La Gilda sponsorizza
Bertagna
In un’intervista comparsa
su un giornalino della Gilda qualche tempo fa, il prof. G. Bertagna risponde a
cinque brevi domande parlando
diffusamente dei LARSA (laboratori di
recupero e di sviluppo degli apprendimenti) e della carriera dei docenti.
In sintesi; la carriera
dei docenti prevede le figure del
coordinatore-tutor di classe, dell’esperto di gestione di progetti speciali,
del docente aggregato, dell’addetto alla progettazione didattica d’istituto: tutte competenze e titoli da ottenere con la
frequenza delle SAI ( strutture
universitarie ex-novo); per accedere ai LARSA, invece, bastano le competenze
normali degli insegnanti e il prof. Bertagna si augura che in tutte le scuole,
o in reti di scuole, ci sia “una strategia precisa per individuare chi è più
adatto a svolgere questa funzione, soprattutto dove i LARSA non restano
laboratori opzionali interni all’orario d’obbligo, ma laboratori facoltativi
che impiegano allo scopo parte delle 200 ore annuali disponibili per ogni
allievo oltre le 900 ore obbligatorie uguali per tutti (scuola secondaria di
primo e secondo grado). Strategia che può partire da un semplice censimento
vocazionale…da un esame delle competenze professionali maturate nel portfolio
del docente e, soprattutto, dalla “chiamata” dei docenti aggregati…( i docenti
inseriti nell’ albo degli aggregati potranno anche essere “chiamati” dalla scuole autonome …senza i
vincoli dei normali trasferimenti).
Possiamo, senza ombra di
dubbio, affermare che la sostanza del discorso dell’intervista sia
anticonfederale e filogovernativa. Infatti
le proposte del prof. Bertagna non vengono criticate, anzi, a partire dalla presentazione
iniziale, si accende una prospettiva benevola su di esse
(“intervista rilasciata con la consueta, gentile disponibilità”; “
un’opportunità di percorso professionale per i docenti”; “qualcosa che
potrebbe, in un certo senso, rispondere alle richieste della nostra piattaforma
in merito ai passaggi per i docenti, legati a maturazione e crescita
professionale, in contesti di insegnamento superiore”)
Le critiche ci sono, ma al
solito riguardano la legge 30 e i
confederali (“gli strenui difensori della legge 30”), anzi le critiche alla
legge 30 e ai confederali permeano
tutto il discorso e vengono ribadite ed amplificate in un riquadro centrale a grossi caratteri, dove si accusano i
sostenitori del “non uno di meno” di
voler “trattare tutti allo
stesso modo” “ svendendo qualità contro quantità” “per non risultare selettivi” .
Ma non era proprio il
prof. Bertagna a travisare, un anno
fa, il donmilaniano “ non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra
disuguali” ? A distanza di un anno dobbiamo congratularci con lui per avere finalmente
riportato il concetto di don Milani?
Le opportunità per i
docenti
Nota bene: la carriera professionale dei docenti, cavallo
di battaglia della Gilda, non riguarda tutti i docenti ma riguarda solo alcuni, quelli che in
seguito a corsi universitari otterranno qualifiche diversificate; anzi, più si
è bravi e più si sale e infine…si lascia l’insegnamento! Ù
E che ne sarà della
qualità della scuola se, invece di incoraggiare un diffuso lavoro di team di ricerca-azione all’interno della
scuola, si incoraggeranno i percorsi di formazione esterni e solitari?
E’ del tutto chiaro come
la massa che rimane a insegnare non
possa fare carriera!
E che dire degli ALBI? Il
nuovo nome della precarizzazione è “ ALBO
PROFESSIONALE”?
In proposito vale la pena
ritornare sul passaggio dell’intervista in cui il prof. Bertagna propone (come un anno fa) le 900 ore obbligatorie più 200 facoltative
per la scuola media e la scuola superiore.
Il numero delle ore obbligatorie di scuola viene diminuito (attualmente
sono 1000 e più), il che, unito alle misure sull’orario degli insegnanti
previste nelle finanziaria 2003, significa che migliaia di docenti non solo non
faranno carriera, ma non avranno alcuna cattedra. Purtroppo ci sono docenti
che contano su questa riduzione del numero di “colleghi” pregustando
lauti stipendi e il giornalino della
Gilda è in sintonia con essi, nel mentre ci aiuta a rendere sempre più nitido il disegno della
riforma Moratti.
Come arginare l’ondata di
sindrome del burnout che travolgerà la categoria dei docenti quando dovesse avverarsi questo cataclisma
scolastico? Altro che funzioni-obiettivo! Altro che concorsone!
Sarebbe chiaro, allora,
anche ai più fiduciosi, che i docenti saranno stati condotti sull’altare
sacrificale con la corda di una malintesa
carriera professionale.
Chiara Recchia Proteo Fare Sapere Toscana