il manifesto - 01 Aprile 2003

CULTURA

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A sinistra del diritto d'autore
Da Internet alla narrativa, dalla scienza all'università. Quattro giorni a Madrid di seminari, workshop e di discussione sulle proposte giuriche contro il diritto d'autore
ANDREA CAPOCCI
Il copyright è una nuova frontiera tra il potere e il sapere: questo il filo conduttore che ha accompagnato le quattro «Giornate sulla proprietà intellettuale» organizzate a Madrid dal 27 al 31 marzo dal collettivo telematico spagnolo «Copyleft». Un incontro avvenuto in un clima particolare: l'adesione spagnola alla guerra in Iraq ha generato un'opposizione palpabile nelle strade di Madrid, tra striscioni «nowar» che penzolano da molti balconi e video-choc sulla repressione delle manifestazioni dei giorni scorsi degni della mattanza di Genova. In questo contesto, il convegno sulla proprietà intellettuale ha attirato centinaia di persone nei locali della Casa Encendida e del Laboratorio, il più noto centro sociale di Madrid, minacciato di sgombero. Le «giornate» si sono trasformate in un festival contro il copyright, lo strumento che permette a case editrici, società discografiche e software house di impedire la libera distribuzione dei loro prodotti. Un compito sempre più arduo, da quando Internet ha accelerato esponenzialmente la circolazione dell'informazione. Proprio dalla comunità degli «internauti» giungono infatti le critiche e le proposte più efficaci. Ed è stato infatti il mondo dell'informatica che ha sviluppato il copyleft.

«Copyleft» è una inversione ironica di copyright. Mentre il copyright impedisce la libera circolazione di un prodotto dell'intelletto umano e rende illegale, ad esempio, lo scambio di canzoni via internet, un programma informatico registrato sotto una licenza copyleft può essere copiato, distribuito, e modificato liberamente: ma su nessun suo derivato può essere depositato un copyright. Il copyleft è dunque uno stratagemma ingegnoso per liberare l'informazione dal monopolio di poche multinazionali, come dimostra il caso del «Free Sofware» e della licenza Gpl (Gnu Public Licence), espressione giuridica del copyleft. La presenza a Madrid di Marcelo Elia Branco, promotore e responsabile dell'adozione del software libero nello stato di Rio Grande do Sul (quello di Porto Alegre) in Brasile, testimoniava un'attenzione che supera le frontiere tecnologiche.

Esportare il copyleft all'esterno del mondo dell'informatica è stato uno degli obiettivi delle Jornadas. Per questo motivo, sono stati invitati gli avvocati californiani di Creative Commons (www.creativecommons.org), un progetto che mira a costruire un kit di strumenti giuridici che permetta di estendere il copyleft a siti Internet, canzoni, immagini. Infatti, come ha ripetuto Glenn Otis Brown, solo una licenza copyleft semplice e flessibile potrà diffondersi su scala industriale e uscire dalla nicchia del software. A rinforzare questa posizione sono giunti i francesi del collettivo «Copyleft Attitude» (www.artlibre.org), che hanno presentato la Licence Art Libre (Lal), una licenza specializzata per le creazioni artistiche, che rispetti i diritti morali degli autori senza limitare l'accesso alle opere d'arte.

La presenza di avvocati in un centro sociale non stupisca, poiché la questione giuridica è fondamentale: le licenze copyleft sono normali copyright adattati allo scopo, e sono efficaci proprio perché si appoggiano sulle leggi sul copyright, con una sorta di «pirateria giuridica» degna dei migliori hackers. Chi viola, infatti, un copyleft cade nell'illegalità come chi viola il diritto d'autore tradizionale. Ma la legge non è tutto: il copyleft è una bandiera politica sotto cui si riuniscono i movimenti che nel libero accesso ai saperi, vedono una battaglia sociale centrale, adeguata cioè a un'economia sempre più immateriale e basata sulla conoscenza. Altri tavoli vertevano infatti sull'educazione, ove l'accesso alle conoscenze è un presupposto per una formazione permanente alla portata di tutti. E' un tema molto sentito in Spagna, come dimostrano i progetti di «educazione libera» intrapresi dai gruppi di Alqua (www.alqua.com) e dagli studenti dell'università a distanza dell'«AlUned» (sindominio.net/aluned), che mirano a creare testi divulgativi e corsi universitari copyleft, come già avviene negli Usa al Mit di Boston alla Rice University. Anche gli italiani di «Sapienza Pirata» hanno portato la loro testimonianza di hacking educativo denominato «Facoltà di Fuga».

I «pirati» non erano gli unici italiani giunti a Madrid. Così, all'incontro era presente anche il collettivo di ricercatori «Laser» (www.e-laser.org), che ha presentato il diritto all'accesso non solo dalla parte del consumatore di sapere. Chi, come gli scienziati, condivide idee altrui per poterne produrre di nuove, vede infatti nel copyleft un nuovo diritto dei lavoratori. E da Bologna è atterrato il collettivo Wu Ming. Come gli scienziati, anche i narratori hanno bisogno di una comunità che crei, mescoli e trasmetta storie, e il copyleft è un modo di restituirle il maltolto. Proprio da loro è arrivata la dimostrazione che il mercato stesso potrebbe giovarsi del copyleft, dato che i loro vendutissimi libri (duecentomila copie per il romanzo Q solo in Italia) possono essere scaricati gratuitamente da Internet. Ma proprio la possibiltà di «assaggiare» liberamente un libro crea il passaparola che poi lo fa vendere in libreria. Fatevi furbi, verrebbe da dire a discografici, editori e programmatori. Ma da quest'orecchio sembrano sentirci poco, e la loro guerra permanente a difesa della proprietà intellettuale prosegue. A giudicare dalla vitalità delle giornate di Madrid, un movimento globale li seppellirà.