E la scuola dell’Infanzia?
di Cinzia Conti
Ho letto l’articolo delle “Minervine” pubblicato nel sito di Proteo Fare Sapere da qualche giorno.
Trovo interessante che si esprimano voci dalla scuola “reale”, che si confronti con documenti teorici di esperti del mondo della scuola (anche se di esperti teorici si tratta)
Vorrei aggiungere
qualcosa a quanto detto nell’articolo Buon senso o buon posto? Perché mi sembra
che manchi la considerazione esplicita di quanto la riforma inciderà anche nella scuola
dell’infanzia.
Questa istituzione
si era andata organizzando negli anni (e nemmeno da poi così tanti anni)
attraverso un documento programmatico serio, attraverso sperimentazioni
nazionali, attraverso la professionalità dei docenti, e tutto questo aveva
prodotto una scuola di qualità. Scuola, luogo di relazioni e apprendimenti,
scuola e non luogo dell’assistenza, e proprio per questo da anni, noi
insegnanti della scuola statale chiedevamo che cambiasse la sua denominazione
da scuola materna a scuola dell’infanzia, proprio per sottolineare il suo
aspetto educativo a tutto campo.
E ora “si cambia”.
E cambierà davvero, perché alcuni fatti introdotti dalla riforma cambieranno
gli equilibri, e non in senso positivo.
Prendo in esame il
problema dell’anticipo
Le strutture della scuola dell’infanzia non sono adeguate alla ridotta autonomia di un bambino di 2 anni e ½
Ricordiamo che i bambini che
iniziano a frequentare la scuola dell’Infanzia hanno raggiunto il controllo
sfinterico nella stragrande maggioranza, mentre i bambini di 2 anni e ½ non lo
hanno raggiunto nella stragrande maggioranza.
Il rapporto numerico tra adulto e bambini nei nidi è di 1 a 6 ed è prevista una organizzazione che permette lunghi tempi di compresenza degli adulti su sezioni accorpate.
Il rapporto numerico nella
scuola dell’Infanzia è di 1 a 28. I tempi di compresenza sono mediamente di 2
ore al giorno. E se la scuola durerà più di otto ore, i tempi di compresenza si
accorceranno!!!
E questo già fa la differenza.
Come garantire la necessaria cura, assistenza, il contatto, ai bambini piccoli,
quando si è da soli?
La possibilità di iscrizione
anticipata sembra in qualche modo risolvere il problema della mancanza di
strutture per la primissima infanzia, i nidi, che dovevano accogliere con la
loro istituzione circa il 12% della popolazione scolastica per quella fascia di
età e non sono mai riusciti a ampliarsi per più dell’8% dell’utenza. Ma è una risposta
contraddittoria perché di fatto al momento per la scuola dell’infanzia non
è previsto un ampliamento delle strutture
e la possibilità di iscrizione e frequenza è ancora rapportata tra
scuola pubblica e privata al 90% circa della popolazione da 3 a 6 anni Si è
parlato di necessità di anticipare la frequenza perché la richiesta di
iscrizione di bambini piccoli alla scuola dell’infanzia è frequente a livello
nazionale, quasi che la richiesta dei genitori sia pressante. Questo non è
vero che in parte, ma vogliamo rispondere ad un’esigenza organizzativa delle
famiglie con l’anticipo dell’iscrizione alla Scuola dell’Infanzia,
sottovalutando i problemi accennati, o invece si potrebbe andare incontro ai
problemi organizzativi delle famiglie con l’istituzione di nuovi nidi?
Ritoccare la scuola
dell’infanzia, unico gradino di scuola che non ha posto problemi, in
cui gli insegnanti hanno spesso dimostrato flessibilità e capacità di
innovazione, attraverso progetti
sperimentali, nazionali o locali, mi sembra un’inutile problematizzazione
E c’è poi
l’anticipo alla scuola elementare, che toglie alla frequenza della scuola
dell’infanzia i bambini più grandi
La nostra esperienza di bambini e bambine fa toccare realmente quanto essi maturino negli ultimi mesi del terzo anno di scuola, una maturazione non solo a livello cognitivo, ma anche rispetto alle relazioni, e alla propria identità personale. Entrare precocemente nella scuola elementare può rappresentare un danno per molti che in questo modo non avranno rispettati i loro temp di maturazione e si troveranno a dover affrontare situazioni nuove in classi in cui il divario di età, in alcuni casi può essere anche di svariati mesi.
Le attese della scuola che segue rischiano in modo ancora più determinante di soffocare i bisogni reali dei bambini, negando loro il diritto a una scuola pensata per loro
L’anticipo dell’ingresso alla scuola elementare, con l’individuazione di precise prestazioni da conseguire al temine del primo anno di frequenza presenta un ulteriore rischio: che il raggiungimento di quei traguardi di sviluppo ora previsti per i sette anni venga automaticamente riproposto per i seienni.
E voglio anche ricordare la mancata previsione nella riforma di una valutazione da parte degli insegnanti della Scuola dell’infanzia sul livello di maturazione dei bambini che andrebbero iscritti in prima a 5 anni e ½. Lasciare soltanto alle famiglie il diritto di scelta e non consultare chi si è occupato dei bambini a livello educativo e formativo fa si che la scelta sia parziale e non oggetto di una attenta valutazione su maturazione, ritmi di sviluppo, idoneità dell’anticipo
Vorrei infine accennare ad un problema legato al nostro fare scuola: quello dell’età pensionabile degli insegnanti.
Se verrà portata a termine la riforma delle pensioni, ci troveremo con una classe docenti sempre più vecchia, stanca e in burnout. Ho letto che la media degli insegnanti è di quarantotto anni. Nessuno riuscirà ad andare in pensione prima dei sessantadue. Vogliamo pensare che un’insegnante di scuola dell’infanzia a quell’età non è più idonea a svolgere un servizio qualitativamente adeguato con bambini da 2 anni e mezzo fino a cinque??
Vogliamo cominciare a porre il problema che il nostro è un lavoro usurante??
Queste sono considerazioni di un’insegnante di scuola dell’Infanzia statale, che fa questo lavoro da 28 anni, e che sperava di poter lasciare una Scuola migliore di come l’aveva trovata… ma questo, per ora, non è successo.
Insegnante di Scuola
dell’Infanzia Statale di Roma