
di wa.ma.
«Il WTO si sta trasformando da un organismo di organizzazione
del commercio a un sistema di regolamentazione totale dell’economia». A dirlo è
Antonio Tricarico, il coordinatore della campagna "Questo mondo non è in
vendita", tra i promotori delle manifestazioni che si svolgeranno a
Palermo sabato e domenica, in occasione della riunione dei ministri del
Commercio dell’Ue.
Il popolo no-global vuole ancora una volta ribadire
il fatto che il cosiddetto sviluppo sostenibile è fallito: è un’etichetta
sbandierata in nome del profitto e della globalizzazione liberista. Sanità,
istruzione, accesso all’acqua sono servizi e beni primari sempre più mercificati,
in favore dei ricchi e a danno dei poveri. E le cose rischiano di peggiorare
ancora: a Cancun dal 10 al 14 settembre si terrà il prossimo vertice del Wto,
l'organismo internazionale che regola i rapporti commerciali tra i paesi:
l'obiettivo di questo incontro è aumentare ulteriormente il potere
dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, attraverso una serie di misure e di
progetti.
Il Wto intende stabilire la supremazia delle regole
del commercio su tutti gli accordi internazionali sull’ambiente, quali le
Convenzioni sui cambiamenti climatici e la biodiversità, in nome del diritto
alla libera concorrenza globale. Ma anche fare un ulteriore passo avanti nella
totale liberalizzazione della produzione agricola ed alimentare, che già adesso
produce evidenti squilibri. Unione Europea e Stati Uniti continuano a falsare
il mercato tramite il dumping (la pratica in base alla quale i paesi
occidentali possano esportare i prodotti agricoli a prezzi talmente bassi da
penalizzare i prodotti locali). Inoltre gli Stati Uniti vogliono intentare un
procedimento all'interno del Wto contro la moratoria europea sugli Organismi
Geneticamente Modificati (Ogm). E ancora: si continuano a fare passi avanti
verso la privatizzazione dell’acqua; e si esaminerà una lista per cui l’importazione
di farmaci generici (le copie economiche di farmaci brevettati e prodotti dalle
grandi multinazionali) sarà limitata a 22 malattie, lasciando fuori ben 14
patologie che sono tra le principali cause di morte.
Contrastare ad una ad una queste politiche, con una
serie di richieste è lobiettivo principale delle associazioni che hanno
organizzato il contro-vertice palermitano. Vediamole nel dettaglio: arrestare
il tentativo di allargamento del mandato e dei poteri del WTO, interrompere la
concessione dei sussidi alle esportazioni di prodotti agricoli, creare
meccanismi per la protezione delle produzioni locali, affermare il diritto di
ogni paese a tutelare nelle forme più appropriate le sementi e più in generale
la biodiversità, i saperi e le conoscenze tradizionali dal controllo
monopolistico di un ristretto numero di grandi aziende private, giungere
all'attuazione delle eccezioni sanitarie previste dagli accordi TRIPS, affinché
i paesi del sud del mondo possano produrre ed importare i farmaci generici,
necessari a garantire il diritto alla salute delle popolazioni.
La questione è quella dibattuta ormai da anni: il libero
commercio ha portato più sviluppo o meno? Una domanda retorica secondo padre
Alex Zanotelli, per il quale i danni prodotti ai Paesi più poveri, l’Africa in
primis, sono evidenti. E tocca alla società civile reagire, visto che ormai i
governi sono scomparsi.
Il dumping: una pratica protezionista che danneggia i paesi
più poveri
di red
Una pratica che consente di vendere prodotti agricoli al di sotto del prezzo di
produzione e anche al di sotto del prezzo mondiale di mercato. Si tratta del
dumping ed esiste in quanto le compagnie sono impegnate in una competizione
internazionale e vendono a prezzi sempre più bassi. Indica una situazione dove
come risultato di sussidi pubblici, il prodotto è venduto in un dato posto ad
un prezzo al di sotto del quale i produttori locali difficilmente possono
competere.
