Scuola: il giallo dei provvedimenti estivi. L'incompetenza non é in discussione

di Aristarco Ammazzacaffè

 

Gli eventi, il luogo, la vittima

Gli eventi estivi che riguardano il mondo della scuola presentano aspetti per alcuni versi misteriosi e inquietanti. Il terreno è quello della riforma, ma non solo. Si registrano “uscite” del MIUR incomprensibilmente balzane, provvedimenti amministrativi visibilmente contradditori, posizioni ufficiali cui seguono rettifiche allarmanti, scelte palesemente inopportune e irritanti per chiunque.

Consideriamo solo per brevità gli eventi a partire da giugno. Bocciato il Decreto legislativo sulla primaria,  si ricorre ad un DM - il n. 61 – per fare passare, a scopo illusorio,  qualche elemento di riforma; si tentano  forzature con la CM 62  e si fa marcia indietro con la C.M. 68, si confondono le acque  con la C.M. 66 (applicativa della direttiva sui fondi per il miglioramento dell’offerta formativa), e  si sprofonda nel pantano con le Circolari di qualche direzione regionale sulla applicazione di quest'ultima.

Nel contempo: il pasticcio sui precari; l’uscita incredibile al Meeting di Rimini sui soldi alle private (due giorni dopo tradotta in Decreto), eccetera, eccetera.

In molti parlano in proposito di  pressappochismo e improvvisazione e anche di  incompetenza.  Ma, di fronte ad avvenimenti così organicamente e coerentemente disastrosi, regge questo tipo di valutazione? Non ci vedete invece,  in tutto questo, del metodo e anche dell’estro, se uno ci crede?

 

Considerate se questa è riforma

Già prevedere con il DM 61 la sperimentazione delle Indicazioni  Nazionali era scelta irritante per le scuole, ma saldamente coerente con altri interventi ministeriali.

Queste – cioè le Indicazioni Nazionali dei Piani di studio individualizzati -  per avere valore avevano bisogno di passaggi normativamente definiti. Saltati in pieno.

"Però - uno può obiettare - i Piani, per come sono stati proposti, non avranno le carte in regole rispetto al percorso regolamentare, ma sono ben pensati e ben scritti”. E infatti. Ecco cosa pensa, non dico il Segretario della CGIL scuola, Enrico Panini, che può averci, rosso com’è ed emiliano, il pregiudizio; ma il CUN, cioè il Consiglio Universitario Nazionale, che è organismo che se ne intende, che non è di parte e di prestigio ne ha:     

a.    Sull'impostazione dei Piani : si arriva a prevedere per  ragazzini di 8 anni o giù di lì – è un primo rilievo critico - lo studio delle "figure di significato";  a partire (verificare per credere) dall'onomatopea , dalla similitudine e dalla metafora per approdare all'acrostico e all'acronimo. E allora dico: perché non passare anche all’acrilico e all'acropoli, e, se volete, pure al basilico, che piace sempre tanto per via del pesto? Altro che logica precettistica, qui siamo al talmud;

b.    Sulle "Sintesi che concludono i profili educativi": non esita – sempre il CUN - a definirle, nettamente e schiettamente "banali e scontate" o "assai discutibili"; e creativamente fuori strada, in virtù – volendo interpretare - del sempre aureo metodo  del "cavolo a merenda", nel cui rispetto le sintesi si sviluppano;

c.     sulle scelte lessicali e la tenuta sintattica: la critica evidenzia disinvolture e arditezze (tipo i congiuntivi che ballano al posto degli indicativi o delle forme verbali che concordano se ne hanno voglia) e slalom linguistici  di vario genere (frasi sospese e coniugazione logico-formale a sinapsi inceppate) da richiamare alla memoria - certo impropriamente, ma di sicuro efficacemente - i "caciocavalli appesi" di don Benedetto Croce.

 

Magie

Come si vede, un disastro verosimilmente costruito a tavolino.

