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TERRA TERRA Scienziati al servizio del
farmaco FRANCO
CARLINI Il giornalismo
indipendente si rivela ancora una volta un bene prezioso per
la collettività. Nelle scorse settimane, dopo un'inchiesta del
quotidiano The Guardian, il governo inglese ha sciolto
la commissione che avrebbe dovuto valutare bontà e difetti di
antidepressivi molto diffusi, tipo Prozac. Il giornale
rivelava che due dei membri della commissione, istituita dal
governo, avevano azioni GlaxoSmithKline, la casa che produce
uno dei farmaci in questione, il Seroxat. Sono Michael
Donaghy, lettore di neurologia a Oxford, e David Nutt,
professore di psicofarmacologia all'università di Bristol. In
particolare Nutt partecipò a suo tempo al lancio pubblico del
Seroxat, presentato come la «pillola per la timidezza».
Insieme a lui c'era un altro illustre scienziato, il professor
David Baldwin dell'università di Southampton, le cui attività
imprenditoriali meritano attenzione: fa parte infatti dei
comitati di consulenza di SmithKline Beecham, Bristol-Myers
Squibb, Eli Lilly, Organon e Pharmacia, tutte famose aziende
del settore. Le ricerche del suo dipartimento sono finanziate
da queste cinque case farmaceutiche e lui stesso riceve
onorari significativi per parlare a simposi e convegni dove i
nuovi farmaci vengono illustrati ai medici.
L'indagine
del governo inglese venne aperta di fronte al numero crescente
di suicidi o atti di violenza. Si trattava anche di verificare
se farmaci come il Seroxat non provocassero per caso una
pesante assuefazione, al punto che i pazienti non potevano più
farne a meno.
Nel 2001 nello stato americano del
Wyoming, Donald Schell uccise la moglie, la figlia e la nipote
e poi se stesso; due giorni prima aveva inziato un trattamento
con il Paxil, il nome con cui viene commercializzato il
Seroxat negli Stati uniti. Un tribunale in seguito condannò la
SmithKline Beecham - ora chiamata GlaxoSmithKline - a pagare
6,4 milioni di dollari di risarcimento ai superstiti della
famiglia. Il mese scorso un giudice del Galles ha ordinato di
ritirare dal commercio il Seroxat dato che un'insegnante in
pensione si era suicidata, poco tempo dopo avere iniziato un
trattamento medico con questo farmaco.
L'intreccio
imbarazzante tra aziende private e ricerca scientifica sta
esplodendo anche in California, dove litigano i professori e
gli amministratori delle università statali di San Francisco e
di San Diego. A San Francisco in gennaio il corpo accademico
della facoltà di medicina ha votato al 52 per cento di non
accettare più finanziamenti che provengano dalle industrie del
tabacco: «Non è opportuno prendere soldi da un'industria che
uccide 5 milioni di persone ogni anno nel mondo e che mente
sempre», ha commentato Stan Glantz, specialista in malattie
cardiovascolari, Il voto contrastato discende da scrupoli
morali, ma anche da altri interessi materiali; esiste infatti
una organizzazione non profit di Washington, la American
Legacy Foundation, che ha deciso di non sostenere più alcuna
ricerca nelle università che prendono soldi dall'industria
delle sigarette. Ogni anno la fondazione distribuisce fondi
per 25 milioni di dollari. Si trattava dunque di scegliere tra
l'una e l'altra fonte di finanziamento.
Anche il
recente caso che ha visto coinvolta la Pfizer (vedi il
manifesto di giovedì scorso) è in qualche modo esemplare:
la casa farmaceutica ha commissionato all'istituto Ispo del
professor Renato Mannheimer un sondaggio (uno dei molti
condotti dal suo istituto) con lo scopo di dimostrare che
l'assistenza sanitaria in Toscana era insoddisfacente. Secondo
i documenti interni della stessa Pfizer ciò era dovuto alle
politiche al risparmio della regione stessa, che frenavano la
libera disponibilità dei farmaci. E' una tesi di parte e
interessata, ma di per sé legittima. Molto meno corretto è il
fatto che presentando la ricerca non ne sia stata rivelato il
committente. Nel memorandum interno si raccomandava che ciò
non avvenisse, «perché una minima esposizione sarebbe
deleteria». Ora che i documenti sono stati pubblicati
l'imbarazzo della Pfizer è grande e quello del professor
Mannheimer speriamo
altrettanto.
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