Questa pratica permette soprattutto agli Stati Uniti e ai paesi dell'Unione
Europea di smaltire il loro surplus alimentare, a danno soprattutto dei Paesi
in via di sviluppo. A beneficiare dei sussidi alle esportazioni sono solo i
grandi imprenditori, che accrescono i propri profitti a discapito dei piccoli
produttori. È stato calcolato che l’eliminazione di tali sussidi porterebbe ai
Paesi industrializzati un incremento del 50% del commercio agricolo ed un
conseguente guadagno di 160 milioni di dollari. Ne basterebbe 1/3 destinato
alla cooperazione internazionale per raggiungere l’obiettivo del Millennio di
dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015. E non è tutto: secondo le recenti
dichiarazioni della Banca Mondiale, ancora nel 2003, oltre 1 miliardo di
persone al mondo sopravvive con meno di 1 dollaro al giorno e circa 2 miliardi con
meno di 2. Ancora nel 2003 i sussidi destinati ogni giorno ad una mucca
ammontano a 2,5 dollari in Europa e a 7 dollari in Giappone. .
Fra gli accordi oggetti del negoziato di Cancun, quello sull’agricoltura
(Agreement on Agriculture – AoA) è sicuramente tra quelli a più alta
conflittualità. L’UE e l’Italia si oppongono alla richiesta di abolizione dei
sussidi alle esportazioni e dichiarano la loro disponibilità a trattare solo
dopo che saranno riconosciute e combattute anche le altre dorme di dumping.
L’Unione Europea oggi è il maggior esportatore di prodotti agricoli e la più
grande concessionaria di sussidi alle esportazioni. Ma esiste una proposta di
risoluzione dell Parlamento Europeo contro questa situazione. In questa
proposta sulla riforma agraria e lo sviluppo rurale per l’autonomia dei Paesi
in via di sviluppo viene deplorato il fatto che le sovvenzioni UE alle
esportazioni agricole, il sostegno interno, le barriere non tariffarie e le
norme di origine destabilizzano la produzione mondiale e riducono l’accesso ai
mercati Ue dei Paesi in via di sviluppo.
Sempre più limitato l'accesso ai farmaci essenziali per i
Paesi poveri
di m.m.
In vista della conferenza interministeriale del Wto, il «Trip Council»
(l’organismo che si occupa delle questioni relative alla tutela della proprietà
intellettuali e dei brevetti), sta affrontando la questione dell’accesso ai
farmaci essenziali per i Paesi in via di sviluppo.
Il Wto dovrà risolvere infatti la questione della concreta attuazione del
paragrafo 6 della «Dichiarazione di Doha in materia di Trips e Salute
pubblica». La dichiarazione, approvata nel novembre 2001 da tutti gli Stati
membri del Wto, constatando che gran parte dei Paesi poveri non hanno le
capacità manifatturiere per produrre localmente i farmaci generici, dava
mandato al Trip Council di trovare una soluzione entro la fine del 2002. Quella
scadenza è trascorsa senza che si trovasse una soluzione e il Trip Council sta
lavorando a ipotesi che sembrano tutte orientate a sminuire la reale portata della
Dichiarazione di Doha.
In particolare a Cancun potrebbe essere approvata la «Lista Motta», che prevede
che i Paesi privi o con insufficienti capacità manifatturiere nel settore
farmaceutico possano importare i farmaci generici prodotti da altri Paesi (oggi
India, Brasile e Thailandia producono equivalenti generici di farmaci che nel
resto del mondo sono ancora coperti da brevetto).
Fin qui tutto bene. Il problema, secondo i Medici Senza Frontiere, è: 1) questa
possibilità viene limitata a una lista di 22 malattie; 2) se si esclude
l’HIV/AIDS, quasi tutte le malattie che producono alti tassi di mortalità nei
Paesi in via di sviluppo e per le quali esistono farmaci brevettati, sono stati
esclusi dalla lista.
Nonostante ciò Unione Europea e Stati Uniti sostengono questa soluzione. In più
gli Usa hanno fatto intendere che a Cancun proporranno non solo di ridurre
ancora il numero di malattie della lista, ma anche di limitare il numero dei
Paesi che potranno ricorrere all’importazione di generici. In pratica il
beneficio verrebbe concesso ai Paesi più poveri tra i poveri, scoraggiando di
fatto dal produrre generici a basso costo anche quelle Nazioni che dispongono
di industrie farmaceutiche.