E' un buon contratto
Il sei maggio molti colleghi
avevano motivo di essere depressi. La lettura del testo, pubblicato su Edscuola,
della proposta ARAN per il contratto era stata una staffilata. Tutto quello per
cui si spendono quotidianamente
fatica e passione: valori come collegialità, indipendenza professionale,
inclusività, venivano messi pesantemente in discussione.
Recitava la proposta: tutto il potere ai presidi (che, ricordiamocelo, dipendono
da direttori regionali, nominati politicamente, che hanno modo di condizionarli
pesantemente con premi economici e
trasferimenti d’ufficio), Collegio dei docenti: addio, RSU: basta, diritti,
permessi ecc… ridotti. Insomma dopo il ghiaccio della mancata e giustamente
rinviata manifestazione del 12 sulla scuola per permettere la manifestazione
sulla pace, c’era di che essere davvero sconfortati.
Esaminando, a distanza di un paio
di settimane, l’esito della trattativa, e con una prima e veloce lettura del
contratto, credo che si possa invece tirarsi su di morale. Ragionando di
tecnica contrattuale - tralasciamo
le valutazioni politiche - questo è un buonissimo contratto.
Sul piano economico: con la
crescita del PIL a -0,1 % ed evidenti difficoltà
di cassa per lo Stato, i 147 euro
medi più gli arretrati (Da 795
euro a 2437 Euro) non erano
scontati. Sarebbe da sciocchi non accettarli. Ricordiamoci che per la mancata
firma del contratto del 1992 – non voluto dalla categoria, che li riteneva
pochi - abbiamo perduto una media di 18 milioni di lire a testa.
L’obiettivo resta quello dai salari europei, ma fare un passo avanti, visto il
contesto, è pur sempre meglio che
star fermi.
Sul piano normativo: da 10 testi
contrattuali siamo arrivati ad uno, chiaro, esigibile. I diritti non sono stati
manomessi, anzi in alcuni casi sono stati estesi ai precari.
Il collegio conserva le sue funzioni, e ben si spiega l’irritazione dell’ANP;
le competenze delle RSU, che si volevano cancellate, sono invece precisate e
consolidate.
E’ fallito il progetto del Governo di renderci degli esecutori privi di
indipendenza professionale. Non è questo un contratto che impiegatizza la
docenza, Anzi, la scrittura contrattuale del profilo definisce uno statuto alto
di identità professionale.
Le reazioni contrarie sono in
parte inspiegabili. Si capisce quella dell’ANP, vista la collocazione non
proprio dignitosa che ha scelto nei confronti del governo.
Per i cobas invece la lettura del
commento è francamente incomprensibile. In sintesi dicono: non ci sono i salari
europei. Grazie, lo sappiamo, ed allora non si devono incassare, visto il
contesto, i 147 euro?
Ci
sono molti precari, ed è vero. Dovrà diventare il problema principale da
risolvere. Ma non è un problema contrattuale, il sindacato non è stato fermo
in questi mesi, e comunque nel contratto aumentano i loro diritti. Tra cui
segnalo l’art 10 comma 11, una vero cambiamento di rotta dalle conseguenze
positive imprevedibili. Il contratto non può risolvere il loro problema
ma li aiuta.
Sgombrato il campo dal contratto è evidente che la precarizzazione della scuola
diventa il problema principale. Altrimenti il contratto con la sua valenza
emblematica oscurerebbe quel problema a cui non è collegato. Vecchi e cari
cobas, a volte i riflessi condizionati fanno scherzi.
La Gilda, poi, ha partecipato
alla trattativa quando era in campo la proposta dell’ARAN del 6 maggio, senza
abbandonare il tavolo, ma lo ha abbandonato quando questa proposta è stata, con
pazienza, smontata dai sindacati . Un peccato frutto di coazioni a ripetere. Che
pensare? Che la Gilda preferiva la stesura del 6 maggio a quella conclusiva?
Manca, ed è un peccato per la categoria, la sua firma. Dio acceca chi si vuol
perdere.
I sindacati confederali e lo
snals hanno fatto il miracolo.
Erano uniti. Anche se un problema resta aperto: sulla Moratti i giudizi non
convergono. Bisogna fargli cambiare idea
facendo leva sui loro iscritti che, invece, sono totalmente contrari
alla controriforma. Il contratto è di controtendenza, smentisce a fondo
i capisaldi della controriforma Moratti, anche questo aiuterà, quanto una
manifestazione.
Ora ci sarà la doppia
consultazione: quella dell’Aran al governo e quella dei sindacati alla
categoria.
Non dimentichiamo che il contratto statali
firmato dall’ARAN è stato
“respinto” dal Governo. La tentazione potrebbe presentarsi anche per il
nostro contratto, soprattutto quando
saranno concluse le operazioni elettorali. Per questo la consultazione
del mondo della scuola non è un pranzo di gala.
I no al contratto, che probabilmente saranno pochi, devono essere ridotti al
minimo; al governo deve arrivare un segnale che lo obblighi ad accettare il
contratto così com’è. Ogni nuova apertura di trattative, visto il contesto
economico, sarebbe un errore forse peggiore di quello fatto nel maggio-giugno
1992. Per questo credo sia giusto convincere tutti a partecipare alle assemblee
di consultazione e convincere tutti a votare a favore del contratto, anche gli
eterni scontenti e coloro le cui organizzazioni si sono dissociate. E’
l’unica scelta che va nell’interesse della categoria.
Omer Bonezzi