A PROPOSITO DELLA LETTERA APERTA SUL CONTRATTO SCUOLA DELL’ANP E DINTORNI

di Aristarco Ammazzacaffè

 

Lettera quanto mai opportuna quella dell’ANP e suoi dintorni sul  Contratto scuola (destinatari: quelli che contano al Ministero e nel Parlamento).

Vi si affermano con nettezza posizioni che a leggerle uno si compiace dell’alto livello di credito che ha ormai raggiunto presso il Ministero  il nostro Sindacato Nazionale ex Presidi (mi onoro di essere sempre – a tempo perso – un fedele ANPista): se è vero, come è vero, che addirittura le politiche ministeriali prossime venture (e prevedibili sventure) si annunciano attraverso l’ANP. E il credito serve a dar credito.

Avete presente il gioco degli specchi? Si spiega così che la Ministra, con la di lei Sottosegretaria, abbia chiesto  e tempestivamente ottenuto che, dopo l’intervento della prima ora del Nostro Presidente dell’ANP, si mobilitasse ed entrasse in scena la simpatica pantomima dei vicari dell’ANVI , dei comandati dell’ADDoC e degli europeisti dell’APEF – con regia scontata dell’Associazione  (come amiamo ancora chiamarla quando ci viene nostalgia) -. E ciò per dare voce alle loro volontà.

La lettera aperta rende ben evidente il duplice obiettivo di Viale Trastevere, d’altronde felicemente raggiunto:

  1. far parlare bene di sé proprio quando più o meno tutti ne parlano come non era prima quasi mai successo (si consiglia ad esempio  l’uso dei tappi per le orecchie se si entra in una qualsivoglia scuola elementare);
  2. dare avvio alla campagna per un nuovo stato giuridico  del personale della scuola  la cui definizione - democratica e partecipata – si ipotizza avverrà, con buone probabilità, con tappe tipo: 1. consultazione del prof. Bertagna e delle sue sostenitrici in ordine alfabetico, per un fatto di democrazia; 2. dibattito con le mamme dell’A.GE.S.C.I. (Associazione Genitori scuole Cattoliche Italiane) e delle insegnanti dei lori figli, per via delle pari opportunità; 3. viaggio di istruzione a San Patrignano pensata come Via di Damasco, per via dell’illuminazione che ci si aspetta dall’Alto; altrimenti, col fischio che se ne esce, con questi chiari di luna.

Sostiene infatti – e sviolina - l’ANP e confraternita, a proposito dell’obiettivo a., che il Ministero (pudicamente indicato come “legislatura”, per non insospettire) ha manifestato nientemeno, a quanti se ne fossero accorti, nell’ordine: a. una “forte attività riformatrice”, a volerla cercare; b. “una rinnovata metodologia …”, a saperla trovare.

 

Meriti che ha saputo raggiungere, come ben sappiamo,  attraverso passaggi miliari quali, ad esempio: 

  1. una legge di riforma del sistema che piace soprattutto a chi non la conosce bene (e in primo luogo alla Moratti) e che prevede nelle Elementari nientemeno che l’Informatica e l’Inglese - che  già ci sono - e per giunta senza insegnanti se si impunta il Tremonti (the disaster, in Europa;  el disaster,  a Milano));
  2. i nuovi esami di stato a conduzione familiare con presidente esterno modello trottola;
  3. sperimentazioni varie con risultati di equazioni matematiche a cinque incognite;
  4. i progetti sulla valutazione, a valenza onomatopeica:  PP1 (altrimenti detto “la burla”), PP2, in codice “La moina si allarga”, a cui seguirà prevedibilmente PP3  “la vendetta” (delle scuole).

Sostiene ancora, la lettera aperta, che il contratto mortifica i docenti e impedirà la formazione e lo sviluppo delle APì (le professionalità sopraelevate) e l’attribuzione della vicedirigenza  -“alla Frattini”-  ai Vicari che abbiam voluto mettere in nicchia, essendo il nostro “vivaio”.

Certo è che qui si colgono i segni (vestigia, probabilmente, per Virgilio) del nervo scoperto: uno (sto pensando ovviamente all’ANP) si sforza per “aprirsi” suo malgrado, si impegna a mostrarsi interessato al destino dei docenti (per carità, non di tutti, ci mancherebbe altro; ma almeno delle APì e dell’ADDoC e dell’ANVI), si ridà una strategia che considera vincente perchè garantisce rispetto al turnover e permette che ci si candidi a condizionare il contratto scuola;  e quelli (i soliti, ha ragione Berlusconi) ti demoliscono il giocattolo. Questo spiega il grido della lettera aperta, la cui traduzione autentica e autorizzata è: No, Signora Letizia, questo contratto non ha da passare. Siamo aperti e democratici, ma non sopportiamo invasioni e ingerenze dei sindacati della scuola. Bastiamo noi.

E il coro: Ci penserà l’Aprea che non lo vorrà.

Ci penserà Adornato che il regalo lo ha pronto già.

E infatti l’Adornato ha finalmente dichiarato in proposito che “la maggioranza sta preparando un testo di legge”; che “la discussione in Commissione inizierà nelle prossime settimane” e che “entro l’anno” gli insegnanti italiani potranno “contare su una nuova legge che dia loro valorizzazione professionale”.

Finalmente quindi qualcuno pensa seriamente al personale della scuola; c’è di certo la Maggioranza, di cui fa parte assieme a Tremonti e a Bossi (rispettivamente, l’esprit de géométrie e l’esprit  de finesse ai massimi livelli); e c’è sempre la  Commissione di cui è presidente per via della conversione.

Finale con coro: Cosa si può volere di più? Adornato, pensaci tu. 

 

P.S.

Et Homerus dormitat,  ci rammenta Orazio (se non ricordo male):  anche Omero talvolta  sonnecchia. Questo per dire in ogni caso il nostro apprezzamento.

Mi è sembrato però più un sonno da 10 Tavor e 5 Lexotan quello a cui, in vari punti,  erano in preda i curatori delle tabelle “Invasioni di campo nelle materie riserva di legge” - Contratto scuola -, apparse sul sito ANP. I pur bravi colleghi curatori lamentano tra l’altro che vengano  assegnate  al Collegio Docenti nientemeno che funzioni del tipo (udite, udite): “definire il Piano Annuale delle Attività” (da più contratti impegno fondamentale  delle nelle nostre scuole) e di “precisare il regime di responsabilità”  per le attività didattiche (i riferimenti , a saperli trovare, sarebbero negli artt.  26 e 29);  e asseriscono che queste, diciamo così, intrusioni contrattuali sarebbero  violazioni di prerogative  del potere legislativo. Un'altra perla è l’invasione sulle “funzioni strumentali”: il Collegio non può avere il “potere di individuare (…) i percettori di compensi aggiuntivi e i carichi di lavori” (sic!); trattandosi, a loro autorevole parere, di  “funzioni gestionali che, tra l’altro, configurano un conflitto di interessi” (sic! sic!). Il riferimento sarebbe all’art.30, se, anche qui, uno lo   trova. 

L’analisi che fanno è in verità,  per alcuni versi, paradigmatica e può essere ricondotta al modello argomentativo da taluni esperti definito “prendere lucciole per lanterne”. Altre scuole  di pensiero preferiscono invece la formula “prendere fischi per fiaschi”. Ma è  sostanzialmente solo questione di gusti fonetici.