di Aristarco
Ammazzacaffè
La relazione di sintesi sulla sperimentazione
di quest'anno nella scuola dell’infanzia e primaria penso costituisca un gesto
di affetto e considerazione nei confronti della Ministra; se non la si scriveva
certo nessuno ne avrebbe avvertito l'assenza, esattamente come, dopo la
pubblicazione, la presenza. Ma è stata importante per la Signora Moratti. La quale ha potuto trovarvi
conferma definitiva che, nonostante tutto, la riforma va avanti; anche se in
direzione opposta alle attese delle scuole: ma non si può avere tutto.
E,
in tal modo, lei ne può parlare e fare dei begli spot che le piacciono tanto;
così fa anche un favore al suo presidente che può guadagnarci su.
Ma
la lettura delle 20 e passa pagine non procura piacere solo alla Ministra;
mette allegria a chiunque si interessa di scuola primaria e non solo, perché lo
fa sentire precursore, sperimentalista, innovatore e fa anche dire / e cantare
a tanti: / se questa è la riforma / io sto più
avanti?
La
si legge come un giallo, questa relazione, e non si vede l'ora di arrivare alla
fine per scoprire effettivamente chi ha
fatto che cosa e in base a quale ipotesi. Anche se a conclusione di una prima lettura si ha l’impressione che tutto
sia un po’ lasciato ancora nel vago.
Non
si capisce infatti, in questa operazione - che, con un forte senso del ludico,
gli estensori si ostinano in tutta la relazione a definire “sperimentale” -,
quali siano stati gli esiti e la loro
significatività.
Ma
l’interrogativo scompare appena si apprende che gli autori della Sintesi hanno
scelto, a loro insaputa, l'approccio che in qualche punto hanno definito
"qualitativo"; la qual cosa
significa che, non avendo dati, i risultati positivi si possono
sempre inventare. Anche perché, a voler
cercare l'ipotesi sperimentale e gli esiti, ci si trova come un pierino nel
pagliaio a cercar l'ago.
Tanto
che alla fine le categorie interpretative che prevalgono possono essere
ricondotte a quelle ormai classiche: del "forse che sì, forse che no"
o del "così è se vi pare"; ma si fa abbondante uso anche di
quelle dell'"aria fritta" e del
"falso d’autore” (e poco pudore), cui si ricorre spessissimo in tutta la
relazione per finalità che solo i furbi non capiscono.
A
dire il vero però, non tutto è indeterminato. Sappiamo che le scuole coinvolte,
sono state ben 251 (su 5 mila, più di 5 mila?), delle quali sono private oltre
il 30%; 30% che costituisce a sua volta – e ovviamente - una percentuale ben consistente delle scuole
dell’infanzia ed elementari paritarie a livello nazionale: praticamente una
sperimentazione che, se falliva, c'era il rischio che le private non prendessero
più un soldo dalla ministra, che si sarebbe offesa se non ci stavano.
E
queste 251 scuole sono diventate
miracolosamente "campione", in omaggio all'ideologia americana
del "we are the champions".
Ma
la significatività, oltre che nel numero, è nel gioco interno dei vari
segmenti. Praticamente un tutto compatto (le 251 scuole) che si sfrange e si
ricompatta, si divide e si moltiplica,
si somma e si sottrae in un caleidoscopio quasi metafisico dove la parola è
tutto e l’aritmetica un'opinione. E la realtà un'invocazione. O, se preferite e
vi piaccion le rime, un'invenzione.
Che
la parola sia tutto, lo dimostra la varietà degli stili che la relazione
sapientemente utilizza. Prevale quello descrittivo-favolistico, ma non mancano
esempi di stile epico, come quando si parla del "portfolio". A
proposito del quale (cap.7 ) si dice testualmente che "è diventato opera
corale, multiprospettica, intersoggettiva" nella quale “ Il racconto del
bambino (…) - una sorta di ritratto in cui
raccontare l’idea di sé [sic!], il rapporto col sapere [sic! sic!] – ha
sollecitato una riflessione sull’esperienza vissuta, favorendo
l’autovalutazione e la consapevolezza della propria identità” [sic! sic!,sic!].
(Una considerazione metafisica: pensate a cosa noi adulti ci perdiamo a non
averci l’età giusta per questa sperimentazione. Quanti problemi in meno
personalmente avrei avuto, soprattutto rispetto all’identità).
