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A sinistra
del diritto d'autore
Da Internet alla narrativa, dalla
scienza all'università. Quattro giorni a Madrid di
seminari, workshop e di discussione sulle proposte
giuriche contro il diritto d'autore
ANDREA CAPOCCI
Il copyright è una nuova frontiera
tra il potere e il sapere: questo il filo conduttore che
ha accompagnato le quattro «Giornate sulla proprietà
intellettuale» organizzate a Madrid dal 27 al 31 marzo
dal collettivo telematico spagnolo «Copyleft». Un
incontro avvenuto in un clima particolare: l'adesione
spagnola alla guerra in Iraq ha generato un'opposizione
palpabile nelle strade di Madrid, tra striscioni «nowar»
che penzolano da molti balconi e video-choc sulla
repressione delle manifestazioni dei giorni scorsi degni
della mattanza di Genova. In questo contesto, il
convegno sulla proprietà intellettuale ha attirato
centinaia di persone nei locali della Casa Encendida e
del Laboratorio, il più noto centro sociale di Madrid,
minacciato di sgombero. Le «giornate» si sono
trasformate in un festival contro il copyright, lo
strumento che permette a case editrici, società
discografiche e software house di impedire la libera
distribuzione dei loro prodotti. Un compito sempre più
arduo, da quando Internet ha accelerato esponenzialmente
la circolazione dell'informazione. Proprio dalla comunità
degli «internauti» giungono infatti le critiche e le
proposte più efficaci. Ed è stato infatti il mondo
dell'informatica che ha sviluppato il copyleft.
«Copyleft» è una inversione ironica di copyright.
Mentre il copyright impedisce la libera circolazione di
un prodotto dell'intelletto umano e rende illegale, ad
esempio, lo scambio di canzoni via internet, un
programma informatico registrato sotto una licenza
copyleft può essere copiato, distribuito, e modificato
liberamente: ma su nessun suo derivato può essere
depositato un copyright. Il copyleft è dunque uno
stratagemma ingegnoso per liberare l'informazione dal
monopolio di poche multinazionali, come dimostra il caso
del «Free Sofware» e della licenza Gpl (Gnu Public
Licence), espressione giuridica del copyleft. La
presenza a Madrid di Marcelo Elia Branco, promotore e
responsabile dell'adozione del software libero nello
stato di Rio Grande do Sul (quello di Porto Alegre) in
Brasile, testimoniava un'attenzione che supera le
frontiere tecnologiche.
Esportare il copyleft all'esterno del mondo
dell'informatica è stato uno degli obiettivi delle Jornadas.
Per questo motivo, sono stati invitati gli avvocati
californiani di Creative Commons
(www.creativecommons.org), un progetto che mira a
costruire un kit di strumenti giuridici che
permetta di estendere il copyleft a siti Internet,
canzoni, immagini. Infatti, come ha ripetuto Glenn Otis
Brown, solo una licenza copyleft semplice e flessibile
potrà diffondersi su scala industriale e uscire dalla
nicchia del software. A rinforzare questa posizione sono
giunti i francesi del collettivo «Copyleft Attitude»
(www.artlibre.org), che hanno presentato la Licence
Art Libre (Lal), una licenza specializzata per le
creazioni artistiche, che rispetti i diritti morali
degli autori senza limitare l'accesso alle opere d'arte.
La presenza di avvocati in un centro sociale non
stupisca, poiché la questione giuridica è
fondamentale: le licenze copyleft sono normali copyright
adattati allo scopo, e sono efficaci proprio perché si
appoggiano sulle leggi sul copyright, con una sorta di
«pirateria giuridica» degna dei migliori hackers. Chi
viola, infatti, un copyleft cade nell'illegalità come
chi viola il diritto d'autore tradizionale. Ma la legge
non è tutto: il copyleft è una bandiera politica sotto
cui si riuniscono i movimenti che nel libero accesso ai
saperi, vedono una battaglia sociale centrale, adeguata
cioè a un'economia sempre più immateriale e basata
sulla conoscenza. Altri tavoli vertevano infatti
sull'educazione, ove l'accesso alle conoscenze è un
presupposto per una formazione permanente alla portata
di tutti. E' un tema molto sentito in Spagna, come
dimostrano i progetti di «educazione libera»
intrapresi dai gruppi di Alqua (www.alqua.com) e dagli
studenti dell'università a distanza dell'«AlUned» (sindominio.net/aluned),
che mirano a creare testi divulgativi e corsi
universitari copyleft, come già avviene negli Usa al
Mit di Boston alla Rice University. Anche gli italiani
di «Sapienza Pirata» hanno portato la loro
testimonianza di hacking educativo denominato «Facoltà
di Fuga».
I «pirati» non erano gli unici italiani giunti a
Madrid. Così, all'incontro era presente anche il
collettivo di ricercatori «Laser» (www.e-laser.org),
che ha presentato il diritto all'accesso non solo dalla
parte del consumatore di sapere. Chi, come gli
scienziati, condivide idee altrui per poterne produrre
di nuove, vede infatti nel copyleft un nuovo diritto dei
lavoratori. E da Bologna è atterrato il collettivo Wu
Ming. Come gli scienziati, anche i narratori hanno
bisogno di una comunità che crei, mescoli e trasmetta
storie, e il copyleft è un modo di restituirle il
maltolto. Proprio da loro è arrivata la dimostrazione
che il mercato stesso potrebbe giovarsi del copyleft,
dato che i loro vendutissimi libri (duecentomila copie
per il romanzo Q solo in Italia) possono essere
scaricati gratuitamente da Internet. Ma proprio la
possibiltà di «assaggiare» liberamente un libro crea
il passaparola che poi lo fa vendere in libreria. Fatevi
furbi, verrebbe da dire a discografici, editori e
programmatori. Ma da quest'orecchio sembrano sentirci
poco, e la loro guerra permanente a difesa della
proprietà intellettuale prosegue. A giudicare dalla
vitalità delle giornate di Madrid, un movimento globale
li seppellirà.
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