Manifesto - 10 settembre
TERRA TERRA
Bio-brevetti
per il «bene comune»
GABRIELE DE PALMA
Per fare
ricerca sul Golden Rice, una varietà di riso con un contenuto elevato di
vitamina A, e dunque particolarmente utile come alimento nelle popolazioni con
diete poco ricche, è necessaria la «licenza»: infatti non solo il riso stesso,
ma anche le tecniche necessarie per manipolarlo sono coperte da brevetto
industriale, quaranta in tutto. Sono le cosiddette «enabling technologies»,
ovvero gli strumenti di ricerca necessari per le sperimentazioni. Ma non sempre
i ricercatori universitari hanno i mezzi per pagare le royalties sui brevetti e
così il sistema di protezione della proprietà intellettuale finisce sovente per
diventare un blocco di fatto (o un elemento di dissuasione) alla ricerca. E'
per questo che nei mesi scorsi negli Stati uniti è stato istituito un consorzio
per permettere che i risultati della ricerca universitaria in campo agricolo
abbiano applicazioni pratiche non direttamente controllate dal settore privato.
E' stato battezzato Pipra (Public-sector Intellectual
Property Resource for Agriculture) e nasce per volontà di dieci
università e due centri di ricerca e grazie alle generose donazioni delle
fondazioni Rockefeller e McKnight. L'idea deriva nei suoi principi teorici dal Land Grant
College System del lontano 1862, un sistema di istruzione e ricerca
pubblico in campo agricolo che offriva la possibilità di studiare anche a chi
non aveva i mezzi per accedere alle università private e che garantiva la
diffusione pubblica dei risultati ottenuti.
Ma da quando nel 1980 la Corte suprema ha sentenziato la
brevettabilità degli organismi viventi (la famosa causa Diamond vs. Chakrabarty) il mondo della ricerca agricola ha subito un
notevole stravolgimento e il concetto di bene pubblico si è estremamente
assottigliato e così Pipra vuole restituire l'attributo di bene pubblico
condiviso alle conoscenze sviluppate grazie a finanziamenti pubblici. Tale
scopo non è in conflitto con gli interessi del settore privato, che sviluppa solo
le biotecnologie più redditizie (soia e mais per esempio) trascurando invece
molte colture di sussistenza che sarebbero utili ai sistemi agricoli dei paesi
in via di sviluppo, nonché molte colture di nicchia commercialmente ancora poco
remunerative.
Ciononostante la realizzazione di tale progetto è molto più
complicata di quel che potrebbe sembrare. Se è vero che, come dimostrato da un
recente studio, un quarto delle invenzioni brevettate in campo agricolo è
frutto della ricerca pubblica (nessuna azienda privata può vantare tanti
brevetti), è purtroppo anche vero che molti brevetti sono stati ceduti
interamente al settore privato e che il patrimonio pubblico è particolarmente
male assortito. Oltre a tutto il settore pubblico della ricerca quasi mai detiene
la licenza di tutte le tecnologie necessarie per sviluppare e produrre nuove
varietà vegetali: ne manca quasi sempre qualcuno per il raggiungimento del
fatidico Fto (freedom to operate), ovvero
l'autorizzazione a sviluppare nuovi prodotti.Per ovviare a questi ostacoli allo
sviluppo di varietà agricole destinate al bene comune, la neonata Pipra si è
preposta tre obiettivi a breve termine. 1) Stilare un inventario delle
tipologie di brevetto e delle concessioni in licenza degli stessi e cercare le
migliori soluzioni per conservare il diritto di utilizzare per il «bene comune»
le invenzioni che il settore pubblico concede in licenza ai privati. 2)
Istituire un archivio esaustivo di tutti i brevetti e di tutte le licenze in
possesso del settore pubblico; un tale database è necessario per conoscere
agevolmente cosa si può fare gratuitamente e quali brevetti è eventualmente
necessario acquistare dal settore privato. 3) Riunire i brevetti a disposizione
del settore pubblico in «pacchetti» che favoriscano l'ottenimento del Fto.
Appena annunciato il varo del progetto, Pipra ha raccolto l'interesse di
diverse organizzazioni dichiaratesi pronte a contribuire.
Tutti i dettagli si possono leggere all'indirizzo
www.pipra.org.