CON LA RIFORMA SI SGONFIA PURE
L’OPPOSIZIONE?
Questa
non è una critica, direi piuttosto una riflessione.
Sarà
che con questa calura estiva rimane un po’ difficile pensare ad un autunno
caldo, temo però che l’annunciata grande manifestazione sulla scuola prevista
per il prossimo ottobre/novembre si ridimensioni fino a scomparire, come la
vastità dei ghiacciai erosa progressivamente dal solleone.
In
base a quali elementi sono indotto a simile (funesta?) previsione?
Essenzialmente
tre :
1 –
La mancata promulgazione del primo Decreto attuativo della Legge 53, che quando
verrà alla luce non conterrà più le allarmanti previsioni della bozza (clausola
posta dai centristi):
2 –
La proliferazione di documenti ministeriali (Linee Guida alla Sperimentazione –
Relazione sugli esiti della sperimentazione – Decreto Ministeriale 61 e
Circolare 62) in cui si riafferma in continuazione la modalità della ricerca
come forma privilegiata di attuazione della riforma;
3 –
L’aumento di fondi destinati alle scuole che sperimenteranno liberamente la
riforma (Circolare 31/7 n. 66).
In
questi ultimi tempi sono proliferati in rete e sulla stampa molti commenti
tendenti a ridimensionare la portata della controriforma morattiana, la quale
ha via via perduto le maggiori spigolosità attraverso la limatura operata dai
centristi, col sostegno del sindacato e la sostanziale opposizione di tutto il
mondo della scuola.
Questo
ha determinato non solo il rallentamento della legge attuativa, ma ha
praticamente eliminato il tutor (vera pietra miliare, ridotta ad auspicio)
riconducendo tutti gli altri aspetti (portfolio, Piani Personalizzati,
laboratori, informatica, inglese) nell’alveo del dibattito e della ricerca di
cui sono artefici le scuole autonome.
In
un clima come quello che si prevede a settembre in cui le scuole dibatteranno a
lungo ed approfonditamente (o non dibatteranno affatto) su aspetti della
riforma che alla fine daranno luogo ad autonome ed insindacabili scelte (tutto
resta come prima, questo aspetto invece lo adotto, quest’altro no),
difficilmente ci sarà spazio per una contestazione di massa nei confronti della
controriforma, per la semplice ragione che ognuno sarà libero di fare quel che
gli pare, senza obblighi di legge, ma solo nell’ambito della democrazia delle
scelte collegiali.
A
spegnere anche i residui fuochi arrivano poi le secchiate d’acqua dei soldi che
Moratti mette in gioco per premiare tutte le scuole sperimentatrici; non
si tratta di piogge alluvionali (quando mai?), ma di appena un incentivo, che
però nessuno si farà sfuggire, con la miseria che attanaglia il mondo della
scuola.
Avremo
quindi miriadi di scuole autonome che pur di non perdere quei pochi euro si
dichiareranno disponibili a stilare portfoli e piani personalizzati a caterve,
metteranno in campo laboratori di informatica e corsi di inglese riciclando
sotto nuovo linguaggio ciò che esiste da anni, produrranno POF che il ministero
potrà mettere in vetrina come dimostrazione dell’entusiasmo con cui le scuole
accolgono la controriforma.
E
le scuole faranno tutto questo senza porsi problemi di dignità, sapendo che
nella pratica poi continueranno ad operare nel modo che hanno sempre ritenuto
più valido, infischiandosene della coerenza fra dichiarato e attuato. Ciò che
conta, come sempre, è poter agire come si ritiene giusto utilizzando tutte le
opportunità offerte.
Dico
questo nella consapevolezza di non avere argomenti, se non ideologici, per
contrappormi ai miei colleghi che, pur contrari come me alla controriforma,
direbbero : intanto prendiamoci i soldi, che sul resto decideremo come sempre.
E
allora con quali motivazioni portare in piazza almeno mezzo milione di persone
(metà del mondo della scuola) a manifestare contro una legge che ti lascia
libero di fare come ti pare e in più ti paga pure?
Forse
l’ho messa giù un po’ troppo rosea e forse le cose non stanno proprio in questo
modo.
Ci
sono infatti altre variabili nate nella calura estiva e altre ancora potrebbero
arrivare nel prossimo futuro.
La
prima è senz’altro costituita dalle proposte di legge della maggioranza sullo
stato giuridico (n. 4091 e 4095), che prefigurano cambiamenti ben più radicali
di quelli della controriforma; la seconda è un possibile irrigidimento delle
condizioni di applicazione della controriforma; la terza è la perenne spada di
Damocle dei tagli e ridimensionamenti (tempo scuola, tempo pieno, assunzioni);
la quarta è la situazione generale, all’interno della quale però la scuola
rischia di rimanere schiacciata come successo in primavera per colpa (merito)
della lotta per la pace (pensioni, flessibilità del lavoro, crisi economica).
In questo contesto previsionale l’autunno caldo della scuola si intiepidisce e si diluisce in una protesta più allargata, a meno che Moratti (o Berlusconi) non ne inventino un’altra delle loro!
4/8/2003
Vittorio Delmoro