O
esempi di abbandono lirico e di partecipazione emotiva, come quando si parla
dell'alfabetizzazione informatica (cap.9)
e dei mezzi multimediali:
"Sono i compagni di gioco preferiti (…) vicini per tutto l'arco
della giornata; segnano le azioni del mattino e li seguano ovunque si trovano”
(più che gli angeli custodi); e non solo compagni di gioco, ma addirittura “amici dai quali difficilmente si separano”; e che voi ci
crediate o no, proprio grazie ad essi,
i ragazzi della sperimentazione "hanno potuto sviluppare la propria
autostima". (Creando preoccupazione e problemi – dicono - tra gli
psicologi dell'età evolutiva che hanno visto restringere il loro business).
Un
altro esempio di stile simil-lirico è dove si parla dei docenti coinvolti (cap.
12). Di questi si dice che “le motivazioni e la tensione educativa sono andati
sempre più aumentando positivamente di intensità lasciandosi
definitivamente alle spalle esitazioni e dubbi…”. (A tal proposito devo
confessare che ho cercato di configurarmi mentalmente una “tensione educativa”
che “aumenti” negativamente di intensità: e devo dire che la mia mente
non ha retto: complice il caldo, tilt assoluto ).
Una
curvatura teneramente elegiaca della scrittura si coglie anche a proposito
della relazione degli alunni che hanno sperimentato l’anticipo, detti con molta
efficacia lessicale “gli anticipatari”, con i loro compagni più grandi, chiamati affettuosamente “i più
grandicelli”; relazione che – scrivono - “è stata improntata prevalentemente
all’aiuto e al tutoraggio”; impresa
grande e difficile, che, in questa messa in scena (c’è, ovvio, tanta
considerazione in questa definizione),
è – a volerci credere - felicemente riuscita.
E
poteva mancare lo stile comico ? (Tipologia: comicità involontaria, alla
Charlot, la più efficace). Come quando parla delle "due esperienze più
stimolanti di questo anno: il Divertinglese e l'aula virtuale". Che ora si
ripropongono come scoperte (meglio
tardi che mai) dell'anno zero (in profitto) della riforma Moratti.
Bazzecole
Per
cui, uno alla fine, dopo il divertimento di oltre 20 pagine, si chiede, sempre
per apprezzare di più e meglio: “Ma cosa effettivamente hanno fatto di diverso le 251 scuole sul piano dei
contenuti rispetto ai programmi del 1985? Quali le differenze di prestazioni
effettive con le classi che hanno mantenuto il team ‘3 docenti per 2 classi’?
Il docente tutor sperimentato è quello di Bertagna e della bozza del decreto
legislativo della riforma? E i laboratori, con quali risorse di organico sono
state gestiti? E le compresenze, che fine hanno fatto?”
Come
si vede, bazzecole, che in prima lettura però non trovano riscontri
soddisfacenti.
Eppure
nella relazione le risposte ci sono tutte. Basta cercarle. L'operazione “ricerca” può essere favorita se leggete a
ritroso, a partire dall'ultima riga dell'ultima pagina, su su a salire prima e
a scendere poi e così via di seguito. Ma,
per chi segue bene le istruzioni, è possibile trovare già a metà
percorso la risposta che non c'è, ché si è persa in mezzo al mare, dove
rischia di annegare - se non trova in pompa magna il battello di Bertagna -. (da una filastrocca prodotta in una
classe sperimentale e presentata alla ministra che si è commossa).
PS.
Ovviamente c’è sempre chi gioca comunque a lamentarsi. Tra questi - e ciò ha dell’incredibile – c’è anche
l’ANCI che arriva a esprimere “sconcerto per la superficialità con cui è stata
trattata sia l’esperienza sperimentale che la relazione
interistituzionale”. E so anche di
qualche collega che, dopo aver letto la relazione, l'ha ritenuta - per pura faziosità - un'offesa al decoro professionale della scuola e all'intelligenza
della gente onesta; e si è chiesto
addirittura inviperito: Ma in quale paese viviamo?
Personalmente
ritengo quest’ultima uscita (non mi pronuncio sulla prima, anche se avrei delle
cose da dire del tipo: ma i rossi, comandano ancora loro?) esagitata ed
esagerata. Ragioniamo: negli altri atti o provvedimenti prodotti dal Ministero
c'è forse di meglio? E allora e senza alcun dubbio: c'è di che essere
ottimisti. Basta impiccarsi.
Quanto
alla domanda sul paese, la risposta è elementare: "E’ Berlusconia,
Watson".