E sul provvedimento conseguente alla forzatura della già richiamata CM 62 ? (Con la quale si cerca di far rientrare dalla porta tutto ciò - tutor et similia - che si era cacciato dalla finestra)

Costretta ad accorgersene, la Ministra (attraverso un suo dirigente) tenta un gesto da antologia che ha del magico – a volerlo vedere - .

In una successiva circolare, la 68,  si afferma infatti - testualmente - che i capoversi della CM 62, riguardanti le innovazioni ordinamentali, "si intendono come non formulati". Come in un gioco di prestigio, tre frasi di fatto scompaiono simultaneamente come tre piccioni nel cappello del mago. Coup de théatre. Et voila. Les jeux sont faits. Applausi. Scherzi a parte, non c’è  dell’arte?

Ma non è ancora finita. Con la CM 66 del 31 luglio sul finanziamento per la realizzazione dei  POF e della formazione si destinano alla scuola primaria il 50% delle risorse (oltre 50milioni di euro)   in base a criteri la cui chiarezza è pari a quella dei responsi sibillini. Tanto che qualche direttore scolastico regionale (pochi in verità) convinto, per ragioni di prospettiva (la propria, alla  prossima nomina), che la riforma è bella e buona / almeno quanto la poltrona, l'ha interpretata pretendendo addirittura dalle scuole delibere dei Collegi sulla partecipazione alla sperimentazione ministeriale  sostanzialmente in cambio di soldi (non pochi tra l’altro). Ricatto? Macchè, solo probabilmente desiderio legittimo della ministra di farci la sua bella figura (tante adesioni, uguale:  le scuole ci stanno) e dire in Tivvù / che la riforma piace sempre di più. 

In ogni caso, quindi, shock e disorientamento su tutta la linea.

 

Mandanti e piste

Ma chi ci sta dietro? Chi ha interesse a creare tanti disastri e a mettere in così cattiva luce la Ministra (che di suo, in verità, ci mette non poco)? E perché?

Escludendo la pista Berlusconi, perché lui non ci tiene a questo tipo di  interim -  non gli interessa infatti l’idea di presidente-professore (primo perché sta lavorando a quella di PSR, cioè Presidente Sovrano della Repubblica, poi perché l’istruzione non è un campo per lui significativo: per questo ha chiamato al MIUR la Moratti) -, rimangono la pista Aprea e quelle Tremonti e Bipartisan, che hanno dietro precise strategie.

La prima pista (Aprea),  che  poggia sul movente archetipico – come dicono quelli che parlano alla Bertagna - della “sete di potere”, tende a concretizzare soprattutto obiettivi del tipo: puntare allo sfascio e a cacciare l’attuale ministra e candidarsi ad occupare il posto di comando.

Per non pochi:  chi dà nome alla pista ben si presta.

La seconda (Tremonti): chiudere il rubinetto del tesoro (che già di liquido ne ha poco, per via della finanza creativa) e screditare la Ministra; puntare a sostituirla con Bossi, noto uomo di studio e di cultura, più che padana, universal-bergamasca, e suo fedele e intimo amico (ci fanno assieme le passeggiate in Valtellina).

La terza pista (Bipartisan): con le pedine (di ieri e di oggi) di cui il club dispone ovunque, creare disastri nel MIUR e nelle scuole e farne cadere la colpa sulla Ministra. Conseguenze previste: dimissioni della stessa e sostituzione con un ex potente dei governi precedenti come campione per dare finalmente gambe alla riforma (“Moratti”, of course, in versione ancora più privata). 

 

Ultimo atto. Voglio confessare che delle tre piste (che pure presentano interventi tattici non dissimili) io scelgo la “S. Patrignano” che mi piace di più. E che ha un movente di ferro: lì la vogliono tutta per loro e per sempre (è la strategia che fa la differenza e svela i mandanti) e lei potrebbe starci. Da ciò le trame estive e gli eventi seguiti, farraginosi e inquietanti.  Finora la ministra – sembra - è stata però un po’ restia e indecisa (da vera manager) su tale richiamo. Ma adesso…

Personalmente, se è così,  in questo disegno li asseconderei. Anche subito. E voi?