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da "il manifesto" del 22 Maggio 2003
Tutti i mali del G8
Promesse tradite nella lotta alle epidemie globali. A Evian si rischiano altri passi indietro: un appello delle ong
GIANNI ROSSI BARILLI,
Il G8 che tornerà a riunirsi a Evian, in Francia, dall' 1 al 3 giugno prossimi deve affrontare le molte promesse non mantenute riguardo all'emergenza sanitaria mondiale che è causa ogni giorno di 19.000 morti per Aids, tubercolosi, malaria, malattia del sonno o leishmaniosi. Lo chiedono numerose organizzazioni non governative, come Medici senza frontiere, Lila-Cedius e Azione aiuto, che denunciano il mancato rispetto degli impegni finanziari presi nel recente passato e si fanno promotrici di un appello perché finalmente si passi dalle parole ai fatti. Le premesse sono tutt'altro che confortanti. Un dossier di Medici senza frontiere ricorda gli obiettivi fissati a Okinawa (Giappone) nel 2000, che prevedevano di ridurre del 25% entro il 2010 le infezioni da Hiv tra i giovani su scala planetaria e addirittura di dimezzare la mortalità e i danni provocati da tubercolosi e malaria. A tre anni di distanza la situazione, anziché migliorare, è peggiorata. I casi di Hiv tra i bambini sono quasi triplicati e il numero complessivo delle persone colpite dal virus è salito da 34 a 42 milioni. Tubercolosi e malaria, invece, non sono aumentate di molto, ma gli effetti di entrambe le malattie si sono fatti più devastanti nelle aree "svantaggiate", in Africa soprattutto.
Dietro a tutto questo non c'è qualche inattesa fatalità o un eccesso di ottimismo nelle previsioni, quanto piuttosto una clamorosa inadempienza da parte dei paesi ricchi nel finanziare i piani da loro stessi approvati per migliorare le cose. Un esempio: il fondo globale per la lotta alle malattie infettive lanciato con grandi clamori al G8 di Genova del luglio 2001 avrebbe dovuto contare su un flusso di finanziamenti tra i 7 e i 10 miliardi di dollari l'anno, ma a tutt'oggi le elargizioni dei paesi donatori sono molto inferiori e gli impegni sottoscritti ammontano a 3,3 miliardi di dollari per il periodo 2001-2008. Inoltre, la parte ricca del mondo non si limita a stringere i cordoni della borsa, ma continua a sostenere il sacrosanto diritto delle multinazionali farmaceutiche a realizzare il massimo profitto possibile dai diritti di proprietà intellettuale sui farmaci necessari a curare le malattie di cui sopra. E' questa, in particolare, la posizione degli Stati uniti, che non vogliono sentir parlare di deroghe al copyright farmaceutico e affermano che bisogna puntare sul rafforzamento dei "sistemi sanitari" dei paesi poveri (espressione estremamente vaga) anziché sulla riduzione del prezzo delle medicine per renderle più accessibili. Se questo punto di vista, com'è probabile, si rivelasse vincente a Evian, sarà un grosso passo indietro rispetto agli accordi sottoscritti a Doha nel novembre 2001 da tutti i paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), che consentivano una certa flessibilità sui diritti di proprietà intellettuale per tutelare esigenze di salute pubblica. Offrivano, cioè, delle scappatoie per produrrre o importare farmaci generici a costi molto più bassi di quelli "di marca". Grazie a questi accordi si sono potute concretizzare politiche sanitarie molto efficaci in diversi paesi. Come in Brasile, dove la lotta all'Aids ha fatto registrare successi straordinari attraverso la diffusione di farmaci generici prodotti localmente che hanno dimezzato il tasso di mortalità.
Ora tutto rischia di tornare in discussione, e per questo le ong invitano l'opinione pubblica a mobilitarsi. Ciascuno di noi può fare qualcosa. Per esempio inviando una e-mail al nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che di promesse se ne intende, perché convinca i suoi colleghi del G8 a rispettare gli impegni economici a suo tempo strombazzati. Per scaricare il testo di una lettera adatta allo scopo basta collegarsi ai siti www.azioneaiuto.it, www.lilacedius.it oppure www.msf.it
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